Yvan Sagnet, “ama il tuo sogno”

Estate 2011, nel profondo Salento succede una cosa mai vista: i braccianti agricoli, stagionali, extracomunitari, molti dei quali giovani, insorgono contro il caporalato, contro il lavoro nero, contro lo schiavismo a cui sono sottoposti. Per pochi euro. Per poter tutelare la propria dignità. Io ci sono andato a Nardò, correndo. Volevo vedere. Di più, volevo capire. Ancora di più, volevo raccontare. Perché mi sembrava (e a distanza di un anno non ho cambiato idea) importante e doveroso raccontare quel che accadeva a chi non c’era. E’ stato, forse, il primo reportage della mia vita. Certamente è stata una delle storie a cui sono rimasto più legato. Dopo qualche mese, come ho raccontato in questo post, alcuni di quei caporali sono stati arrestati. Ma da più parti, a dire il vero, si è sollevato quasi subito il timore che niente sarebbe cambiato nell’estate 2012. Quando i migranti sarebbero puntualmente tornati per continuare a raccogliere a cottimo arance e angurie, principalmente. Cambiati gli interpreti, rimasto inalterato il gioco, quello al massacro. Quest’estate, pertanto, sono tornato a Nardò, presso la Masseria Boncuri, dove lo scorso anno furono ospitati, si fa per dire, le centinaia di stagionali e all’interno del cui campo, per la disumanità avallata, morì anche un giovanissimo ragazzo eritreo, se ben ricordo la sua nazionalità. Dopo il video ho compreso subito che quest’anno i braccianti sono stati spostati altrove, cosi che nessuno potesse raccontare che qui nulla è cambiato. Che la politica locale e regionale è sempre contigua al potere delle grandi aziende agricole del Basso Salento che, per massimizzare i profitti, abusano di questa manodopera a basso costo, tanto il controllo di legalità è nullo. E che degli scandali ci si dimentica presto. Qui il Gattopardo è il padrone di casa. Yvan Sagnet fu, non per scelta premeditata, il protagonista assoluta di quella rivolta. Invità anche altri ragazzi a protestare con tutta la dignità di cui disponevano per rivendicare la tutela dei diritti di ciascuno. Non si poteva lavorare, sotto un sole cocentissimo, anche 14 ore al giorno, per pochissimi euro. E tornare poi nel campo e non avere neanche acqua potabile per ristorarsi in modo adeguato. Yvan Sagnet, oggi, ha scritto un libro, per Fandango, dal titolo “Ama il tuo sogno”. Credo sia da leggere, questo libro. Perché credo, forse sbaglierò, che sarà utile per poterci vergognare il giusto di aver accettato e accettare ancora che nella nostra Puglia e nel nostro Paese succedano queste cose ignobili. Come se quel che avviene fuori dal portone di casa non ci appartenga, che non ci riguardi. Coinvolge tutti, invece. E ci richiama ad una precisa responsabilità. Quella di essere uomini. Cittadini. Non sudditi, non individui passivi, amorfi e senza identità che accettano, con indifferenza, tutto quello che accade. Credo sia da leggere, questo libro. Per poterci guardare ancora in faccia la mattina allo specchio. Anche quello della nostra coscienza e dire, una volta per sempre, e tutti insieme, basta ad ogni forma di schiavismo moderno.

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