Amianto, è strage in Puglia?

La notizia del pronunciamento della Cassazione che condanna il vecchio amministratore della Fibronit di Bari (chiusa nel 1985) per omicidio colposo e reo di non aver fatto tutto quello che era in suo potere per evitare che alcune persone si ammalassero e morissero a causa dell’amianto, a prescindere se queste fossero delle manovalanze della fabbrica o semplici cittadini esposti in quanto residenti a ridosso dell’ecomostro, mi spinge a fare alcune considerazioni su questo problema terribile che nella nostra città, da qui al 2020 – anno in cui è stimato il picco di decessi – rischia di mietere appunto molte altre vittime innocenti. Come ho già raccontato su questo blog, alcune settimane fa ho avuto la possibilità di partecipare alla rassegna Eternit(à) nel corso della quale è emerso, tra i vari aspetti degni di nota, quanto segue (tratto dal sito del Comitato Fibronit):

“Dal mesotelioma si può guarire se solo si unissero le forze fra Pubblico e Privato con i dovuti finanziamenti alla ricerca. Non dobbiamo disperare, ma convincerci che si tratta di un male contro cui si può e si deve lottare. Dobbiamo credere in una cura risolutiva”. (Link linee guida)

La dottoressa Musti, responsabile del Registro Mesoteliomi della Puglia, ha raccontato che in esso sono elencati oltre 800 casi, con una maggioranza di maschi e che il 93% sono di natura pleurica. Ma se a Bari l’origine della malattia può ricercarsi nell’esposizione ambientale, nella già ferita Taranto bisogna indagare nell’ambito della cantieristica navale. E di quest’altra delicatissima vicenda, proprio in questi giorni, ne ha scritto la bravissima Stefania. È la storia dell’Arsenale di Taranto e di almeno 500 marinai ammalati o morti per l’amianto in tutta Italia.

Una vicenda che ha origine almeno 40 anni fa. Con i vertici della Marina Militare che conoscevano il dramma dell’amianto già 40 anni fa. Lo rivela un carteggio riservato che l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ricostruito e ha inviato al magistrato Sergio Dini che a Padova sta terminando l’inchiesta proprio sulle morti di marinai in tutta Italia. Il carteggio riguarda uno studio realizzato nel 1969 dall’Università di Bari e relativo all’Arsenale di Taranto dove si stavano manifestando i primi casi di malattie asbesto correlate. Su 269 persone esaminate, 27 presentavano sintomi di malattie asbesto correlate e per altri 42 casi c’erano alte probabilità. Un grosso rischio per i lavoratori, ma anche per tutta la città poiché presso l’Arsenale attraccavano e venivano coibentate le navi con amianto. Da qui la richiesta dell’Università di ampliare la ricerca, ma per esigenza di spesa la Direzione Generale Militare decise di «procedere a campione». A ottobre il Ministero della Salute ha diffuso il progetto Sentieri secondo cui a Taranto c’è +211% di mesoteliomi pleurici per le donne e +419 per gli uomini.

In attesa che la magistratura faccia il suo corso, inchiodando tutti quei funzionari pubblici o privati  irresponsabili che non facendo il proprio dovere hanno contribuito ad annientare la vita di decine e decine di persone, e che dalla ricerca possano presto arrivare buone notizie su possibili terapie contro il mesotelioma pleurico, la Puglia e i pugliesi attendono con impazienza l’approvazione definitiva dell’innovativo Piano Regionale Amianto (con il via libera che, a quanto pare, non dovrebbe tardare ad arrivare nelle prossime settimane dalla Giunta Regionale).

Questo rappresenterà uno strumento certamente utile sia perché fornirà le conoscenze e le norme rispetto alle quali poter censire l’amianto ancora presente in grande quantità sul nostro territorio sia per poter bonificare in modo sicuro e virtuoso i siti attualmente inquinati. Come era (è?) la Fibronit di Bari per il cui completamento della bonifica pare siano state trovate finalmente le risorse necessarie e poter procedere, perciò, in tempi ragionevoli all’indizione da parte del Comune di Bari del bando che dovrebbe portare alla realizzazione del grande Parco della Rinascita.

È necessario il contributo massimo di tutti per fermare quella che è a tutti gli effetti una strage. Silenziosa e dolorosa, per tantissimi. A Bari, a Taranto, a Messina, in tutto il Paese i cittadini continuano a morire. E tutto questo è semplicemente inaccettabile.

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