Archivi Categorie: Diritti Umani

I diritti umani o valgono per tutti o non valgono per nessuno

I diritti fondamentali o valgono per tutti o non valgono per nessuno. Bellissimo questo post.

La sintesi del “Rapporto sullo Stato dei diritti umani negli istituti penitenziari e nei centri di accoglienza e trattenimento per migranti in Italia” redatto nei giorni scorsi dalla Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani del Senato, inizia con questa incontestabile affermazione: “Ogni violazione dei diritti umani non è solo un fatto eticamente riprovevole ma una vera e propria violazione della legalità. Per questo, affermare che la condizione dei detenuti costituisce una violazione della legalità da parte dello Stato non è una forzatura frutto di una pur legittima indignazione, ma una pertinente considerazione tecnica. Di diverse ma non meno gravi violazioni della legalità lo Stato italiano si è reso responsabile nell’affrontare il problema delle migrazioni – in particolare di quelle irregolari – e nel garantire l’effettivo esercizio del diritto di ogni persona ad avanzare e vedere esaminata domanda di asilo o di altra forma di protezione umanitaria. Questa violazione della legalità è stata contestata e accertata in giudizio davanti a corti interne e internazionali che si sono pronunciate e si pronunciano secondo una giurisprudenza ormai costante. Lo Stato italiano – ma naturalmente la questione non riguarda, neppure in Europa, solo lo Stato italiano – ha il dovere di mettere fine a questa illegalità. E’ solo se si assume il principio del carattere indivisibile dei diritti umani come definiti dalle leggi interne e internazionali e della loro inviolabilità in ogni circostanza che si può trovare la chiave per una strategia che – con i tempi e le gradualità necessarie – affronti strutturalmente il problema”.

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Monti in Cina

Di tutto si sta occupando, tranne che dei diritti umani. Contro i quali, come è noto, la Cina è campione del mondo. E la nuova storia che coinvolge i monaci tibetani dovrebbe far riflettere quanto poco vale la vita umana, la nostra e degli altri, per questi professoroni chiamati a salvare la baracca italiana prima che affondasse. Oggi la nostra dignità di popolo è valutata da oscure agenzie di rating che controllano la qualità della nostra economia ma non sono controllate da nessuno; i nostri consumi hanno senso se possono essere misurati sulla base dello spread. Noi stessi rischiamo di diventare dei bot da immettere nel mercato, quello della disoccupazione o del dolore, se si continua a svendere la dignità costituzionale del lavoro e trasformarlo da Diritto a Favore. E discutere di lavoro, con la preoccupazione che sta in Italia, dalla Cina, dove il lavoro è sinonimo spesso di schiavitù e di sistematica violazione della basilare decenza umana, è un ossimoro che non si può sostenere. Gli stessi che detengono il 4% del nostro debito e da noi investono nell’economia legale oltre un miliardo e mezzo di euro all’anno. Eccoci, pertanto, spiegato perchè il nostro Presidente del Consiglio nulla dice a favore dei monaci tibetani torturati dai cinesi.

Chiudere i Cie/2

Lo avevo scritto già qui, qualche giorno fa, nel commentare la Giornata del Primo Marzo di Bari. Provando a spiegare contestualmente che i Cie, i centri di identificazione e di espulsione, non sono semplici luoghi per l’accoglienza provvisoria di uomini dall’origine geografica ignota, ma veri e propri istituti penitenziari dove vengono meno i basilari diritti umani individuali. E questa agghiacciante storia che giunge da Sassuolo, cittadina in provincia di Modena, lo conferma ulteriormente. Non possiamo più permetterci in Italia strutture simili. Nè di continuare a vivere serenamente in un Paese nel quale non sia riconosciuta la cittadinanza a coloro i quali nascono qui da genitori già radicati da anni sul territorio. Basta.

Con l’agricoltura si può uscire dalla povertà

Circa 400 milioni di persone. Ad affermarlo l’ex magnate della Microsoft, Bill Gates, oggi impegnato con la moglie Melinda in una Fondazione umanitaria. Tante sarebbero, pare, le persone che potrebbero emergere dalla loro condizione di povertà se avessero la possibilità, con l’aiuto della tecnologia applicata all’agricoltura, di raddoppiare le loro produzioni. Ad opporsi con decisione a questa tesi è Sbilanciamoci che ritiene, invece, necessario prioritario come intervento quello di investire in un diverso e più efficiente know how che renda i contadini sempre autonomi dai vari “poteri”. L’Italia deve favorire l’accesso alla terra per i piccoli produttori di cibo, con la garanzia per questi di poter continuare a produrre senza essere deportati, in difesa dei loro diritti individuali e collettivi fondamentali.

L’agricoltura contadina, attraverso il pianeta e specialmente nei paesi poveri, è quella che produce il 75% dell’alimentazione, ma non è né “datata” né “inefficiente” perché resistono e continuano a produrre, cercando di adattarsi ai cambiamenti economici. Creano ogni giorno innovazione nei prodotti, nei processi di produzione, nella messa al mercato dei prodotti e degli alimenti. Sfamano il mondo e, prima di tutto, i poveri. Si stima che almeno il 60% degli affamati siano contadini, non perché “non sanno coltivare” o “producano in modo inefficiente” ma perché non hanno abbastanza controllo sulla terra di cui vivono, sull’acqua che debbono usare, sulle sementi da spargere nei campi, sulle terre da pascolo o sull’organizzazione del mercato interno nel loro stesso villaggio, comune, regione, paese.

 

Il prossimo Primo Marzo a Bari

Il prossimo Primo Marzo, come in molte altre città italiane, anche a Bari, ci sarà un momento di riflessione sui Diritti dei Migranti. Nel capoluogo pugliese l’Assessore comunale all’Accoglienza e alla Pace, Fabio Losito, ha deciso, stimolato dal sottoscritto che modererà il dibattito, di organizzare un workshop sui Centri di Identificazione e di Espulsione, i famigerati Cie. Questo evento è rilanciato anche sul sito del Comune di Bari. Mentre quella che segue è la notizia pubblicata su Go-Bari.it

La giornata del Primo Marzo, dal 2010, per tutti i cittadini stranieri presenti in Italia, non è una giornata come le altre. E’, infatti, la loro giornata. Due anni fa migliaia di immigrati scesero, per la prima volta, insieme agli italiani, nelle piazze di molte città italiane per rivendicare i loro diritti e per denunciare le disuguaglianze profonde che ledono la dignità del nostro Paese. Disuguaglianze burocratiche e politiche a causa della Bossi – Fini, disuguaglianze culturali e sociali con migranti discriminati per la loro etnia o perché svolgono lavori che gli italiani non vogliono più fare e che guardano quasi con sospetto. E due anni fa si mobilitarono in massa, pur consapevoli delle possibili ritorsioni che potevano avere sui luoghi di lavoro, soprattutto quelli che operavano senza un regolare contratto, fortificati dai “loro” numeri. Quasi sei milioni gli stranieri in Italia. Il loro lavoro vale più di un miliardo di euro e con i loro contributi all’Inps sono pagate molte pensioni degli italiani. Per la consistenza dei loro versamenti dovrebbero avere servizi che, invece, non hanno.  A Bari quest’anno la Giornata sarà dedicata ai Cie. A pochi giorni dalla sentenza che condanna il nostro Paese per la pratica dei respingimenti, l’Assessorato alle Politiche educative e giovanili, Accoglienza e Pace del Comune di Bari, infatti, ha promosso un momento di riflessione sulle conseguenze delle scelte operate dai Governi italiani rispetto ai flussi migratori provenienti principalmente dall’area del Mediterraneo e davanti ai quali non possiamo restare indifferenti. Attraverso la testimonianza di chi ha varcato la soglia del CIE – Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari Palese – si cercherà, nel corso del dibattito, di formulare proposte e suggerimenti con l’auspicio che questi intendimenti possano essere recepiti dal nuovo esecutivo, andando non solo oltre la stagione dei respingimenti e della detenzione per chi è percepito come un delinquente, ma anche inaugurando il tempo di un’accoglienza dove – per dirla alla Don Tonino Bello – la convivialità delle differenze sia esaltata nel segno della pace e dell’uguaglianza. L’appuntamento con “Condannati: l’Italia dei respingimenti e la vergogna dei CIE” è per giovedì  Primo Marzo, alle ore 17,00 nella Sala consiliare di Palazzo di Città. Ne discuteranno il Sindaco di Bari, Michele Emiliano, l’Assessore regionale alla Cittadinanza attiva e politiche di inclusione dei migranti, Nicola Fratoianni, l’Assessore alle Politiche educative accoglienza e pace del Comune, Fabio Losito e gli avvocati Luigi Paccione, Alessio Carulli, Alessandra Baldi e Dario Belluccio. A moderare il dibattito sarà Giuseppe Milano.

Il mare restituisce centinaia di corpi senza vita

E’ una cifra sconcertante quella diffusa dall’Osservatorio Fortress Europe, che si è basato sulle notizie riportate dalla stampa internazionale, sul numero dei corpi senza vita di migranti ripescati nel Canale di Sicilia e nel bacino Mediterraneo. Solo nel mese di agosto sarebbero almeno 104 le persone tra uomini, donne e bambini, che non ce l’hanno fatta durante la traversata della speranza, che per molti rappresentava l’unica via di fuga da situazioni inaccettabili per ogni essere umano.

Fame, guerra, carestie, condizioni disumane, sono i principali motivi che inducono la maggior parte di queste persone a mettersi in salvo su barche improvvisate dalle organizzazioni criminali, le quali una volta intascate la loro parcella abbandonano in balia delle onde il carico umano con conseguenze tragiche. C’è chi tenta di resistere fino allo stremo delle forze pur di approdare in un paese libero, che garantisca loro un futuro migliore, ma spesso i sogni s’infrangono come onde nella tempesta e il mare inesorabilmente inghiottisce i più deboli senza pietà. Succede sempre così, e lo è stato anche recentemente per le 78 persone partite dalle coste libiche a bordo di un gommone, 73 delle quali sono state abbandonate prive di vita durante la disperata navigazione.

Solo cinque di loro ce l’hanno fatta, ma il loro destino non è certo quello che si aspettavano, perché per molti restano sempre dei clandestini, scomodi intrusi. Il racconto della loro vicenda non è stata creduta, anzi il governo italiano ha addirittura accusato esplicitamente i tre uomini e le due donne, unici superstiti soccorsi alla deriva in condizioni pietose a bordo del loro gommone dalla Guardia Costiera, di mentire con l’unico scopo di essere accettati in Italia. Una posizione sconcertante.

Eppure a volte succede che il mare con la stessa brutalità che ha inghiottito i corpi li trasporti per miglia con la complicità delle correnti per poi farli riaffiorare nello specchio del mare come sagome ormai irriconoscibili. Da maggio fino a poche settimane fa i corpi recuperati nel Canale di Sicilia sarebbero stati 1.216. Un numero estremamente preoccupante considerando che lo scorso anno le vittime ripescate in mare erano state complessivamente 1.214.
Questo dato impressionante significa che i viaggi della speranza, come spesso vengono chiamati da chi conosce i luoghi di provenienza di questi disperati, si sono incrementati notevolmente. E con loro sono aumentati soprattutto le stragi del mare. Le tante persone vittime del loro ultimo desiderio che non è il frutto di una tragica fatalità, è troppo spesso il risultato del cinico egoismo della legge degli uomini che tradotto in parole significa: respingere a oltranza lo straniero. Uomini e donne fuggono dal proprio paese e spesso attraversano il deserto per giungere nelle coste libiche da dove s’imbarcheranno per altri lidi.

Così inizia il calvario e l’unica cosa certa è che nessuno di loro conosce esattamente quando tutto questo potrà finire. E c’è chi addirittura il mare non lo riesce neppure a vedere. In agosto 9 rifugiati somali sono stati uccisi dalle autorità libiche nel campo di detenzione vicino a Bengasi, durante gli scontri in seguito ad un tentativo di fuga in massa dal lager libico. La Libia smentisce la notizia, ma ormai le prove dell’esistenza di veri e propri campi di detenzione per i migranti si fa sempre più strada.

Impossibile non interrogarsi con sdegno sul perché i valori unici ed essenziali come il diritto alla vita e all’asilo politico, il rispetto della dignità umana continuino ad essere calpestati con una facilità estrema. Non sembrano essere più degli elementi che tormentano la coscienza dei governi e interessino più di tanto l’opinione pubblica. Anche stanotte forse il mare ci porterà ancora dei corpi senza vita, uomini e donne che sognavano nient’altro che un mondo migliore, corpi che per i ricchi paesi diventano una triste statistica.

Il mare restituisce centinaia di corpi senza vita, di Alessandro Ambrosin da Dazebao

P.S.: Umanità perduta di Fabrizio Gatti

“E’ stata una strage..”

La settimana scorsa, in questa italietta nostrana dove lo scandalo è all’ordine del giorno quasi quanto l’indifferenza del popolo che con crescente menefreghismo reagisce alle disgraziate “fatalità” che colpiscono il nostro Paese, è avvenuta una nuova strage “marina”, consumatasi nelle acque del Mediterraneo, e che lascia basiti, oltre che sgomenti, per il numero di vittime provocate: quasi 75 morti su un totale di 80 persone partite dall’Eritrea.

Stando a quanto raccontano gli immigrati sopravvissuti, – cinque – ben 10 pescherecci avrebbero ignorato le loro richieste di aiuto. “Durante la traversata – ha raccontato uno dei sopravvissuti a un mediatore culturale di Save the children – abbiamo incrociato almeno dieci imbarcazioni, alle quali abbiamo chiesto inutilmente aiuto. Solo nei giorni scorsi un pescatore ci ha offerto acqua e cibo».

Un tetro reality show si è consumato..
Dove protagonisti, involontari, sono diventati sia quelli che sono morti sia quelli che si sono salvati.. Uomini che questa Nazione, fondata sulla mignottocrazia e bagnata dal sangue delle stragi mafiose, ha deciso di trattare peggio degli animali da soma del medioevo, fustigandone il dolore e la memoria, tranciandone la speranza e la dignità.

Nessun altro ha voluto partecipare a questo reality senza divi. Neanche da spettatori. Chi ha visto ha preferito chiudere gli occhi, cercare di scacciare dalla mente quei volti disperati, quei corpi consumati dal sole e dal caldo, quelle voci che con il poco fiato che ancora avevano chiedevano aiuto. Gli effetti della legge sulla sicurezza che trasforma la clandestinità in reato cominciano a farsi sentire. Nessuno ha visto. Nessuno ha segnalato. Nessuno ha soccorso. “E’ la naturale e inevitabile conseguenza di una politica feroce, crudele e razzista – ci dice don Vinicio Albanesi da anni dà voce alle fasce più deboli della società. Il messaggio che è passato con il pacchetto sicurezza è che noi ci prendiamo i regolari, di tutti gli altri non ci importa niente”.

Parole ancora più dure vengono dall’Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani: chiudiamo gli occhi come con la Shoah (“L’Occidente ha occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei). E ancora: “Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino”.

Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, nel corso di un’intervista, dice: “Sta diventando un fattore culturale, non si va più oltre il dato apparente, come se si volesse disumanizzare le vicende.. Dal mare non nasce la minaccia e si deve pensare che questa analisi della minaccia incide sulle persone. La maggior parte di loro chiede asilo. L’enfatizzzione degli aspetti negativi degli immigrati influenza l’opinione pubblica. Il governo Italiano rispetto a queste vicende ha adottato la politica dei respingimenti che entra in rotta di collisione col diritto d’asilo. Portare avanti questa politica penalizza queste persone che sono comunque alla ricerca di sicurezza e pace“.

Duro, anzi durissimo, invece, il commento del senatore del Pd, Pietro Marcenaro, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani: “Maroni è un uomo che da sempre rifiuta le proprie responsabilità, è un uomo che rifiuta di guardare le conseguenze delle sue azioni. Lo ha fatto per Lampedusa e continua a farlo. Il fatto che di fronte a una cosa così grave l’unica cosa che esca dalla sua bocca sia di mettere in dubbio la versione di queste persone la dice lunga sulla sua figura morale, prima ancora che politica. Prosegue, confutando dettagliatamente e maggiormente la sua tesi, aggiungendo che: “Il Governo si era impegnato a verificare l’accordo con la Libia, a controllarne la gestione, a rendersi garante del rispetto dei diritti fondamentali. Cosa ha fatto? Cosa sta facendo?” e “Gli eritrei, che fuggono da una zona di guerra, hanno quasi sempre il riconoscimento della protezione umanitaria. Ma allora perché una persona che ha diritto alla protezione umanitaria deve essere costretta alla clandestinità, a consegnarsi alle strutture e al meccanismo della tratta? Perché non si costruisce un meccanismo per cui chi ha diritto alla protezione umanitaria possa venire in modo trasparente nel nostro paese?

Il dramma non finisce qui.. Siccome il paradosso e una ostinata asseverazione al maligno contraddistingue la condotta di questo Governo xenofobo, razzista e amorale, cosi profondamente ricattato dai capricci isterici e deliranti della Lega, nonostante alcuni parlamentari del Pdl (giusto ammetterlo e riconoscerlo visto che non sono tutti corrotti e collusi con la mafia..), non si riconoscano in una normativa, come quella che introduce il reato di immigrazione clandestina, assolutamente indegna e incostituzionale, oltre che indecente per un paese storicamente liberale e democratico come il nostro, succede che – rivela l’Unità in questo articolo le vittime rischiano di essere anche colpevoli. I cinque eritrei recuperati rischiano l’incriminazione come clandestini. «Dobbiamo anche valutare l’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque eritrei: in base alle norme del decreto sulla sicurezza devono infatti rispondere di immigrazione clandestina, anche se sono nelle condizioni di fare richiesta d’asilo perchè riconosciuti cittadini di un Paese bisognosi di protezione», – ha spiegato il procuratore di Agrigento Renato Di Natale.

Alziamo la testa, maledizione!!

P.s.: Aggiornamento sul mancato scioglimento, per infiltrazione mafiosa, del comune di Fondi:

La gravità delle affermazioni di Berlusconi sulla vicenda Fondi, Antimafia Duemila
Fondi: l’informazione è la nostra unica “ronda” per il ripristino della legalità,
Anna Scalfati, Articolo 21
Il Caso Fondi: dalla Via Flacca alla via Pontina. La conquista del clan dei casalesi,
Antonio Turri, Articolo 21

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli

Enti locali esautorati e militarizzazione del territorio, tensioni e senso di abbandono. E l’esecutivo teme per l’ordine pubblico.

La militarizzazione imposta in Abruzzo – a più di un mese dal sisma – rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti. La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma.

Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”. Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie.

Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno. In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva. Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.
In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei.

Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.
Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica. Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, ora quelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione. Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano.

Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile. Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli di Angelo Venti da L’Aquila [su Left del 15 maggio 2009]

Un Paese sempre più allo sbando

In questi giorni nei quali viene farneticamente e demagogicamente criminalizzato il “diverso“, tanto meglio se questo è un immigrato clandestino, il cui sangue è il nuovo oggetto di culto delle xenofobe ronde armate di manganelli tinteggiati dal verde padano, e nei quali ci si dimentica completamente di tutti i dati e le ricerche elaborate dai vari osservatori che riferiscono di come quasi il 60% di quelli che arrivano sui barconi avrebbe diritto di richiedere l’asilo (nel rispetto non solo del Documento di Ginevra del 1951 ma anche dell’art.10 della Costituzione) e di come la stragrande maggioranza di questi raggiunge l’italia con l’ottica di provare a costruire il proprio futuro onestamente e nel nome delle leggi, lavorando e pagandone i contributi, succede esattamente quello che, forse, non accadrebbe neanche nei Paesi dove la tortura è stata istituzionalizzata come strumento per accertare la verità.

Un Paese nel quale le ronde porteranno le organizzazioni criminali, già fortificate enormemente nei territori con la politica delle estorsioni e dell’usura, ad avere un controllo dei medesimi in modo legale. Anomalia a norma di legge, gravissima, che contribuirà a decurtare le già esigue risorse alle Forze dell’Ordine, le uniche deputate a garantire la sicurezza dei cittadini e le uniche che detengono le competenze per farlo in modo efficace ed utile. Emblematico che nonostante una cronica assenza di mezzi e di risorse (le più note, tra le tante, di non avere fondi per la benzina e per le fotocopie), sono stati recentemente consegnati alla Giustizia, in tutta italia, migliaia di delinquenti, finanche alcuni dei latitanti più pericolosi appartenenti ai vari clan della camorra e di cosa nostra.

Con la ‘ndrangheta, ormai infiltratasi nel nord italia, soprattutto in Lombardia, che ha, come rivelano sia il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso sia alcuni collaboratori di giustizia ritenuti attendibili, le mani sulla Tav, sull’Expo 2015, su tutti i più grandi appalti di opere pubbliche cofinanziate dall’Unione Europea. E solitamente in tutti i cantieri edili, centinaia di migliaia in tutto il Paese, per opere pubbliche o private, grandi medie e piccole, da chi è costituita la manodopera e la maestranza?

Da extracomunitari, da cittadini stranieri, spesso immigrati e clandestini, che una volta arrivati nella nostra nazione, abbandonati dalle istituzioni che non ne riconoscono la valenza sociale ed economica, oltre che quella culturale e morale, vengono “ingaggiati” per essere sbattuti come animali e carne da macello nei cantieri, senza assicurazione, senza giusti compensi, senza diritti, senza alcuna tutela.. La sicurezza sui luoghi di lavoro, la salute degli operatori dei processi edilizi, i compensi o lo sfruttamento “a nero”, ma anche l’induzione alla prostituzione da parte di tantissime donne disperate sfruttate come bambole per i giochi perversi di qualche magnate in giacca e cravatta, e più in generale le ignobili condizioni nelle quali versano questi esseri umani, non meritano alcuna attenzione, non meritano alcun provvedimento legislativo, non meritano alcuna pietas e compassione laica o cristiana..

No, questa gente, non solo deve essere allontanata vilmente come si vorrebbe allontanare da noi la peste, ma chi ha gli anticorpi, chi non vuole piegare la testa, chi con dignità ed umanità vuole denunciare, deve essere eliminato e distrutto nella sua cittadinanza con la privazione totale dei diritti e delle libertà individuali.. Mi chiedo, infine, se Obama, quando arriverà in luglio per il G8 abruzzese (lo spostamento nelle aree terremotate rispetto all’iniziale collocamento in Sardegna determinerà uno sperpero di risorse pubbliche di oltre 320 milioni di euro, come rivela l’Espresso, con impianti già costruiti che saranno consegnate ai vandali come cattedrali nel deserto), sarà obbligato a mostrare il suo permesso di soggiorno, visto l’assurdo e razzista reato di “immigrazione clandestina” introdotto; oppure se i giocatori del Milan, tutti o quasi extracomunitari, a milanello avranno i tornelli per accedere ai campi sportivi affinchè sia registrata più facilmente la loro condizione di rifiugiati politici; oppure se le “peripatetiche” amiche di molti parlamentari promotori di festini a base di droga o di orgie, vedi la storia dell’ex udc Cosimo Mele (naturalmente candidato per il consiglio provinciale di brindisi, perchè fa politica chi ha certi curriculum..), per poter continuare ad esercitare la loro professione saranno promosse subito in parlamento (l’ideale sarebbe come ministre..) per garantire non solo l’eternamente agognata immunità (come i non pochi onorevoli e senatori che si vogliono cosi difendere dai processi e non nei processi..) ma anche il poter esibire questi acclarati tentativi di integrazione e di accoglienza..

“Il paese in cui è bello riconoscersi è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d’Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare.”

L’impotenza dei potenti

Al Tg1 delle 13:30 viene data la notizia dell’incarcerazione del Premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, per aver violato gli arresti domiciliari che durano da 13 anni.. Lei che si è sempre battuta per la Democrazia nella sua martoriata Birmania.. Solo 18 secondi le sono stati dedicati.. Al Gran Premio di Roma di Formula Uno e a Vincenzo Mollica per il suo “spazio Cinema” diversi minuti..
Questa è Informazione..

P.s.: In memoria di Giuseppe Impastato.. Meglio conosciuto come Peppino, vittima innocente di Cosa Nostra, vittima innocente di chi l’antimafia la pratica solo con le parole..

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