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L’Acquedotto Pugliese sta affogando

Tirato giù, pesantemente, da chi lo ha gestito disastrosamente negli ultimi quindici anni, con la contiguità di un potere politico trasversalmente marcio e amorale. Eppure stiamo parlando del secondo acquedotto più grande d’Europa. Di un’architettura che serve oltre un milione e mezzo di persone, suddivise tra Puglia, Basilicata e Bassa Campania. L’Acquedotto ha una storia secolare. Se nelle ferrovie si può riconoscere uno dei simboli della storia ultracentenaria del nostro Paese, nell’Acquedotto non si può non riconoscere uno dei principali simboli della storia ultracentenaria del nostro Meridione. L’ attuale Amministratore Unico, Ivo Monteforte, ad oggi e fino a prova contraria, è stato rimosso dalla Regione, spinta dalla Corte dei Conti – intervenuta, a sua volta, dopo alcune interrogazioni consiliari presentate principalmente da Antonio Decaro, Capogruppo alla Regione del Pd – a seguito di un’operazione alquanto discutibile: ossia il dirigente si sarebbe fatto assumere da una controllata dell’Aqp. Scelta apparentemente incomprensibile e, forse, dettata non soltanto da aspetti esclusivamente economici, visto già il più che lusinghiero emolumento ricevuto. La Regione o meglio il suo Presidente, dunque, provvedendo alla rimozione istantanea di un suo alto dirigente sleale, ambisce a testimoniare la sua credibilità apparendo trasparente nella gestione dei beni pubblici. Questi i fatti. Tutto è bene quel che finisce bene? Non direi. Ci sono, infatti, alcune domande che andrebbero poste a chi di dovere, esigendo risposte accurate e rigorose. Ma credo che resterà un’utopia.

La Corte dei Conti, da tempo, sottopone i propri rilievi alla Regione, sulla gestione non proprio virtuosissima dell’Aqp. Come mai solo ora esplode la “bomba”? Perché si parla principalmente della condotta dell’Amministratore Unico quando il Direttore Generale, Massimiliano Bianco, ha ottenuto, senza concorso pubblico, che il suo contratto fosse trasformato da determinato ad indeterminato, con un aumento di remunerazione, pur mantenendo le stesse funzioni? Con il rischio più che concreto, quindi, che una sua futura rimozione, per dinamiche politiche, comporti una penale, pagata di fatto dai cittadini? Come mai lo stesso Monteforte, giunto a Bari come un supertecnico, e voluto a tutti i costi da Vendola che doveva avvicendare la sua precedente scelta (Riccardo Petrella), ora proprio da Nichi è scaricato, nel peggiore dei modi, come un amante infedele?

Potrei continuare con le domande, ma già queste prime mi inducono a pensare che, ancora una volta, e nella peggiore tradizione della tanto vituperata malapolitica da cui si sta cercando vanamente di sottrarsi, un’Istituzione cosi importante sia al centro di una speculazione bancaria-politica impressionante. Essendo un popolo disabituato ad esercitare la virtù della memoria, infatti, non ricordiamo che sull’Acquedotto Pugliese – quando era di moda il tema della privatizzazione, avviata dall’allora Governatore Fitto – era pronto ad allungare le mani Caltagirone, con la benedizione di D’Alema. E non ricordiamo tutti, forse, che se non si fosse mosso con tenacia e costante determinazione l’intero Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica – ispiratore e sostenitore del referendum – Vendola non avrebbe varato il provvedimento per la ripubblicizzazione del “bene acqua”. Salvo poi issarsi sul piedistallo della buona politica, una volta adottato il provvedimento e propagandato enfaticamente per ragioni elettorali. Per non parlare poi di quante strategiche infrastrutture come gli impianti di depurazione o di invasi non sono ancora stati completati, dopo decenni, in tutta la Regione, per ragioni non esclusivamente burocratiche. Eppure di cose buone, in questi anni, ce ne sono state, oggettivamente. Ma con la sensazione, amarissima, che tali risultati sono stati possibili più per il merito di taluni che per una visione organica, articolata e unitaria. Proiettata al futuro e orientata all’innovazione. Ed è difficilissimo, oggi, nonostante credo lo vorremmo in molti, smontare quel pernicioso luogo comune per cui l’Acquedotto Pugliese da più da mangiare che da bere.

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La Giornata Mondiale dell’Acqua 2012

Nel giorno in cui nel mondo si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, scopriamo, mediante la trasmissione della Guzzanti di ieri sera, che nonostante un referendum votato da 27 milioni di italiani abbia sancito che il gestore del servizio idrico non possa ottenere profitti dalle tariffe, ancora nessun gestore ha applicato la nuova normativa e la percentuale di profitto che oscilla tra il 10 e il 20% continua ad essere applicata sulle bollette. E proprio oggi, infine, si apprende che la Consulta ha cassato la legge pugliese (l’ennesima) sulla ripubblicizzazione del servizio idrico su cui Vendola, a parole, moltissimo si era speso.

In molte parti del pianeta l’acqua è diventata scarsa, con una persona su sei che non dispone del fabbisogno minimo giornaliero pro capite, almeno 20 litri, in grado di assicurare i bisogni primari legati all’alimentazione e alle condizioni igienico-sanitarie. Nello stesso tempo circa il 30% del cibo prodotto su scala mondiale – oltre 1,3 miliardi di tonnellate – viene perso o sprecato ogni anno, acqua compresa, mentre produzione alimentare e attività agricola implicano un uso smodato ed eccessivo delle risorse idriche. L’agricoltura è un settore che richiede un elevato utilizzo d’acqua. A livello globale il 70% dei prelievi da fiumi, laghi, falde freatiche è destinato all’irrigazione. Per produrre 1 kg di grano occorrono 1.500 litri d’acqua e ne servono 3.500 per 1 kg di riso ma l’impiego intensivo di risorsa idrica riguarda anche beni come latte e carne, componente fondamentale delle diete più idroesigenti connesse ai processi di urbanizzazione e all’aumento dei redditi.

Il decalogo per riciclare al meglio.

C’era grande attesa, in tutto il mondo, non solo da parte dei cosiddetti addetti ai lavori, per il vertice di Copenaghen che avrebbe dovuto sancire, in modo inconfutabile, dopo l’esperienza di Kyoto, i nuovi parametri per la riduzione di CO2 da immettere in atmosfera e corresponsabile del riscaldamento globale che sta modificando geneticamente, distruggendolo, il mondo nel quale consumiamo la nostra quotidianità.

Essendo stato un vertice assai deludente sotto moltissimi punti di vista, tanto da meritarsi la sarcastica etichetta “Flopenaghen” (consiglio la lettura), è utile che gli italiani di buona volontà, mai domi ad accettare un’ involuzione ambientale cosi nociva e patologica, riprendano o proseguano la loro quotidianità sulla scia di questo semplice decalogo, che sarebbe quasi da stampare e da diffondere via mail o via volantino.

Ecco le 10 regole fondamentali per dare valore all’usato ed eliminare gli sprechi: riciclare, risparmiare e ridurre l’impatto ambientale.

Planet Green, il primo portale statunitense che si occupa a 360° di eco-sostenibilità, per incentivare “l’arte del riciclaggio” ha steso una sorta di decalogo: le 10 regole fondamentali per dare valore all’usato ed eliminare gli sprechi.

Eccone una versione adattata alla realtà italiana.

1) Le 3 R: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.
Questa regola dovrebbe essere rispettata senza riserve, eppure, la maggior parte di noi conosce solo l’ultima R (che non è quella fondamentale, dato che le tre R sono enunciate in ordine di importanza). Riducendo la quantità di prodotti che consumiamo ed evitando gli sprechi con un saggio riutilizzo dei materiali, potremmo addirittura evitare il riciclaggio. Applicando bene la legge della tripla R i rifiuti diminuirebbero con estrema rapidità. Certo: è buona cosa buttare le bottiglie di plastica nell’apposito contenitore, ma è ancora meglio utilizzare un filtro per l’acqua domestica e riutilizzare la bottiglia più e più volte, così da ridurre o eliminare completamente la necessità di nuove bottiglie di plastica.

2) Riciclare consapevolmente
Bisogna documentarsi sulle norme per il riciclaggio vigenti nel Comune di residenza. Ognuno, infatti, ha regole proprie. Nelle aree in cui la raccolta differenziata porta a porta non è ancora in vigore, occorre distribuire e classificare autonomamente i vari rifiuti; in alcune province sono attivi dei veri e propri centri che non si limitano ad accettare e raccogliere i rifiuti, ma nofforno anche un piccolo compenso economico (ne sono un esempio quelli della Campania, attivati durante l’emergenza rifiuti).

3) Acquistare il riciclato
Comprando prodotti riciclati si partecipa a un meccanismo che elimina la necessità di estrarre materiali ancora vergini, risparmiando risorse. Fortunatamente si trovano numerosi oggetti riciclati: i più diffusi sono quelli in carta – che vanno dai classici fogli per la stampa, a evolute sedie da ufficio fabbricate con cartone riciclato – ma ci sono molti prodotti come lampade e utensili in alluminio riciclato.

4) Incoraggiare gli artisti
Se conosci qualcuno che si diletta con l’arte (a ogni livello: dall’hobby alal professione) incoraggialo a utilizzare materiali riciclati, offrigli aiuto e assicuragli le tue forniture! Gli artisti possono usare di tutto, da bande di gomma a vecchie lampade… di certo a queste persone la creatività non manca e potrebbero ricavare ottime idea partendo da quella che – altrimenti – sarebbe solo spazzatura.
Nel mondo dell’arte, come in tutti gli altri campi, è importante utilizzare materiali poco nocivi per l’ambiente: vernici biologiche, carta biodegradabile, colle eco-sostenibili….

5) Riciclare l’acqua
Ogni casa dovrebbe avere un impianto capace di accogliere l’acqua piovana e destinarla agli utilizzi non alimentari. Le acque piovane possono essere usate per lo sciacquone del bagno o per irrigare il giardino. Anche gli abiti possono essere lavati con le acque reflue. Per maggiori informazioni riguardo il riciclaggio dell’acqua leggi questo articolo.

6) Sfruttare il compostagio dei nutrienti biologici
I nutrienti biologici sono materiali che – alla fine della loro vita – si decompongono senza problemi; in questo caso il compostaggio è uno dei metodi di riciclaggio più semplice e utile. Tutti dovremmo avere la costanza di raccogliere gli avanzi di cibo, i fazzoletti di carta, ma anche foglie di giardino, compostarli e riutilizzare quanto ottenuto per nutrire e fertilizzare il terreno (anche solo dei vasi con le piante ornamentali). Per maggiori informazioni riguardo al compostaggio leggi questo articolo di Green.

7) Riciclare i rifiuti tecnologici
Questo tipo di riciclaggio sta diventando sempre più comune in tutte le zone urbane: ormai si trovano ovunque i raccoglitori di batterie e sono nate numerose organizzazioni no-profit che si occupano di trasformare vecchi componenti in qualcosa di nuovo e utilizzabile. Anche in questo caso bisogna informarsi e capire come muoversi. Di certo nella propria provincia di residenza ci saranno centri adatti a raccogliere un vecchio cellulare, la stampante ormai inservibile o un computer non riparabile.

8)Giocare d’anticipo
Oltre ad acquistare prodotti riciclati, bisogna far attenzione ai beni riciclabili. In questo caso vige la regola della seconda R: un esempio pratico è dato dalla spesa quotidiana che si fa al supermercato… basterebbe evitare di accumulare buste di plastica e iniziare a usarne una più capiente e resistente, magari in stoffa. E’ possibile giocare d’anticipo anche sull’acquisto di prodotti hi-tech: basta privilegiare quei modelli che possono essere facilmente aggiornati e non sostituiti in breve tempo.

9) Mettere da parte ciò che non è necessario
Questa è, forse, la regola più difficile da seguire. L’intera società è abituata ad accumulare beni, acquisirne sempre di nuovi senza mai disfarsi dei vecchi. Con gli oggetti inutilizzati che abbiamo in casa si potrebbe sicuramente fare della beneficenza; se non si amano le donazioni i prodotti superflui possono essere venduti su eBay anche per pochi soldi.

10) Analisi degli sprechi
Per comprende a pieno il riflusso di materiali che passa in casa nostra, a scuola o in ufficio, fai un esperimento per un breve arco di tempo. Per una settimana o un mese, separa tutti i rifiuti (compost, alluminio, plastica, indifferenziato, materiale riutilizzabile…) e in secondo momento fai un “progetto di recupero del materiale”, così da minimizzare la spazzatura da destinare alla discarica. A fine esperimento chiediti se hai applicato la regola delle 3 R e analizza gli sprechi.

Il decalogo per riciclare al meglio, Anna De Simone, Liquida

Acqua, bugia “europea” e porcata italiana

La cosa più sconvolgente di questa storia della privatizzazione dell’acqua, che nessun giornale o canale radiotv dice, è il continuo richiamo alla necessità che l’Italia “si adegui” all’Europa.

“L’Europa lo vuole!”, dicono, e fanno passare per verità assoluta una solenne bugia.
Proprio come il famigerato “Dio lo vuole!” dei crociati.

Il decreto-legge Ronchi approvato (con l’ennesimo voto di fiducia) anche dalla Camera dei deputati il 19 novembre 2009, all’articolo 15, ribadisce proprio questo concetto, e cioè che è necessario privatizzare il servizio idrico “per adeguarsi alle direttive europee”.

Peccato che nessuno si prenda la briga di andare a controllare e che un po’ tutti – per abitudine, per pigrizia, per inettitudine o malcelato interesse – diano per scontata una “verità” che non esiste, e che quindi è una bugia.

Quanti parlamentari, quante persone hanno letto – per dire dell’esempio più famoso – il Trattato di Lisbona? Non più di una decina, forse. Ecco, più o meno tanti sono gli individui che hanno letto queste benedette direttive europee a cui l’Italia dovrebbe adeguarsi privatizzando i servizi idrici.
La verità è che si è votato (in Parlamento) e si sta accettando (nel Paese) qualcosa che non esiste, perché le due direttive europee in questione (92/50/CEE e 93/38/CEE) si limitano a chiedere che vi sia concorrenza per i servizi pubblici nazionali e locali, ma escludono da logiche di mercato proprio il servizio idrico.

L’Unione europea non si è mai sognata di chiedere a nessun Paese membro di privatizzare l’acqua e i servizi idrici. Almeno non attraverso il proprio Parlamento e i propri atti ufficiali. Al contrario: la cosiddetta “direttiva Bolkestein” tiene fuori dalla libera circolazione dei servizi proprio il servizio idrico e affida ai singoli Stati membri il compito di stabilire quali siano i servizi “a interesse economico” e quali quelli “intrinsecamente non a scopo di lucro”.

Per questi ultimi, ogni singolo Stato può sancire il divieto totale di apertura al mercato .

A tre anni di distanza dall’emanazione di quella direttiva, però, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non aver ancora scelto quali servizi inserire tra quelli “a interesse economico” e quali considerare “non a scopo di lucro”. E sta procedendo allegramente, e voracemente, verso la privatizzazione di tutti i servizi. Tutto in mano ai privati, dunque, e, solo in via eccezionale, in mano pubblica. Questa è la linea. Del governo in carica e di tanti suoi sodali dell’opposizione.

Questa storia della privatizzazione dell’acqua è tutta nostra, tutta italiana, e l’Europa c’entra poco o niente. In Italia si sta facendo, in nome dell’Europa, ciò che l’Europa non ci ha chiesto di fare. Fantastico. Le lobbies economiche non potrebbero avere partner più fedele e solerte. Come fedeli e solerti furono, nel marzo 2006, al quarto Forum mondiale dell’acqua di Città del Messico, i membri della Commissione europea.
Nonostante il Parlamento europeo avesse definito l’acqua un diritto dell’umanità e non un semplice bene economico, i commissari europei ignorarono completamente la risoluzione del Parlamento europeo e tornarono a definire l’acqua un bene economico.

Non solo. Quando i parlamentari di Strasburgo chiesero conto della loro condotta, i commissari risposero di aver agito su mandato del Consiglio dei ministri della Ue , che in maggioranza erano favorevoli alla liberalizzazione dell’acqua. E così – questa è una di quelle “magie” europee a cui bisognerebbe rimediare prima che sia troppo tardi – un organo eletto dai popoli degli Stati membri, il Parlamento, è stato surclassato e messo alla berlina da un manipolo di signori nominati dai singoli governi.

L’Italia però ha qualcosa in più. L’Italia ha le facce di bronzo. Del governo e della cosiddetta opposizione. Capaci di votare tutti insieme appassionatamente – come hanno fatto Pd, Pdl, Udc e Lega Nord – a favore dell’emendamento presentato dalla coppia Filippo Bubbico- Giovanni Procacci (senatori del Pd).

L’emendamento dice che l’acqua, come risorsa, resta pubblica, ma la gestione dev’essere privata. Esattamente ciò che voleva il governo. Tanto è vero che il senatore Gasparri e il ministro Ronchi hanno elogiato e applaudito il duo Bubbico-Procacci, che si è poi vantato di aver scongiurato con il proprio emendamento la privatizzazione dell’acqua.

Non l’hanno bevuta, è il caso di dirlo, non solo i parlamentari Idv, che hanno votato contro, ma anche tre senatori del Pd – Luigi Zanda, Francesca Marinaro e Paolo Nerozzi – che non hanno votato.

Nel frattempo, mentre sta maturando l’idea di un referendum abrogativo, alcune Regioni hanno preannunciato ricorsi alla Corte Costituzionale contro il decreto-legge Ronchi. Tra queste, anche la Puglia, che ha l’acquedotto più grande d’Europa.

Nel 1999, il governo presieduto da Massimo D’Alema voleva vendere l’acquedotto pugliese all’Enel per 3.100 miliardi di lire, ma l’affare saltò anche per l’opposizione del “governatore” pugliese Raffaele Fitto, attuale ministro per gli Affari regionali.
Oggi, il “governatore” Nichi Vendola, all’improvviso, sotto elezioni e con addosso la voglia matta di ricandidarsi alla guida della Puglia, riscopre l’importanza dell’acqua pubblica.
Peccato che Vendola si svegli solo ora, dopo aver cacciato in malo modo dalla presidenza dell’Aqp Riccardo Petrella, membro del comitato internazionale per il Contratto mondiale sull’acqua, e averlo sostituito con l’ennesimo dirigente politicamente lottizzato.

E dopo aver fatto il sordo con chi gli chiedeva di muoversi per proporre una legge regionale che scongiurasse il rischio di lucrare sull’acqua. Ora, probabilmente, vuol far credere che lui, almeno sull’acqua – non dico la Sanità, ma l’acqua -, è diverso da Ronchi, Gasparri, Bubbico e Procacci.
Ah, be’… Sì, be’…

Acqua, bugia “europea” e porcata italiana, Carlo Vulpio, dal suo Blog

Con l’acqua e’ in ballo la vita!

Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali , come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie- così afferma il Decreto- di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio” industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa. Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.

E’ la vittoria del mercato, della merce, del profitto. Cosa resta ormai di comune nei nostri Comuni?E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni ,oggi, portata avanti brillantemente dalla destra .A farne le spese è sorella acqua .Oggi l’acqua è il bene supremo che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’incremento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta politica gravissima che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese, ma soprattutto dagli impoveriti del mondo( in milioni di morti per sete!)
Ancora più incredibile per me è che la gestione dell’acqua sia messa sullo stesso piano della gestione dei rifiuti!Questa è la mercificazione della politica! Siamo anni luce lontani dalla dichiarazione del Papa Benedetto XVI nella sua recente enciclica Caritas in veritate dove si afferma che l’”accesso all’acqua” è” diritto universale di tutti gli esseri umani senza distinzioni e discriminazioni”.Tutto questo è legato al “diritto primario della vita”.La gestione dell’acqua per il nostro Governo è assimilabile a quella dei rifiuti! Che vergogna! Non avrei mai pensato che la politica potesse diventare a tal punto il paladino dei potentati economico-finanziari. E’ la morte della politica!

Per cui chiedo a tutti di:

protestare contro questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di e.mail ai vari ministeri…
-chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;
-chiedere con insistenza alle forze politiche di opposizione che dicano la loro posizione sulla gestione dell’acqua e su queste Modifiche alla 23 bis;
-premere a livello locale perché si convochino consigli comunali monotematici per dichiarare l’acqua bene comune e il servizio idrico “privo di rilevanza economica”;
-ed infine premere sui propri consigli comunali perché facciano la scelta dell’Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico: è l’unica strada che ci rimane per salvare l’acqua
.

Sarà solo partendo dal basso che salveremo l’acqua come bene comune, come diritto fondamentale umano e salveremo così anche la nostra democrazia.
E’ in ballo la Vita perché l’Acqua è Vita.

Con l’acqua e’ in ballo la vita!, Padre Alex Zanotelli, L’Altra Sciacca

“Un mondo di palle”: il dramma dei rifiuti in Campania

Padre Alex Zanotelli è intervenuto al primo forum sull’ambiente e la cittadinanza attiva, organizzato in Calabria, e l’evento non poteva ricevere battesimo più appropriato. È stato un coro unanime per la difesa delle risorse principali della: l’acqua, ormai privatizzata, e in mano ai nostri cugini d’oltrape, quelli della Veolia francese. E da questa il suolo, ricoperto dai rifiuti, gli anni di commissariamento per l’emergenza che non ha fatto niente per risolvere il problema, se non proporre la costruzione di altri inceneritori, in Campania come in Calabria.

Alex Zanotelli nel palazzo Nieddu di Locri ha denunciato la gestione campana che ha portato alla drammatica emergenza rifiuti: “Voi sarete i prossimi, dopo i campani. Lo ha già deciso la malapolitica”, ha detto rivolgendosi ai calabresi. Poi esorta “Vi malediranno i vostri figli se starete inermi. Il mondo sta morendo!”.

“Mi sento profondamente un campano oggi” – ha aggiunto il padre comboniano che ha annunicato – “Sabato prossimo presenteremo al campo di lavoro di Cosenza: “Un mondo di palle”. E’ la storia drammatica dei rifiuti”.

Ecco una sintesi dell’intervento tenuto a Locri da Padre Alex Zanotelli:

“Io sono qui più che altro per provocarvi. Siamo partiti da Napoli, ci siamo fermati sempre a Cosenza, partiamo domani con un campo di lavoro. Voi non avete l’angoscia di chi è a Napoli sente dentro. Un’angoscia mortale nel senso di essere sotto una cappa di piombo per cui sai già di essere stato condannato a morte. Fra l’altro una delle domande grosse che ci stiamo ponendo in questi giorni è: ma perché i poteri forti, il potentato economico finanziario, hanno deciso di far fuori la Campania? Siamo arrivati a questo tipo di domande che a me, personalmente, feriscono profondamente. Mi sento profondamente un campano oggi. Sabato prossimo presenteremo al campo di lavoro di Cosenza: “Un mondo di palle”. E’ la storia drammatica dei rifiuti. C’è la voce di un ragazzo che in maniera molto sarcastica racconta un’altra nazione rispetto a quella che ha. È devastante! Permettetemi di trarre due conclusioni. Vorrei essere molto pratico. Io stasera non voglio andare via se prima non nasce da parte di tutti voi non solo la volontà di costituire un comitato, ma di creare un coordinamento, una rete calabra, che metta insieme questi gruppi che stanno lavorando. Se non vi metterete insieme morirete! Moriremo insieme! Non aspettatevi nulla dall’alto. L’unica speranza nasce dal basso. Vorrei dirvi due cose.

Prima di tutto: l’acqua. Le notizie sono sempre drammatiche. Fra poco a Copenaghen, la grande conferenza dell’Onu sul clima non ha neanche incluso il problema “acqua”. Eppure è il problema fondamentale che doveva essere toccato a Copenaghen. Voi vi domanderete: cosa c’entra l’acqua con Copenaghen? Guardate che il clima sta cambiando (non mi venite a raccontare di qualche scienziato prezzolato, pagato dalle multinazionali, che vi dice il contrario). Oggi avete un esercito di due mila e cinquecento scienziati, il cosiddetto: AIPAS, che è il perno internazionale per i cambiamenti sociali, scelti in tutte le parti del mondo dall’Onu, che ci stanno dicendo delle cose che si rimane lì… Il problema è salvarci dalla catastrofe, se sorpassiamo di due gradi centri gradi (di surriscaldamento della terra, ndr) è finita. Guardate che non sappiamo che razza di meccanismi ci saranno, questo ce lo dicono gli scienziati. Per cui, il primo fenomeno che ci salverà sarà l’acqua. Guardate che basta un centigrado e mezzo in più per sciogliere tutto: Polo Nord, Polo Sud, ghiacciai. Ci salveranno buona parte delle falde idriche.

Questo è il problema. Guardate che voi in Calabria, gli scienziati vi dicono che da Napoli in giù, il Sud è destinato alla desertificazione. Ma bisogna essere imbecilli ad affidare l’acqua ai privati in un contesto del genere! La situazione è grave perché a Istanbul la banca mondiale e il forum mondiale dell’acqua, sostenuto dalla banca, hanno detto che l’acqua è un “bene economico”, neanche hanno parlato di diritti. In Italia il 6 agosto scorso, mentre eravamo un po’ tutti spaparazzati al mare, il governo Berlusconi ha deciso con quel decreto Tremonti, numero 133 in cui c’è incluso il 23 bis, che tutti i Comuni entro il 31 dicembre 2010 dovranno mettere a gara le proprie reti idriche. Sono decisioni criminali per me. Capite bene che situazione abbiamo fra le mani. E il Parlamento ci ha depositato la legge d’iniziativa popolare che non riusciamo a tirare fuori. Ho parlato pochi giorni fa con Luigi De Magistris e gli ho detto di darci una mano anche a Roma per vedere di mettere insieme un po’ di parlamentari di tutti i partiti per il problema dell’acqua. Guardate che non andiamo da nessuna parte. (…) Qui in Calabria il problema non è la Sorical ma è Veolià. Veolia è la più potente multinazionale al mondo dell’acqua. E capite cha ha già messo le mani sulla vostra acqua, sull’adduzione dell’acqua. E con i rifiuti ha in mano anche Gioia Tauro.

E capite le condizioni: Acqua – Rifiuti. Ma chi mai ha affidato a Veolia questa decisione? Iniziate a porvela questa domanda. Se non si ragiona non se ne esce più. Il fatto che avete affidato a Veolia la vostra acqua è di una gravità incredibile! (…) Le cose che ci restano da fare sono: una, cominciare dai Comuni, iniziare ad entrare nei consigli comunali e porre il problema, chiedere che il consiglio comunale venga fatto in piazza, che si discuta in mezzo alla gente il problema acqua. Se non si parte dalla base, non si arriva a nulla; due, i comitati dell’acqua dovrebbero crescere in ogni paesino di questa regione, e poi il connettersi, fare rete. Da soli si conta poco, ma se ci si mette insieme. (…) La mia perorazione di questa sera è proprio questa: mettere insieme tutti i gruppi della Calabria. E non mi venite a dire che è impossibile. Ci siamo riusciti in Campania. So che la geografia di questa regione è più difficile dalla Campania. (…) L’acqua è il bene più prezioso. Volevo aggiungere una cosa: avrei voluto vedere molti più preti questa sera. Il Papa in “Caritas veritatem”, l’ultima enciclica sociale, parla dei diritto all’acqua. Questi discorsi che vi faccio qui dovete chieder ai vostri parroci di farveli in Chiesa, nella catechesi, nel catechismo.

L’acqua è vita! Dio è il Dio della vita. Ci ha impiegato 4 miliardi e 700 milioni di anni per regalarci questo incredibile e stupendo pianeta e noi lo stiamo distruggendo tutto nel giro di pochissimo tempo. Se la Chiesa è per la vita, non può esserlo solo sull’aborto e sull’eutanasia, lo deve essere su tutte queste questioni perché sono questioni di vita. Guardate che le classi deboli della Campania non riusciranno a pagare. L’altar sera ero a Sarno e una donna con quattro bambini è arrivata con un bolletta di duemila e cinquecento euro da pagare. Ma chi paga l’acqua? Privatizzata nell’Ato 3 della Campania(…). Se oggi avete 50 milioni morti di fame, domani, con la privatizzazione, ne avrete 100 milioni di morti di fame(…). Il problema dei rifiuti. È quello che mi angoscia di più perché vengo da una Napoli che oramai… colpa vostra! Il grande mago Merlin (Berlusconi ndr) l’anno scorso si è presentato in televisione e ha annunciato con la bacchetta magia che il problema dei rifiuti a Napoli era risolto. E tutti noi a crederci. (…) Non avete idea della sofferenza che mi porto dentro.

La Campania, e per favore quello che sto dicendo della Campania fate i parallelismi con la Calabria: la pagherete alla stessa maniera! Il mago lo ha già detto: siccome il sistema, ‘o Sistema, funziona lo esporterò in Calabria. Siete i prossimi. Cosa è avvenuto? Per vent’anni la Campania è stata il serbatoio dei rifiuti tossici. Se l‘industria del Nord ha tirato è stato possibile perché non ha pagato per i rifiuti tossici che produceva. (…) Non avete idea del macello che abbiamo! Il triangolo della morte. Nola, Marigliano, Acerra, a nord di Napoli, Giuliano, alle campagne del casertano. Guardate è un disastro. E cosa è che producono i rifiuti tossici: nano particelle. Che bombardano chi? Le donne incinte e i neonati. Le malattie le vedete dopo. Quindi capite bene che razza di assurdità abbiamo subito. Su questo territorio già martirizzato della Campania c’è arrivata l’atra tegola, voi avete dodici anni di commissariato, noi ne abbiamo quindici, di emergenza rifiuti. Ma ci può essere un’emergenza che dura quindici anni? Un’emergenza portata avanti da dieci commissari straordinari eletti dai vari governi, quattro governi Berlusconi, due governi Prodi, un governo Amato, e un governo D’Alema. Dal 1994 d oggi questi commissari sapete cosa hanno fatto? Hanno fatto affari.

La politica non c’è più oggi. La politica serve a coprire i grandi affari. La politica fa business. E cosa è successo? questi commissari si sono trovati nel pentolone dei rifiuti e insieme hanno fatto affari d’oro: camorra, e istituzioni. Ascoltate bene queste parole perché toccherà a voi la stessa ed identica cosa. Sapete perché voglio costruire gli inceneritori? Per tre motivi. Primo, perché costano 250 milioni di euro. Sapete quanti sono? Secondo, bruciando ottengono elettricità che vendono all’Enel. Terzo, quando tornate a casa stasera guardatevi le bollette della luce. Noterete che ogni famiglia paga alla fine dell’anno più sette per cento in più che va all’Enel che la dà al Governo. Per cosa? Per l’energia rinnovabile. Ma non va all’energia rinnovabile. Unico caso in Europa. Va all’energia prodotta dall’inceneritore. Se non ci fosse questo benedetto Cip 6, non ci guadagnerebbero. Ed ecco perché vogliono a tutti i costi incenerire.

Leggete il libro di Paolo Raditti: “Eco balle”, e vi troverete la fotocopia di una lettera dell’Abi(Associazione banche italiane) che dice all’Imprengilo: “Vuoi un altro prestito? Te lo diamo, purché non venga fatta raccolta differenziata!” . Non la si vuole la raccolta differenziata! Politicamente! Non ci può essere raccolta differenziata. Infatti cosa è successo in Campania con il disastro 2008? È stato costruito ad arte per convincerci tutti che l’unico modo per risolvere il problema dei rifiuti era: inceneritori e mega discariche! Ed è entrato il grande mago. Il decreto 90 impone alla Campania dodici mega discariche e quattro inceneritori. Se i quattro inceneritori entreranno mai in funzione in Campania, noi campani dovremmo importare rifiuti da fuori. Non ne produciamo abbastanza, e questo ci viene imposto con la forza dell’esercito. Su tutti questi siti, Acerra, Chiaiano, trovate scritto: “Siti di sicurezza nazionale” e l’esercito, è l’occupazione militare del territorio”.


“Un mondo di palle”: il dramma dei rifiuti in Campania, Costiera

Appello: Portiamo l’acqua a chi non ce l’ha!

Ricevo e pubblico perchè confido nella generosità di tutti quelli che passano da questo blog e possono anche non essere miei lettori abituali, perchè di fronte ai diritti umani siamo tutti cittadini dello stesso Paese.

Grazie

Ciao,

Dal 10 al 18 novembre sarà attiva una campagna di raccolta fondi tramite SMS solidale. Il ricavato sarà devoluto a ACRA, Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina, ONG che da 40 anni opera nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo.

Manda un SMS al 48583 da telefono Tim, Vodafone, Wind e 3 (1 euro) o telefona da rete fissa Telecom Italia (2 euro).

I fondi raccolti contribuiranno alla realizzazione del progetto “Acqua potabile e servizi sanitari di base in 14 villaggi del distretto di Njombe, Tanzania” per la costruzione di un acquedotto di 80 chilometri che distribuirà acqua potabile attraverso 350 fontane pubbliche che disseteranno 42.000 persone.
L’acquedotto verrà gestito direttamente dalla popolazione locale tramite il consorzio intervillaggio che ACRA sta contribuendo a creare. Verranno inoltre costruite 3000 latrine e l’intera popolazione sarà coinvolta in corsi di educazione igienico-sanitaria tesi a diffondere una nuova cultura dell’acqua improntata ai principi dell’accesso, della partecipazione e della sostenibilità.

Il progetto è sostenuto attivamente anche da Zelig e nella trasmissione andata in onda il 10 novembre Claudio Bisio e Vanessa Incontrada hanno lanciato un appello a tutti gli ascoltatori.

Dammi una mano, fai circolare questo messaggio a tutti quelli che conosci.
Insieme possiamo fare tanto!

Se vuoi altre informazioni, vai sul sito www.acra.it

Veltrusconi vuole privatizzare l’acqua


Pubblico, qui di seguito, una lettera che Padre Alex Zanotelli ha inviato a Beppe Grillo:

“Caro Beppe,
nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua.

Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua …… queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male.

Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti!

Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali.
I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.

Stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!

Concretamente cosa significa tutto questo?

Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati.
Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%!
Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina!
Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina!
L’obiettivo?
Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.

E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa.

Non possiamo lasciarli soli!

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.

Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.

Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.

A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).

Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?

Ma cosa succede in questo nostro paese?
Perchè siamo così immobili?
Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua?

Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra. Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”

Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua?

L’acqua è vita.

“L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!

Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.

L’acqua non è una merce

Riporto una lettera di Padre Alex Zanotelli, inviata al blog di Beppe Grillo, affinchè non si abbassi l’attenzione da parte di tutta la parte sana della società civile relativa alla denuncia in atto contro la privatizzazione dell’acqua che il governo del “nano capitalista” vuole riproporre mercificando un bene comune.

Caro Beppe,
nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).
Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.
Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.“ Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!
Concretamente cosa significa tutto questo? Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati. Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!
L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.
Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.
A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).
“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili? Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?
Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.


padre Alex Zanotelli

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