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Bruciare i rifiuti fa male

A Torino, evidentemente, non lo sanno o fingono di non saperlo.

Basti guardare Brescia, con il suo inceneritore più grande d’Europa, ed il suo eccesso di ricoveri e di mortalità per patologie respiratorie.

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Il decalogo per riciclare al meglio.

C’era grande attesa, in tutto il mondo, non solo da parte dei cosiddetti addetti ai lavori, per il vertice di Copenaghen che avrebbe dovuto sancire, in modo inconfutabile, dopo l’esperienza di Kyoto, i nuovi parametri per la riduzione di CO2 da immettere in atmosfera e corresponsabile del riscaldamento globale che sta modificando geneticamente, distruggendolo, il mondo nel quale consumiamo la nostra quotidianità.

Essendo stato un vertice assai deludente sotto moltissimi punti di vista, tanto da meritarsi la sarcastica etichetta “Flopenaghen” (consiglio la lettura), è utile che gli italiani di buona volontà, mai domi ad accettare un’ involuzione ambientale cosi nociva e patologica, riprendano o proseguano la loro quotidianità sulla scia di questo semplice decalogo, che sarebbe quasi da stampare e da diffondere via mail o via volantino.

Ecco le 10 regole fondamentali per dare valore all’usato ed eliminare gli sprechi: riciclare, risparmiare e ridurre l’impatto ambientale.

Planet Green, il primo portale statunitense che si occupa a 360° di eco-sostenibilità, per incentivare “l’arte del riciclaggio” ha steso una sorta di decalogo: le 10 regole fondamentali per dare valore all’usato ed eliminare gli sprechi.

Eccone una versione adattata alla realtà italiana.

1) Le 3 R: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.
Questa regola dovrebbe essere rispettata senza riserve, eppure, la maggior parte di noi conosce solo l’ultima R (che non è quella fondamentale, dato che le tre R sono enunciate in ordine di importanza). Riducendo la quantità di prodotti che consumiamo ed evitando gli sprechi con un saggio riutilizzo dei materiali, potremmo addirittura evitare il riciclaggio. Applicando bene la legge della tripla R i rifiuti diminuirebbero con estrema rapidità. Certo: è buona cosa buttare le bottiglie di plastica nell’apposito contenitore, ma è ancora meglio utilizzare un filtro per l’acqua domestica e riutilizzare la bottiglia più e più volte, così da ridurre o eliminare completamente la necessità di nuove bottiglie di plastica.

2) Riciclare consapevolmente
Bisogna documentarsi sulle norme per il riciclaggio vigenti nel Comune di residenza. Ognuno, infatti, ha regole proprie. Nelle aree in cui la raccolta differenziata porta a porta non è ancora in vigore, occorre distribuire e classificare autonomamente i vari rifiuti; in alcune province sono attivi dei veri e propri centri che non si limitano ad accettare e raccogliere i rifiuti, ma nofforno anche un piccolo compenso economico (ne sono un esempio quelli della Campania, attivati durante l’emergenza rifiuti).

3) Acquistare il riciclato
Comprando prodotti riciclati si partecipa a un meccanismo che elimina la necessità di estrarre materiali ancora vergini, risparmiando risorse. Fortunatamente si trovano numerosi oggetti riciclati: i più diffusi sono quelli in carta – che vanno dai classici fogli per la stampa, a evolute sedie da ufficio fabbricate con cartone riciclato – ma ci sono molti prodotti come lampade e utensili in alluminio riciclato.

4) Incoraggiare gli artisti
Se conosci qualcuno che si diletta con l’arte (a ogni livello: dall’hobby alal professione) incoraggialo a utilizzare materiali riciclati, offrigli aiuto e assicuragli le tue forniture! Gli artisti possono usare di tutto, da bande di gomma a vecchie lampade… di certo a queste persone la creatività non manca e potrebbero ricavare ottime idea partendo da quella che – altrimenti – sarebbe solo spazzatura.
Nel mondo dell’arte, come in tutti gli altri campi, è importante utilizzare materiali poco nocivi per l’ambiente: vernici biologiche, carta biodegradabile, colle eco-sostenibili….

5) Riciclare l’acqua
Ogni casa dovrebbe avere un impianto capace di accogliere l’acqua piovana e destinarla agli utilizzi non alimentari. Le acque piovane possono essere usate per lo sciacquone del bagno o per irrigare il giardino. Anche gli abiti possono essere lavati con le acque reflue. Per maggiori informazioni riguardo il riciclaggio dell’acqua leggi questo articolo.

6) Sfruttare il compostagio dei nutrienti biologici
I nutrienti biologici sono materiali che – alla fine della loro vita – si decompongono senza problemi; in questo caso il compostaggio è uno dei metodi di riciclaggio più semplice e utile. Tutti dovremmo avere la costanza di raccogliere gli avanzi di cibo, i fazzoletti di carta, ma anche foglie di giardino, compostarli e riutilizzare quanto ottenuto per nutrire e fertilizzare il terreno (anche solo dei vasi con le piante ornamentali). Per maggiori informazioni riguardo al compostaggio leggi questo articolo di Green.

7) Riciclare i rifiuti tecnologici
Questo tipo di riciclaggio sta diventando sempre più comune in tutte le zone urbane: ormai si trovano ovunque i raccoglitori di batterie e sono nate numerose organizzazioni no-profit che si occupano di trasformare vecchi componenti in qualcosa di nuovo e utilizzabile. Anche in questo caso bisogna informarsi e capire come muoversi. Di certo nella propria provincia di residenza ci saranno centri adatti a raccogliere un vecchio cellulare, la stampante ormai inservibile o un computer non riparabile.

8)Giocare d’anticipo
Oltre ad acquistare prodotti riciclati, bisogna far attenzione ai beni riciclabili. In questo caso vige la regola della seconda R: un esempio pratico è dato dalla spesa quotidiana che si fa al supermercato… basterebbe evitare di accumulare buste di plastica e iniziare a usarne una più capiente e resistente, magari in stoffa. E’ possibile giocare d’anticipo anche sull’acquisto di prodotti hi-tech: basta privilegiare quei modelli che possono essere facilmente aggiornati e non sostituiti in breve tempo.

9) Mettere da parte ciò che non è necessario
Questa è, forse, la regola più difficile da seguire. L’intera società è abituata ad accumulare beni, acquisirne sempre di nuovi senza mai disfarsi dei vecchi. Con gli oggetti inutilizzati che abbiamo in casa si potrebbe sicuramente fare della beneficenza; se non si amano le donazioni i prodotti superflui possono essere venduti su eBay anche per pochi soldi.

10) Analisi degli sprechi
Per comprende a pieno il riflusso di materiali che passa in casa nostra, a scuola o in ufficio, fai un esperimento per un breve arco di tempo. Per una settimana o un mese, separa tutti i rifiuti (compost, alluminio, plastica, indifferenziato, materiale riutilizzabile…) e in secondo momento fai un “progetto di recupero del materiale”, così da minimizzare la spazzatura da destinare alla discarica. A fine esperimento chiediti se hai applicato la regola delle 3 R e analizza gli sprechi.

Il decalogo per riciclare al meglio, Anna De Simone, Liquida

Un oceano di plastica


Dal mio amico Savio, che ringrazio, ho appena ricevuto questa interessante quanto a me ignota notizia, che anche alla luce di tutto quello che stiamo ascoltando in queste settimane sui Rifiuti di Napoli e della Campania, mi sembra interessante condividere con tutti gli interessati.

E davanti a Fatti come quelli sotto riportati, l’unico messaggio che oggi mi sento di dare, è semplicemente questo: Ricicliamo, ricicliamo, ricicliamo!!

Palloni da calcio, mattoncini del lego, buste di plastica, spazzolini per denti, filtri di sigarette, bottiglie e quant’altro la societa’ civile e industrializzata produce oggi si trova qui, nella piu’ grande discarica del mondo, una massa di rifiuti di plastica grande due volte gli Stati Uniti che galleggia nell’Oceano Pacifico, tenuta insieme dalle correnti sottomarine. No, non e’ uno scherzo, ne’ un sogno, ne’ una proiezione del futuro: e’ oggi, e’ il presente, o meglio e’ il 1997 (ma non ne e’ stato dato nessun clamore); ci si trova veramente di fronte alla piu’ grande discarica del mondo, che inizia a 500 miglia nautiche dalla costa della California, attraversa il Pacifico meridionale, oltrepassando le Hawaii per poi arrivare fin quasi al Giappone; ha un diametro di circa 2500 chilometri, e’ profonda 30 metri ed e’ composta per l’80% da plastica e il resto da altri rifiuti che giungono da ogni dove. E’ attualmente divisa in due macro aree, come fossero due grandi isole di rifiuti, conosciute con il nome di Western and Eastern Pacific Garbage Patches.

A darne la notizia, questa volta, e’ il quotidiano britannico The Independent (The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan – 5 febbraio 2008).
Si “questa volta”, perche’ del problema si sa’ gia’ da tempo, e di tanto in tanto se ne e’ trovata traccia anche sui giornali (come, ad esempio, il 29 ottobre 2007 – la RepubblicaNel Pacifico l’Isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica). A scoprire questo enorme immondezzaio, e’ stato l’oceanografo americano Charles Moore, secondo il quale questo “vortice di spazzatura” (Pacific Trash Vortex, come viene chiamato, ossia il vortice di spazzatura dell’Oceano Pacifico) ammonterebbe a circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare e crescerebbe a ritmo vertiginoso come un “blob“. Vortice di spazzatura perche’ “Si muove in circolo come un grande animale senza guinzaglio“, come spiega Curtis Ebbesmeyer, oceanografo e principale autorita’ su flotsam, che ha monitorato l’accumulo delle materie plastiche nei mari per piu’ di 15 anni ed ha definito questo vortice di spazzatura come una vera e propria entita’ vivente. Quando questo animale si avvicina alla terra, specialmente all’arcipelago hawaiano, il piu’ vicino, il risultato e’ devastante: si ottiene una spiaggia ricoperta di rifiuti di plastica.

Questa incredibile e poco conosciuta discarica si e’ formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all’esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale, prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L’area e’ una specie di deserto oceanico, dove la vita e’ ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci. Per la mancanza di vita questa superficie oceanica e’ pochissimo frequentata da pescherecci e assai raramente e’ attraversata anche da altre imbarcazioni. Charles Moore e’ un ex marinaio erede di una famiglia di petrolieri, che si era imbattuto per la prima volta nell’inquietante formazione di rifiuti gia’ nel 1997, nel corso di una regata: “Ogni volta che salivo sul ponte vedevo galleggiare spazzatura“, ha detto Moore in un’intervista, “per una settimana mi sono ritrovato in mezzo a un mare di immondizia, a migliaia di chilometri dalla terra ferma“.

Questa scoperta gli ha cambiato il corso della vita, spingendolo a cedere la sua parte dell’impresa di famiglia, e a darsi all’ambientalismo e allo studio degli oceani, fino a fondare la Algalita Marine Reseach Foundation, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini. Moore ha aggiunto infine che la massa di rifiuti non e’ rilevabile attraverso le foto satellitari perche’ e’ traslucida e galleggia sotto la superficie del mare: “La vedi soltanto quando te la ritrovi davanti alla prua“.

David Karl, oceanografo dell’Universita’ delle Hawaii ha dichiarato che sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire l’esatta estensione e composizione di questo enorme “minestrone di plastica“, ma che non vi e’ alcuna ragione di dubitare sulla validita’ della tesi di Moore. “Da qualche parte la plastica deve pure finire“, ha detto. Anche Tony Andrady, chimico dell’istituto di ricerca americano Triangle, e’ d’accordo: “Ogni piccolo pezzo di plastica finito in mare da 50 anni a questa parte e’ ancora li“.

Secondo il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, i frammenti di plastica causano, ogni anno, la morte di oltre un milione di uccelli marini e di oltre centomila mammiferi marini. Infatti, siringhe, accendini e spazzolini da denti sono stati trovati all’interno della pancia di uccelli morti, che per errore li avevano scambiati per cibo. Si e’ portati a credere che la plastica costituisce il 90 per cento di tutti i rifiuti galleggianti negli oceani. Lo stesso studio delle Nazioni Unite ha stimato nel 2006 che ogni miglio quadrato di mare contenga 46 mila pezzi di plastica galleggianti.

Un quinto circa della spazzatura e’ gettato dalle navi; il resto viene dalla terraferma. Secondo Marcus Eriksen, direttore della ricerca della Algalita Marine Reseach Foundation, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell’uomo.
Minuscoli pezzetti di plastica si trasformano in una sorta di spugna per agenti inquinanti come idrocarburi e DDT e poi entrano nella catena alimentare. “Cio’ che cade nell’oceano finisce dentro agli animali e prima o poi nel nostro piatto“, ha detto.

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