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Amianto, è strage in Puglia?

La notizia del pronunciamento della Cassazione che condanna il vecchio amministratore della Fibronit di Bari (chiusa nel 1985) per omicidio colposo e reo di non aver fatto tutto quello che era in suo potere per evitare che alcune persone si ammalassero e morissero a causa dell’amianto, a prescindere se queste fossero delle manovalanze della fabbrica o semplici cittadini esposti in quanto residenti a ridosso dell’ecomostro, mi spinge a fare alcune considerazioni su questo problema terribile che nella nostra città, da qui al 2020 – anno in cui è stimato il picco di decessi – rischia di mietere appunto molte altre vittime innocenti. Come ho già raccontato su questo blog, alcune settimane fa ho avuto la possibilità di partecipare alla rassegna Eternit(à) nel corso della quale è emerso, tra i vari aspetti degni di nota, quanto segue (tratto dal sito del Comitato Fibronit):

“Dal mesotelioma si può guarire se solo si unissero le forze fra Pubblico e Privato con i dovuti finanziamenti alla ricerca. Non dobbiamo disperare, ma convincerci che si tratta di un male contro cui si può e si deve lottare. Dobbiamo credere in una cura risolutiva”. (Link linee guida)

La dottoressa Musti, responsabile del Registro Mesoteliomi della Puglia, ha raccontato che in esso sono elencati oltre 800 casi, con una maggioranza di maschi e che il 93% sono di natura pleurica. Ma se a Bari l’origine della malattia può ricercarsi nell’esposizione ambientale, nella già ferita Taranto bisogna indagare nell’ambito della cantieristica navale. E di quest’altra delicatissima vicenda, proprio in questi giorni, ne ha scritto la bravissima Stefania. È la storia dell’Arsenale di Taranto e di almeno 500 marinai ammalati o morti per l’amianto in tutta Italia.

Una vicenda che ha origine almeno 40 anni fa. Con i vertici della Marina Militare che conoscevano il dramma dell’amianto già 40 anni fa. Lo rivela un carteggio riservato che l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ricostruito e ha inviato al magistrato Sergio Dini che a Padova sta terminando l’inchiesta proprio sulle morti di marinai in tutta Italia. Il carteggio riguarda uno studio realizzato nel 1969 dall’Università di Bari e relativo all’Arsenale di Taranto dove si stavano manifestando i primi casi di malattie asbesto correlate. Su 269 persone esaminate, 27 presentavano sintomi di malattie asbesto correlate e per altri 42 casi c’erano alte probabilità. Un grosso rischio per i lavoratori, ma anche per tutta la città poiché presso l’Arsenale attraccavano e venivano coibentate le navi con amianto. Da qui la richiesta dell’Università di ampliare la ricerca, ma per esigenza di spesa la Direzione Generale Militare decise di «procedere a campione». A ottobre il Ministero della Salute ha diffuso il progetto Sentieri secondo cui a Taranto c’è +211% di mesoteliomi pleurici per le donne e +419 per gli uomini.

In attesa che la magistratura faccia il suo corso, inchiodando tutti quei funzionari pubblici o privati  irresponsabili che non facendo il proprio dovere hanno contribuito ad annientare la vita di decine e decine di persone, e che dalla ricerca possano presto arrivare buone notizie su possibili terapie contro il mesotelioma pleurico, la Puglia e i pugliesi attendono con impazienza l’approvazione definitiva dell’innovativo Piano Regionale Amianto (con il via libera che, a quanto pare, non dovrebbe tardare ad arrivare nelle prossime settimane dalla Giunta Regionale).

Questo rappresenterà uno strumento certamente utile sia perché fornirà le conoscenze e le norme rispetto alle quali poter censire l’amianto ancora presente in grande quantità sul nostro territorio sia per poter bonificare in modo sicuro e virtuoso i siti attualmente inquinati. Come era (è?) la Fibronit di Bari per il cui completamento della bonifica pare siano state trovate finalmente le risorse necessarie e poter procedere, perciò, in tempi ragionevoli all’indizione da parte del Comune di Bari del bando che dovrebbe portare alla realizzazione del grande Parco della Rinascita.

È necessario il contributo massimo di tutti per fermare quella che è a tutti gli effetti una strage. Silenziosa e dolorosa, per tantissimi. A Bari, a Taranto, a Messina, in tutto il Paese i cittadini continuano a morire. E tutto questo è semplicemente inaccettabile.

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Amianto: proposte per limitarne l’effetto letale

In questi giorni a Bari è in corso di svolgimento, e durerà fino al prossimo 30 novembre – con martedi 27 giornata da non perdere assolutamente con un convegno scientifico con i più autorevoli esperti italiani della materia che si battono da anni negli ambiti della prevenzione della ricerca e della bonifica – la rassegna Eternit(à), qui presentata con la videointervista ad uno degli organizzatori, la cui finalità principale è quella di sensibilizzare tutti i cittadini sul tema dell’amianto, della patologie ad esso collegate, della prevenzione sanitaria indispensabile e della bonifica dei siti inquinanti. Ecco il Programma della rassegna “Eternit(à)”. Mercoledi scorso, nel corso della prima giornata, due sono stati i momenti salienti: la proiezione del documentario – censurato da tutte le emittenti televisive nazionali – “Polvere. Il Grande Processo dell’Amianto” e la presentazione del libro “Amianto. Processo alle Fabbriche della Morte” di Giampiero Rossi, edito da Melampo.

Il documentario. Il 70% della popolazione mondiale è ancora esposto all’amianto. Nel mondo 100.000 persone muoiono ancora ogni anno a causa di questa fibra killer. La produzione di amianto nel mondo è tornata a crescere, grazie all’enorme consumo delle economie in rapido sviluppo come India, Cina e Russia. La lobby dei paesi esportatori è potentissima e agisce nelle sedi internazionali per influenzare le politiche dei singoli paesi. L’amianto è un business a cui pochi sono disposti a rinunciare. “Polvere. Il Grande Processo dell’Amianto” è il documentario che a partire dai primi mesi delle udienze del processo svoltosi a Torino – con la partecipazione allo stesso di un piccolo ma tenace gruppo di (ormai anziani) attivisti di Casale Monferrato che hanno speso la loro vita per ottenere giustizia per i quasi 3000 morti – racconta la silenziosa strage degli innocenti che si consuma in tutto il mondo. Gli accusati sono stati condannati in primo grado a 16 anni per disastro ambientale doloso permanente e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Il libro. “Amianto. Processo alle Fabbriche della Morte” racconta la lotta dei cittadini e dei lavoratori di Casale Monferrato che, con tenacia e determinazione, hanno ottenuto che a Torino fosse disputato il primo processo contro la multinazionale svizzera Eternit. Un processo conclusosi con un verdetto eccezionale e dalla valenza mondiale. Un processo definito da Rossi una “piccola Norimberga”, per le centinaia di testimonianze e per le atrocità delle sofferenze patite dalle vittime. Rossi fornisce al lettore la possibilità di percepire l’atmosfera che si veniva a creare nelle aule del tribunale, riesce a trasmettere le emozioni di quanti ogni lunedì, per più di due anni, hanno preso il pullman alle 6 di mattina in Piazza Castello a Casale per trovarsi in aula puntuali a Torino. Una giustizia che si costruisce giorno per giorno, che si rivendica contro chi ha il potere di negarla o, ancora peggio, di far passare come legittime condizioni di lavoro e di vita quelle pratiche omicide dettate unicamente dalla logica del profitto.

Anche la nostra città soffre a causa di un disastro ambientale provocato dall’amianto, quello della Fibronit; ma i drammi privati e sociali legati all’inquinamento sono ingenti nella nostra regione, basti pensare all’Ilva. Non bisogna arrendersi, però. Bisognerebbe investire le migliori energie del Paese per provare a contrastare il male dei prossimi anni che – come ha dichiarato il Ministro Balduzzi in questa occasione – determinerà il picco di decessi entro il 2020. In Lombardia, perciò, come si evince dal blog di Pippo, stanno lavorando da tempo sul tema predisponendo un disegno di legge che verta sugli aspetti seguenti. Per non perdere la fiducia e la speranza. Per non abbandonare i malati a un destino ineluttabile.

Sulla questione sanitaria per la prima volta si costituisce un Fondo per le politiche di sostegno per i malati asbesto correlati; la Giunta è tenuta a individuare le aree di criticità per anomalie di morti e di ammalati asbesto correlati; i Dipartimenti oncologici provinciali (oltre alle Cliniche del Lavoro) vengono investiti direttamente della responsabilità dei percorsi di screening e di cura e si interviene su un problema di comunicazione tra Inail e Asl. Sulla questione ambientale si rende per la prima volta obbligatorio il dichiarare, per il censimento, la presenza dell’amianto nei manufatti (chi non lo fa è sanzionato); si spinge sulla collaborazione tra Comuni, Province e Asl; sono previste le linee guida per le localizzazioni di discariche e la ricerca di tecnologie innovative per il suo smaltimento, oltre alle discariche in sicurezza; si prevedono agevolazioni di finanziamenti per la bonifica dei tetti e la loro sostituzione con tetti fotovoltaici. Per andare ancora più in là, bisogna insistere nella richiesta di finanziamenti per le politiche di sostegno e per le bonifiche dei tetti; introdurre nelle linee guida un meccanismo che preveda discariche su bacini provinciali e non grandi discariche (lo abbiamo posto come problema, è anche condiviso ma non si è trovato il modo per superare la normativa vigente che considera l’amianto rifiuto speciale, a libero mercato non soggetto a pianificazione pubblica); chiedere, dopo l’obbligatorietà della denuncia dell’amianto presente, una graduale obbligatorietà della bonifica e dello smaltimento dello stesso (anche questo è stato posto, in parte condiviso, ma una sentenza contraria del Consiglio di Stato su una legge della Toscana, non lo ha al momento reso possibile); introdurre l’obbligo di certificazione amianto negli atti di compravendita e affitto immobili. Da ultimo, promuovere i progetti sperimentali, come quello avviato dal Comune di Limbiate (Limbiate amianto free, lo trovate qui) perché mappatura e smaltimento dell’amianto possano essere affrontati non dai singoli cittadini, ma in forma associata, per ridurre costi e tempi degli interventi su scala locale. Un progetto pilota, che potrebbe essere esteso a tutti i siti da bonificare, con un grande sollievo per i cittadini, in un momento di crisi economica come l’attuale.

Amianto: esistono le linee guida per la cura

L’intervista a Lillo Mendola, Vicepresidente dell’Associazione di Bari “Familiari delle vittime di amianto”, tema di cui mi interesso ed occupo da tempo, a pochi giorni dalla settimana di eventi di sensibilizzazione che si svolgeranno in città. Uno degli aspetti toccati in questa nostra chiacchierata è la poca conoscenza che hanno, ad oggi, soprattutto i medici relativamente alle linee guida europee elaborate con l’intento di fornire un valido ausilio a chi si scontra con quel brutto male che è il mesotelioma pleurico.

Fibronit: è mistero sulla task force medica

Quasi un mese fa, dopo aver partecipato all’Assemblea del Comitato Cittadino Fibronit e averne scritto anche per Epolis Bari, ho avuto l’opportunità ed il piacere – nonostante ci si punzecchi spesso – di confrontarmi con il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, relativamente alla task force medica.

  1. GiuseppeMilano
    Dove è la task force medica per la diagnosi precoce contro i mali provocati dall’#amianto? @micheleemiliano http://wp.me/p27ZmN-tW #bari
    Mon, Oct 15 2012 07:59:57
  2. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano la task force medica da 30anni e’ l’lstituto di Medicina del lavoro dell’Universita’ di Bari
    Mon, Oct 15 2012 09:19:50
  3. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano a cui la regione puglia ha tagliato i fondi. E anche per questo l’ex assessore palmiotti aveva previsto tale strumento.
    Mon, Oct 15 2012 09:30:38
  4. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano non mi risulta, non possiamo mettere insieme un’attivita’ medica cosí complessa al Comune in sovrapposizione alla Regione
    Mon, Oct 15 2012 09:38:11
  5. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano talmente è vero, purtroppo, quel che afferma il comitato fibronit, non io, che molti malati oggi vanno a brescia. informati
    Mon, Oct 15 2012 09:55:50
  6. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano é difficile capirlo ma per un comune e’ vietato costituire un equipe medica professionale che faccia diagnosi precoce
    Mon, Oct 15 2012 09:59:17
  7. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano non esiste alcun atto dal quale emerge impegno Comune a dar vita a task force diagnosi precoce. Sarebbe illegittimo.
    Mon, Oct 15 2012 10:01:09
  8. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano quindi la conclusione è che palmiotti senza il suo parere positivo si è inventato una cosa documentata che non poteva fare
    Mon, Oct 15 2012 10:01:12
  9. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano é probabile che chi ha fatto l’affermazione attribuendola a Palmiotti si sia clamorosamente sbagliato.Chiedi a Palmiotti.
    Mon, Oct 15 2012 10:03:14
  10. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano illegittimo perché la competenza è solo regionale? e perché vista la gravità la regione ha tagliato fondi cosi importanti?
    Mon, Oct 15 2012 10:03:14
  11. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano chiederò delucidazioni anche ai responsabili del comitato fibronit, naturalmente.. proprio per un fatto di rispetto
    Mon, Oct 15 2012 10:04:30
  12. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano la Regione ha per legge (Costituzione) la competenza esclusiva su diagnosi e cura attraverso ASL
    Mon, Oct 15 2012 10:06:50
  13. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano si ma la costituzione dice anche, all’art. 32, che i sindaci sono responsabili della salute dei cittadini, o ricordo male?
    Mon, Oct 15 2012 10:08:49
  14. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano art.32 Cost. Non si riferisce mai ai sindaci, ricordi male.
    Mon, Oct 15 2012 10:36:05
  15. micheleemiliano
    @GiuseppeMilano art.117 Cost. dispone che la tutela della salute rientra nella potestà legislativa “concorrente” dello Stato e delle Regioni
    Mon, Oct 15 2012 10:40:42
  16. GiuseppeMilano
    @micheleemiliano grazie per le risposte e la piacevole chiacchierata.. 🙂
    Mon, Oct 15 2012 11:23:43

Mesotelioma pleurico: allarme a Bari?

Lo avevo anticipato qui. Ecco l’articolo pubblicato su Epolis, da me scritto, dedicato all’Assemblea del Comitato Cittadino Fibronit. Non ripeto le cose che in esso si possono leggere. Ma nel grande e grigio mosaico “Amianto” credo sia opportuno aggiungere qualche altra tessera. La prima: trovo grave che senza un apparentemente congruo approfondimento sia stata cassata la proposta di buonsenso del Pm di Torino, Raffaele Guariniello, di istituire una Procura Nazionale sugli Infortuni sul Lavoro. La seconda: è certamente positiva l’intenzione di alcuni ministri di mappare, rispetto alla presenza di amianto, tutti i siti industriali italiani, ma credo, potrò sbagliare, che sia analogamente urgente e necessario prevedere uno screening nazionale di tutti i malati effettivi o potenziali per provare ad intervenire tempestivamente con le cure. La terza: Angela Barbanente, Assessore Regionale per la Puglia all’Urbanistica, ha diramato una nota con cui accoglie positivamente il parere del Consiglio di Stato che, con apposita sentenza, ha accolto gli appelli proposti dalla Regione e dal Comune di Bari avverso la sentenza del Tar Puglia relativa alla variante che azzerava la capacità edificatoria dell’area Fibronit destinandola a parco urbano: in quell’area ora non si può (e non si deve) costruire nulla.

Attraverso i dati rilevati direttamente dal ministero della Salute attraverso i suoi osservatori epidemiologici sappiamo che ad oggi sono 12 i siti di “interesse nazionale” per la presenza di amianto e 34 mila i luoghi censiti come pericolosi (373 inseriti nella classe I di pericolosità). Al 2009 erano state bonificate 379 mila tonnellate di amianto-cemento (quasi tutte all’estero, soprattutto in Germania), ma si calcola che ancora debbano essere smaltite 32 milioni di tonnellate, il 99 per cento del totale prodotto in Italia. Dal dopoguerra fino al 1992, anno di messa al bando nel nostro territorio dell’estrazione e della produzione, dell’importazione, dell’esportazione e della commercializzazione sia dell’amianto che dei prodotti che lo contengono, c’è stato un consumo di 3,5 milioni di tonnellate di amianto grezzo. Le previsioni sulle malattie e i decessi correlati dicono che la fase d’apice arriverà tra il 2015 e il 2020, visto che la contaminazione può avere un periodo di latenza di 30-40 anni.

Non dimentichiamoci delle vittime dell’amianto

Ieri sera, presso i saloni della Chiesa di San Francesco d’Assisi a Japigia, si è svolta l’Assemblea del Comitato Cittadino Fibronit, a cui ho avuto il piacere di partecipare. Ne ho scritto, spero, decisamente meglio nell’articolo che uscirà domani per Epolis, ma qualcosa di allarmante occorre dirla subito, con amarezza e preoccupazione, non certamente per creare dell’ambiguo allarmismo sociale. Nell’ultimo mese e mezzo circa si sono ammalate altre sei persone di mesotelioma pleurico. Gli interventi di bonifica sono fermi e non conclusi. La task force prevista dall’ex Assessore Palmiotti per velocizzare la definizione della diagnosi non è mai stata messa in condizione di operare. Intorno alla Fibronit, nonostante gli sforzi profusi dal comitato in questi anni per evitarlo essendo il sito contaminato, qualche impresa vuole costruire nuove palazzine. I fondi assicurati dalla Regione per realizzare il grande Parco della Memoria sono insufficienti. Si ha, pertanto, la percezione che questa Amministrazione, con le proprie scelte che incidono pesantemente sulla nostra quotidianità, non si stia assumendo la propria parte di responsabilità, per cambiare, in meglio, le drammatiche situazioni vigenti.

L’amianto ne ammazza altri 30 mila?

La stima, prudente e in difetto, è dell’Osservatorio Nazionale Amianto per cui sarebbero oltre 30 mila le persone (tra ragazzi, docenti, bidelli e personale amministrativo) che fruiscono degli spazi delle circa 2400 scuole italiane dove è presente l’amianto, a 20 anni di distanza dalla messa al bando. Ma il problema, oltre che per le scuole, si pone anche per tutte le non poche strutture militari disseminate nel Paese, dove ancora oggi tutti i militari o gli ufficiali sono sottoposti al rischio di ammalarsi di mesotelioma pleurico, male ad oggi incurabile che può manifestarsi in tutta la sua gravità anche dopo 30 e passa anni dall’esposizione alle fibre di amianto. E sempre a proposito di amianto, tema di cui mi interesso da tempo, e in attesa di leggere il libro-inchiesta di Giampiero Rossi edito da Melampo, credo valga la pena leggere questa intervista di Nando Dalla Chiesa alla straordinaria Romana Blasotti Pavesi, la ottantatreenne di Casale Monferrato che dopo aver perso cinque familiari nell’arco di trent’anni a causa proprio dell’amianto, con una dignità davvero esemplare è riuscita ad organizzare la protesta civilissima di tutti i familiari delle vittime che hanno avuto, dopo decenni, giustizia, nel noto processo contro i proprietari dell’Eternit. I quali sono stati pesantemente condannati per aver tenuto per molto tempo all’oscuro gli operai sui rischi dati da quella polverina letale con cui si sono realizzati, combinata con il cemento, coperture di siti industriali, scuole, caserme, porti, uffici pubblici. Non per niente, subito dopo questo primo storico processo, il pm Guariniello ha sostenuto l’urgenza e l’utilità di creare una Procura Nazionale Ambientale con l’intento di preservare l’integrità fisica dei lavoratori, la possibilità di lavorare in modo sicuro e contestualmente di non scempiare sempre di più quella grande risorsa che è il nostro paesaggio. Sperando che non restino parole al vento. Le puntate precedenti: qui e qui.

Puglia: una terra da bonificare

Linkiesta ha pubblicato oggi un elenco particolare: tutti i siti inquinati presenti nel Paese. Sono 57. E sono stati già spesi, talvolta sprecati, diverse centinaia di milioni di euro per interventi in parte inefficaci. In Puglia troviamo 4 aree da bonificare: il polo chimico di Manfredonia, il petrolchimico e le due centrali elettriche a carbone di Brindisi, l’ acciaieria Ilva e la raffineria Eni di Taranto, la Fibronit di Bari. Questo elenco mi consente di fare un commento sul problema dell’amianto, uno di quelli che ancora non occupa l’agenda politica dei nostri amministratori, i quali esprimono tutto il loro dolore quando intervengono decessi per mesotelioma pleurico, salvo poi disinteressarsene nuovamente dal giorno successivo. Alcuni giorni fa – come ci ha ricordato Legambiente – si è celebrato il ventennale dell’entrata in vigore della legge 257/92 con cui si mise al bando l’amianto in Italia.

Il CNR ha calcolato che ci sono oltre 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, mentre secondo i dati elaborati da Legambiente in un dossier ancora oggi sono in attesa di bonifica circa 50 mila edifici pubblici e privati, e 100 milioni di metri quadrati per strutture in cemento-amianto, a cui vanno aggiunti 600 mila metri cubi di amianto friabile.

Il dato pugliese è stato fornito qualche giorno fa, in conferenza stampa, direttamente dal Presidente Vendola.

Dai censimenti della Regione Puglia iniziati nel 2005 ci sono 5mila tetti di Puglia ancora composti da amianto, la massima parte concentrata nelle aree industriali: la stima fatta da Vito Antonio Uricchio, che ha partecipato alla redazione del piano amianto, è di 1 milione e 750mila metri cubi di amianto disseminati per la Puglia.

Legambiente, inoltre, nella sua nota evidenzia due aspetti fondamentali: il tema della salute perché in tantissimi continuano ad ammalarsi e a morire;

Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Registro Nazionale Mesoteliomi istituito presso l’Inail (ex Ispesl) (che dal 1993 censisce il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione di fibre di amianto) sono oltre 9 mila i casi riscontrati fino al 2004, con un esposizione che circa il 70% delle volte è stata professionale. Nessuna regione è esclusa. E si prevede che i casi tenderanno ad aumentare nei prossimi anni.

e quello della bonifica della aree inquinate dove si potrebbero collocare impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili per cui erano previsti minimi incentivi statali che sembrerebbero sparire se la bozza del Quinto Conto Energia restasse nella sua configurazione attuale.

Addirittura rischiano di essere cancellati anche provvedimenti positivi nella lotta all’amianto come l’extra-incentivo di 5 centesimi a kwh, previsto dal quarto conto energia, per chi sostituisce le coperture in eternit con pannelli fotovoltaici. Un provvedimento che ha permesso di realizzare ottimi risultati, come dimostra la campagna di Legambiente e AzzeroCO2 Eternit Free.

La partita, quindi, della bonifica prima e della riqualificazione urbanistica di tutte le aree contaminate è tutta da giocare. Ma ci vorrebbero squadre leali pronte a concorrere per uno sviluppo ecologico e sostenibile delle nostre città. E ad oggi sembra che gli unici pronti a scendere in campo siano i cittadini. Anche solo per non vedere stracciata la bandiera della memoria. La memoria di quanti, a causa dell’amianto, sono morti innocentemente e ingiustamente.

“Bisogna istituire la Procura nazionale ambientale”

Ad affermarlo Raffaele Guariniello a Venezia, in occasione della recente Giornata internazionale di studi sull’amianto, che si è svolta nella laguna per iniziativa dell’Iaes (International Academy of Environmental Sciences). Il magistrato, protagonista nel recente “Processo Eternit” dove, in nome delle oltre seimila parti civili, ha fatto condannare i proprietari della multinazionale svizzera che avevano ingannato per decenni i lavoratori non diffondendo notizie note sui rischi alla salute che essi stavano correndo, aveva ripetuto gli stessi concetti mercoledi scorso a Sabina Guzzanti, nella sua trasmissione. Concludendo che una vera riforma del lavoro non potrà mai essere giudicata oggettivamente “buona” se non contempla necessariamente anche due altre emergenze sociali: il lavoro nero e la sicurezza da garantire sui luoghi di lavoro. E, infine, anche a Bari, da decenni, abbiamo un problema con l’amianto. Abbiamo la Fibronit e tantissimi siti inquinati o da bonificare. E siti che andrebbero comunque censiti per diagnosticarne l’eventuale pericolosità ma, per incuria o per ignoranza o per malafede, non si procede. Dopo la sentenza di Torino, ebbi modo di sentire Nicola Muciaccia, Presidente della Circoscrizione Madonnella, tra i primi a raccontare e a denunciare le condizioni dei lavoratori della Fibronit di Bari, all’inizio degli anni ’70.

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