Amministrative 2014: quali priorità per il prossimo Sindaco?

2012-10-19 10.09.33

Poco prima della pausa estiva, il bravo vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno, con questo editoriale, ha avviato il dibattito, non credo concluso, sul futuro della città, a un anno dalle elezioni amministrative. Con l’intento di stimolare, soprattutto, la generazione dei 30enni e dei 40enni. Nei giorni immediatamente successivi, la testata locale ha ospitato una pluralità di contributi, molti dei quali anche particolarmente brillanti. Ricordo gli interventi di Pierpaolo Treglia, Vitandrea Marzano, Lino Viola e Francesco De Palo. A causa dei miei impegni, purtroppo, non ho scritto in tempo utile per la pubblicazione – prima dell’interruzione estiva – le mie riflessioni che, pertanto, pubblico attraverso questo blog.

I cittadini di Bari vogliono bene alla propria città? I cittadini di Bari sono consapevoli di che cosa voglia dire, all’alba del terzo millennio, vivere in una città? Sono domande probabilmente e apparentemente banali, ma è dalla risposta a questi interrogativi che può nascere il progetto di città del futuro. Perché di progetto, e non soltanto di mirabili idee fuse in una visione, si dovrebbe parlare. Se Bari è mal amministrata, è solo colpa degli eletti? Se Bari è sporca, è solo colpa di amministratori poco coraggiosi o attenti? Se Bari, negli ultimi 10 anni, ha subito una cementificazione come mai nei 20 anni precedenti, è solo per la “miopia” di chi si è fatto dettare l’agenda dagli imprenditori? Se a Bari la criminalità organizzata ha ripreso a far paura con sparatorie ed estorsioni, la colpa è solo dei nostri “dipendenti statali” che perorano principalmente la tesi della necessità di disporre di più poliziotti e magistrati?

Sindaco, assessori, consiglieri (di tutti gli schieramenti) e dirigenti comunali dovrebbero fare di più e meglio il proprio dovere. Ma a Bari, duole dirlo, si sente la mancanza dei Cittadini. Lo sono quelli che, come paladini della propria città, la difendono, la rispettano e contribuiscono al suo progresso sociale. Sono cittadini quelli che non si rivolgono al politico di turno per ottenere un posto di lavoro, ma quelli che al politico di turno chiedono impegno per creare opportunità di impiego per tutti. Sono cittadini quelli che non vendono il proprio voto per pochi euro tanto “fanno tutti schifo e sono tutti uguali”, ma quelli che sono pronti a trasformare la propria indignazione in una nuova passione civica rinvigorita dalla partecipazione di quanti vivono lo stesso smarrimento. Sono cittadini quelli che non puntano, perché narcotizzati e affascinati da un potere immorale e a tratti criminale, a emulare i vizi degli “eroi” che stanno annichilendo il Paese, ma quelli che dopo 20 anni di berlusconismo di destra e di sinistra insistono nell’esigere dai propri rappresentanti atteggiamenti improntati alla responsabilità, alla moralità e all’onestà.

La politica è uno dei più grandi atti d’amore e di carità che può connaturare una comunità. Quando la politica non pratica la solidarietà e non esalta l’umanità dei cittadini non è Politica. Quando la politica non sa chiedere scusa per i propri errori e si trincera in linguaggi poco chiari non è Politica. Oggi “l’antipolitica” domina le Istituzioni non perché sono in esse entrate le 5 Stelle di Grillo, ma perché da esse è uscito un intero firmamento di valori e di competenze. Più che di rivoluzione, pertanto, bisognerebbe parlare – come suggerisce nei suoi scritti Guido Viale – di “conversione”. Conversione etica, culturale, sociale, ambientale. Se ciascuno di noi bonificasse il proprio “habitat interiore” (per dirla alla Bergonzoni) più facilmente godrebbe di un migliore habitat esteriore. La bellezza, infatti, non si evoca. Si costruisce, ogni giorno. Nel rispetto delle regole e delle persone.

“Segui i soldi e capisci gli interessi dei mafiosi”, ripeteva spesso Giovanni Falcone. Dopo 21 anni le cose non sono tanto cambiate, anzi. Ma l’analogia è utile perché la Bari del futuro nascerà anche dal nuovo Piano Urbanistico che la prossima Amministrazione varerà definitivamente. Si parla di milioni di metri cubi di nuovo cemento che rischiano di devastare paesaggisticamente questa città. Si parla di investimenti pari al miliardo di euro. Ecco perché il prossimo Sindaco non può essere una persona qualsiasi.

Deve essere capace, in discontinuità totale con il modello vigente, di fermare il consumo di suolo; di imporre un’edilizia ecocompatibile basata sulla rigenerazione del costruito, sulla valorizzazione del patrimonio inutilizzato, sulla demolizione delle strutture obsolescenti con ricostruzione secondo i dettami della bioclimatica e bioarchitettura. Deve essere capace di restituire dignità agli spazi verdi e pubblici oggi degradati. Deve essere capace di puntare sull’agricoltura sociale.

Deve essere capace di creare un mercato legale dai rifiuti, dal riciclo dei quali possono nascere progetti occupazionali innovativi. Deve essere capace di rendere la città inclusiva per tutti quelli che in questi anni sono stati abbandonati dalla politica (bambini, anziani, cittadini delle periferie, cittadini stranieri, senza fissa dimora) e attrattiva da un punto di vista turistico e culturale (mai più una città senza Assessore alla Cultura!).

Bari deve puntare ad essere un “comune virtuoso” nel quale le diverse povertà e disuguaglianze sociali siano contrastate con la cooperazione di tutte le dinamiche realtà del Terzo Settore. Bari può rilanciarsi, perciò, soltanto se si trasforma in una “comunità dell’empatia” (parafrasando Rifkin) nella quale amministratori e cittadini corresponsabilmente e in modo continuo decidono di confrontarsi per risolverne i problemi. Con i primi interessati a raccogliere e a realizzare le suggestioni dei secondi in nome di una visione orientata non alle successive elezioni, ma generazioni.

Bari può sognare un avvenire diverso soltanto se i cittadini sapranno essere mulini a vento in grado di liberare l’energia del cambiamento atteso.

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