Il cartaceo in crisi non solo per i new social media

Da-Gutemberg-ai-tablet

Un paio di settimane fa ho partecipato ad un convegno, promosso da Confindustria Bari-Bat, dal titolo accattivante: “Rivoluzione Digitale: da Gutenberg al Tablet”. I tipografi e gli editori presenti hanno chiaramente molto dibattuto su come rilanciare, in tempo di crisi, le proprie attività e su quanto, per questo scopo, sia importante il grado di innovazione. Ma anche il tema della qualità del servizio offerto. Tra gli aspetti della crisi del settore che spesso si trascura, ma che ha la sua fondatezza, c’è l’aggravio del costo dell’inchiostro come quello della carta. Non solo, quindi, l’aspetto temporale, con il cartaceo che arriva sempre dopo il digitale, che è una dimensione accelerata e reale quasi per definizione. Ma non tutto quello che è digitale, però, funziona. O è sempre vincente. E’ stata ricordata, infatti, la decisione del magnate dell’editoria Murdoch di chiudere la versione per tablet del quotidiano The Daily, a dimostrazione di quanto, evidentemente, ci siano anche altre dinamiche da considerare per avere un prodotto che sappia accattivarsi il consenso del pubblico. Di seguito riporto l’articolo che ho scritto subito dopo tale seminario.

“Il 2012 sarà ricordato come il peggior anno in assoluto dell’editoria italiana nel suo complesso. La crisi non ha guardato in faccia a nessuno: quotidiani, periodici, libri e tv segnano tutti il meno alla voce vendita. E la crisi del cartaceo non è collegata alla diffusione esponenziale dei contenuti digitali mediante i social media”. A dichiararlo, nel corso del convegno “Rivoluzione Digitale: da Gutenberg al Tablet” promosso da Confindustria Bari Bat, il presidente Alessandro Laterza che riconosce l’interesse e in prospettiva il potenziale dei canali tematici del digitale terrestre come strumenti per veicolare al pari dei libri contenuti culturali di qualità. Il filo rosso del seminario è stato la condivisa opinione che “i dati dei net user sono il nuovo petrolio” e come, pertanto, le aziende commerciali e pubblicitarie stiano personalizzando i propri format comunicativi per accattivarsene il consenso.

 

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