Mesotelioma pleurico: allarme a Bari?

Lo avevo anticipato qui. Ecco l’articolo pubblicato su Epolis, da me scritto, dedicato all’Assemblea del Comitato Cittadino Fibronit. Non ripeto le cose che in esso si possono leggere. Ma nel grande e grigio mosaico “Amianto” credo sia opportuno aggiungere qualche altra tessera. La prima: trovo grave che senza un apparentemente congruo approfondimento sia stata cassata la proposta di buonsenso del Pm di Torino, Raffaele Guariniello, di istituire una Procura Nazionale sugli Infortuni sul Lavoro. La seconda: è certamente positiva l’intenzione di alcuni ministri di mappare, rispetto alla presenza di amianto, tutti i siti industriali italiani, ma credo, potrò sbagliare, che sia analogamente urgente e necessario prevedere uno screening nazionale di tutti i malati effettivi o potenziali per provare ad intervenire tempestivamente con le cure. La terza: Angela Barbanente, Assessore Regionale per la Puglia all’Urbanistica, ha diramato una nota con cui accoglie positivamente il parere del Consiglio di Stato che, con apposita sentenza, ha accolto gli appelli proposti dalla Regione e dal Comune di Bari avverso la sentenza del Tar Puglia relativa alla variante che azzerava la capacità edificatoria dell’area Fibronit destinandola a parco urbano: in quell’area ora non si può (e non si deve) costruire nulla.

Attraverso i dati rilevati direttamente dal ministero della Salute attraverso i suoi osservatori epidemiologici sappiamo che ad oggi sono 12 i siti di “interesse nazionale” per la presenza di amianto e 34 mila i luoghi censiti come pericolosi (373 inseriti nella classe I di pericolosità). Al 2009 erano state bonificate 379 mila tonnellate di amianto-cemento (quasi tutte all’estero, soprattutto in Germania), ma si calcola che ancora debbano essere smaltite 32 milioni di tonnellate, il 99 per cento del totale prodotto in Italia. Dal dopoguerra fino al 1992, anno di messa al bando nel nostro territorio dell’estrazione e della produzione, dell’importazione, dell’esportazione e della commercializzazione sia dell’amianto che dei prodotti che lo contengono, c’è stato un consumo di 3,5 milioni di tonnellate di amianto grezzo. Le previsioni sulle malattie e i decessi correlati dicono che la fase d’apice arriverà tra il 2015 e il 2020, visto che la contaminazione può avere un periodo di latenza di 30-40 anni.

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