Nessun dispiacere per un mafioso

E’ morto Giulio Andreotti. Il divo Giulio, nella cui gobba – disse Grillo una volta – “si nasconde la scatola nera della Prima e della Seconda Repubblica”, fino alla primavera del 1980, ossia quando interviene la prescrizione pur in presenza di fatti accertati, è da considerare a tutti gli effetti un mafioso. Poi, evidentemente, sempre rispetto alle sentenze definitive della magistratura, ha smesso di esserlo. Un mafioso, quindi, elevato dall’allora Presidente della Repubblica Franscesco Cossiga a Senatore a vita, dopo essere stato 7 volte Presidente del Consiglio e 18 volte Ministro. Andreotti era già sulla scena politica nel 1955 quando ci fu la prima strage mafiosa di Portella della Ginestra. E’ stato quello che più di tutti ha ostracizzato Aldo Moro e il suo tentativo di cambiare l’Italia, con Berlinguer. E’ stato, da politico vaticanista quasi per definizione, con il cardinale Marcinkus e il primo vero boss di Cosa Nostra Stefano Bontate, uno dei fari della Loggia P2. La sua figura è stata ottenebrata ulteriormente con la strage del 3 settembre del 1982 quando fu assassinato il Prefetto di Palermo, il Generale Dalla Chiesa. E ancora dubbi furono sollevati quando avvenne l’omicidio del Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, essendo stato l’indiscusso leader del gotha siciliano della Democrazia Cristiana composto negli anni ’80 e ’90 da una galassia di spregiudicati uomini in carriera riconducibili sia ai cugini Salvo sia a Salvo Lima. Poi tutti giustiziati dalla mafia. Si potrebbero scrivere un’infinità di cose. Ma, sinceramente, non ne ho voglia. E’ stata una persona che ha fatto, politicamente parlando, molto male all’Italia. E mi auguro possa emergere un giorno dai suoi archivi tutta la verità sui periodi più bui e sui misteri più indicibili della nostra Repubblica. Ma, oggi, è giusto che cali il sipario e si faccia silenzio. Non per rispetto. Non può essercene per un mafioso amico di Totò Riina. Ma perché non c’è più niente da dire. Un silenzio di pietà per la nostra decenza.

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  • […] In quegli anni, tuttavia, non possiamo dimenticare lo strapotere eversivo della Loggia di Rinascita Democratica P2. E’ fatto, ormai, storicamente comprovato che erano suoi illustri componenti il plenipotenziario della Dc, Giulio Andreotti, il cardinale Marcinkus che  gestiva lo Ior e il primo superboss di Cosa Nostra Stefano Bontate. Bontate era siciliano. E la Sicilia non era solo un feudo politico della Dc. Era un feudo di Andreotti. […]

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