E-government e open data: l’Italia è in ritardo

La notizia, non molto pubblicizzata a dire il vero, per quanto possa amareggiare, onestamente non sorprende molto, in ragione della scarsa considerazione e della cronica indifferenza, almeno fino ad oggi, da parte della politica italiana rispetto ai temi in oggetto dalla cui valorizzazione potrebbero, invece, nascere occasioni preziose per rilanciare l’economia sulla base di nuovi paradigmi sociali e culturali.

La principale lacuna italiana è sulla trasparenza del Governo su internet. Secondo un recente studio di Diritto di Sapere, “The Silent State”, il 65% delle Pa non ha risposto a 300 richieste di informazioni fatte da 33 persone, su una decina di temi, tra cui la spesa pubblica, i servizi sociali, l’ambiente, la salute. L’Italia resta il solo Paese europeo a non avere il Foia. Adesso il piano per l’eGov italiano è in capo all’Agenzia per l’Italia Digitale, che sta provando ad accelerare la roadmap.

Nuovo Presidente di questa Agenzia è Francesco Caio, al quale toccherà un lavoro mica semplice. Il problema principale, come si sa, risiede nell’incapacità, forse dettata anche da arretratezza culturale, della Pa di efficientarsi attraverso la sua digitalizzazione. Operazione complicata, ma necessaria per dare una dimensione moderna ed europea al nostro Paese, garantendo ai cittadini servizi migliori e non solo una burocrazia più snella e rigorosa. Sono poco utilizzati i siti web delle Pa. E’ questa una premessa necessaria se si vuole, parallelamente e complementariamente, parlare di open data.

Le Pa hanno aperto solo dati poco utili e rilevanti: niente sulla sanità e criminalità, per esempio. Sono pochi anche gli enti che li pubblicano: solo alcune decine. Significa che per la stragrande maggioranza delle Pa, gli open data sono fantascienza. Risultato: «Secondo dati Formez, solo l’1% degli open data viene riutilizzato. Bisogna guardare all’estero per capire quello che ci perdiamo. «Nel Regno Unito hanno dati open da due anni sulla qualità delle cure ospedaliere. Il risultato è stato che è diminuita la mortalità del 25 per cento. Il motivo è che tutti ora sanno quali sono gli ospedali più efficienti. Il Regno Unito ha scoperto che la trasparenza ha migliorato la Sanità laddove nessuna riforma era prima riuscita.

Da Bologna, inoltre, un’innovativa sperimentazione per provare a risolvere, per gli enti locali, i problemi di comunicazione con i cittadini.

Qui, infine, l’e-voting sperimentato a Melpignano.

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