Michele Emiliano, un uomo solo al comando

Quasi nessuno, forse, l’avrebbe detto. L’icona del magistrato antimafia che nel 2004 divenne, per la prima volta, sindaco del capoluogo pugliese a furor di popolo e con una campagna elettorale emozionante, è stata trafugata dai professionisti della mala politica. Quel Michele Emiliano, purtroppo, non esiste più. E se esiste ancora, nessuno se ne è accorto. In questi ultimi anni il Gladiatore ha combattuto le proprie innumerevoli sfide in un’arena più surreale che reale. Sono diventati avversari o semplicemente sono stati percepiti come ostili tutti coloro che bramavano ardentemente la prosecuzione del riformismo che era stato avviato nella prima esperienza di governo cittadino. Con risultati importanti ed incoraggianti. La città si era messa in moto, finalmente, dopo il decennio oscuro del palazzinaro Simeone Di Cagno Abbrescia. Tantissime persone, invece, sono state deluse, a cominciare proprio da quei giovani che lo avevano sostenuto e che in lui riponevano grande speranza. Per il proprio avvenire e per quello della nostra città. La città, da anni, invece, è paralizzata. Da un lato, la Giunta e la maggioranza consiliare poco coese tra loro e non sempre brillanti nella loro azione scandita da alcuni flop colossali ma anche dall’indifferenza agli stimoli provenienti dalla società civilissima – nonostante ci siano in entrambi gli organi alcune degnissime eccezioni – dall’altro, per l’ambizione sfrenata di Emiliano di succedere a Vendola alla guida della Regione Puglia e per il cui fine sta tessendo relazioni, politiche e non solo, che lasciano perplessi. Non solo quelle con l’Udc o quello che dovrebbe essere la coalizione dei moderati – tra le cui file troviamo imprenditori, costruttori e soggetti politicamente discutibili per i loro pacchetti di voti – ma anche e soprattutto con il Movimento Politico Schittulli, quello che fa capo all’attuale Presidente della Provincia di Bari, eletto con il sostegno del centrodestra, sebbene poi da esso si sia in parte discostato per divergenze di vedute. Questa “unione di fatto”, superando l’asfittica retorica di questi tempi e l’ancor più insopportabile trasformismo dei singoli in ragione di una propria egolatria da appagare, ha un fine molto preciso: avere Schittulli Sindaco di Bari ed Emiliano Presidente della Regione. L’uno con il sostegno dell’altro, e viceversa. Come potrebbe desumersi da questo articolo.

«Francesco ed io abbiamo la stessa visione del futuro su Bari e sulla Regione — dichiara Emiliano dal palco degli stati generali convocati a Bari dal “Movimento Politico Schittulli”. Possiamo e dobbiamo lavorare insieme dimostrando che noi, a differenza di chi fa politica di mestiere, risolviamo i problemi della gente, non quelli delle carriere degli eletti». «Siamo noi — dice — ad aver investito nella politica storie importanti, già prima che ci candidassimo. La Puglia e Bari hanno bisogno di noi, non di gente che litiga e pensa sempre alle prossime elezioni»

A parte che farebbe piacere, credo un pò a tutti, conoscere i punti di forza di questa visione comune, ma la domanda principale, o meglio tra le principali, a cui Emiliano dovrebbe provare a rispondere senza troppi giri di parole è: ma il Pd, il partito di cui sei ancora e fino a prova contraria presidente regionale, è al corrente di questo tuo proposito? E, soprattutto, tu che ti issi da tempo a paladino della “nuova e buona politica” hai dimenticato che il centrosinistra pugliese e tutti i cittadini, anche quelli che solitamente hanno espresso preferenze per il centrodestra, ormai ritengono indispensabile il passaggio delle primarie? Il Partito Democratico della Puglia, in tutto questo, ed essendo imbarazzantemente inesistente il livello cittadino, cosa dice in proposito?

La Puglia e Bari hanno bisogno di noi“? Bari e la Puglia hanno e avrebbero bisogno, secondo il mio modestissimo parere, di persone maggiormente responsabili, generose, altruiste, che siano in grado di restituire dignità e vitalità a quell’esperienza meravigliosa di condivisione e di umanità che è la politica. L’unica visione, in cui senza arroganza e tracotanza, forse, i cittadini vorrebbero ritrovarsi è quella in cui il loro protagonismo sia vero e sia valorizzato. Dove l’umiltà e la lealtà procedano insieme. Perché il futuro non sia soltanto una parola da convegni, ma l’obiettivo del nostro impegno purissimo e appassionato. Per chi ci crede ancora. E per chi verrà dopo di noi. Ma che da noi già si aspetta qualcosa. La speranza di un cambiamento reale.

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Commenti

  • Giuseppe Milano  On 1 novembre 2012 at 22:28

    La società sta subendo una metaformosi antropologica forse sottovalutata. I cittadini oggi non vogliono più essere governati. Vogliono essere protagonisti dei processi amministrativi, partecipare e contribuire attivamente. Vogliono creare, credo, un nuovo equilibrio tra le componenti che regolano e disciplinano l’ordine burocratico e politico, rivisitare l’istituto della delega. Per una nuova rappresentanza. E’ difficilissimo. E ci vorrebbe maggiore senso della misura, un linguaggio più conforme e sobrio, una umanità altra e alta che ricrei empatia e fiducia. Il leaderismo deve lasciare spazio al pluralismo di idee di tesi di proposte, per una visione che sappia sintetizzare la convivialità delle differenze, come direbbe il nostro amatissimo Don Tonino. Il lavoro è intrigantissimo, oltre che difficilissimo ma non può più essere fatto da chi non ha l’umiltà e la generosità di capire la rivoluzione in atto.

    (Riporto qui questo mio commento, scritto su facebook poco fa ed indirizzato all’amico eugenio lombardi che commentava questo post)

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