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Lotta alla povertà, male l’Italia

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Bari con il Sud del mondo

COMUNICATO STAMPA: ActionAid e l’Università degli Studi di Bari. “Nuovi percorsi per la cooperazione allo sviluppo”

Bari, ActionAid e l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” terranno un seminario sulla cooperazione allo sviluppo dalle ore 09.45, nella Sala delle Lauree “V.Starace” della Facoltà di Scienze Politiche. ActionAid, organizzazione internazionale che lavora da quarant’anni per eliminare povertà, fame e ingiustizia, e l’Università degli Studi di Bari promuovono il dibattito: “Bari con il Sud del mondo. La cooperazione allo sviluppo alla ricerca di nuovi percorsi”, nell’ambito dei Seminari di Scienze Politiche.

Damiano Sabuzi, Policy Officer di ActionAid presenterà la sesta edizione del Rapporto di ActionAid sull’Aiuto Pubblico allo Sviluppo dell’Italia: “L’Italia e la Lotta alla Povertà nel mondo. 2008-2012 cinque anni vissuti pericolosamente”. Con questo rapporto indipendente ActionAid fornisce una valutazione sul mantenimento degli impegni sottoscritti dal nostro paese rispetto a iniziative di lotta alla povertà nel mondo. In particolare il rapporto analizza l’ultima legislatura alla luce del peso della cooperazione italiana nei Paesi in via di Sviluppo, nella comunità dei donatori e nella politica internazionale.

Seguiranno interventi dei rappresentanti di alcune delle ONG (organizzazioni non governative) e delle Onlus presenti a Bari che si occupano da più tempo di cooperazione internazionale allo sviluppo: Amani, Ciss, Kenda e Promond. Partendo dalla loro esperienza e professionalità acquisite con il lavoro ‘sul campo’, queste ultime parleranno di argomenti che possano aprire un dibattito su quali sono i nuovi percorsi da intraprendere per la cooperazione internazionale allo sviluppo.

Presentato il Rapporto Caritas-Migrantes 2012

Oggi a Bari, presso la Chiesa di San Marcello – una delle migliori della nostra città per l’impegno sociale straordinario profuso generosamente e genuinamente dal suo parroco Don Gianni – è stato presentato il Rapporto Caritas-Migrantes 2012, relativo alla presenza di immigrati in Puglia. Se ne parla in questo articolo.

Gli immigrati non comunitari sono quasi 65 mila, di cui 32.224 solo nella provincia di Bari. Albania (34%), Marocco (12,4) e Cina (6,7%) le nazioni da cui provengono la maggior parte degli stranieri non europei presenti nella nostra Regione, mentre la Romania con oltre 22.633 è in cima alla classifica dei paesi di origine degli immigrati comunitari.

La Giornata Mondiale dell’Alimentazione

Per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’organizzazione Actionaid – che ammiro moltissimo, da tempo – ha organizzato in queste settimane alcune iniziative di sensibilizzazione in tutto il Paese. Anche a Bari qualcosa si è fatto per merito della bontà e dell’intraprendenza squisita di Nicoletta, la referente territoriale. Non posso, pertanto, non rilanciare l’invito a partecipare a questo pranzo sociale, previsto per domani. Per conoscere l’associazione e le sue importanti finalità umanitarie, sociali, culturali.

Il diritto al cibo è un diritto umano fondamentale. Lo stomaco vuoto rende difficile qualsiasi attività, dal lavoro allo studio e le mille piccole azioni che compiamo ogni giorno. Il diritto al cibo è così importante che già nel 1948 fu incluso nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Secondo i dati FAO, alla fine del 2009, le persone che vanno a letto ogni sera con la pancia vuota hanno superato il miliardo. Per ActionAid la fame è un “prodotto” di scelte scorrette da parte di imprese, governi, organizzazioni internazionali e della mancanza di volontà politica. Politiche dannose, che considerano il cibo come un mero prodotto di mercato e non come un diritto, fanno sì che i più affamati e poveri sono, incredibilmente, agricoltori e contadini. Per combattere questa situazione con efficacia, dobbiamo rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo della terra, dell’acqua, dei pascoli, delle foreste e delle sementi; contrastare le violazioni dei diritti dei contadini e dei lavoratori; chiedere maggiori investimenti pubblici in agricoltura e sviluppo rurale.

Yvan Sagnet, “ama il tuo sogno”

Estate 2011, nel profondo Salento succede una cosa mai vista: i braccianti agricoli, stagionali, extracomunitari, molti dei quali giovani, insorgono contro il caporalato, contro il lavoro nero, contro lo schiavismo a cui sono sottoposti. Per pochi euro. Per poter tutelare la propria dignità. Io ci sono andato a Nardò, correndo. Volevo vedere. Di più, volevo capire. Ancora di più, volevo raccontare. Perché mi sembrava (e a distanza di un anno non ho cambiato idea) importante e doveroso raccontare quel che accadeva a chi non c’era. E’ stato, forse, il primo reportage della mia vita. Certamente è stata una delle storie a cui sono rimasto più legato. Dopo qualche mese, come ho raccontato in questo post, alcuni di quei caporali sono stati arrestati. Ma da più parti, a dire il vero, si è sollevato quasi subito il timore che niente sarebbe cambiato nell’estate 2012. Quando i migranti sarebbero puntualmente tornati per continuare a raccogliere a cottimo arance e angurie, principalmente. Cambiati gli interpreti, rimasto inalterato il gioco, quello al massacro. Quest’estate, pertanto, sono tornato a Nardò, presso la Masseria Boncuri, dove lo scorso anno furono ospitati, si fa per dire, le centinaia di stagionali e all’interno del cui campo, per la disumanità avallata, morì anche un giovanissimo ragazzo eritreo, se ben ricordo la sua nazionalità. Dopo il video ho compreso subito che quest’anno i braccianti sono stati spostati altrove, cosi che nessuno potesse raccontare che qui nulla è cambiato. Che la politica locale e regionale è sempre contigua al potere delle grandi aziende agricole del Basso Salento che, per massimizzare i profitti, abusano di questa manodopera a basso costo, tanto il controllo di legalità è nullo. E che degli scandali ci si dimentica presto. Qui il Gattopardo è il padrone di casa. Yvan Sagnet fu, non per scelta premeditata, il protagonista assoluta di quella rivolta. Invità anche altri ragazzi a protestare con tutta la dignità di cui disponevano per rivendicare la tutela dei diritti di ciascuno. Non si poteva lavorare, sotto un sole cocentissimo, anche 14 ore al giorno, per pochissimi euro. E tornare poi nel campo e non avere neanche acqua potabile per ristorarsi in modo adeguato. Yvan Sagnet, oggi, ha scritto un libro, per Fandango, dal titolo “Ama il tuo sogno”. Credo sia da leggere, questo libro. Perché credo, forse sbaglierò, che sarà utile per poterci vergognare il giusto di aver accettato e accettare ancora che nella nostra Puglia e nel nostro Paese succedano queste cose ignobili. Come se quel che avviene fuori dal portone di casa non ci appartenga, che non ci riguardi. Coinvolge tutti, invece. E ci richiama ad una precisa responsabilità. Quella di essere uomini. Cittadini. Non sudditi, non individui passivi, amorfi e senza identità che accettano, con indifferenza, tutto quello che accade. Credo sia da leggere, questo libro. Per poterci guardare ancora in faccia la mattina allo specchio. Anche quello della nostra coscienza e dire, una volta per sempre, e tutti insieme, basta ad ogni forma di schiavismo moderno.

Più trasparenza nelle pubbliche amministrazioni?

Ne avevo già scritto tempo fa, del F.O.I.A. – il “Freedom of Information Act”  – italiano, ossia di quella legge che garantisce a tutti i cittadini l’accesso agli atti e ai documenti prodotti dalla pubblica amministrazione. Apprendo da Lavoce.info che proprio in questi giorni si avvia una campagna per introdurre pure in Italia questo provvedimento che tutela moltissimo il cittadino che vuole rendersi più consapevole rispetto alle prassi della pubblica amministrazione, perché è una legge imperniata sul principio della trasparenza. I dettagli sono disponibili qui.

Passerebbe il principio che le informazioni detenute dalla pubblica amministrazione appartengono ai cittadini: dunque, come se si invertisse l’onere della prova, non sarebbe più il cittadino a dover giustificare la richiesta di informazioni, quanto piuttosto la pubblica amministrazione a dover giustificare la segretezza, ed elencare in quali casi specifici i documenti non sono pubblici. Da questo cambio di prospettiva e da una pubblica amministrazione più trasparente possono derivare numerosi benefici: i cittadini sono più informati sull’operato dei loro rappresentanti e quindi probabilmente capaci di sceglierli in maniera più oculata; si instaura un rapporto di maggiore fiducia fra cittadini e pubblica amministrazione; si creano buoni incentivi per chi gestisce la cosa pubblica, affinché operi nell’interesse collettivo, aumentando dunque l’efficienza del sistema e riducendo il grado di corruzione. Esistono comunque controindicazioni alla trasparenza, che vale la pena ricordare. Sicuramente non tutti gli atti della pubblica amministrazione possono essere resi pubblici. Ci sono ragioni di sicurezza nazionale, ad esempio, per le quali è nell’interesse stesso dei cittadini che alcune informazioni non vengano rese pubbliche. È una controindicazione ovvia e difatti tutti i paesi che hanno adottato il Foia hanno incluso la sicurezza nazionale tra i motivi per negare l’accesso a documenti. Sarebbe utile peraltro se il Foia trovasse applicazione anche presso enti e associazioni senza fini di lucro, come i partiti politici, i sindacati e le chiese.

 

Gli orti urbani di Cerignola

Dopo averne parlato già di questa pratica che si sta diffondendo, apprendo di questa bellissima iniziativa, sperando che non resti su carta. Saranno realizzati 18 orti urbani.

Un’occasione per restituire ai cittadini spazi urbani. E insieme un’opportunità per rivalutare la vocazione del territorio e costruire una forma di presidio e controllo dei beni pubblici. Attraverso questo intervento puntiamo in primo luogo a rivitalizzare un’area sostanzialmente abbandonata, ed in secondo luogo a offrire ai cittadini di Cerignola la possibilità di essere custodi e “guardiani” degli spazi della loro città. Pensiamo che con la realizzazione degli orti urbani rappresenti anche un passo chiaro sulla strada della maturità civica, perché esso rappresenta un antidoto efficace contro l’abbandono di porzioni importanti del tessuto cittadino, spesso lasciate all’incuria. Peraltro la coltivazione della terra permetterà alla popolazione anziana di Cerignola una nuova “fusione con la terra” e un rafforzamento dei legami sociali, giacché la tendenza a dar vita a gruppi di orti è funzionale alla creazione di una società di mutuo soccorso sociale.

Arrestati i caporali di Nardò

L’estate scorsa, quando a Nardò scoppiò la rivolta dei migranti contro i caporali, visitai l’agro della masseria Boncuri, volendo capire di persona cosa stesse succedendo. Anche perché dalle nostre parti una simile protesta dei migranti contro lo schiavismo imposto dai caporali non si era mai visto. Feci un ampio e bel reportage per Go-Bari.

La crisi economica ha colpito anche l’ambito dell’agricoltura, rendendo ancor più instabile e precario il mercato ortofrutticolo, già in difficoltà. Nonostante i salari per gli stagionali stranieri fossero già stati pattuiti, i “padroni” pretendevano non solo di corrispondere cifre irrisorie per ogni cassetta riempita (perché da queste parti il lavoro continua ad essere a cottimo), ma anche di trattenersi una percentuale per il “servizio navetta” che loro garantivano, ossia trasportare nei campi gli stessi migranti. I quali, esasperati, sono insorti. Con grande dignità e grande coraggio. Nel capolavoro di Carlo Levi, “Cristo si è fermato a Eboli”, si legge: “Il loro cuore è mite, e l’animo paziente. Secoli di rassegnazione pesano sulle loro schiene.. Ma quando, dopo infinite sopportazioni, si tocca il fondo del loro essere, e si muove un senso elementare di giustizia e di difesa, allora la loro rivolta è senza limiti, e non può conoscere misura. È una rivolta disumana, che parte dalla morte e non conosce che la morte, dove la ferocia nasce dalla disperazione”.

Oggi, dopo quasi un anno, finalmente, gli arresti. Vedremo, tra qualche mese, quando torneranno i migranti nei campi salentini, se qualcosa è effettivamente cambiato.

Un popolo che accetta il voto di scambio non ha dignità

“La sola cosa che l’Europa deve temere, oggi, è la paura che i tribunali elettorali suscitano nei governanti, nei partiti classici, in chiunque difenda lo status quo pensando che ogni sentiero che si biforca e tenta il nuovo sia una temibile devianza”. Così scrive, il nove maggio scorso, Barbara Spinelli, nel commentare il voto francese che ha consegnato il Paese ad Hollande e quello greco dove l’instabilità politica fortissima rischia di far tornare tra qualche settimana la nazione ellenica al voto, non essendo stato, ad oggi, ancora possibile formare un nuovo governo che regga con forza e determinazione questa lunga e difficile fase di transizione. Su questa linea, infatti, la Spinelli scrive che “le urne dicono questo: il bisogno di Europa, di una politica che salvi il continente dal naufragio della disperazione sociale e di una guerra di tutti contro tutti. Il continuo accenno alla Grecia come spauracchio – e capro espiatorio – agitato dai nostri governi a ogni piè sospinto, non è altro che ritorno al vecchio bellicoso equilibrio di potenze nazionali, tra Stati egemoni e Stati protettorati”. Ed è anche in questo clima di xenofobia, di antipolitica, di esasperata austerità, di mancanza di futuro, che può essere letto il voto italiano. Ci aiuta nell’analisi Massimo Gramellini, il quale rileva, in particolare, come il “boom” del Movimento 5 Stelle sia stato agevolato da una gerontocratica partitocrazia che non è stata capace di riformare se stessa e che, pertanto, i cittadini hanno espresso il cosiddetto voto di protesta non contro la politica, verso cui hanno dimostrato di avere interesse, soprattutto verso i temi connessi all’ambiente e all’uso virtuoso delle nuove tecnologie, ma contro questi partiti. Scrive: “non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà”. Ma queste elezioni, inoltre, ci dicono altro. Sono state le prime, almeno formalmente, senza Berlusconi e segnate dalle strategie adottate da Monti in questi ultimi mesi. Da Nord a Sud passando per il Centro, il Pdl – il partito “personale” del sultano di Arcore – è quasi sparito. Come fa notare Ilvo Diamanti, in un’analisi piuttosto lucida, “ha dimezzato il suo peso elettorale: è passato dal 30% al 14% (media delle medie). Governava in 95 Comuni (maggiori), insieme alla Lega. Al primo turno ne ha perduti 45 (inclusi quelli in cui è escluso dal ballottaggio)”. Sono state le ultime, probabilmente, anche per Bossi e la “sua” Lega che, eccetto Verona e Cittadella, ha subito un forte ma non fortissimo calo. E che, nel 3% dei casi, ha consegnato suoi elettori proprio a Grillo, forte di un linguaggio altamente xenofobo basato sull’idea che non debbano prendere la cittadinanza italiana (ne ho già parlato diffusamente qui di questa grande stupidità) coloro che nascono in Italia o vi risiedono legalmente ed onestamente da molti anni. Tema che non crediamo sia convinto pienamente da tutte le “stelline” che si agitano nel firmamento delle comunità locali. Il Pd, che non riesce a capitalizzare il crollo del centrodestra, subisce, nelle “aree rosse”, il peso dell’astensione. Per mascherare la miseria della politica ci vorrebbe, pertanto, più politica. Anzi, più Politica. Più umanità, più dignità, più coraggio, più capacità di parlare a cuore aperto, più visione del futuro. Quella che molti definiscono come “rivoluzione culturale e morale”, però, a dire il vero, non è affatto aiutata dalle notizie che arrivano da molte località italiane dove si è votato. E dove il voto, pare, sia stato pesantemente inquinato. A Catanzaro, ai danni del bravo Salvatore Scalzo e a favore del quale il Pd chiede l’intervento urgente della Commissione Antimafia. Nella mia Puglia, a Gioia del Colle. Ma anche a Taranto dove la denuncia arriva dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli. Con criticità consistenti che mi ero permesso già di evidenziare nella riflessione che avevo scritto per gli amici di Giù al Sud, qualche giorno fa. Una politica che non interviene con convinzione per arginare il fenomeno del clientelismo elettorale impregnato di cultura mafiosa, e del voto di scambio, non è politica. È propaganda. È antipolitica, nel vero senso della parola. Ed è questo il cancro che gli italiani devono curare e debellare. Mettendoci la faccia ed impegnandosi di persona, personalmente. Da subito. Perché cosi proprio non si può andare più avanti.

I Cie in Italia: dove la tortura è legalizzata

Nei giorni scorsi, come avevo preannunciato, si è svolta a Bari come in molte altre località italiane, una nuova visita al Cie cittadino. Ho preso spunto da questa iniziativa per condividere, con gli amici di Giù al Sud, alcune riflessioni.

Karl Jaspers nel suo “La questione della colpa” individuava con chiarezza quattro colpe: “la colpa criminale, quella politica, quella morale e quella metafisica”. Con i migranti o i cittadini di origine straniera (leggasi il recente “caso Modena”) non si sbaglia: la loro unica colpa è ontologica. Rinchiusi arbitrariamente e contro la loro volontà, senza aver commesso alcun illecito penale. Il principio di uguaglianza e le “leggi” morali che hanno ispirato la Costituzione o la Dichiarazione dei Diritti Umani, in un Paese che non ha nel suo ordinamento il reato della tortura, piegati da una normativa e da una burocrazia nazista. In queste strutture la dignità individuale viene stuprata ogni giorno: frequentissime sono le violenze fisiche e psicologiche perpetrate nei confronti di chi spesso non conosce neanche i propri diritti, per via della non conoscenza della lingua italiana. Un Governo credibile dovrebbe investire da un lato sulla cooperazione internazionale tramite la quale attrarre investimenti e talenti, dall’altro sviluppare politiche solide basate sulla solidarietà, sull’accoglienza e sulla “convivialità delle differenze”. Un Governo credibile non darebbe l’impressione di essere ricattata da qualche forza politica che non vuole conferire la cittadinanza a chi nasce in Italia o vi risiede da un numero congruo di anni legalmente lavorando onestamente. Un Governo credibile ristrutturerebbe con coraggio l’architettura istituzionale curando il cancro della burocrazia semplificando le procedure per il rilascio dei permessi di soggiorno o l’assegnazione degli asili politici per chi giunge da Paesi politicamente instabili. Un Governo credibile includerebbe nel suo progetto di riforma del mercato del lavoro il reato del caporalato e del lavoro nero di cui non si parla affatto in questi mesi e che sono piaghe dolorosissime presenti nel Mezzogiorno d’Italia.

(Qui, invece, è possibile trovare una completa rassegna stampa, curata dall’Associazione “Class Action Procedimentale”, sulla visita da parte della delegazione barese di giornalisti all’interno del Cie di Palese)

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