“Italia, addio”

Sembra sia questo l’urlo emesso all’unisono dalle più giovani generazioni che, come rivela questo articolo, l’ennesimo nel suo genere, abbandonano il Paese, non avendo più alcuna fiducia nelle sue Istituzioni. Il lavoro, certamente, è la causa principale di questa nuova ondata di emigrazioni, ma anche la totale assenza di una prospettiva di vita inficia la dignità di tanti miei coetanei e di quelli ancora più giovani. Manca, come in molti ripetono giustamente da tempo, una visione strategica sul futuro del Paese. E questa emergenza, infatti, viene sottolineata chiaramente da questo nuovo studio, promosso da La Stampa:

È una società che si riconosce nella prossimità al territorio, in chi opera fattivamente nelle molte reti di solidarietà. È più diffidente, invece, quando pensa alle classi dirigenti che appartengono alle forme istituzionalizzate della rappresentanza e della politica. Forse è per questo che nel delineare le caratteristiche della leadership del futuro per il nostro Paese mette in risalto soprattutto due aspetti: la capacità di una visione strategica, in grado di anticipare e affrontare i problemi, da un lato. Dall’altro, l’essere dotata di senso morale, di legalità: in una parola, la dimensione etica. Meglio ancora, se assieme a questi aspetti vi è anche una competenza professionale specifica. È un’Italia provata da una crisi lunga, da una classe dirigente (non solo politica) che spesso offre il suo volto peggiore fra scandali, ruberie e un senso civico derubricato dal proprio lessico. Soprattutto dotata di un senso dell’irrealtà profonda.

E dispiace molto perché, nonostante questi mali endemici e cronici, l’Italia è un grande paese. O, almeno, potrebbe esserlo, se volesse. Se ci fosse la volontà e il coraggio, tutelando e puntando su quel fiume carsico rappresentanto dai suoi più talentuosi giovani (ma non solo), di investire nell’innovazione, nell’ambiente, nella cultura. Ecco, sapere che siamo ultimi in Europa nella spesa pubblica per la cultura e l’istruzione, non aiuta, per niente, a conservare pure quel briciolo di speranza per l’avvenire. Da qui, necessariamente, si deve ripartire.

(P.s.: Con alcuni “innovatori” che si stanno giocando la carta delle start up)

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