La fine del Pd

Si avvicinerebbe, secondo me, con la costituzione di una lista civica – come suggerisce Scalfari – per le prossime Politiche, poichè verrebbe meno proprio il senso per cui era nato il Pd. Ossia, come scrive Pippo, “non per unire Ds e Margherita (i soliti) ma per aprire una stagione nuova, in cui si componesse finalmente il dissidio tra partiti e società civile”. Senza badare, poi, ad uno degli aspetti principali: se già nel Pd la parola “primarie” fa terrore, tanto è vero che quelle per la scelta dei parlamentari o del candidato premier non sembrano sia attualmente all’ordine del giorno, chi sceglierà e con quale metodo di valutazione i componenti di questo listone? Ecco perché il Pd rischia di fare una brutta fine. Perché non c’è chiarezza. Non c’è trasparenza. Non c’è una visione di futuro. L’unica salvezza è che la cosiddetta “base” reagisca definitivamente con l’intento di imporre un nuovo modello politico, che sia prima di tutto culturale e morale. E’ l’unica via per tornare a governare, poi, anche il Paese.

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