Il reddito di cittadinanza

Di politiche del lavoro, come di tanti altri temi, non capisco moltissimo. Non ho l’arroganza di sentirmi un tuttologo. Per questo ritengo utile e doveroso studiare i dinamismi che hanno regolato e regolano la disciplina, sempre più di stringente attualità oggi, e aggiornarmi quanto più possibile sulle innovazioni, anche culturali, che renderebbero più equo il nostro welfare. Nei mesi scorsi mi sono occupato già di politiche del lavoro segnalando sia le proposte di Tito Boeri e Pietro Garibaldi per efficientare tutto il sistema sia per ragionare sulla riforma del comparto presentata dal Ministro Fornero. Oggi, invece, ed è una lettura di grande qualità ed utilità, condivido questa intervista a Rita Castellani.

In Europa, fin dalla fine della seconda guerra mondiale, il welfare ha visto come oggetto delle sue azioni il cittadino indipendentemente dalla sua condizione lavorativa. In Italia invece ha prevalso un approccio diverso e l’obiettivo della tutela non è stato il cittadino ma il lavoratore. Nel welfare italiano le forme principali di assistenza sono due: la cassa integrazione e il sussidio di disoccupazione. Entrambe sono corrisposte non su base generalista fiscale, come avviene negli altri paesi, ma su base assicurativa. Il reddito di cittadinanza non tutela la perdita del lavoro ma il cittadino in quanto tale. Nel Regno Unito ogni cittadino maggiorenne che decide di lasciare la propria famiglia percepisce l’equivalente di 300 euro come contributo monetario mensile, affitto pagato, supporto economico per il diritto allo studio e assistenza sanitaria. L’aspetto centrale della riforma non è infatti quello economico ma l’abbandono degli attuali ammortizzatori sociali basati sul meccanismo assicurativo. Nel 2011 la sola cassa integrazione ha prodotto 4 miliardi di gettito. Eliminando la cassa integrazione questa somma diventerebbe interamente reddito di impresa che tassato con l’attuale aliquota del 27,5% consentirebbe il finanziamento del reddito di cittadinanza a 4 milioni e mezzo di cittadini. L’attuale sistema di ammortizzatori sociali assicura solo una parte dei lavoratori italiani. Una gran parte di lavoratori precari è di fatto privo di tutele. Il reddito di cittadinanza eliminerebbe questa distorsione dovuta alla segmentazione del mercato del lavoro italiano. In Italia i disoccupati sono principalmente giovani e donne è una forma di aiuto nei loro confronti. Il reddito di cittadinanza non è un sussidio alla famiglia ma al cittadino. Questo è il cambio culturale che l’Italia deve fare per avere un approccio laico al welfare.

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