Archivi Categorie: Diritti Umani

La Giornata Mondiale del Rifugiato

Oggi cade la Giornata Mondiale del Rifugiato. E non solo in occasioni come queste, ricordo prima di tutto a me stesso la lezione ricevuta dalle visite fatte dentro il Cara ed il Cie di Bari. Lager dove si praticano torture anche psicologiche. Tutti quelli che oggi manifestano pulsioni razziste, inaccettabili e intollerabili, a prescindere dal partito di appartenenza, dovrebbero essere rinchiuse in queste strutture per qualche tempo. Perché forse riscoprirebbero il valore dell’umanità. Smettendola di comportarsi come stronzi. Una società che non accoglie il diverso, per paura o per ignoranza, è semplicemente una società barbara, ignobile e destinata ad estinguersi nel modo peggiore possibile.

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Don Ciotti: “Don Gallo ha vissuto per gli ultimi”

“E’ vero che il male urla forte, ma la speranza urla ancora più forte”. Anche con queste parole, Don Luigi Ciotti ha salutato Don Andrea Gallo. Un intervento, quello del responsabile di Libera, molto sincero ed emozionante.

Io, invece, qualche giorno fa, ho salutato con le seguenti parole questo sacerdote e uomo straordinario, dall’umanità e autenticità rarissime. Una persona che ha fatto della lotta alla povertà una delle ragioni principali del suo impegno civile. Sempre partigiano dei diritti. Sempre a tutela degli ultimi, degli invisibili, dei rifiutati da questa nostra società cosi edonista ed egoista. Cinisca e spietata.

“Don Gallo grazie di tutto. Col cuore in mano. Per l’amore universale che hai sempre testimoniato verso gli ultimi e i senza diritti. Non hai fatto mai delle differenze sociali un elemento di discriminazione, ma un elemento di inclusione sociale. Testimone esemplare di Cristo. Non ti dimenticheremo”.

La prima parte dell’intervento di Don Ciotti.

La seconda parte.

Per Emergency

Ogni due minuti curano una persona. Da 19 anni. Anche in Italia, da un pò di tempo a questa parte.

Grazie di cuore per quanto fate. E per come lo fate.

Auguri Emergency!

Al cinema, con Actionaid

Mercoledi 15 maggio, dalle ore 20 circa, presso la Mediateca Regionale Pugliese, il costituendo Gruppo degli Attivisti di Action Aid di Bari incontra, per la prima volta, la Città. I giovani volontari hanno deciso di proiettare il documentario del 2010 “Il Sangue Verde” di Andrea Segre, volendo concentrare la loro attenzione non soltanto sul tema dell’immigrazione e del lavoro, ma anche e soprattutto su quello dei diritti. Diritti negati che rendono la nostra società disuguale. Il nostro tempo ancor più complesso da vivere e da decodificare. La proiezione del documentario, pertanto, rappresenterà un’utile occasione per tutti gli interessati per confrontarsi costruttivamente su questi temi e per provare a realizzare una rete sempre più ampia di attivisti locali di Action Aid che punta a confermarsi come una della realtà più socialmente vivaci e dinamiche della nostra città. Pronta a battersi, con tutte le sue energie, per una Città e un Paese dove siano debellate tutte le ingiustizie e le varie povertà sociali. Noi siamo pronti a fare, anche con passione ed entusiasmo, la nostra parte. E voi?

Del migrante e del rifugiato

Ieri è stata la Giornata Mondiale. Quest’anno è stata festeggiata a Bari, promossa dall’Associazione Migrantes. Queste le parole del Pontefice. Il quale, in particolare, si è soffermato sulla parola “speranza”. Che è una bellissima parola perché evoca il futuro. Ma i migranti che sbarcano sulle nostre coste, ora a Lampedusa ora sui lidi salentini, proprio per costruirselo un futuro, a dispetto di un presente infernale e di guerra da cui spesso scappano, comprendono subito che in Italia per loro non c’è speranza. E lo capiscono ancora meglio quando, pur non essendo colpevoli di nessun reato, finiscono nei Cie. O se ne commettono qualcuno, fosse solo perché mossi dalla disperazione, finiscono in carcere, che notoriamente nel nostro Paese sono luoghi accoglienti ed ospitali (eufemismo). Dal Cie alle carceri. Da lager occulti dove i diritti umani non sono frequentati e intorno ai quali c’è una grande indifferenza a lager tollerati ed istituzionalizzati dove la violazione dei diritti non fa notizia e manco scandalo, fino a quando poi arrivano condanne europee.  Ecco, se di speranza dobbiamo parlare, che sia vera speranza. Piena, reale, convinta. Soprattutto condivisa, col fine di avere una società a misura dei desideri e della dignità di chiunque. Altrimenti è ipocrisia.

Lotta alla povertà, male l’Italia

Lotta alla povertà, italia fanalino

Bari con il Sud del mondo

COMUNICATO STAMPA: ActionAid e l’Università degli Studi di Bari. “Nuovi percorsi per la cooperazione allo sviluppo”

Bari, ActionAid e l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” terranno un seminario sulla cooperazione allo sviluppo dalle ore 09.45, nella Sala delle Lauree “V.Starace” della Facoltà di Scienze Politiche. ActionAid, organizzazione internazionale che lavora da quarant’anni per eliminare povertà, fame e ingiustizia, e l’Università degli Studi di Bari promuovono il dibattito: “Bari con il Sud del mondo. La cooperazione allo sviluppo alla ricerca di nuovi percorsi”, nell’ambito dei Seminari di Scienze Politiche.

Damiano Sabuzi, Policy Officer di ActionAid presenterà la sesta edizione del Rapporto di ActionAid sull’Aiuto Pubblico allo Sviluppo dell’Italia: “L’Italia e la Lotta alla Povertà nel mondo. 2008-2012 cinque anni vissuti pericolosamente”. Con questo rapporto indipendente ActionAid fornisce una valutazione sul mantenimento degli impegni sottoscritti dal nostro paese rispetto a iniziative di lotta alla povertà nel mondo. In particolare il rapporto analizza l’ultima legislatura alla luce del peso della cooperazione italiana nei Paesi in via di Sviluppo, nella comunità dei donatori e nella politica internazionale.

Seguiranno interventi dei rappresentanti di alcune delle ONG (organizzazioni non governative) e delle Onlus presenti a Bari che si occupano da più tempo di cooperazione internazionale allo sviluppo: Amani, Ciss, Kenda e Promond. Partendo dalla loro esperienza e professionalità acquisite con il lavoro ‘sul campo’, queste ultime parleranno di argomenti che possano aprire un dibattito su quali sono i nuovi percorsi da intraprendere per la cooperazione internazionale allo sviluppo.

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’organizzazione Actionaid – che ammiro moltissimo, da tempo – ha organizzato in queste settimane alcune iniziative di sensibilizzazione in tutto il Paese. Anche a Bari qualcosa si è fatto per merito della bontà e dell’intraprendenza squisita di Nicoletta, la referente territoriale. Non posso, pertanto, non rilanciare l’invito a partecipare a questo pranzo sociale, previsto per domani. Per conoscere l’associazione e le sue importanti finalità umanitarie, sociali, culturali.

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale. Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio e le mille piccole azioni che compiamo ogni giorno. Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera con la pancia vuota hanno superato il miliardo. Per ActionAid la fame è un “prodotto” di scelte scorrette da parte di imprese, governi, organizzazioni internazionali e della mancanza di volontà politica. Politiche dannose, che considerano il cibo come un mero prodotto di mercato e non come un diritto, fanno sì che i più affamati e poveri sono, incredibilmente, agricoltori e contadini. Per combattere questa situazione con efficacia, dobbiamo rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi; contrastare le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori; chiedere maggiori investimenti pubblici in agricoltura e sviluppo rurale.

Yvan Sagnet, “ama il tuo sogno”

Estate 2011, nel profondo Salento succede una cosa mai vista: i braccianti agricoli, stagionali, extracomunitari, molti dei quali giovani, insorgono contro il caporalato, contro il lavoro nero, contro lo schiavismo a cui sono sottoposti. Per pochi euro. Per poter tutelare la propria dignità. Io ci sono andato a Nardò, correndo. Volevo vedere. Di più, volevo capire. Ancora di più, volevo raccontare. Perché mi sembrava (e a distanza di un anno non ho cambiato idea) importante e doveroso raccontare quel che accadeva a chi non c’era. E’ stato, forse, il primo reportage della mia vita. Certamente è stata una delle storie a cui sono rimasto più legato. Dopo qualche mese, come ho raccontato in questo post, alcuni di quei caporali sono stati arrestati. Ma da più parti, a dire il vero, si è sollevato quasi subito il timore che niente sarebbe cambiato nell’estate 2012. Quando i migranti sarebbero puntualmente tornati per continuare a raccogliere a cottimo arance e angurie, principalmente. Cambiati gli interpreti, rimasto inalterato il gioco, quello al massacro. Quest’estate, pertanto, sono tornato a Nardò, presso la Masseria Boncuri, dove lo scorso anno furono ospitati, si fa per dire, le centinaia di stagionali e all’interno del cui campo, per la disumanità avallata, morì anche un giovanissimo ragazzo eritreo, se ben ricordo la sua nazionalità. Dopo il video ho compreso subito che quest’anno i braccianti sono stati spostati altrove, cosi che nessuno potesse raccontare che qui nulla è cambiato. Che la politica locale e regionale è sempre contigua al potere delle grandi aziende agricole del Basso Salento che, per massimizzare i profitti, abusano di questa manodopera a basso costo, tanto il controllo di legalità è nullo. E che degli scandali ci si dimentica presto. Qui il Gattopardo è il padrone di casa. Yvan Sagnet fu, non per scelta premeditata, il protagonista assoluta di quella rivolta. Invità anche altri ragazzi a protestare con tutta la dignità di cui disponevano per rivendicare la tutela dei diritti di ciascuno. Non si poteva lavorare, sotto un sole cocentissimo, anche 14 ore al giorno, per pochissimi euro. E tornare poi nel campo e non avere neanche acqua potabile per ristorarsi in modo adeguato. Yvan Sagnet, oggi, ha scritto un libro, per Fandango, dal titolo “Ama il tuo sogno”. Credo sia da leggere, questo libro. Perché credo, forse sbaglierò, che sarà utile per poterci vergognare il giusto di aver accettato e accettare ancora che nella nostra Puglia e nel nostro Paese succedano queste cose ignobili. Come se quel che avviene fuori dal portone di casa non ci appartenga, che non ci riguardi. Coinvolge tutti, invece. E ci richiama ad una precisa responsabilità. Quella di essere uomini. Cittadini. Non sudditi, non individui passivi, amorfi e senza identità che accettano, con indifferenza, tutto quello che accade. Credo sia da leggere, questo libro. Per poterci guardare ancora in faccia la mattina allo specchio. Anche quello della nostra coscienza e dire, una volta per sempre, e tutti insieme, basta ad ogni forma di schiavismo moderno.

I Cie in Italia: dove la tortura è legalizzata

Nei giorni scorsi, come avevo preannunciato, si è svolta a Bari come in molte altre località italiane, una nuova visita al Cie cittadino. Ho preso spunto da questa iniziativa per condividere, con gli amici di Giù al Sud, alcune riflessioni.

Karl Jaspers nel suo “La questione della colpa” individuava con chiarezza quattro colpe: “la colpa criminale, quella politica, quella morale e quella metafisica”. Con i migranti o i cittadini di origine straniera (leggasi il recente “caso Modena”) non si sbaglia: la loro unica colpa è ontologica. Rinchiusi arbitrariamente e contro la loro volontà, senza aver commesso alcun illecito penale. Il principio di uguaglianza e le “leggi” morali che hanno ispirato la Costituzione o la Dichiarazione dei Diritti Umani, in un Paese che non ha nel suo ordinamento il reato della tortura, piegati da una normativa e da una burocrazia nazista. In queste strutture la dignità individuale viene stuprata ogni giorno: frequentissime sono le violenze fisiche e psicologiche perpetrate nei confronti di chi spesso non conosce neanche i propri diritti, per via della non conoscenza della lingua italiana. Un Governo credibile dovrebbe investire da un lato sulla cooperazione internazionale tramite la quale attrarre investimenti e talenti, dall’altro sviluppare politiche solide basate sulla solidarietà, sull’accoglienza e sulla “convivialità delle differenze”. Un Governo credibile non darebbe l’impressione di essere ricattata da qualche forza politica che non vuole conferire la cittadinanza a chi nasce in Italia o vi risiede da un numero congruo di anni legalmente lavorando onestamente. Un Governo credibile ristrutturerebbe con coraggio l’architettura istituzionale curando il cancro della burocrazia semplificando le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno o l’assegnazione degli asili politici per chi giunge da Paesi politicamente instabili. Un Governo credibile includerebbe nel suo progetto di riforma del mercato del lavoro il reato del caporalato e del lavoro nero di cui non si parla affatto in questi mesi e che sono piaghe dolorosissime presenti nel Mezzogiorno d’Italia.

(Qui, invece, è possibile trovare una completa rassegna stampa, curata dall’Associazione “Class Action Procedimentale”, sulla visita da parte della delegazione barese di giornalisti all’interno del Cie di Palese)

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