Il coraggio intellettuale di Pier Paolo Pasolini

Due giorni fa è stato il 37° anniversario dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Un uomo straordinario, amato più dai cittadini comuni che dai “potenti”, spesso frustrati dalle sue parole dissacranti e spietate mediante cui raccontava anche un Paese in profondissima evoluzione. Una metamorfosi antropologica denunciata, tuttavia, con lucidità e acume, dovuta per lui a quella società dei consumi che stava infettando il senso comune. Quel consumismo becero enfatizzato enormemente dalla televisione. Oggetto per il quale non nutriva grande simpatia ed ammirazione, ritenendola, profeticamente, tra le principali responsabili – e siamo agli inizi degli anni ’70 – della regressione morale degli italiani, per la sua velenosa tendenza ad assottigliare la capacità di pensiero. E di ragionamento. Una figura che dovrebbe essere, forse, studiata nelle scuole, con lungimiranza e senso di responsabilità.

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

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