Archivi Categorie: Efficienza energetica

Il greenbuilding del futuro: gli ecoquartieri

Uno dei primi prototipi italiani che si sta elaborando è a Vicenza. Anche a Torino, con atto del consiglio comunale, hanno avviato la riqualificazione di un’ex area industriale dismessa molto estesa. In Europa, invece, già da tempo, la pratica del greenbuilding declinata a livello urbano e non soltanto residenziale è sostenuta da forze politiche ed imprenditoriali virtuose che hanno compreso quanto fondamentale sia l’adozione e la promozione di una visione sostenibile dell’edilizia e dello sviluppo. Noti sono gli esempi tedeschi di Friburgo e di Hannover, ma anche di Stoccolma e di Copenhagen. Senza dimenticare, tuttavia, il modello brasiliano di Curitiba.

Per arrivare all’obiettivo – magari attuando le disposizioni previste da questa nuova legge statale sull’obbligatorietà del verde urbano – ci sono diverse possibilità (qui e qui due esempi), ma muovendo alla realizzazione o riqualificazione secondo i dettami della bioedilizia del singolo involucro edilizio da un lato e dall’integrazione di servizi di qualità per elevare il tenore di vita dei cittadini dall’altro. Anche perché l’industria del cemento è destinata al fallimento, almeno per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

Secondo me, soprattutto nel Mezzogiorno, come è stato dichiarato nella rassegna sull’edilizia sostenibile svoltasi a Bari nei giorni scorsi da me seguita per Epolis (nel link seguente tutti gli articoli) “GreenWorkShop”, la via  più innovativa porta alla Casa Passiva Mediterranea: ossia una residenza che produca più energia (rinnovabile) di quella necessaria per la sua corretta gestione, realizzata con materiali locali e sostenibili secondo un ciclo di vita assolutamente eco-compatibile. Questo, peraltro, agevolerebbe la formazione di una filiera artiginale e industriale di qualità che ricreerebbe occupazione (qui la storia del primo polo produttivo di bioedilizia in Italia). Producendo benefici anche economici e sociali, e non solo ambientali, essendo noto a molti quanto energivora sia oggi l’edilizia e quanto dannoso sia il modello vigente fondato sul cemento.

Occorre, perciò, cambiare il paradigma di riferimento. Il nostro deve essere, come dice Guido Viale, quello della sostenibilità. Ma dando al termine e alla visione una giusta connotazione, essendo oggi parola inflazionata che rischia solo di mistificare o di confondere.

L’edilizia, come la politica, deve costruire il bene comune. Deve contribuire ad edificare il nostro benessere.

(Upgrade – 07/07/2013: Anche Renzo Piano ha realizzato un eco-quartiere a Trento;qui l’illustrazione del progetto. E qui l’intervista al noto progettista)

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Bari capitale mediterranea della sostenibilità

Dall’edizione odierna di Epolis Bari.

Bari capitale mediterranea della sostenibilità. Con questa ambizione si sono avviati ieri, presso il Salone degli Affreschi dell’ Università di Bari, i lavori di Green City Energy Med. Bari rappresenta la terza tappa di un percorso nazionale coinvolgente altre città italiane e promosso da Click Utility. Come è emerso dal seminario “Politiche di governance per lo sviluppo della città sostenibile”, con gli interventi dell’assessore comunale ai lavori pubblici Marco Lacarra e quello della dirigente della ripartizione urbanistica Annamaria Curcuruto, l’amministrazione locale negli ultimi anni sta investendo molte risorse in questa rivoluzione ecologica che è prima di tutto culturale con la pianificazione di interventi volti a riqualificare energeticamente il patrimonio edilizio pubblico esistente, ma anche funzionalmente per evitare nuove edificazioni. Considerato il vistoso calo demografico che ha investito la città nell’ultimo ventennio. Il primo passaggio resta, però, il coinvolgimento continuo ed autentico dei cittadini per renderli protagonisti delle scelte che cambieranno il volto della Bari del futuro.

La fondazione di Lantschner, per una cultura dell’abitare sostenibile

Norbert Lantschner, già ideatore di CasaClima e uno dei più rinomati esperti internazionali in materia di sostenibilità, come avevo anticipato in questo post, ha fondato ClimAbita, una fondazione che perseguirà gli obiettivi sotto sintetizzati. Mi sembra particolarmente interessante lo sforzo culturale che verrà fatto, proprio con l’intento di accrescere la consapevolezza e la coscienza civica-ambientale, che dovrà coinvolgere non soltanto i tecnici e i professionisti, ma proprio tutta la società nella sua interezza. Solo cosi il cambiamento potrà essere reale, leale e duraturo.

“Insieme” è forse la parola chiave con la quale nasce ClimAbita: perché nasce grazie al sostegno di migliaia di persone già sostenitrici del progetto. Perché progettare e costruire edifici migliori dal punto di vista della sicurezza e del benessere dell’uomo non dipende solamente da nuove tecniche e materiali, bensì da un nuovo modo di pensare e rapportarsi fra tutte le professionalità presenti nella filiera dell’edilizia, fino alla gente che vive e lavora in case, uffici, scuole, fabbriche spesso costruite 30, 40 o 50 anni fa e ormai inadeguate a garantire sicurezza e comfort abitativo. Inoltre tutti coloro che sostengono ClimAbita ritengono che non è più sufficiente parlare genericamente di efficienza energetica, poiché bisogna evolvere un sistema che in Italia è ancora troppo incerto ed ingessato, che non permette di rispondere alle direttive che l’Europa ha fissato per i prossimi anni. Occorre davvero tracciare una nuova strada sulla quale possano confluire progettazione integrata, applicazione in cantiere, certificazioni serie, ed infine una coscienza collettiva che generi una cultura diffusa dell’abitare sostenibile.

Le migliori green school nel mondo

Non sono in Italia. Se all’estero investono moltissimo non solo nella qualità del processo educativo e di formazione, ma anche nelle strutture preposte a questi scopi, consapevoli che luoghi confortevoli ed accoglienti possano accrescere il benessere dei discenti, da noi tutto questo non avviene, nonostante ci siano alcune esperienze virtuose. Ma invece di lamentarci e di disperarci, quel che possiamo fare è studiare le esperienze estere, carpirne le peculiarità per poterle, un giorno, proporre alle nostre Amministrazioni comunali.

Le “Olimpiadi dell’energia solare”

Si disputeranno a settembre a Madrid. E per la prima volta, con questo prototipo sperimentale, vi parteciperà anche la Puglia, a rappresentanza di tutta l’Italia, in quanto prima nel Paese – con il 20% – per produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

Green Jobs al Politecnico

Ne ho parlato, con il mio solito fervore, oggi pomeriggio, in Aula Magna. Di seguito la presentazione che ho illustrato.

Entro l’estate il Quinto conto energia

Mentre in Puglia il Consiglio regionale ha approvato la proposta di legge sulla “Regolazione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili” volta ad ottimizzare il consumo e a salvaguardare le best practice che hanno reso la nostra regione la prima nel Paese per produzione di energia da fonti rinnovabili, il Ministro all’Ambiente Corrado Clini, intervenendo a Milano ad un convegno, ne ha approfittato per fare il punto della situazione su alcuni aspetti, quali il Quinto conto energia, la riformulazione della bozza di Piano energetico nazionale, gli incentivi alle energie alternative, lo sviluppo del modello di  “città intelligente”.

Se non si verificheranno intralci avremo una bozza in consultazione entro l’estate. Il piano disegnerà un quadro di riferimento completo di ogni parte del settore tenendo presente il contesto internazionale. Dobbiamo adeguare gli incentivi; il costo del fotovoltaico ad esempio è diminuito quasi 5 volte in pochi anni. Importante poi lavorare alla sua integrazione con l’edilizia e gli impianti industriali.

Sul nuovo quinto Conto energia e sugli incentivi al fotovoltaico le notizie che trapelano preoccupano in parte tutti coloro che ormai si sono convertiti totalmente alle rinnovabili e vorrebbero che il Paese investisse con più convinzione su di esse, anche per facilitare le nuove assunzioni; ad oggi quel che si sa è che la proroga del 55% fino al 2020 potrebbe contenere anche una mini-riforma degli strumenti finora utilizzati che potrebbero, pertanto, significare una riduzione dell’aliquota applicata fino ad adesso. Nessun tetto, invece, per il solare termodinamico, con l’intento di recuperare più facilmente il gap accumulato negli ultimi anni, pur in presenza di ottime potenzialità paesaggistiche che potrebbero agevolare l’exploit di questa sorgente rinnovabile.

Il cohousing è di moda in Europa. E in Italia?

E’ uscito oggi il mio nuovo articolo su Ediltecnico, dedicato all’housing sociale e al co-housing, ossia quella pratica ancora poco diffusa nel nostro Paese che prevede la condivisione, tra tutti gli abitanti dell’edificio, degli spazi comuni o addirittura dei servizi, senza rinunciare alla qualità, risparmiando sui costi, guadagnandoci sulla socializzazione, che per me non ha prezzo.

Carlo Ratti, architetto e professore al Mit di Boston, guru delle “città intelligenti”, in una recente intervista, ha dichiarato: “Se la popolazione non cresce e gli standard abitativi non cambiano, perché costruire nuove case? In un periodo di crisi la superficie delle abitazioni tende a ridursi. Espandere le città è l’errore più grave che si possa fare: significa svuotare gli spazi che già ci sono e condurli alla rovina. È finita l’epoca delle nuove costruzioni”. Queste parole confermano, ancora una volta, quanto sarebbe socialmente utile per il nostro Paese dotarsi di un Piano Nazionale di Rigenerazione Urbana che contempli, contestualmente, un Programma sull’Housing Sociale o sul Co-housing. La crisi economica e finanziaria da un lato, e la percezione che gli assetti sociali siano sottoposti ad una profonda mutazione ed evoluzione dall’altro, hanno spinto una piccolissima parte di italiani ad accogliere il modello della “residenza condivisa”. Questa pratica, che nel Nord Europa è diffusa da decenni e che inizia a manifestarsi anche nelle nostre regioni settentrionali, prevede – con la possibilità che si agevolino processi di socializzazione – la condivisione degli spazi condominiali adibiti a giardino, a terrazza, a salone multiuso, ma anche a laboratori artigianali, a palestre o biblioteche. Vengono poi, sempre più spesso, condivisi anche i servizi: dal car sharing alla banca del tempo (ore di lavoro messe a disposizione dagli abitanti per lavori di idraulica, sartoria o baby sitting). Questi nuovi modelli di residenza condivisa, per la loro flessibilità ma anche per la loro economicità, sono particolarmente apprezzati dai giovani che sognano di metter su famiglia o dai separati. Si stimano risparmi medi annui per abitante del 10-15%, grazie alla condivisione degli spazi comuni e all’ autoproduzione energetica da fonti rinnovabili. E arriviamo alle note dolenti. Per ora il cohousing è frutto di iniziative private e non è legalmente codificato nell’ordinamento italiano, nonostante diverse associazioni si stiano impegnando da tempo per ricevere un riconoscimento da parte delle amministrazioni pubbliche. In particolare, l‘associazione E-Cohousing di Roma – anche per fermare il fenomeno del consumo di suolo e della cementificazione selvaggia che sta devastando il nostro Paese, propone di destinare al cohousing una parte dell’ingente patrimonio militare da dismettere o già dismesso, a prezzi agevolati. E sulla stessa lunghezza d’onda si colloca l’Assessore all’Urbanistica del Comune di Milano che ha attivato un gruppo di lavoro con l’intento di valutare l’opportunità di emulare sul proprio territorio, in modo organico ed organizzato, questa esperienza, partendo dall’assioma che debba integrarsi in progetti di rigenerazione urbana e di riqualificazione funzionale dei siti degradati. Il cohousing, pertanto, può diventare realisticamente una soluzione agevole e alla portata di (quasi) tutte le tasche. Bisogna crederci, bisogna investirci. Perché solo cosi potrà essere riscoperta la bellezza di quell’esperienza che si chiama condivisione.

I vantaggi dei tetti verdi

Lettura rapida ed utile.

I tetti verdi contribuiscono a diminuire le infiltrazioni di acqua. In certi casi, specie d’estate, le infiltrazioni di acqua vengono quasi totalmente eliminate. Il secondo grosso vantaggio è quello del risparmio energetico. Un tetto verde serve a meglio isolare l’edificio e proteggerlo dal sole d’estate: in un edificio con un tetto molto esteso, questo risparmio arriva alle diverse centinaia di euro. E’ quindi vero che un tetto verde comporta dei costi iniziali, ma che vengono ammortizzati molto rapidamente

Gli incentivi all’energia rinnovabile sono necessari

Ho trovato interessante questa lettura e questo commento critico sul tema degli incentivi all’energia rinnovabile, che sarebbero eccessivi e che produrrebbero un aumento della bolletta elettrica.

Da mesi una campagna mediatica mette l’accento, in maniera quasi ossessiva, sui costi eccessivi per la bolletta elettrica degli italiani di sussidi troppo generosi all’energia rinnovabile. Sono tuttavia incentivi non solo opportuni, ma necessari perché finalizzati a sostenere l’introduzione, l’adozione e la diffusione di nuove tecnologie. I benefici che generano per i cittadini, le aziende e la società nel suo complesso superano di gran lunga il costo. E il governo dovrebbe affermare senza ambiguità che l’obiettivo ultimo è sostituire le fonti fossili di energia con quelle rinnovabili. La presunta insostenibilità per le tasche degli italiani e per i conti delle aziende (soprattutto le energivore) è anzitutto dovuta all’aumento dei costi delle materie prime, quelle fossili, utilizzate dalle centrali termoelettriche con cui si genera oggi il 70 per cento dell’elettricità del nostro paese. In bolletta finiscono anche, per una quota oggi minoritaria, gli oneri per la messa in sicurezza dei siti nucleari, i sussidi alle acciaierie, i regimi tariffari speciali alle Ferrovie, insomma oneri che sarebbe ragionevole e doveroso porre a carico della fiscalità generale. Vi sono infine i sussidi che fanno riferimento al famigerato CIP6/92, un onere da 35 miliardi di euro che abbiamo pagato dal 1992, per il quale la Commissione Europea nel 2004 aprì una procedura di infrazione contro l’Italia in quanto non si poteva spacciare l’incenerimento come energia rinnovabile (e dunque ammessa a ricevere incentivi pubblici). Alcuni benefici sono più facilmente quantificabili di altri. Basti tuttavia ricordare quali essi sono. Sono anzitutto benefici da minori emissioni inquinanti, di anidride carbonica ma non solo. Sono poi benefici da minori importazioni di combustibili fossili, il che comporta non solo un risparmio monetario, ma ha anche una valenza geopolitica dovuta alla maggiore indipendenza dai paesi produttori esteri, Russia, Iran, Algeria, Libia. Sono poi benefici più immediati in termini di creazione di occupazione, valore aggiunto, opportunità di business, ricerca e sviluppo, esportazioni, gli ingredienti in altre parole della cosiddetta “green economy”. E da ultimo sembra emergere anche un effetto di calmieramento dei prezzi nelle ore di picco sul mercato elettrico: nel 2011 l’effetto di “peak shaving” attribuibile al solo fotovoltaico in Italia sarebbe stato prossimo ai 400 milioni di euro.

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