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Contro la corruzione, ci metto la faccia..

Ho aderito ufficialmente alla campagna contro la corruzione, “Riparte il Futuro“, promossa da Libera e da Gruppo Abele, con l’intento di arrivare all’approvazione definitiva di una legge – oggi approvata dalla Camera (qui il commento di Don Ciotti) – orientata a sanzionare duramente il voto di scambio e la corruzione (tema sul quale ho molto scritto su questo piccolo blog).

La corruzione, secondo alcune stime, vale oggi nel nostro Paese 60 miliardi di euro circa.

Bisogna contrastarla, pertanto, non soltanto per un fatto meramente ma fondamentalmente economico, ma anche per un fatto etico e perché attraverso un contrasto efficace la politica può risarcire i cittadini per la sua inefficienza cronica restituendo, contestualmente, un pò di fiducia nelle Istituzioni.

io ho firmato

Le Istituzioni nazionali sono corrotte?

L’Italia è al 72esimo posto nella classifica diffusa dall’associazione non governativa Transparency International che ogni anno misura l’Icm: l’indice corruzione mondiale. Questo dato che ci colloca tra i peggiori in Europa, non stupisce, probabilmente, più nessuno essendo quasi quotidiani gli scandali o gli appelli – inascoltati – ad operare con forza e coraggio in direzione opposta, per la legalità e il ripristino dell’etica pubblica. Come pure cadono molto spesso, dolentemente, nel vuoto gli spunti propositivi di riflessione, per il varo di nuove politiche di contrasto, promossi da magistrati specializzati nel settore come Davigo. Al tema della corruzione, in questo blog, ho già dedicato diversi post, proprio perché la ritengo una odiosissima e perniciosa piaga sociale. Tanto più si diffonde tanto più gli italiani vivono male. Quando questo passaggio, nella sua semplicità, sarà compreso dalla stragrande maggioranza degli italiani che oggi, spesso, la giustificano o la legittimano a causa di altre piaghe sociali, allora, in quello stesso momento, si inizierà in questo Paese a contrastare efficamente e per davvero questo cancro della nostra democrazia. Di seguito il mio articolo per Cercasi un Fine.

L’87% degli italiani ritiene la corruzione uno dei più seri problemi del Paese, in crescita del 4% negli ultimi due anni; il 95% pensa che vi sia corruzione nelle Istituzioni nazionali e oltre il 90% in quelle regionali e locali; il 75% ritiene inefficaci gli sforzi compiuti dal Governo. Questi dati, allarmanti per il loro impatto sociale, sono stati diffusi dallo storico studioso del fenomeno Alberto Vannucci, sulla base del rapporto di Eurobarometro. Ma per un’analisi ancor più precisa e completa, forse, occorre aggiungere qualche altra informazione, per inquadrare ancora meglio questa patologia endemica del nostro sistema politico-amministrativo: la corruzione costa annualmente 60 miliardi di euro e pesa per circa 10 miliardi all’anno in termini di Pil. Dodici italiani su cento, ossia qualcosa come quattro milioni e mezzo di cittadini, si sono visti chiedere, almeno una volta nella vita, una tangente. E c’è poco da stare allegri. Come rivela, infatti, uno studio predisposto lo scorso anno dalla Commissione Europea, la corruzione si annida principalmente negli uffici pubblici, con l’edilizia, in particolare, che rappresenta il settore maggiormente aggredito dal fenomeno.

Il nostro sguardo, perciò, non può non ampliarsi anche alla burocrazia e alla sua inefficienza da un lato (con un danno stimato in 17 miliardi di euro), al clientelismo e al conflitto di interessi dall’altro. La Corte dei Conti, lo scorso anno, ha ricordato che su 33 Grandi Opere, nel triennio 2007-2010, si è passati da una spesa prevista di 574 milioni di euro a una spesa effettiva di 834 milioni di euro, con un aggravio del 45% di risorse pubbliche, drenate esclusivamente per “oliare la macchina”.  Prima ancora di eco-mafie, si dovrebbe, forse, parlare di corruzione ambientale: insieme al comparto dell’edilizia, l’altro grande microcosmo avvelenato dalla corruzione è quello della gestione dei rifiuti e delle bonifiche.

Davanti a questa eclissi morale e culturale di tutta la nostra classe dirigente che, da decenni e in modo oggettivamente trasversale, oltre che a tutti i livelli, con atteggiamenti via via sempre più spudorati e non esemplari, ha geneticamente modificato l’italica antropologia, approfittando della nostra tendenza alla pigrizia e all’indifferenza, sarebbe necessaria e non più procrastinabile una presa di coscienza collettiva. Non una rivoluzione, ma una ribellione. “Io mi ri-bello. Rivoglio il bello”, dovrebbe diventare l’imperativo categorico con cui spronarci per esigere un cambiamento in cui la legalità non sia più evocata, come spesso succede soltanto nel corso di alcuni retorici convegni, ma praticata. Frequentata, ogni giorno. Con un di più di responsabilità. Individuale e collettiva. Il fiorire di una nuova consapevolezza civica ci spingerebbe, credo, immediatamente a remare per una nuova direzione, per un lido in cui la regola sia la proposta, non la protesta.

Provo, pertanto, ad elencare una serie di proposte che una legge autorevole e rigorosa – ben diversa da quella confezionata ultimamente dal Ministro alla Giustizia Severino – dovrebbe prevedere. Prima di tutto dovrebbe esserci nuovamente il reato di falso in bilancio; poi, sulla scia della convenzione europea del ’99 mai pienamente recepita dal nostro Paese, dovrebbero considerarsi l’auto-riciclaggio, la corruzione tra privati e le cosiddette interferenze illecite negli affari privati. Bisognerebbe riformare il sistema sanzionatorio con l’innalzamento delle pene minime con la possibilità che sia risarcito il danno arrecato fino a quattro volte, confiscando il bene nei casi più gravi. Bisognerebbe rivisitare l’istituto dei rimborsi pubblici o privati ai partiti e alle fondazioni, rendendo tutte le transazioni trasparenti mediante le nuove tecnologie. Introdurre un’anagrafe tributaria e patrimoniale degli eletti e dei principali dirigenti pubblici, a tutti i livelli. E soprattutto operare negli appalti: potrebbe essere vantaggioso pubblicare sul sito internet dell’ente pubblico le white lists dei privati per conoscere la composizione delle compagnie societarie, con il casellario giudiziario di titolari e soci, l’elenco dei fornitori e dei subappaltatori, i bilanci dell’ultimo anno di attività.

Probabilmente, anche con questi accorgimenti, ove presenti, il male della corruzione non sarebbe sconfitto. Certamente limitato. Ma il primo cambiamento non può che partire da noi. Dalla nostra voglia prepotente e genuina di un cambiamento reale e leale. Per non dover dare ancora ragione, a distanza di decenni, al giornalista e scrittore Corrado Alvaro che sentenziava: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”.

Il contrasto effimero alla corruzione

Uno degli organizzatori della Giornata di Canossa dedicata alla corruzione, Salvatore Tesoriero, ha commentato il provvedimento del Ministro Severino, sottolineando, con buonsenso e razionalità, quali aspetti sarebbero da migliorare e quali da considerare. Di corruzione, in questo piccolo blog, mi sono occupato diverse volte. Questo uno dei post più importanti. Qui la pagina tematica con tutti gli interventi. Qui, infine, uno degli ultimi contributi di Don Luigi Ciotti.

Il più grande difetto dell’intervento normativo, d’altra parte, deriva proprio dalla constatazione della portata degli interventi descritti: utili – sì – in termini relativi, ma estremamente limitati rispetto al globale contrasto del fenomeno. Si tratta, in altri termini, di un intervento estremamente circoscritto e certamente lacunoso se calato sul versante del contrasto  multilivello della corruzione. Una seria e complessiva strategia di contrasto alla corruzione, in futuro, non potrà prescindere dalla ridefinizione dei cd. reati “spia” della corruzione (si pensi al falso in bilancio quasi integralmente svuotato nella sua portata sanzionatoria dal precedente Governo), dall’introduzione della fattispecie di autoriciclaggio (caldeggiata in sede internazionale, ma dimenticata dal Governo), da una riforma razionale dei termini di prescrizione del reato (sulla scorta delle proposte di differenziazione di congrui termini di prescrizione dell’azione e del processo, già delineate in sede accademica e da noi riproposte nella nostra Carta di Canossa), dal superamento dell’idea della risposta carceraria (spesso ineffettiva) come unico deterrente a reati di chiara matrice “economica”.

La corruzione è il “nemico pubblico” numero uno

Il prolungato ostruzionismo parlamentare del Pdl nella Commissione della Camera in cui si sta discutendo il disegno di legge contro la corruzione – ieri, intanto, a maggioranza è passato l’emendamento del Pd per l’innalzamento consistente delle pene – con la conseguente intimidazione di stampo “criminale” da parte di Angelino Alfano che ha ammesso come l’esecutivo Monti potrebbe perdere l’appoggio del suo partito se questo intero provvedimento diventasse una legge dello Stato, oltre ad evidenziare una volta di più quanta indisponibilità ci sia nell’accogliere il valore della legalità, mi ha sollecitato un approfondimento sul tema della corruzione. E in questo, perciò, mi è stata assai utile la lettura di questo articolo, per la Voce.info, di Alberto Vannucci, esperto pluridecennale del tema, che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo e di persona a marzo scorso quando ho partecipato all’assise nazionale contro la corruzione che si è svolta a Canossa.

Simile in questo ai “crimini senza vittime”, la corruzione si fonda di regola su un “patto di ferro” tra corrotti e corruttori, dal quale entrambi ricavano benefici – a danno della collettività – e che nessuno dei partecipanti ha interesse a denunciare. Le vicende di corruzione sistemica rivelano una rete di accordi sotterranei tra una pluralità di attori pubblici e privati, entro la quale obbligazioni reciproche e impegni assunti sono regolati da vere e proprie “norme non scritte”, della cui applicazione si fanno carico “garanti” specializzati, diversi a seconda dei centri di spesa interessati (boss politici, alti burocrati, faccendieri, imprenditori, mafiosi). Una visione d’insieme dell’ultimo rapporto di Eurobarometro conferma in prospettiva comparata l’allarme per la situazione italiana: l’87 per cento dei cittadini italiani ritiene la corruzione un serio problema nel proprio paese, in crescita del 4 per cento rispetto a 2 anni prima (la media europea è del 74 per cento); il 95 per cento degli italiani ritiene che vi sia corruzione nelle proprie istituzioni nazionali (in crescita del 6 per cento rispetto a 2 anni prima), il 92 per cento in quelle regionali e locali (la media europea è, rispettivamente, del 79 e 75 per cento); il 12 per cento degli italiani si è visto chiedere una tangente nei dodici mesi precedenti (la media europea è dell’8 per cento); il 75 per cento degli italiani ritiene che gli sforzi del governo per combattere la corruzione siano stati inefficaci (la media europea è del 68 per cento).

Buone novità sugli appalti pubblici

Sono essenzialmente due le novità. Qui la prima.

La commissione di gara per l’aggiudicazione di appalti con la Pubblica Amministrazione, in base all’offerta economicamente più vantaggiosa, deve valutare prima gli aspetti tecnici dell’offerta, poi quelli economici. L’esame delle offerte economiche prima di quelle tecniche costituisce una grave e chiara violazione dei principi inderogabili di trasparenza e di imparzialità che devono essere alla base delle gare pubbliche. La sentenza del Consiglio di Stato è la 1862 del 28 marzo 2012. Il principio si applica anche agli appalti pubblici di servizi.

Qui la seconda.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 74 del 28 marzo scorso, il decreto 7 marzo 2012 del Ministero dell’ambiente che fissa i criteri minimi per gli appalti verdi nella PA, e che le stazioni appaltanti devono utilizzare nell’affidamento di servizi di illuminazione e forza motrice (illuminazione, illuminazione pubblica e segnaletica luminosa) e servizi di riscaldamento/raffrescamento (comprensivi dell’eventuale trattamento dell’aria e della fornitura di acqua calda sanitaria, riscaldamento e raffrescamento degli edifici). Si ricorda che il documento è parte integrante del Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione, di seguito PAN Green Public Procurement.

Di appalti pubblici e del rischio corruzione ne ho sempre parlato più che diffusamente in questo piccolo blog, ma molto è sintetizzato in questo post.

Tra beauty contest e riforma dei partiti

In questa ultima settimana il dibattito politico è molto arroventato. Come sempre, verrebbe da dire. Ma si percepisce una certa tensione tra i protagonisti, gli inquilini del “Palazzo”, desumibile dalle loro dichiarazioni e dai loro propositi di riformare il sistema politico. Vedi prima la discussione sulla legge elettorale, proseguita poi con il tentativo di porre sul tavolo del confronto la legge contro la corruzione, fino ad arrivare ad oggi dove l’oggetto è il finanziamento pubblico ai partiti, chiamati impropriamente rimborsi elettorali. Non dimenticando quale e quanta intolleranza sociale rischia di alimentarsi nei confronti dell’esecutivo a causa dell’aumento spropositato di tasse a fronte di una visione che non sembra affatto equa. In questo scenario, moralmente e culturalmente desolante, sono alquanto avvilenti e vacue sia la discussione sulla Lega e sulla sua reale capacità di “fare pulizia” estromettendo quelli che avrebbero utilizzato impropriamente fondi pubblici, sia quella relativa alla decisione del Ministro allo Sviluppo Economico, Corrado Passera, di predisporre un’asta pubblica per le frequenze che stavano per essere regalate dal predecessore Romani a Mediaset, sia quella dedicata ai gonfiatissimi finanziamenti pubblici che erano stati tagliati nel ’93 con un referendum inapplicato e tornati sul luogo del delito sotto un’altra dicitura, per quella che era, è e resterà una truffa aggravata nei confronti dei cittadini, perpetrata da tutti i partiti della Seconda Repubblica. Senza distinzione alcuna. Come chiamare se non ladri coloro che in questi 18 anni circa hanno speso, per le varie tornate elettorali, poco più di 564 milioni di euro, intascandone quasi quattro volte di più? E non si venga a dire che parlando in questo modo si alimenta il qualunquismo e l’antipolitica. O quello che una volta veniva spacciato per giustizialismo, quando in realtà non era e non sarebbe altro che un bisogno irrefrenabile di giustizia. Senza legalità ed etica pubblica una democrazia non ha ragion d’essere. Tutte le persone oneste intellettualmente sanno che all’interno di tutti i partiti, di destra e di sinistra, ci sono politici per bene che adempiono alle loro funzioni pubbliche con onore e senso di responsabilità, ma purtroppo loro non hanno impedito quello che oggi è sotto gli occhi di tutti. La fine della Seconda Repubblica. Come si può credere, perciò, che proprio da coloro che hanno screditato le Istituzioni e l’arte della Politica – leggasi il nuovo triumvirato della vergogna Alfano-Bersani-Casini, a nome dei partiti di cui sono segretari – con la propria omertà, reticenza, incapacità politica, possa giungere una riforma innovativa e intrisa di uguaglianza? Bisogna rinnovare urgentemente la classe dirigente di questo Paese, sulla sorta di parametri non solo anagrafici, ma anche di moralità specchiata e di competenza verificata. Prima che sia troppo tardi. Prima che scoppino reazioni sociali e tumulti dettati dalla rabbia e dall’intolleranza. E bisogna agire presto e bene, perché di tempo, temo, se ne è perso moltissimo. E gli italiani pretendono rispetto ed uguaglianza.

La proposta di legge regionale contro il conflitto di interessi

Ne avevo già parlato qui, qualche giorno fa. Oggi, in conferenza stampa, è stato presentato il testo, che riporto integralmente qui sotto. L’iniziativa è stata assunta dal Pd Puglia, per volontà politica del segretario regionale, Sergio Blasi, e del capogruppo alla regione, Antonio Decaro.

Art. 1. Ambito soggettivo di applicazione.
1.Agli effetti della presente legge, per titolari di incarichi di rappresentanza e di governo regionale si intendono il presidente della giunta regionale, i consiglieri, gli assessori, i concessionari di servizi pubblici regionali nonché i titolari di incarichi di amministrazione, direzione e controllo in enti, istituti, agenzie, aziende o società dipendenti, controllati, vigilati, finanziati o partecipati, a qualsiasi titolo e anche indirettamente, dalla Regione.
Art. 2. Obbligo di astensione.
1.I soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 1 nell’esercizio delle loro funzioni devono dedicarsi esclusivamente alla cura degli interessi pubblici; essi hanno l’obbligo di astenersi da ogni atto idoneo ad influenzare, specificamente o anche soltanto astrattamente, in virtù dell’ufficio ricoperto, gli interessi propri, del coniuge e dei parenti e affini entro il secondo grado.
2.I soggetti di cui al comma 1 non possono partecipare alle deliberazioni degli organi di appartenenza, né adottare atti di rispettiva competenza, in situazioni o materie che possano coinvolgere, direttamente o indirettamente, interessi propri, del coniuge e di parenti e affini entro il secondo grado.
3.Sulla sussistenza delle situazioni e delle materie determinanti l’obbligo di astensione di cui al comma 2, per i consiglieri delibera il consiglio, per il presidente della giunta e per gli assessori delibera la giunta, per gli altri soggetti provvede il presidente della giunta.
4.I regolamenti del consiglio e della giunta, da adottarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, assicurano adeguate forme di pubblicità agli adempimenti di cui al comma 2, rendendo noti i casi di mancata partecipazione a deliberazioni e mancata adozione di atti motivate ai sensi del medesimo comma.
Art. 3. Incompatibilità con funzioni pubbliche, rapporti di lavoro dipendente, incarichi direttivi in enti pubblici e imprese.
1.E’ incompatibile con la carica di consigliere e con gli incarichi di governo regionale ogni impiego pubblico e privato nonché ogni carica o ufficio privato e pubblico diverso dal mandato consiliare regionale e non inerente alla funzione svolta.
2.I dipendenti pubblici e privati che assumono la carica di consigliere o un incarico di governo regionale sono collocati immediatamente in aspettativa, senza pregiudizio della propria posizione professionale e di carriera. Si applicano le disposizioni concernenti l’aspettativa per mandato elettivo regionale vigenti nei rispettivi ordinamenti.
3.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale non possono esercitare, in enti pubblici nonché in enti privati aventi ad oggetto anche non principale lo svolgimento di attività imprenditoriali, funzioni di presidente, amministratore, liquidatore, sindaco o revisore, né analoghe funzioni di responsabilità comunque denominate.
4.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale, che esercitino attività professionali o comunque di prestazione di servizi, non possono assumere incarichi di qualsivoglia natura da parte della Regione, degli Enti Territoriali nonché da parte di enti pubblici dagli stessi controllati o partecipati; il divieto si estende alle associazioni di professionisti di cui i consiglieri regionali ed i titolari di incarichi di governo regionale fanno parte ovvero alle società di professionisti nelle quali gli stessi detengano una quota ovvero una partecipazione superiore al 10%.
5.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale devono rimuovere ogni situazione di incompatibilità entro il termine perentorio di un mese a decorrere dalla proclamazione nella carica o dall’assunzione dell’incarico.
6.In caso di inottemperanza, il presidente del consiglio per i consiglieri e il presidente della giunta negli altri casi assegnano un termine non superiore a trenta giorni per la cessazione della causa di incompatibilità, decorso il quale viene dichiarata la decadenza, rispettivamente dal consiglio per i consiglieri, dalla giunta per gli assessori, dal presidente della giunta negli altri casi.
6.Se inottemperanti sono il presidente del consiglio o il presidente della giunta, il termine è assegnato dal consiglio.
Art. 4. Dichiarazione della proprietà fondiaria e delle attività economiche.
1.Entro venti giorni dall’assunzione dell’incarico i soggetti di cui all’articolo l comunicano alla presidenza del consiglio e alla presidenza della giunta tutti i dati relativi alla proprietà di immobili in territorio della Regione e alle imprese delle quali, direttamente o indirettamente, essi stessi, il loro coniuge, i loro parenti e affini entro il secondo grado detengono o hanno detenuto nei dodici mesi precedenti la titolarità o il controllo ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, dell’articolo 7 della legge 10 ottobre 1990 n. 287 e delle altre disposizioni di legge vigenti in materia, ovvero una partecipazione superiore al due per cento del capitale sociale. Essi sono tenuti ad analoga comunicazione per ogni successiva variazione dei dati forniti, entro quindici giorni dal verificarsi della stessa.
2.Entro quarantacinque giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, la presidenza del consiglio per i consiglieri e la presidenza della giunta negli altri casi accertano, tenendo conto delle eventuali precisazioni degli interessati e di ogni altro elemento, se le proprietà e le attività economiche di loro pertinenza sono rilevanti, allo stato, ai fini della presente legge.
3.La mancata o tardiva comunicazione di cui al comma 1 determina una situazione di incompatibilità, con attivazione della procedura di cui ai commi 4, 5 e 6 dell’articolo 3.
Art. 5. Proprietà fondiaria rilevante.
1. Sono proprietà rilevanti ai fini della presente legge quelle che superano l’estensione di un ettaro in territorio urbano e di cinque ettari in territorio extraurbano.
Art. 6. Attività economiche rilevanti.
1.Sono attività economiche rilevanti ai fini della presente legge:
a)le imprese esercenti mezzi di comunicazione di massa;
b)le imprese operanti nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici;
c)le imprese commerciali e di servizi che abbiano partecipato negli ultimi tre anni a gare di appalto pubblico bandite nel territorio della Regione o abbiano comunque fornito beni o prestazioni a enti pubblici o a enti, istituti, agenzie, aziende o società dipendenti, controllati, vigilati, finanziati o partecipati – anche indirettamente e a qualsiasi titolo – dalla Regione o da altri enti pubblici;
d) i concessionari di servizi pubblici.
2.Il competente ufficio di presidenza comunica immediatamente all’interessato l’esito dell’accertamento di cui al comma 2 dell’articolo 3.Un decimo dei componenti del consiglio regionale può comunque chiedere al competente ufficio di presidenza, in ogni tempo e a distanza di non meno di sei mesi dal precedente accertamento, di disporre nuovo accertamento ai sensi del comma 2 dell’ articolo 5.
Art. 7. Limiti alla trasformazione edilizia della proprietà.
1.I soggetti di cui all’articolo 1, qualora siano titolari di proprietà rilevanti ai sensi dell’articolo 5 o di attività economiche rilevanti ai sensi dell’ articolo 6 comma l lettera b) della presente legge, per tutta la durata del mandato non possono ottenere l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi e progetti riguardanti anche parzialmente i suoli di loro proprietà. In caso di approvazione di strumenti di pianificazione urbanistica generale e loro varianti, nonché di pianificazione territoriale e paesaggistica, nessuna trasformazione edilizia può essere assentita in loro favore se la nuova disciplina risulti più favorevole.
Art. 8. Limiti all’esercizio delle attività economiche rilevanti.
1. I soggetti di cui all’ articolo 1, qualora siano esercenti attività economiche rilevanti ai sensi dell’articolo 6, comma 1 della presente legge, per tutta la durata del mandato non possono partecipare a gare per appalti pubblici di lavori, servizi e forniture banditi dalla Regione e dagli altri soggetti di cui all’articolo 1 o finanziati anche parzialmente dalla Regione stessa, o sottoposti ad approvazioni, autorizzazioni o controlli regionali anche di tipo settoriale, comunque denominati, né altrimenti acquisire commesse o instaurare rapporti contrattuali a qualsiasi titolo.
Art. 9. Decadenza.
1.In caso di inottemperanza alle disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6, 7 e 8 della presente legge, l’interessato decade dall’incarico.
2.La decadenza è dichiarata, previo procedimento In contraddittorio con l’interessato, dal consiglio regionale per i consiglieri e per il presidente della giunta, dalla giunta per gli assessori e dal presidente della giunta negli altri casi.

Lega ed Idv: le due facce dell’antipolitica italiana

Lo scandalo, l’ennesimo in questo Paese in cui la geografia politica sempre più sembra venga delineata dalle inchieste della magistratura, che ha coinvolto la Lega Nord di Umberto Bossi, impone alcune riflessioni. Non solo sul volutamente irrisolto problema del finanziamento (che chiamano rimborso elettorale) ai partiti o su cosa sono diventati oggi i partiti, ma anche sul livello culturale raggiunto dalla politica. Dalla cronaca emergono già alcuni aspetti desolanti o inquientanti – leggasi ricatto da parte dei principali indagati nei confronti dell’Umberto o inganni vari orditi negli anni sempre per logiche di potere – e non intendo ripetere cose dette altrove. La prima cosa da dire, quindi, sul tema dei finanziamenti pubblici è molto semplice e nient’affatto innovativa. I soldi, da sempre, regolano le relazioni ed interazioni politiche. Le inquinano. Le alterano. Giuda, del resto, non ha venduto per 30 denari Gesù, definito da Gorbaciov, il “più grande socialista di sempre”? E Tangentopoli non esplose sempre per “fatti” di soldi? E il Referendum proprio per l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, per l’altissima partecipazione popolare, non espresse chiaramente l’idea degli italiani per una amministrazione della “cosa pubblica” più sobria e dignitosa? Dopo vent’anni o dopo due mila anni nulla o quasi pare sia cambiato in meglio. Hanno, allora, ragione quelli che dicono che la politica è il secondo mestiere più antico del mondo e che mai come oggi può fare “concorrenza sleale” al primo? Hanno ragione quelli che oggi preferiscono astenersi dal votare o dall’interessarsi di politica perché tanto sono “tutti uguali e tutti sono ladri”? Pur molto sconcertato ed indignato, non penso che far vincere la rassegnazione e l’indifferenza sia cosa buona, sia atteggiamento a lungo sostenibile. I problemi si risolvono pensando ad alternative forti e credibili. E’ il principio fisico che ad ogni azione corrisponde una reazione. In politica, a mio avviso, almeno fino ad oggi, molto spesso, la principale reazione che si palesa quando avvengono queste porcherie è, oltre allo sgomento, la rabbia. L’esa-sperazione, per dirla alla Hessel, come rifiuto della speranza: della speranza che qualcosa possa cambiare. Ma la speranza deve essere alimentata. Il cambiamento deve essere costruito. E’ una sfida difficilissima e avvincente, ma se rinunciamo ad osare e a rischiare, per il nostro avvenire, abbiamo già perso. E, con la nostra omertà e reticenza, diventiamo complici della devastazione sociale e morale del Paese. Consegnando alle future generazioni un Paese certamente peggiore di quello che stiamo vivendo o che abbiamo ricevuto in dote dai nostri genitori. La truffa dei rimborsi elettorali è, pertanto, prima di tutto, verbale. Il rimborso è la restituzione di quel che è stato speso. Oggi, invece, con questa dicitura ci si riferisce ai finanziamenti che erano stati tolti col Referendum, bellamente ignorato dalla politica della Prima e della Seconda Repubblica. Per mezzo dei quali ha potuto reiterare se stessa. I propri imbrogli. Con la colpevole accondiscendenza degli italiani che non hanno quasi mai esercitato il controllo di legalità e preteso che la trasparenza fosse un dovere morale e politico. Rodotà, lo scrive oggi, invita tutti ad avere un altro atteggiamento, più serio e corresponsabile.

E’ urgente una risposta immediata, anche nella forma di una disciplina transitoria, che blocchi definitivamente assurdità come il denaro a partiti inesistenti, ridimensioni radicalmente l’ammontare del finanziamento, imponga severissime regole di gestione e sanzioni penali adeguate. Un ceto politico con un minimo rispetto per se stesso, che aspiri ad una sopravvivenza rispettabile, o fa subito questo o è destinato ad essere giustamente sommerso dal discredito. E tuttavia anche questa mossa non basterebbe in assenza della nuova normativa sulla corruzione, oggi impantanata e per la quale il Governo non ha impiegato un grammo di quella energia spesa nella battaglia ideologica sull’articolo 18, pur sapendo che la corruzione è un vero freno agli investimenti e allo sviluppo.

In questo scenario assai preoccupante è normale che i partiti abbiano la fiducia soltanto del 4% degli italiani (ma continuando cosi tra poco si arriva a zero), come rivelano moltissime statistiche. I partiti non sono più luoghi di formazione – come avveniva nella Prima Repubblica – dove si alimentava la passione politica con lo studio e la comprensione dei fenomeni che attengono alla società contemporanea. Oggi i partiti, in teoria soggetti pubblici, sono gestiti come delle proprietà private. Oggi i partiti, di destra e di sinistra, a livello nazionale come pure a livello locale, sono comitati d’affari permanenti dove si perpetra arrogantemente la propaganda e il potere di pochi. Dei pacchettari di voti, di coloro i quali vivono nell’adulazione di se stessi e con il clientelismo elettorale espandono, con soddisfazione, il proprio modello di vita. Con la complicità, ancora una volta, degli italiani “brava gente” che pensano soltanto al proprio misero orticello salvo poi indignarsi quando viene toccata nella dignità del proprio portafoglio. I partiti, oggi, devono essere rivoluzionati culturalmente, prima di tutto. Devono diventare “centri di ascolto e di mediazione” se ambiscono a diventare nuovamente soggetti pubblici credibili ed autorevoli.

Per il linguaggio popolare utilizzato, che sottende ad un’ignoranza imbarazzante, ma anche per la propria “ragione sociale”, la Lega e l’Italia dei Valori sono movimenti molto simili. Sono due partiti di proprietà dove c’è uno che comanda e tutti gli altri ubbidiscono come schiavi, a cominciare dai parlamentari, anche perchè in caso contrario alla tornata elettorale successiva vanno a casa. Poi i soldi pubblici, ossia soldi nostri, in entrambi i casi sono stati investiti per scopi privati e non dichiarati ampiamente (lo ha evidenziato, alcune settimane fa, Gianluigi Nuzzi nella sua trasmissione televisiva “Gli Intoccabili”). L’Idv è tra i partiti più ricchi. Ha il bilancio in forte attivo. Ma soprattutto sono due partiti che alimentano il proprio consenso facendo della demagogia strisciante e subdola. Di Pietro, neanche fosse la reincarnazione di Mario Segni, lancia ormai referendum a giorni alterni. Perché ha a cuore gli italiani? Ci credo poco; più verosimilmente, ancora una volta, l’interesse è per i contributi pubblici che vengono erogati, generosamente, all’ente che propone un Referendum quando questo, una volta celebrato, raggiunge il quorum. E quale argomento, attualmente, meglio di quello dei finanziamenti pubblici può indurre gli italiani, logorati anche dalla crisi per cui sono stati chiesti ingenti sacrifici, ad andare a votare? Speculare sul dolore della gente è politica? Coinvolgere le persone, fomentandone la rabbia con linguaggi deplorevoli, parlando alla pancia e non alla testa o al cuore, è politica? Di Pietro questo fa. E questa non è politica. E’ antipolitica becera e squallida.

Di questa Lega e di questa Idv, l’Italia e la Prossima Italia non ne hanno bisogno.

P.s.: Bossi, intanto, si è dimesso.

La corruzione violenta l’urbanistica

La corruzione e la politica, oggi, dolorosamente, sembra siano sinonimi. A Nord come a Sud. Che siano una cosa sola. Che non esista politica, a prescindere dal partito, che sappia distinguersi per onestà e moralità, competenza e tecnica, capacità di rappresentare i sogni e le necessità di un popolo. Da questo paradigma alienante e perverso, Pippo Civati, da tempo, sta cercando di sottrarsi. E con gli amici di Prossima Italia, ormai sparsi su tutto il territorio, sta difendendo l’arte della Politica. Praticandola con valore, sebbene moltissimi ad essa diano un prezzo. Con l’intento di far passare il messaggio che solo chi costruisce una politica orizzontale e paritaria, nella salvaguardia del talento che ciascuno di noi possiede – a prescindere poi da quanto esso venga valorizzato –  può testimoniare di essere “alternativo”, descrivendo, pertanto, un orizzonte diverso sul quale affacciarsi. Quello della Prossima Italia, appunto. Dove, a cominciare dalle parole, bisogna restituire un senso e una misura alle cose. E dove le cose, dopo le premesse e gli annunci, vengano fatte. Per mantenere le promesse. La parola data a chi dovesse credere in quel progetto. Perchè la credibilità e l’autorevolezza si costruiscono lentamente, giorno per giorno, con metodo e scrupolo. Non ci si può improvvisare. Con questa idea di voler continuare a dare il proprio contributo, di voler trasferire con forza l’approccio per cui prima viene il progetto con obiettivi e metodologie e poi le alleanze, dopo “Qualcosa di nuovo” è stata organizzata, “dedicata” a Formigoni e all’ impressionante sistema di potere finanziario e religioso che lo sostiene, “#liberalasedia“. E si è parlato, appunto, anche di corruzione. Dei suoi effetti patologici non solo sull’economia, ma su tutto il sistema sociale che viene alterato perchè viene geneticamente modificata anche la percezione su quelle che dovrebbero essere le priorità di uno Stato di diritto. Ossia preservare, nel nome dell’etica pubblica e dell’etica della responsabilità, chi è onesto e chi assolve al suo dovere civico e professionale, con onore e disciplina, per dirla con la Costituzione. E alla corruzione, peraltro, era stata dedicata la Giornata di Canossa, a cui ho partecipato anche io. Gli spunti emersi poi sono stati ripresi anche da questo protocollo nazionale, valorizzandoli. Sotto il Pirellone, lo scorso fine settimana, quindi, è stato ripresentato il documento elaborato a Canossa, con il contributo di Rodotà e di tanti altri studiosi ed esperti della materia, nel quale è contenuta anche una ennesima proposta tratta dall’esperienza di Desio.

Con il prefetto di Monza e Brianza abbiamo predisposto un protocollo per creare un albo pubblico intercomunale degli appalti, che copra tutta la provincia. È importante che tutti i comuni riferiscano delle loro attività, appalti, subappalti, per poter individuare quali aziende lavorano su tutto il territorio, con quali amministrazioni.

E sulla stessa lunghezza d’onda, almeno fino a prova contraria, pare siano anche i Ministri Severino ed Ornaghi, i quali ritengono che la nuova legge contro la corruzione debba essere collegata alla nuova legge sull’urbanistica (del 1942 sebbene sia stata ampiamente rivisitata e modificata nel corso dei decenni) vista la pervicace cura che hanno avuto e hanno gli spregiudicati palazzinari ed imprenditori edili a devastare, per mero affarismo, quel bene preziosissimo che è il territorio.

I piani urbanistici, che dovrebbero essere garanzia di una corretta ed equa organizzazione del territorio, nonché ispirati innanzitutto dalle esigenze di fruizione degli spazi pubblici (come i parchi e le piazze serviti da una sistema di mobilità efficiente) da parte dei cittadini, diventano strumenti opachi e continuamente rivisti in peggio (le famigerate varianti) per permettere all’ente di far cassa attraverso i permessi di costruire o, in alcuni casi, per alimentare il malaffare. Una legge nazionale innovativa dovrà finalmente stabilire trasparenza e procedure di controllo dei cittadini sulle decisioni che riguardano il loro territorio, in primo luogo la stesura dei piani urbanistici. Infine, una legge innovativa dovrebbe porre un argine concreto al consumo di suolo, vera piaga del nostro paese. A tutto discapito dell’agricoltura (altra eccellenza nazionale) e della sicurezza dei cittadini, visto che più cemento equivale a più rischi. Le continue frane e alluvioni ce lo dimostrano anno dopo anno. Riqualificare le città, rivitalizzare gli spazi industriali dismessi a beneficio delle collettività, piuttosto che costruire il nuovo: questa dovrebbe essere la linea, che presuppone innanzitutto un cambio di cultura.

Più trasparenza negli appalti pubblici

E’ stato sottoscritto a Roma un accordo tra l’Anci e l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture per promuovere la corretta applicazione del ‘Codice degli appalti’ (dlgs n.163/2006), e delle nuove disposizioni del Codice delle leggi antimafia, in vigore dall’ottobre 2011. Il cinque marzo scorso, tornando da Canossa, dove avevo partecipato all’evento nazionale sulla corruzione e nel corso del quale molto era stato detto anche sull’ambito degli appalti pubblici, scrivevo esattamente le cose che ora sono riprese da questo protocollo, sperando che non restino lettera morta.

L’accordo punta sulle Stazioni Uniche Appaltanti (SUA) che le Regioni hanno l’obbligo di costituire, secondo il ‘Piano nazionale antimafia’, operativo con un Dpcm del giugno scorso. Il modello mira a garantire trasparenza, regolarità ed economicità nella gestione degli appalti pubblici, scoraggiando le infiltrazioni di natura malavitosa. Con il Protocollo l’Autorità e l’Anci lavoreranno anche per promuovere specifiche intese sui temi della tracciabilità, della semplificazione delle procedure e della white list delle imprese.

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