Archivio autore: Giuseppe Milano

Tu appartieni a questa stupenda esistenza. Questa esistenza ha avuto bisogno di te, altrimenti non saresti qui e ti ha voluto nel modo in cui sei, altrimenti non ti avrebbe creato cosi: perciò non essere mai qualcun altro.

“Il Mezzogiorno deve credere di più in se stesso”

Su invito dell’ex Presidente della Fiera del Levante Gianfranco Viesti, è intervenuto a Bari, alcuni giorni fa, per un convegno dedicato alle Politiche di Coesione del Mezzogiorno, il nuovo Ministro alla Coesione Territoriale Carlo Trigilia. L’economista e docente universitario ha scritto un libro (che mi sono imposto di comprare) dal titolo “Non c’è nord senza Sud” che chiarisce perfettamente quale potrebbe e dovrebbe essere, in una società sempre più complessa ed articolata, il ruolo del Mezzogiorno d’Italia. Siamo un territorio con un capitale umano di qualità, nel quale si sta cercando di crescere non solo nel segno della sostenibilità ambientale, ma anche dell’innovazione.

Con l’intento di allargare il bacino delle nostre imprese che, secondo me, dovrebbero cooperare nel modo più strategico possibile per poter con buone possibilità competere nei mercati internazionali e affermare il “made in Puglia”. Ecco perché, probabilmente, la prima rivoluzione da fare, come hanno evidenziato sia il Ministro sia il Rettore Petrocelli, è di stampo sociale e culturale. Fortificare gli anticorpi etici delle nostre comunità perché è solo nella legalità che il Sud può risorgere.

Con passione, fiducia e speranza abbiamo un solo imperativo: andare avanti!

P.s. l’articolo seguente, qui, in formato pdf.

Da Trigilia scossa alle Regioni

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Il gioco d’azzardo “usura” gli italiani

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L’usura, soprattutto a Bari, fa paura. Non sono poche le vittime, tra semplici cittadini e commercianti, obbligate a restituire più di quel che hanno ottenuto. Con l’effetto di una degenerazione sociale ancor più difficile da affrontare. Oggi più che mai, poi, nella nostra città come in tutto il Paese, questo indebitamento ha spesso un’origine patologica: deriva dal gioco d’azzardo.

Muovendo dalla mia sensibilità al tema, del quale mi sono già occupato anche in questo blog, qualche giorno fa sul nostro Epolis ho raccontato di uno studio del sociologo romano Marcello Fiasco mediante il quale si evidenziavano non solo le connessioni tra i due fenomeni – usura e gioco d’azzardo – ma anche i rischi sociali ed economici per le imprese e le famiglie. Qui e qui è possibile leggere ulteriori approfondimenti. Mentre da qui possiamo leggere, finalmente, una notizia positiva: di un barista che non “vuole rovinare famiglie” e contribuisce, corresponsabilmente, a far crescere una più diffusa coscienza su questo grave problema che rischia di diventare male endemico.

Ogni italiano spende circa 1500 euro all’anno tra videolottery, slot machine, gratta e vinci, poker online, lotterie istantanee, sale bingo e simili. Il settore del gioco d’azzardo legale fattura oltre 80 miliardi di euro all’anno. Sono 5mila le aziende coinvolte e oltre 120mila i lavoratori, per un giro d’affari che investe circa il 3,5% dell’intero Pil nazionale (quasi 80 miliardi di euro); mentre i giocatori “patologici e direttamente dipendenti” da gioco d’azzardo sono circa 900mila. Basterebbero tali dati a confermare l’incidenza del fenomeno sul tessuto economico – sociale del Paese, se non fosse che a tali cifre bisogna necessariamente aggiungere una quota non indifferente di nero/sommerso.

 

Nella rete degli strozziniEsposizione sul territorio

L’eredità della “Woodstock di Copacabana”

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“Bota Fé”. “Metti Fede”. E’ questo uno degli slogan che più rimarrà, probabilmente, impresso nel cuore dei milioni di giovani che hanno partecipato alla 28esima Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Rio de Janeiro. La fede come chiave di volta per scardinare le serrature dell’indifferenza che lascia chiuse le porte a diverse generazioni di ragazzi che si sentono esclusi dalla società contemporanea. Ma vivere la fede, agire nel quotidiano con fede, è una sfida. Non affatto facile da intraprendere. Né possiamo negare l’intensità odierna della delusione, della confusione e dello smarrimento. Non credo di essere l’unico che vorrebbe essere circondato da punti di riferimento sociali, culturali e morali credibili e coerenti che possano con i propri atteggiamenti fornire lungimiranti esempi. Non tutti hanno la forza di trovarla in sé stessi. E proprio all’entusiasmo che sarebbe necessario come indumento per vestire il mondo di una nuova speranza, ha fatto riferimento, più volte, non soltanto nel corso della Veglia di sabato, Papa Francesco rivolgendosi ai milioni di partecipanti.

“Gesù, la Chiesa e il Papa contano su di voi per demolire il male e la violenza, per abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza dell’odio e per edificare un mondo nuovo. La Chiesa ha bisogno di voi, dell’entusiasmo, della creatività e della gioia che vi caratterizzano. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli a vivere isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità. Quello di Gesù agli Apostoli, quando li inviò ad annunciare il Vangelo, è un comando che, non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore. Gesù non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna. E’ sempre accanto a noi in questa missione d’amore”.

Fiducia, speranza, amore, convivialità delle differenze, accoglienza, generosità, disponibilità a spendersi insieme per qualcosa di più grande che possa produrre una felicità condivisa ed universale. Con gesti che, spesso, producono suggestioni più significative di mille parole. Ma ci sono parole ed espressioni che non si ascoltavano da tempo e che determineranno nuove aspettative. Alimenteranno nuove concretissime utopie di cambiamento che non potranno essere deluse. Pietre miliari, forse, di un nuovo percorso che avrà un senso se condurrà ciascuno di noi, in una rinnovata collegialità intergenerazionale, a modificare i paradigmi verbali e comportamenti con i quali ha sempre convissuto per inaugarne degli altri, senza retorica o ipocrisie, orientati all’inclusione di tutti quelli che oggi, a causa soprattutto della disoccupazione, si sentono soggetti inutili.

Ecco la vera eredità di questa “Woodstock della Fede”: è la speranza che le cose possano cambiare e che possano cambiare per davvero, sull’impulso determinante e fondamentale delle più giovani generazioni chiamate ad agire con entusiasmo e corresponsabilità, con passione e tenacia, ciascuno nel proprio quotidiano e alla propria latitudine. Dopo questa Gmg, primo vero banco di prova per Papa Francesco, la Chiesa e il Vaticano non saranno più la stessa cosa. Il Papa forse più “laico” di sempre lo ha fatto intendere chiaramente. Vuole un’Istituzione trasparente, aperta ai poveri, ai sofferenti e ai bisognosi. Una Chiesa inclusiva, accogliente ed ospitale che sappia scatenare una nuova evangelizzazione non trasfigurando o sminuendo le emergenze sociali del nostro tempo e i temi più scottanti. “Francesco è con e per i giovani”, dice Don Luigi. L’appuntamento è a Cracovia, nel 2016.

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(Col cuore) in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù

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Inizia domani la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio De Janeiro. L’edizione 2013 sarà ricordata anche e soprattutto per essere la prima di Papa Francesco che porterà nel paese carioca tutta la sua energia e vitalità, atteso da milioni di giovani provenienti da tutto il mondo con un entusiasmo incredibile. Sono dispiaciuto per aver perso questa occasione che reputo sarà un evento storico e che resta un’esperienza indimenticabile, non solo di fede, per chi vi partecipa. Due anni fa ho partecipato alla 26esima Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Madrid, in quei giorni attraversata dalle vibranti proteste degli indignados che non hanno visto favorevolmente l’arrivo in terra iberica di oltre un milione di giovani.

Tra i tanti momenti suggestivi ed emozionanti, sicuramente la veglia dell’ultima notte è quella che scolpisce il cuore dei partecipanti. A Madrid il rito fu contraddistinto da un diluvio universale e nonostante il successivo disagio di dormire in tende pressoché infangate, non si sollevò alcuna protesta ma anzi fu fortissima, in tutti, la percezione della presenza dello Spirito Santo che unì, nella fede e nella prossimità, sensibilità e culture cosi diverse e cosi lontane. Tornammo a casa, lo ricordo bene, stravolti per la stanchezza, ma con una gioia e una felicità – oserei dire pulsante in ogni parte del corpo  – che, purtroppo, nessuna parola, forse, potrà rendere efficamente.

E’ con questa dolcezza d’animo e con questa fede che abbraccio idealmente tutti gli amici e conoscenti della mia città che vivranno quest’esperienza straordinaria di umanità e di convivialità.

L’armonia è fatta dallo Spirito Santo, che solo può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione.

E-government e open data: l’Italia è in ritardo

La notizia, non molto pubblicizzata a dire il vero, per quanto possa amareggiare, onestamente non sorprende molto, in ragione della scarsa considerazione e della cronica indifferenza, almeno fino ad oggi, da parte della politica italiana rispetto ai temi in oggetto dalla cui valorizzazione potrebbero, invece, nascere occasioni preziose per rilanciare l’economia sulla base di nuovi paradigmi sociali e culturali.

La principale lacuna italiana è sulla trasparenza del Governo su internet. Secondo un recente studio di Diritto di Sapere, “The Silent State”, il 65% delle Pa non ha risposto a 300 richieste di informazioni fatte da 33 persone, su una decina di temi, tra cui la spesa pubblica, i servizi sociali, l’ambiente, la salute. L’Italia resta il solo Paese europeo a non avere il Foia. Adesso il piano per l’eGov italiano è in capo all’Agenzia per l’Italia Digitale, che sta provando ad accelerare la roadmap.

Nuovo Presidente di questa Agenzia è Francesco Caio, al quale toccherà un lavoro mica semplice. Il problema principale, come si sa, risiede nell’incapacità, forse dettata anche da arretratezza culturale, della Pa di efficientarsi attraverso la sua digitalizzazione. Operazione complicata, ma necessaria per dare una dimensione moderna ed europea al nostro Paese, garantendo ai cittadini servizi migliori e non solo una burocrazia più snella e rigorosa. Sono poco utilizzati i siti web delle Pa. E’ questa una premessa necessaria se si vuole, parallelamente e complementariamente, parlare di open data.

Le Pa hanno aperto solo dati poco utili e rilevanti: niente sulla sanità e criminalità, per esempio. Sono pochi anche gli enti che li pubblicano: solo alcune decine. Significa che per la stragrande maggioranza delle Pa, gli open data sono fantascienza. Risultato: «Secondo dati Formez, solo l’1% degli open data viene riutilizzato. Bisogna guardare all’estero per capire quello che ci perdiamo. «Nel Regno Unito hanno dati open da due anni sulla qualità delle cure ospedaliere. Il risultato è stato che è diminuita la mortalità del 25 per cento. Il motivo è che tutti ora sanno quali sono gli ospedali più efficienti. Il Regno Unito ha scoperto che la trasparenza ha migliorato la Sanità laddove nessuna riforma era prima riuscita.

Da Bologna, inoltre, un’innovativa sperimentazione per provare a risolvere, per gli enti locali, i problemi di comunicazione con i cittadini.

Qui, infine, l’e-voting sperimentato a Melpignano.

Tra crisi e povertà: i dati su Bari e la Puglia

Ieri mattina, con grande piacere e gratitudine, ho moderato, in Sala Murat, il seminario promosso dalla Cooperativa Sociale Caps e dall’Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni (Onds) dal titolo “Salute Senza Dimora”. Nell’articolo seguente la cronaca della manifestazione. Mi ha colpito molto non solo l’umiltà, ma anche la tenacia con cui tutti i soggetti sociali coinvolti hanno affrontato il tema della qualità della vita degli homeless in ragione di un sempre più profondo disagio sociale che richiama prepotentemente ciascuno di noi alla nostra corresponsabilità e che “noi benestanti”, tuttavia, non sempre vogliamo esaminare nella sua interezza non volendo abbassare lo sguardo e osservare il mondo (dal basso verso l’alto) dal punto di vista di queste persone sofferenti.

Bisogna credere ed investire nell’integrazione socio-sanitaria e nella cooperazione interistituzionali tra soggetti che possiedono una pluralità di sensibilità e competenze, perché è soltanto potenziando e valorizzando questi modelli anche culturali che possiamo provare a restituire dignità a queste persone “invisibili”. E’ fondamentale assicurare il diritto ad un alloggio che possa rappresentare anche psicologicamente un punto di riferimento per soggetti che denotano disturbi psichici e il diritto ad una sanità solidale per non ampliare il dramma dell’esclusione sociale. Un Paese e una città possono dirsi davvero giusti e nei quali il principio dell’uguaglianza è difeso con coerenza quando nessuno resta indietro; quando nessuno viene escluso dai processi democratici e sociali di una comunità che non può permettersi più di voltarsi dall’altro lato.

Alcuni dei dati diffusi ieri dal Presidente dell’Onds, e che si trovano nell’articolo seguente, mi hanno fatto tornare  in mente, infine, il Rapporto Puglia in Cifre 2012, curato da Ipres e del quale ho scritto per la Gazzetta dell’Economia, proprio per i preoccupanti dati relativi alle dinamiche sociali ed economiche della nostra regione.

Sarebbe lecito, pertanto, attendersi risposte più rigorose da parte dei soggetti politici e istituzionali preposti, ma in assenza dei quali dobbiamo registrare ed elogiare l’impegno crescente – come conferma anche l’Istat – delle cooperative e delle realtà sociali del Terzo Settore: è nel loro lavoro quotidiano ed invisibile, per gli invisibili, che può leggersi l’Italia migliore. L’Italia che reagisce e che non vuole sprofondare.

La povertà aumenta e la città si attrezza

Il greenbuilding del futuro: gli ecoquartieri

Uno dei primi prototipi italiani che si sta elaborando è a Vicenza. Anche a Torino, con atto del consiglio comunale, hanno avviato la riqualificazione di un’ex area industriale dismessa molto estesa. In Europa, invece, già da tempo, la pratica del greenbuilding declinata a livello urbano e non soltanto residenziale è sostenuta da forze politiche ed imprenditoriali virtuose che hanno compreso quanto fondamentale sia l’adozione e la promozione di una visione sostenibile dell’edilizia e dello sviluppo. Noti sono gli esempi tedeschi di Friburgo e di Hannover, ma anche di Stoccolma e di Copenhagen. Senza dimenticare, tuttavia, il modello brasiliano di Curitiba.

Per arrivare all’obiettivo – magari attuando le disposizioni previste da questa nuova legge statale sull’obbligatorietà del verde urbano – ci sono diverse possibilità (qui e qui due esempi), ma muovendo alla realizzazione o riqualificazione secondo i dettami della bioedilizia del singolo involucro edilizio da un lato e dall’integrazione di servizi di qualità per elevare il tenore di vita dei cittadini dall’altro. Anche perché l’industria del cemento è destinata al fallimento, almeno per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

Secondo me, soprattutto nel Mezzogiorno, come è stato dichiarato nella rassegna sull’edilizia sostenibile svoltasi a Bari nei giorni scorsi da me seguita per Epolis (nel link seguente tutti gli articoli) “GreenWorkShop”, la via  più innovativa porta alla Casa Passiva Mediterranea: ossia una residenza che produca più energia (rinnovabile) di quella necessaria per la sua corretta gestione, realizzata con materiali locali e sostenibili secondo un ciclo di vita assolutamente eco-compatibile. Questo, peraltro, agevolerebbe la formazione di una filiera artiginale e industriale di qualità che ricreerebbe occupazione (qui la storia del primo polo produttivo di bioedilizia in Italia). Producendo benefici anche economici e sociali, e non solo ambientali, essendo noto a molti quanto energivora sia oggi l’edilizia e quanto dannoso sia il modello vigente fondato sul cemento.

Occorre, perciò, cambiare il paradigma di riferimento. Il nostro deve essere, come dice Guido Viale, quello della sostenibilità. Ma dando al termine e alla visione una giusta connotazione, essendo oggi parola inflazionata che rischia solo di mistificare o di confondere.

L’edilizia, come la politica, deve costruire il bene comune. Deve contribuire ad edificare il nostro benessere.

(Upgrade – 07/07/2013: Anche Renzo Piano ha realizzato un eco-quartiere a Trento;qui l’illustrazione del progetto. E qui l’intervista al noto progettista)

Ior e pedofilia: il coraggio di Papa Francesco

Se avere coraggio significa “agire col cuore” , Papa Francesco ne ha. Vuole riformare la Curia. Risolvendo il problema della pedofilia – non nascondendo più, come ha già iniziato a fare, il potere dannoso della lobby gay – e rendendo trasparente lo Ior, la Banca del Vaticano. Vuole semplificarne la gestione. Vorrebbe “far entrare il Vangelo nell’Istituto per le Opere di Religione”.

Come scrive Daniele Protti, ci sarebbe da preoccuparsi, però. La Banca Vaticana, che non poche preoccupazioni ha dato a Ratzinger, infatti,  è opaca quasi per definizione, perché praticamente da sempre garantisce l’anonimato ai propri soci legittimando uno dei dubbi peggiori: che possano essere accolti capitali dalla provenienza criminale o documenti strategici per l’assetto delle Istituzioni sottratti da persone affiliate a organizzazioni eversive come la massoneria.

E poi c’è la piaga dei preti pedofili. Una parentesi, probabilmente, non ancora, purtroppo, chiusa del tutto. Con questa notizia che, se confermata nei fatti nelle prossime settimane, chissà quali reazioni potrebbe scatenare.

Ma Papa Francesco, in questi primi mesi, con la semplicità e l’umiltà dei suoi gesti, a corroborare una dialettica chiara per essere davvero vicino ai fedeli di tutto il mondo e soprattutto ai “senza diritti”, ha creato un contagio positivo. Genera, pertanto, ancora più ammirazione una scelta simile. Il pane quotidiano, simbolo universale di carità e di fratellanza – parafrasando questo titolo – si ottiene dalle “briciole di umanità”. Per una civiltà sazia di valori rinnovati.

P.s. Da qui tutti i post con il tag “Vaticano“.

La Revoluçao brasiliana a Bari

Ho appena ricevuto questo breve comunicato stampa. Io ci sarò.

Le Associazioni Culturali brasiliane Origens di Ana Estrela e Artevida di Erivan Sousa Dos Santos, con Jaqueline Bispo Silva e la Comunità Brasiliana, lunedì 1° Luglio 2013 organizzano un CORTEO RITMICO in solidarietà e sostegno all’attuale rivoluzione che sta coinvolgendo tutto il Brasile. Insieme, vestiti di verde e giallo, al suono delle percussioni vogliamo mostrare che il nostro paese non è solo samba e capoeira, ma anche forza e resistenza non violenta. Invitiamo ogni brasiliano, amico e amante di questo splendido paese ad unirsi a noi nella nostra camminata.

Partenza: Piazza del Ferrarese ore 10.00
Arrivo: Spiaggia di Pane e Pomodoro ore 12.00

Da Messina a Bari, con lo stesso amore per la politica?

Accorinti

Lo spero, sinceramente. A Messina è successo, alle ultime Amministrative, qualcosa di incredibile e di inatteso. E’ diventato Sindaco della città siciliana, contro ogni pronostico, con il 53% circa dei voti, Renato Accorinti. Bella questa sua descrizione fatta dal Sole 24 Ore. Sull’Espresso, in una delle sue prime interviste, sulla sua vittoria e sulla sua visione della politica, si è così espresso:

L’antipolitica è la brutta politica che viene portata avanti dai partiti, e la vera politica è questa, la nostra. Guarda, io credo che la politica sia l’attività più nobile e spirituale degli esseri umani, che si può riassumere in due parole: bene comune. La politica è fatta dagli esseri umani. E gli esseri umani sono esser speciali. I politici si vergognano di parlare di questo, ma è partendo da qua che tutto si può cambiare: una rivoluzione spirituale che diventi culturale e infine politica. La nonviolenza è un modo di vedere gli esseri umani: un modo spirituale, ma anche estremamente concreto, e quindi politico: significa insegnare alle persone che non debbono essere sudditi, ma cittadini. E in questo senso è l’essenza più profonda della politica. Si tratta di una visione del mondo in cui si combatte l’errore, non l’errante. E’ un salto di qualità, e quindi più che una rivoluzione la definirei un’evoluzione della politica. Niente rabbia, nessun nemico e la voglia di recuperare singolarmente alla politica ogni persona, perché ognuno ha una parte positiva che può mettere al servizio degli altri.

Sull’Huffington, invece, si è così pronunciato:

Puntiamo ad una evoluzione: la vera politica è il bene comune e non a caso abbiamo promesso un assessorato alla co-gestione dei beni comuni. Ma chiediamo ai cittadini la partecipazione vera, di passare dalla delega alla partecipazione. Lo sport come strumento di riscatto nelle periferie. L’investimento sulla cultura e sul piano educativo sono gli strumenti più potenti a disposizione dell’essere umano per cambiare veramente tutto. Gesualdo Bufalino, grande scrittore siciliano, quando gli chiedevano come si può sconfiggere la mafia diceva: con un esercito di maestri elementari. Il cambiamento parte dalla cultura, solo così si può trasformare questo enorme condominio che è la città di Messina, in una comunità. I no sono molto dignitosi nella vita, e spesso sono educativi anche quelli che danno i genitori, se sono motivati. Viva i “no” quindi? Per niente. Sono il primo a dirlo: la protesta fine a se stessa è sterile e inutile. A un “no” io antepongo mille “sì”. La mia è la vittoria di quelli che hanno preso calci in faccia per una vita, che hanno creduto in se stessi, nei valori, nell’utopia. Oggi che finalmente è stata vinta una battaglia culturale epocale, ne siamo contenti. Ma non abbiamo vinto contro qualcuno, abbiamo vinto per il cambiamento.

Alessandro Gilioli dice che assomiglia al Sindaco di Bogotà Mockus, per i suoi modi gentili e umili; ma anche per quella capacità di tenere assieme pragmatismo ed utopia.

Messina – città storicamente e culturalmente di destra e succube di un network criminale composto da massoneria, criminalità organizzata, forti ed influenti poteri economici, con una pluralità di emergenze sociali ed urbanistiche mai affrontate efficacemente – ricorda Bari.

Mi piacerebbe molto, pertanto, che un simile terremoto politico, in vista delle comunali del prossimo anno, possa abbattersi pure sulla nostra città. La vittoria della semplicità, dell’umiltà, della verità, della positività. Per tenere assieme sostenibilità e legalità. Per restituire il potere ai cittadini, attraverso nuovi processi emotivi e partecipativi, cosi da non subire più tsunami demagogici che spingono cittadini senza alcuna storia e competenza al potere.

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