Barca: “Non voglio fare il segretario del Pd”

“Ho fatto le mie battaglie: in questo governo c’erano diverse culture. Il punto più debole del nostro esecutivo è stato l’ascolto della società”. E’ questo uno dei passaggi più importanti dell’intervista odierna rilasciata dal Ministro alla Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, a Lucia Annunciata, nella trasmissione domenicale “In mezz’ora“. L’ascolto della società e dei cittadini, per comprendere ed interpretare poi correttamente le esigenze dei cittadini, da sintetizzare in congrue e rigorose politiche di sviluppo, sembra essere per il Ministro Barca un aspetto nevralgico. Una pratica necessaria da anteporre, quasi, all’atto politico.

Con questo, tuttavia, che deve essere rivelatore di una visione. Per obiettivi che devono essere raggiunti secondo un cronoprogramma definito e verificabile continuamente. Non poche volte, inoltre, ha spiegato l’importanza di adottare un nuovo metodo, basato, oltre che sulla capacità di ascoltare lealmente i cittadini (oggi parecchio incazzati, proprio perché non vengono mai ascoltati, da molti anni) in nome dei quali si assumono responsabilità politiche, anche sulla condivisione, la trasparenza, il merito. Sa che bisogna rifondare il sistema politico investendo sulla capacità di ricreare fiducia. L’idea che occorra un’empatia anche sentimentale. Per citare Gilioli, che occorra essere interconnessi non soltanto attraverso internet, ma anche attraverso le nostre coscienze.

Sul suo sito, peraltro, ogni azione intrapresa in questi 16 mesi di governo è presentata con numeri e documenti, a tutti accessibili, mediante gli open data. Tra i documenti, per me, più interessanti ed innovativi promossi da Barca, ci sono: “L’Aquila 2030” – Una strategia di sviluppo economico di Antonio Calafati e quello pubblicato qualche giorno fa dal titolo “Metodi e Contenuti sulle Priorità in tema di Agenda Urbana“.

In conclusione, nonostante non poche volte abbia evidenziato l’importanza dei partiti e di come questi debbano tornare a funzionare, si è detto disponibile a collaborare con e nel Pd, non per prenderne le redini, ma per aiutarlo a diventare quel soggetto europeo, inclusivo ed accogliente, fondato su una pluralità di sensibilità e di culture anche diverse, che sappia leggere la complessità della società e sappia affrontare le sfide della contemporaneità, elaborando una proposta per il Paese, tornato autorevole in Europa. E c’è già chi sogna il ticket Barca-Civati: il primo Premier e il secondo Segretario del Pd.

P.s.: Di Fabrizio Barca avevo già parlato qui, qui e qui.

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