Archivi Categorie: Energia (Rinnovabile)

“Il Mezzogiorno deve credere di più in se stesso”

Su invito dell’ex Presidente della Fiera del Levante Gianfranco Viesti, è intervenuto a Bari, alcuni giorni fa, per un convegno dedicato alle Politiche di Coesione del Mezzogiorno, il nuovo Ministro alla Coesione Territoriale Carlo Trigilia. L’economista e docente universitario ha scritto un libro (che mi sono imposto di comprare) dal titolo “Non c’è nord senza Sud” che chiarisce perfettamente quale potrebbe e dovrebbe essere, in una società sempre più complessa ed articolata, il ruolo del Mezzogiorno d’Italia. Siamo un territorio con un capitale umano di qualità, nel quale si sta cercando di crescere non solo nel segno della sostenibilità ambientale, ma anche dell’innovazione.

Con l’intento di allargare il bacino delle nostre imprese che, secondo me, dovrebbero cooperare nel modo più strategico possibile per poter con buone possibilità competere nei mercati internazionali e affermare il “made in Puglia”. Ecco perché, probabilmente, la prima rivoluzione da fare, come hanno evidenziato sia il Ministro sia il Rettore Petrocelli, è di stampo sociale e culturale. Fortificare gli anticorpi etici delle nostre comunità perché è solo nella legalità che il Sud può risorgere.

Con passione, fiducia e speranza abbiamo un solo imperativo: andare avanti!

P.s. l’articolo seguente, qui, in formato pdf.

Da Trigilia scossa alle Regioni

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Il greenbuilding del futuro: gli ecoquartieri

Uno dei primi prototipi italiani che si sta elaborando è a Vicenza. Anche a Torino, con atto del consiglio comunale, hanno avviato la riqualificazione di un’ex area industriale dismessa molto estesa. In Europa, invece, già da tempo, la pratica del greenbuilding declinata a livello urbano e non soltanto residenziale è sostenuta da forze politiche ed imprenditoriali virtuose che hanno compreso quanto fondamentale sia l’adozione e la promozione di una visione sostenibile dell’edilizia e dello sviluppo. Noti sono gli esempi tedeschi di Friburgo e di Hannover, ma anche di Stoccolma e di Copenhagen. Senza dimenticare, tuttavia, il modello brasiliano di Curitiba.

Per arrivare all’obiettivo – magari attuando le disposizioni previste da questa nuova legge statale sull’obbligatorietà del verde urbano – ci sono diverse possibilità (qui e qui due esempi), ma muovendo alla realizzazione o riqualificazione secondo i dettami della bioedilizia del singolo involucro edilizio da un lato e dall’integrazione di servizi di qualità per elevare il tenore di vita dei cittadini dall’altro. Anche perché l’industria del cemento è destinata al fallimento, almeno per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

Secondo me, soprattutto nel Mezzogiorno, come è stato dichiarato nella rassegna sull’edilizia sostenibile svoltasi a Bari nei giorni scorsi da me seguita per Epolis (nel link seguente tutti gli articoli) “GreenWorkShop”, la via  più innovativa porta alla Casa Passiva Mediterranea: ossia una residenza che produca più energia (rinnovabile) di quella necessaria per la sua corretta gestione, realizzata con materiali locali e sostenibili secondo un ciclo di vita assolutamente eco-compatibile. Questo, peraltro, agevolerebbe la formazione di una filiera artiginale e industriale di qualità che ricreerebbe occupazione (qui la storia del primo polo produttivo di bioedilizia in Italia). Producendo benefici anche economici e sociali, e non solo ambientali, essendo noto a molti quanto energivora sia oggi l’edilizia e quanto dannoso sia il modello vigente fondato sul cemento.

Occorre, perciò, cambiare il paradigma di riferimento. Il nostro deve essere, come dice Guido Viale, quello della sostenibilità. Ma dando al termine e alla visione una giusta connotazione, essendo oggi parola inflazionata che rischia solo di mistificare o di confondere.

L’edilizia, come la politica, deve costruire il bene comune. Deve contribuire ad edificare il nostro benessere.

(Upgrade – 07/07/2013: Anche Renzo Piano ha realizzato un eco-quartiere a Trento;qui l’illustrazione del progetto. E qui l’intervista al noto progettista)

Energia da fonti rinnovabili: la Puglia è prima!

Fv_La Puglia dei primati

Come ti cancello l’Ambiente dalle Agende: verso le Politiche/3

Non solo non parlandone affatto o peggio farlo attraverso consumati impegni che poi concretamente rivelano progetti poco puliti, ma anche non candidando chi per questo tema si è battuto e ne ha difeso i principi nelle Istituzioni. Mario Monti, non proprio un ambientalista, e prima di candidare la Presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni (criticata duramente per questa scelta da Salvatore Settis con questa breve lettera), aveva invitato il suo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini a predisporre un documento diventato poi l’Agenda Verde per la Crescita. Nel leggere la nota diramata dal medesimo Ministero, ci sarebbe di che essere positivamente sorpresi, essendo molteplici gli ambiti di interesse, ma poi non si illustra il “come” realizzare questi interventi evocati. E i dubbi, poi, non possono non sorgere dopo un anno nel corso del quale le politiche ambientali sono state incerte e molto contestate. Penso da un lato al provvedimento predisposto dal Ministro dell’Agricoltura Mario Catania per limitare il consumo di suolo (ne parlo pure qui e qui) poi arenatosi non soltanto per l’interruzione della legislatura; dall’altro all’inazione e alla mal concertazione avutesi dopo gli ultimi dissesti idrogeologici (ne parlo anche qui) e il terremoto in Emilia. Senza dimenticare, soprattutto, il “Caso Ilva”. Dove oltre a Clini sono coinvolti praticamente tutti. Vendola, Bersani, il Pd. Al primo, non uscito proprio benissimo dalle intercettazioni con Archinà, è stato dedicato dal Fatto Quotidiano questo ulteriore approfondimento. Con Archinà, però, ha parlato pure Ludovico Vico, che non è proprio uno qualsiasi a Taranto. E’ l’ex segretario della Cgil locale che per anni, invece di rappresentare dignitosamente i lavoratori e tutelarne il diritto alla salute, ha banchettato con i vertici del Gruppo Riva. Ha fatto carriera: è diventato parlamentare del Pd. Per lui i “nemici politici” da affrontare e con cui scontrarsi anche duramente, non erano quelli degli altri partiti, no. Era il Senatore Della Seta, del suo stesso partito, il Pd. Reo di essere un ambientalista che propugnava la salvaguardia ambientale della città di Taranto con provvedimenti rigorosi che dovevano abbassare la soglia minima di benzopirene consentito. Il 30 dicembre si sono celebrate in Puglia le parlamentarie del Pd: Vico, col suo terzo posto, sarà confermato parlamentare. Della Seta, invece, è fuori. Insieme ad un altro ambientalista, Ferrante. Con Realacci, invece, inserito in uno dei collegi della Lombardia in posizione eleggibile ma molto bassa a conferma di un non-interesse, ancora una volta, per i temi ambientali. Su questa amara e sporca dicotomia politica si è espresso anche Pippo. Non conosciamo ancora la proposta ambientale del Movimento guidato da Ingroia, mentre siamo consapevoli che il Movimento 5 Stelle di Grillo proprio sull’ambiente ha investito da tempo le sue migliori energie. Ma stupisce ed amareggia che la coalizione che, probabilmente, andrà al Governo del Paese, all’alba del 2013, mostri una tale arretratezza culturale sui temi della green economy, della conversione ecologica del modello industriale, della possibilità di avere un Piano Energetico Nazionale innovativo ed evoluto che contribuisca a creare lavoro e a rendere il mercato appetibile anche agli investitori stranieri. Abbiamo, oltre al sole, al mare e al vento, una grande energia rinnovabile, noi italiani: la nostra intelligenza. Sarebbe, semplicemente, molto stupido non impiegarla per cambiare questo Paese e per iniziare a frequentare davvero – come direbbe Pippo – con speranza ed entusiasmo il futuro.

Bari capitale mediterranea della sostenibilità

Dall’edizione odierna di Epolis Bari.

Bari capitale mediterranea della sostenibilità. Con questa ambizione si sono avviati ieri, presso il Salone degli Affreschi dell’ Università di Bari, i lavori di Green City Energy Med. Bari rappresenta la terza tappa di un percorso nazionale coinvolgente altre città italiane e promosso da Click Utility. Come è emerso dal seminario “Politiche di governance per lo sviluppo della città sostenibile”, con gli interventi dell’assessore comunale ai lavori pubblici Marco Lacarra e quello della dirigente della ripartizione urbanistica Annamaria Curcuruto, l’amministrazione locale negli ultimi anni sta investendo molte risorse in questa rivoluzione ecologica che è prima di tutto culturale con la pianificazione di interventi volti a riqualificare energeticamente il patrimonio edilizio pubblico esistente, ma anche funzionalmente per evitare nuove edificazioni. Considerato il vistoso calo demografico che ha investito la città nell’ultimo ventennio. Il primo passaggio resta, però, il coinvolgimento continuo ed autentico dei cittadini per renderli protagonisti delle scelte che cambieranno il volto della Bari del futuro.

Gli Stati Generali della Bicicletta

In questi giorni, a Reggio Emilia, gli Stati Generali della Bicicletta.

Una mobilità nuova ha bisogno di regole ma anche di un netto cambio di paradigma. Senza adeguate infrastrutture è impossibile mettere in pratica misure concrete a tutela di bici e pedoni. Il primo aspetto su cui bisogna intervenire nel breve periodo riguarda proprio la riduzione della velocità in ambito urbano, mantenendo il limite di 50 chilometri orari soltanto nelle arterie di grande scorrimento e abbassandolo a 30 in tutte le altre strade (istituendo zone a traffico residenziale moderato secondo gli standard europei). Se in passato l’automobile rappresentava uno status symbol, oggi invece è una pietra al collo di tutti e bisogna puntare sull’intermodalità bici + trasporto pubblico per rendere le nostre città più vivibili.

A Bari, intanto, possibile (e auspicata) svolta nella mobilità elettrica con l’installazione di colonnine di ricarica. Mentre a Padova, con l’ausilio di Banca Etica, si sperimenta il car sharing.

La fondazione di Lantschner, per una cultura dell’abitare sostenibile

Norbert Lantschner, già ideatore di CasaClima e uno dei più rinomati esperti internazionali in materia di sostenibilità, come avevo anticipato in questo post, ha fondato ClimAbita, una fondazione che perseguirà gli obiettivi sotto sintetizzati. Mi sembra particolarmente interessante lo sforzo culturale che verrà fatto, proprio con l’intento di accrescere la consapevolezza e la coscienza civica-ambientale, che dovrà coinvolgere non soltanto i tecnici e i professionisti, ma proprio tutta la società nella sua interezza. Solo cosi il cambiamento potrà essere reale, leale e duraturo.

“Insieme” è forse la parola chiave con la quale nasce ClimAbita: perché nasce grazie al sostegno di migliaia di persone già sostenitrici del progetto. Perché progettare e costruire edifici migliori dal punto di vista della sicurezza e del benessere dell’uomo non dipende solamente da nuove tecniche e materiali, bensì da un nuovo modo di pensare e rapportarsi fra tutte le professionalità presenti nella filiera dell’edilizia, fino alla gente che vive e lavora in case, uffici, scuole, fabbriche spesso costruite 30, 40 o 50 anni fa e ormai inadeguate a garantire sicurezza e comfort abitativo. Inoltre tutti coloro che sostengono ClimAbita ritengono che non è più sufficiente parlare genericamente di efficienza energetica, poiché bisogna evolvere un sistema che in Italia è ancora troppo incerto ed ingessato, che non permette di rispondere alle direttive che l’Europa ha fissato per i prossimi anni. Occorre davvero tracciare una nuova strada sulla quale possano confluire progettazione integrata, applicazione in cantiere, certificazioni serie, ed infine una coscienza collettiva che generi una cultura diffusa dell’abitare sostenibile.

Le migliori green school nel mondo

Non sono in Italia. Se all’estero investono moltissimo non solo nella qualità del processo educativo e di formazione, ma anche nelle strutture preposte a questi scopi, consapevoli che luoghi confortevoli ed accoglienti possano accrescere il benessere dei discenti, da noi tutto questo non avviene, nonostante ci siano alcune esperienze virtuose. Ma invece di lamentarci e di disperarci, quel che possiamo fare è studiare le esperienze estere, carpirne le peculiarità per poterle, un giorno, proporre alle nostre Amministrazioni comunali.

L’illuminazione naturale nelle nostre case

Interessanti spunti di riflessione per un più serio approfondimento pre-progettuale in questo articolo.

Il comfort visivo è un fattore spesso trascurato, ma che incide enormemente su prestazioni lavorative, salute, sicurezza, umore e atmosfera. Uno dei principali obiettivi di un buon progetto illuminotecnico è, infatti, quello di garantire comfort visivo, ovvero adottare tutti gli accorgimenti progettuali necessari affinché sul compito visivo l’attività possa svolgersi nelle migliori condizioni. Va notato però che per sua natura, il concetto di “compito visivo” è variegato, in quanto legato allo svolgimento di una determinata attività. L’apporto di luce zenitale diretto o indiretto di Toplighting (finestrature sul soffitto) e Corelighting (atrii, cortili e appositi condotti per diffondere la radiazione solare) è tra i più efficaci, malgrado ciò si può facilmente constatare come siano soluzioni ancora scarsamente diffuse nei nostri edifici, i cui apporti di illuminazione naturale sono quasi sempre affidati al solo Sidelighting (attraverso le pareti laterali).

Le “Olimpiadi dell’energia solare”

Si disputeranno a settembre a Madrid. E per la prima volta, con questo prototipo sperimentale, vi parteciperà anche la Puglia, a rappresentanza di tutta l’Italia, in quanto prima nel Paese – con il 20% – per produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

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