Scegliamo, bene, i nostri parlamentari!

Dopo quelle per la scelta del candidato premier, il Pd farà le primarie per far scegliere al proprio elettorato potenziale i parlamentari che dovrebbero poi rappresentarlo al meglio. E’ questa una grande vittoria politica di Pippo Civati e del suo laboratorio politico “Prossima Italia“, sebbene in pochissimi lo dicano, visto che chiedono da quasi due anni che fossero espletate. Essendo centrali, con questo tipo di consultazione, i temi della rappresentanza, della fiducia e del consenso. Lunedi dovrebbe essere, inoltre, la giornata in cui la Direzione Nazionale del Pd dovrebbe ufficializzare il regolamento e la nuova accensione di tutta la macchina organizzativa per la giornata del 30 dicembre. Ecco, sulla data, ci sono alcune divergenze di vedute. Per Matteo Orfino, uno dei “giovani turchi” che sostengono Bersani, la data è quasi obbligatoria essendo le elezioni politiche il 17 febbraio e non sarebbe possibile farle successivamente. Come, invece, affermano lo stesso Civati e Salvatore Vassallo, autori, ad oggi, dell’unico vero regolamento per le #parlamentarie del Pd, e mai oggetto di una discussione plenaria autentica, che propongono la data del 13 gennaio convinti in tal modo di agevolare la partecipazione ed una maggiore contendibilità delle primarie stesse. Su una cosa, però, Orfino e Civati concordano: che la lista definitiva dei parlamentari non debba prevedere quote bloccate a favore dei maggiorenti del partito che quasi mai col consenso si sono confrontati, essendo stati sempre cooptati; o che questa quota, eventualmente, se prevista, serva per portare in Parlamento, come valore aggiunto, quegli esponenti della cosiddetta “società civilissima” in possesso di importanti requisiti morali e professionali che non avrebbero materialmente il tempo di farsi conoscere al grande pubblico nei pochi giorni di campagna elettorale. Anche Sel, infine, nello stesso giorno e presso le medesime sedi, per evitare possibili brogli, farà le primarie per la scelta dei parlamentari. Dopo che Vendola, per molto tempo, aveva escluso categoricamente questa ipotesi – nonostante in Puglia lui sia il “signore delle primarie” difendendone la dignità dell’istituto con grande tenacia in due occasioni (forse perché favorivano lui?) – e aver ripetuto anche negli ultimi giorni che avrebbe voluto “poter portare in Parlamento un pezzo vero di classe dirigente”. Come? Con la cooptazione, ovviamente. Anche perché Sel non esiste, è un non-partito. Ma davanti all’ottima accelerazione data da Bersani su questo fronte, ha dovuto immediatamente adeguarsi. E fare buon viso a cattivo gioco, per non accusare il colpo mediaticamente. La speranza è che possano essere una grande occasione di confronto per parlare del Paese, di quello che occorre fare per migliorarlo e riformarlo nel modo più innovativo possibile. Insomma che si parli davvero degli italiani, di noi. Di noi che sogniamo uno Stato a misura di uomo, donna, bambino. Con una politica capace di farci anche emozionare e appassionare.

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