La gerontocrazia impone l’emigrazione

Ieri La Stampa lo aveva ben raccontato: abbiamo la classe dirigente più vecchia d’Europa. Età media, considerando politici banchieri professori universitari manager e dirigenti d’azienda, 60 anni. Decisamente troppi se pensiamo che Zapatero in Spagna è diventato Primo Ministro, per la prima volta, a 39 anni. O che il Ministro dell’Economia e delle Finanze della Svezia non ha neanche 40 anni. O, ancora, che a 35 anni, in Germania, si può essere già da qualche anno manager di importanti istituti di credito o di aziende. Fino a qualche anno fa, inoltre, coloro che emigravano lo facevano principalmente per destinazioni comunque europee – ora si scelgono anche gli altri continenti – per città dove si riteneva che il merito fosse riconosciuto e che conseguentemente poi il lavoro desse delle giuste gratificazioni. Oggi, invece, si tende ad emigrare perché in Italia è diventata insostenibile ed esasperante la corruzione e la cultura mafiosa che si è insinuata in moltissimi gangli della società proprio perché lo Stato ha fallito completamente nella sua vocazione e nella sua missione di creare delle opportunità per molti e di saper offrire una visione di futuro accettabile e dignitosa. I giovani che vanno via dal Paese hanno perso la speranza, ma non accettano la rassegnazione. Non contemplano la possibilità di dismettere se stessi dal mondo presente. Vedere tanta gente formata a spese nostre e di qualità che appena mette piedi fuori dal Paese viene valorizzata, pur gradualmente a volte, ma viene valorizzata, è avvilente. E genera ancora più rabbia se poi aprendo un webquotidiano o un cartaceo troviamo storie vergognose come quelle della “Famiglia Bossi”. Perché, giusto ribadirlo, il problema non è soltanto anagrafico, ma culturale. Se ci fossero “anziani” degni di stima e carismatici a tal punto da essere percepiti come esempi, l’attesa di veder un giorno premiati i propri sforzi potrebbe essere leggermente meno pesante. L’esempio, infatti, fortifica ed ha un valore pedagogico non indifferente. Invece no. Abbiamo questa nauseante gerontocrazia arroccata su se stessa e sulle proprie novecentesche ideologie consunte che non punta che a rinnovare lo status quo, come se le postazioni di responsabilità raggiunte fossero, spesso e volentieri, una proprietà privata e che quindi nel migliore dei casi debbano essere ereditate dai figli. Il Ministro Profumo ha più volte, recentemente, espresso la sua ferma volontà di avviare progetti innovativi che spingano le migliori risorse italiane presenti all’estero a tornare nel Paese, essendo necessarie per la costruzione di un nuovo modello sociale ed economico. A questi buoni propositi, però, ad oggi, non sono seguiti fatti ed azioni concrete e mirate. Bisognerebbe ripartire da una cultura della responsabilità. Diffusa e condivisa.

Annunci
Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: