Se Bari è sporca, non è colpa solo del Comune

Oggi, per Le Idi di Marzo.

Camminare serenamente per Bari, però, oggi è diventato quasi impossibile. È una sfida col destino. Su moltissimi marciapiedi sono disseminati, per l’inciviltà dei baresi, grandi quantitativi di escrementi canini che con le alte temperature di questi giorni emanano odori sgradevolissimi. In prossimità degli incroci o dove sono posti i cassonetti, sempre più spesso, poi, si trovano cumuli di vecchi vestiti, di rifiuti di varia natura, di elettrodomestici o elementi di arredo abbandonati. Bari è diventata una discarica a cielo aperto. È una vergogna. Parliamoci chiaramente: le responsabilità di questo scempio ambientale ed urbano sono da dividere equamente tra cittadini ed amministratori pubblici. I primi, non tutti ma una stragrande maggioranza, non dovrebbero essere chiamati neanche cittadini, perché sono cittadini coloro che collaborano al benessere e allo sviluppo anche sociale della propria comunità; sono cittadini coloro che percepiscono la città come un’estensione della propria abitazione avendone, perciò, cura e rispetto. Oggi i baresi, questo sembra, stanno dimostrando tutta la loro indifferenza e tutto il loro non-amore per la propria città. I secondi – e mi riferisco a tutta la classe politica locale, non soltanto a chi oggi è maggioranza – invece, non solo, da tempo, non sono più credibili avendo logorato con i loro atteggiamenti ipocriti e meschini le Istituzioni, ma non riescono neanche più a prospettare scenari futuri, ad alimentare una speranza per l’avvenire delle più giovani generazioni che oggi sono ontologicamente precarie, frustrate ed umiliate da chi non sa assumersi la propria responsabilità. Offesi da chi sta dimostrando di possedere una scarsissima etica pubblica. Togliere i cassonetti “tradizionali” dalle strade lasciando soltanto quelli per la differenziata, spingendo sulla modalità del “porta a porta”, per esempio, dovrebbe essere uno dei primissimi passi da fare dopo un’accurata e approfondita campagna di sensibilizzazione e di informazione. O meglio di ri-educazione permanente. A cominciare dalle scuole, coinvolgendo successivamente o parallelamente università, enti pubblici e privati. A Bari, almeno fino ad oggi, è stata scelta una soluzione ibrida (sia cassonetti per i rifiuti generici sia quelli per la carta con le campane per il vetro), comunque costosa, ma, ai fini dei risultati da raggiungere che ci si aspetterebbe, sostanzialmente inutile. L’Amministrazione comunale e l’Amiu, invece, sembra, ma vorremmo sbagliare, siano totalmente indifferenti alla rivoluzione ecologica che sta investendo altri comuni italiani dove il rifiuto non è rifiutato, ma valorizzato come una risorsa. E senza l’alibi che molte cose non si possono fare perché mancano le risorse o perché c’è il Patto di Stabilità che blocca, per gli investimenti, i capitali presenti. Semplicemente, manca la volontà e la cultura politica.

Intanto, a proposito di quanta ignoranza e malafede ci sia, in Puglia e nella nostra Provincia, sul tema della gestione dei rifiuti e su quanto sarebbe importante far funzionare gli impianti giù esistenti e in attesa di realizzarne di nuovi per chiudere il famoso “ciclo”, ecco, grazie a Pietro Santamaria, una storia assurda.

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