Dubbi sul presunto attentatore di Brindisi

Giovanni Vantaggiato, il presunto autore dell’attentato (che alcuni giornalisti e Bruno Vespa hanno già processato e condannato) di Brindisi del 19 maggio scorso (il mio racconto di quella giornata) in cui morì la sedicenne Melissa Bassi, oggi pomeriggio, nell’interrogatorio di convalida del suo arresto davanti al Gip del Tribunale di Lecce, avrebbe ribadito di aver fatto tutto da solo aggiungendo qualcosa sul movente e dando una motivazione più plausibile del «ce l’ho con il mondo intero» dichiarato mercoledì scorso, quando è stato fermato. Ora, a prescindere dalle dichiarazioni di sorta, e senza voler fare la parte dell’esperto di mafia o di complotti (che non sono, pur avendo letto abbastanza negli ultimi anni), a me restano moltissimi dubbi che proverò ad elencare sinteticamente, fermo restando che vorrei essere presto smentito per le mie tesi.

Possibile che un piccolo imprenditore/benzinaio esperto di elettronica e di esplosivi da solo prepari tre bombole (che proprio leggerissime non sono, suppongo) e sempre da solo poi le trasporti sul luogo dell’attentato “soltanto” per una vendetta personale o perché “ce l’ha con il mondo intero”? Non in un giorno qualunque, ma proprio nel giorno in cui è previsto a Brindisi il passaggio della carovana antimafia dell’associazione Libera di Don Luigi Ciotti? Ed è sempre un caso che siano colpiti alcuni simboli come una Scuola, una Donna e una Giovane, che nel Mezzogiorno rappresentano quasi esclusivamente gli unici presidi di educazione alla legalità e all’ impegno civile contro ogni forma di illegalità? E non è quantomeno strano che l’attentatore che pare volesse colpire il Tribunale, sempre per la sua vendetta personale contro la “malagiustizia”, poi si accanisca contro la scuola dedicata a Francesca Morvillo-Falcone? E, infine, non è inquietante che contestualmente all’interrogatorio di giovedi il Capo della Polizia, dott. Manganelli, dichiari che “la mafia non è oggi in condizione di porsi in contrasto con lo Stato”, dopo il tentativo del neosindaco Consales, all’Infedele di Gad Lerner di qualche settimana fa, di provare a convincere non si sa chi che la mafia a Brindisi non c’è e che queste stragi nella sua città non possono avvenire?

Chi conosce il presunto attentatore ha dichiarato, con grande cautela, che le sue reticenze e i suoi silenzi potrebbero servire per coprire qualcuno. Il complice o il mandante. E queste possibilità, infatti, non sono affatto escluse dal Procuratore della Repubblica di Lecce e Capo della Dda salentina, Cataldo Motta, bravissimo magistrato che conosce perfettamente il suo mestiere, il quale, del resto, ancora non ha chiuso le indagini e non ha commentato in alcun modo le uscite tanto di Manganelli quanto del Primo Cittadino. E non mi stupirei affatto, perciò, se fosse effetivamente cosi, se si scoprisse dietro questa tristissima vicenda un ennesimo depistaggio di Stato, essendo la Storia d’Italia densissima di depistaggi e di sabotaggi, spesso co-organizzati da componenti infedeli delle Istituzioni che, mediante precisi simboli e segnali, comunicano con quegli apparati anche della politica, con l’intento da un lato di generare paura nell’opinione pubblica dall’altro di preparare il terreno a quella che sarebbe la “Terza Repubblica”.

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