Bari è una città grigia

E non solo perché si è costruito tanto, e male, col rischio che si costruisca ancora – magari nel nome della sostenibilità e di una visione di futuro da riempire di senso (leggasi “Il Patto per Bari” ratificato ieri) – ma anche perché il verde pubblico è quasi totalmente assente. E quello presente è degradato. La storia, indecorosa, dell’abbandono di Piazza Umberto è sintomatico di quanto l’ambiente, in tutte le sue sfumature, non sia assolutamente considerato strategico per un serio sviluppo sociale, culturale ed economico. Ed è un errore. Ma detto senza voler giudicare o condannare arbitrariamente nessuno. Gli amministratori pubblici, però, devono essere valutati anche per quel che fanno o non fanno, non soltanto per le cose che dicono o non dicono.

Passeggiando per la nostra città, infatti, come racconta anche questo cronista, e non solo nel nucleo centrale mi verrebbe da aggiungere, numerose e dolorose sono le piaghe e le ferite. Sporcizia, vandalismo, indifferenza o proprio astio per i beni comuni determinano questo fenomeno ormai ordinario. Manca un’etica pubblica anche nei cittadini e non può essere diversamente quando negli stessi amministratori si plasticizza l’incapacità di di pensare agli spazi aperti e pubblici come risorsa per la comunità in cui integrare armonicamente le funzioni sociali. Quelle, mediante le quali, si ricrea una dimensione identitaria, un’appartenenza e la spinta, pure emotiva, a tutelare quel che è di tutti, perché è anche nostro.

Il verde, in città, poi è fondamentale, non solo per un fatto di estetica. Ma pure per un fatto di etica. Un verde urbano distribuito razionalmente e organizzato armonicamente, lo rivelano anche alcuni studi di autorevoli sociologi, trasferisce un’idea di serenità e di benessere. Quasi di felicità. Poi quando va a connaturare una porzione di territorio ed esso diventa nel tempo patrimonio individuale e collettivo diventa molto più difficile che sia vandalizzato o degradato, insomma, che non viva. Oltre ad essere lo scenario ideale per i bambini, nell’ attuale ottica che le nostre città non sono affatto a misura dei desideri e delle aspettative dei più piccoli. Quindi, come si intuisce, non sussistono solo ragioni economiche o architettoniche.

E’ proprio necessario, perciò, modificare il nostro approccio culturale e comprendere che investire nella progettazione del verde urbano (e nella riqualificazione del costruito) conviene. Ed è il primo passo se vogliamo iniziare a vedere a Bari non più un solo colore, sbagliato e nocivo, ma uno splendido arcobaleno che possa restituire il sorriso e la speranza di un futuro diverso a tutta la comunità.

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