Quando l’Italia sarà a “rifiuti zero”?

Qui un Piano Rifiuti ipocrita

“Mai”, risponderebbe, forse, qualcuno, in un eccesso di pessimismo (o di realismo, direbbe qualcun altro, soprattutto se si pensa ad alcune realtà del Mezzogiorno dove ci sono state forti tensioni sociali a causa dei rifiuti). A me piace pensare, invece, che presto questa strategia ritenuta da alcuni troppo utopista possa realizzarsi. E, in parte, già si sta compiendo una rivoluzione, anche culturale oltre che politica, senza precedenti. Pur in un Paese maltrattato come il nostro. In questi ultimi anni, infatti, il lavoro in modo particolare dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e dei suoi principali animatori è stato straordinario per la quantità e la qualità delle attività realizzate con una tenacia rarissima in un numero sempre crescente di Comuni che hanno cambiato i propri stili amministrativi e di vita. Hanno organizzato il coraggio sulla base di una precisa visione: costruire, con spirito collaborativo, un futuro migliore da consegnare alle prossime generazioni.

In Italia, la città simbolo, per una gestione virtuosa ed innovativa dei rifiuti, si trova in Toscana. E si chiama Capannori. Oggi ne scrive bene, e finalmente, dopo tanti anni di silenzio dei giornali nazionali, La Repubblica. Uno degli “eroi” di questa impresa chiamata “Zero Waste” – che, ad essere pignoli, non è solo “rifiuti zero”, ma anche “sprechi e consumi zero” – è Rossano Ercolini, ad aprile insignito del Premio Nobel 2013 per l’Ambiente.

Il nemico pubblico numero uno, per chiunque veda nel rifiuto una risorsa da valorizzare per un avvenire diverso partendo dalla raccolta differenziata spinta porta a porta, è la discarica. Più sono voluminose (e, contestualmente, anche pericolose visto che i percolati possono infiltrarsi nelle falde acquifere) più ci si allontana dalla possibilità di fare a meno degli inceneritori. O, come si chiamano in Italia, termovalorizzatori. Strumenti, benvoluti da una classe politica avida e collusa, potenzialmente letali, per le nanoparticelle e le sostanze inquinanti trasferite in atmosfera, dall’uomo facilmente inalabili. “Caminetti tecnologici” nei quali entrano rifiuti solidi urbani ed escono rifiuti speciali, come le ceneri, oltre alle suddette emissioni climalteranti. Nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, diceva Lavoiser. Il video seguente, nel quale intervisto proprio Rossano Ercolini – a Bari qualche giorno fa – complementare all’articolo postato, spiega bene la strategia Rifiuti Zero.

Alcuni giorni fa, infine, è stato presentato il Rapporto Ispra 2013 sui Rifiuti. Qui la versione integrale del documento. Qui un estratto. Qui una sintesi.

La produzione nazionale si attesta al di sotto di 30 milioni di tonnellate. L’anno scorso ogni abitante italiano ha prodotto 504 kg di rifiuti, ben 32 kg in meno rispetto al 2010. I costi 2011 del servizio di igiene urbana riferiscono di una spesa media annua pro capite di  157,04 euro, imputabili alla gestione dei rifiuti indifferenziati per il  42,6%, alle raccolte differenziate per il 24%, allo spazzamento e al lavaggio delle strade per il  14,4% e ai costi generali del servizio e del capitale investito perla rimanente percentuale. Ogni abitante spende in media all’anno 144 Euro al Nord, 193 Euro al Centro e 157 Euro al Sud. Il costo di gestione di 1 kg di rifiuto urbano ammonta a 29,2 centesimi; per ogni kg di rifiuti si spendono 27 centesimi di euro al Nord, 31 centesimi al Centro e 32 centesimi al Sud. La percentuale di copertura dei costi del servizio con i proventi dalla Tarsu e dalla tariffa sui rifiuti è passata dall’83,9% del 2001 al 94,1% del 2011, collocandosi ancora al di sotto della copertura totale dei costi prevista dalla normativa vigente in materia. A livello nazionale la raccolta differenziata si attesta al 37,7% nel 2011 e al 39,9% nel 2012.  I rifiuti urbani smaltiti in discarica nel 2012 sono 12 milioni di tonnellate (circa il 39% dei rifiuti urbani prodotti), 1,5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011 (-11,7%).

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