Archivi Categorie: Uncategorized

La memoria corta di Letta sull’Imu

L’intervista di Enrico Letta a La Stampa, dello scorso 4 febbraio (sono passati 3 mesi, anche se sembrano 3 secoli), sulla vicenda Imu, ri-letta oggi non fa sorridere. Fa incazzare. Di più. Perché ha un’unica lettura possibile: quella della presa in giro (per dirla, sobriamente, con un eufemismo), l’ennesima, nei confronti dei cittadini e degli elettori.

“Riteniamo che togliere completamente l’Imu, in questa fase, sia sbagliato. In una stagione nella quale si richiedono tanti sacrifici, riteniamo che chi ha una casa in via Montenapoleone debba pagare l’Imu e chi abita a Quarto Oggiaro no. E d’altra parte, Berlusconi dopo aver abolito l’Ici nel 2008, fu costretto a rialzare altre tasse”.

P.s. Imu, tra palco e realtà

Annunci

Un aperitivo con gli psicologi del lavoro

Lo prenderò, volentieri, domani pomeriggio, non dopo una speciale seduta d’analisi, ma più verosimilmente dopo questo dibattito, promosso da Siplo Puglia, a cui sono stato invitato a partecipare come moderatore.

Uno scatto (in avanti) per il Museo della Fotografia

Ieri, su Epolis, un nuovo articolo dedicato al Museo della Fotografia di Bari, del quale mi ero già occupato, con l’intervista a Nicola Costantino, Rettore del Politecnico – presso cui dovrebbe fisicamente sorgere – e a Pio Meledandri, Direttore del Museo.

Fotografia il museo avrà.. lo scatto

Al sit-in per il Pm Di Matteo

Sabato scorso le Agende Rosse di Bari e il neonato presidio locale dell’Associazione dedicata a Rita Atria hanno promosso a Bari, sotto il Palazzo del Comune, un sit-in per esprimere solidarietà al Pm della Procura di Palermo, Nino Di Matteo, vittima negli ultimi mesi di una pluralità di intimidazioni a causa del suo impegno teso ad accertare le responsabilità e l’identità dei mandanti delle Stragi di Stato del 1992-1993. All’evento ho partecipato anche io, con gratitudine verso i promotori, a nome della Scuola Caponnetto.

Pertini:”Viva la Resistenza!”

liberazione

Il 25 aprile, per me, non è, da sempre, una giornata come le altre. Non è soltanto il giorno della Liberazione, ma è il giorno in cui si celebra la “rinascita” del nostro Paese. Almeno cosi dovrebbe essere. Ma non è. Da anni. A me sembra, infatti, che l’Italia (sia la classe dirigente sia la cittadinanza) abbia, consapevolmente, smarrito – e lo dico con grande amarezza, ma anche con sincera preoccupazione – quel patrimonio storico e culturale, dal valore inestimabile, su cui è stata edificata la Resistenza. E queste notizie non aiutano certamente a ritrovare serenità e fiducia in coloro che la Costituzione – eredità genetica di quella stagione da cui noi proveniamo – dovrebbero difenderla. Mi affido, pertanto, alle parole del partigiano Sandro Pertini. Ho estrapolato questi brevi frammenti, di interventi più lunghi del 1968 e del 1970, non solo per la loro straordinaria attualità, ma perché rappresentano, ancora una volta, degli ideali testimoni per noi giovani cittadini antifascisti di questo Paese, chiamati a difenderne la dignità, nei valori della libertà e della giustizia sociale. Salvaguardando ed esercitando la memoria, come esempio di civiltà, di chi ha sacrificato la sua vita per noi. Contro tutti i fascismi di ogni epoca.

Scritto il 25 aprile 1968:

In Italia la matrice della Resistenza è stata la lotta antifascista. La Carta Costituzionale racchiude in sé il patrimonio politico, sociale e morale della lotta antifascista e della Resistenza se essa fosse applicata integralmente, darebbe alla libertà il suo naturale contenuto sociale ed oltre alla democrazia politica avremmo una democrazia economica e sociale. Diverrebbe allora la libertà una conquista duratura, radicata nelle masse lavoratrice e non più alla mercé di pericolose avventure. Ma norme fondamentali della Costituzione sono tuttora lettera morta. Ma non avremmo mai una sana e vera democrazia e tradiremmo il disinteressato sacrificio dei nostri caduti, che solo ad un alto ideale di libertà hanno fieramente offerto la loro vita, se non vigilassimo perché con onestà e rettitudine sia amministrata la cosa pubblica. La corruzione è nemica della libertà ed apre la strada a pericolose avventure. Entri la democrazia, questa conquista della Resistenza nelle scuole. I professori debbono stabilire rapporti umani con la gioventù studentesca, sentirsi ”maestri” nell’accezione antica della parola e quindi discutere con i loro discepoli, ascoltare i loro dissensi, le loro ansie, prendere in esame le loro proposte. Hanno il compito, prima di tutto, di plasmare la coscienza dei giovani, di fare di questi giovani degli uomini liberi. Perché, nessuno lo dimentichi: i giovani di oggi saranno i dirigenti di domani della nostra società. Se il solco di diffidenza ed anche di ostilità che divide gli anziani dai giovani, non sarà colmato da una umana reciproca comprensione, giorni tristi maturerebbero per la nostra democrazia e andrebbe disperso il patrimonio morale e politico della Resistenza.

Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 23 aprile 1970:

Siamo qui per riaffermare la vitalità attuale e perenne degli ideali che animarono la nostra lotta. Questi ideali sono la libertà e la giustizia sociale, che costituirono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro; non può esservi vera libertà senza giustizia sociale e non si avrà mai vera giustizia sociale senza libertà. E sta precisamente al Parlamento adoperarsi senza tregua perché soddisfatta sia la sete di giustizia sociale della classe lavoratrice. I compagni caduti in questa lunga lotta ci hanno lasciato non solo l’esempio della loro fedeltà a questi ideali, ma anche l’insegnamento di un nobile ed assoluto disinteresse. Generosamente hanno sacrificato la loro giovinezza senza badare alla propria persona. Questo insegnamento deve guidare sempre le nostre azioni e la nostra attività di uomini politici: operare con umiltà e rettitudine non per noi, bensì nell’interesse esclusivo del nostro popolo. Onorevoli colleghi, questi in buona sostanza i valori politici, sociali e morali dell’antifascismo e della Resistenza, valori che costituiscono la ”coscienza antifascista” del popolo italiano. Non permetteremo mai che il popolo italiano sia ricacciato indietro, anche perché non vogliamo che le nuove generazioni debbano conoscere la nostra amara esperienza. Nei giovani noi abbiamo fiducia. Certo, vi sono giovani che oggi ”contestano” senza sapere in realtà che cosa vogliono, cioè che cosa intendono sostituire a quello che contestano. Contestano per contestare e nessuna fede politica illumina e guida la loro ”contestazione”. Oggi sono degli sbandati, domani saranno dei falliti. Ma costoro costituiscono una frangia della gioventù, che invece si orienta verso mete precise e che dà alla sua protesta un contenuto politico e sociale. Non a caso codesta gioventù si sente vicina agli anziani antifascisti ed ex partigiani, dimostrando in tal modo di aver acquisito gli ideali che animarono l’antifascismo e la Resistenza. Ad essi vogliamo consegnare intatto il patrimonio politico e morale della Resistenza, perché lo custodiscano e non vada disperso: alle loro valide mani affidamo la bandiera della libertà e della giustizia sociale perché la portino sempre più avanti e sempre più in alto. Viva la Resistenza!

Bari accolga Khadim “Bamba” Fall

Si chiama cosi l’appello che ho scritto, qualche giorno fa, insieme all’avvocata ed amica Francesca La Forgia (esperta di diritto dell’immigrazione), con cui sollecitiamo tutte le Istituzioni preposte a concedere, per gli alti meriti civili, il permesso di soggiorno a Khadim “Bamba” Fall. Qui l’ intervista – da cui è nato e che spiega l’appello seguente – uscita su Epolis che feci ad inizio aprile a questo ragazzo dal viso simpatico e dal grande cuore. Alla vicenda è dedicato anche questo Blog, realizzato sempre dal sottoscritto e sempre con la collaborazione di Francesca.

Il mare, non solo per la nostra città, è un simbolo. L’unico che, contemporaneamente, ha la forza per unire e separare. Paesi, popoli, culture, tradizioni. Il mare, inoltre, rappresenta uno specchio. Rivela la nostra identità. Racconta quello che siamo e che, forse, potremmo essere. Le reliquie di San Nicola, il santo patrono della città di origine straniera, giunsero via mare. E sono diventate, nel millennio successivo, non soltanto oggetto di culto, ma iconografia di una città che ha sempre conosciuto l’accoglienza, ospitale e solidale, dell’alterità. Integrata come valore aggiunto nel nostro territorio. Una diversità che si fa ricchezza. Culturale e sociale. Per tutta la comunità. Non sempre, però, la storia è stata “maestra di vita”. Non sempre, purtroppo, i/le cittadini/e hanno saputo esercitare la memoria storica vedendo in essa una preziosa piccozza culturale per abbattere i muri dell’intolleranza e dell’ignoranza. Oltrepassando ogni forma di razzismo.

Khadim “Bamba” Fall è un ragazzo senegalese di 34 anni, in Italia da oltre dieci anni, che sabato 30 marzo, mentre faceva la propria spesa pasquale, ha sentito urlare dalla vicina rosticceria. Percepita immediatamente la gravità della situazione e senza pensarci troppo, ha rincorso il giovane rapinatore, armato, che intimorito dalla sua fisicità si è lasciato afferrare. Una volta consegnato il malcapitato alle Forze dell’Ordine e restituito il “bottino” alle legittime proprietarie della rosticceria, per Khadim Fall, paradossalmente, proprio la sera di Pasqua, si è aperto il “Calvario della Burocrazia”.

Khadim Fall, infatti, a causa del quadro normativo attuale che non consente il rinnovo del permesso di soggiorno a quei/quelle cittadini/e stranieri/e che hanno perso il lavoro, e con esso quasi il diritto ad una esistenza visibile nelle nostre città, dopo pure tutte le campagne mediatiche che obbligano il/la migrante a a vivere nascostamente e ai margini delle nostre comunità come se il problema della sicurezza dipendesse unicamente e principalmente da questa condizione umana, rischia seriamente di dover lasciare il Paese.

Bari e l’Italia accolgano Khadim Fall! Lo adottino come buon esempio di cittadinanza; come testimonianza mirabile e virtuosa di un’integrazione non solo possibile, ma anche necessaria per dimostrare che nella nostra città “nessuno/a è straniero/a e tutti/e sono baresi”. Noi baresi, insieme, noi che a vario titolo abitiamo una città che ha scelto per Santo cristiano Protettore un migrante, votata alla convivialità delle differenze quale crocevia di popoli, chiediamo alle Istituzioni di questa Città e di questo Paese, perciò, con questo appello, che è anche e soprattutto un invito ad accogliere la bellezza della diversità e a riscoprire il gusto della legalità, l’assegnazione di un permesso di soggiorno, come già avvenuto in altri casi in Italia, per i suoi  meriti civili, a Bamba Fall. Per poter dire, con lui, che Bari può e vuole diventare la “Capitale Euro-Mediterranea dei Diritti”.

E chiediamo a chiunque lo voglia, in Italia e ovunque, di firmare questo appello.

Per firmare e sostenere questo appello è, infine, disponibile l’indirizzo mail: khadimlitaliareale@gmail.com

P.s.: Di questo appello se ne parla già qui. E anche a seguito di questa notizia, credo, sia ancora più importante sottoscriverlo e diffonderlo lealmente.

Il Paese vuole il cambiamento. La politica lo rifiuta

Giorgio Napolitano è stato (ri)eletto Presidente della Repubblica. Per la prima volta nella Storia del nostro Paese. La conferma, giunta dopo una settimana di grandissime tensioni e divisioni, è arrivata con i voti di Pd, Pdl, Scelta Civica e Lega. E con Grillo che ha gridato al “golpe”. Ritrattando, parzialmente, poi le parole pronunciate a caldo, ieri sera. Nel mezzo, non solo si è consumata la fine ingloriosa del Partito Democratico, almeno per come l’abbiamo conosciuto fino ad oggi, ma anche si è vissuto, forse, l’ultimo e definitivo strappo tra la nazione e la politica. I cittadini, in questi anni, non unicamente ma soprattutto quelli che si riconoscono “nell’area del centrosinistra”, con una pluralità di scelte e di testimonianze – vedi il successo dei quesiti referendari, vedi la partecipazione attiva delle donne di “Se non ora quando”, vedi la richiesta di coinvolgimento dei cittadini della Val di Susa nell’ambito della Tav Torino-Lione, vedi l’affermazione “anti-sistema” del M5S alle ultime elezioni (dopo i successi a Parma e in Sicilia) – hanno posto, con tenacia, una domanda di cambiamento.

La risposta è stata, invece, la peggiore che poteva essere data. Indifferenza totale. Sordità estrema davanti all’urlo di dolore di un Paese inferocito e sfiduciato. Come ho scritto stanotte su Fb, il voto del 25 febbraio ha bocciato Monti e le larghe intese che lo hanno sostenuto: ora riavremo un governo pressoché identico, ma con interpreti diversi. In queste settimane ci sono stati appelli e mobilitazioni per sostenere la candidatura al Quirinale di Stefano Rodotà, nome autorevolissimo su cui buona parte del Paese ha riposto la propria speranza per poterlo finalmente cambiare in meglio, con questa proposta sostenuta dal M5S, da una parte minoritaria del Pd e da Sel: ma la politica ha scelto Napolitano.

Addossare la responsabilità di questo disastro unicamente a Bersani sarebbe scorretto; ma è indubbio che, da segretario (dimissionario), abbia le responsabilità più grandi, non essendo riuscito a governare le mille correnti createsi venendo, pertanto, travolto da questo fiume carsico mosso spavaldamente soprattutto dalla bramosia di potere di taluni sedicenti “giovani”. Tutti devono prendersi la propria parte di responsabilità. La profonda lacerazione interna, all’interno di un sistema politico già in profonda crisi etica e culturale, sta seriamente facendo sprofondare il Paese in una dimensione di assoluta pericolosità, non potendo nessuno escludere che l’attuale instabilità possa degenerare, prossimamente, in tensioni sociali di una certa entità. Sul Sole 24Ore D’Alimonte illustra, con grande chiarezza, le ragioni dell’implosione del Pd, sostanzialmente mai affermatosi per la sua identità e per l’assenza di un progetto credibile di futuro, avviatasi con la sconfitta elettorale del 25 febbraio (elezioni a cui si è giunti senza aver cambiato la legge elettorale, a causa della quale i parlamentari non usciti dalle primarie di fine dicembre non rispondono che ai loro capibastone – e azzardo alla luce dei fatti – con il bastone usato da questi, per esempio, contro Prodi).

Le ceneri finora tiepide si sono surriscaldate di colpo e rischiano di ardere quel che resta di un soggetto politico nato morto, anche per la folle egolatria dei “padri nobili” il cui unico fine è sempre stato la conservazione del proprio status quo. E anche l’analisi di Alessandro, amarissima ma oggettiva, imporrebbe un dibattito autentico e franco. Teso a rifondare sulla base di una prospettiva collettiva e condivisa. Anche per questo, parlare oggi di scissione, è fin troppo facile. Ma non è questa la soluzione. Bisogna restare uniti, come dice Pippo. Mandando, però, urgentemente, a casa “quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra” perché quel che occorre “non è una rottamazione, ma una rivoluzione”.

E questa, per realizzarsi, e compiersi quella metamorfosi della politica, dice Barca all’Unità (ma lo dice anche Pippo, da tempo), deve prevedere un nuovo legame costitutivo tra i cittadini e nei territori sanando quella ferita ad oggi profondissima che risiede nella mancanza di fiducia degli elettori. Una palingenesi culturale, etica e sociale dei partiti nei quali si possa tornare a confrontarsi costruttivamente, non criminalizzando chi la vede diversamente, e valorizzando chi, portatore di saperi ed esperienze chiare e genuine, sappia proporre soluzioni condivise ai mali della propria comunità.

“Inside Carceri”: quello di Bari tra i peggiori

E’ questo il nome dell’iniziativa svoltasi un paio di giorni fa presso la Mediateca Regionale Pugliese e a cui ho partecipato con grande piacere ed attenzione. Nell’articolo seguente, uscito per Epolis, il racconto della manifestazione.

Inside Carceri

P.s. Ho già scritto di carceri, su questo blog, essendo un tema che mi sta molto a cuore, per i suoi risvolti sociali, e che seguo da tempo. Qui e qui gli articoli precedenti. (Intanto, nell’istituto penitenziario di Bari, continuano ad accadere simili cose)

Oggi partecipo a “Leggere per leggere”

Alle 17 circa interverrò presso la Sala Riunioni di Santa Teresa dei Maschi, a Barivecchia, per la prima delle tre iniziative promosse dall’Associazione “Puglia Legge”, che opera mirabilmente sul nostro territorio da tempo, con il fine di stimolare nei più piccoli un virtuoso processo pedagogico attraverso la lettura. Invitato come cronista di Epolis, cercherò molto brevemente di spiegare perché leggere è importante. La lettura è vita.

Leggere per leggere

“La libertà non può mai essere barattata”

Era il 1978 e queste parole, pronunciate dal neoeletto Presidente della Repubblica Sandro Pertini, nel suo primo discorso – eletto con 832 preferenze su poco più di 900 grandi elettori – risuonarono prepotentemente nell’aula di Montecitorio. Pertini è stato, con Ciampi, forse, il Presidente più amato nella storia della nostra Repubblica. C’era tra lui e il popolo una profondissima e limpida  empatia. Dovuta alla sua autenticità ed autorevolezza. Aveva una storia personale che lo rendevano credibile. Con la sua vita, imbevuta di coerenza e spesa nel nome della giustizia, incarnava perfettamente i valori costituzionali.

Sono passati 35 anni. Il Paese, già allora in difficoltà, oggi – la sensazione è fortissima – è un non-Paese. Diviso in tutto. Non c’è alcuna unità e coesione. La ragione individuale ha preso il sopravvento su quella collettiva. Al bene comune e a quello dei cittadini sono completamente indifferenti i vertici delle Istituzioni e la gerontocratica classe dirigente di questa nazione. La “questione sociale” è totalmente posta in secondo piano. Non si ha la minima percezione che potrebbe scoppiare una ribellione civile, tanto inattesa quanto violenta e rabbiosa.

Ci sarebbe bisogno, oggi più che mai, di un Pertini o di un Ciampi. Proprio per quel bisogno ineludibile di poterci affidare a qualcuno di credibile. Di avere un punto di riferimento che sappia accogliere i malumori dei cittadini e sappia andare oltre il semplice monito, esigendo un cambiamento non solo di paradigmi, ma anche uno stravolgimento di prospettive e di visioni. Per poter progredire con meno ansia ed inquietudini verso il futuro. Un Presidente-partigiano che, nel nome della Costituzione, predetermini  una pacifica rivoluzione culturale e morale che trasformi dal basso e in profondità questo Paese. Che sia l’interprete più appassionato di una palingenesi sociale. Ma tutto questo, temo, difficilmente avverrà.

Nonostante una spontanea e bellissima mobilitazione popolare – rinvigorita moltissimo dai social media e network – a favore della candidatura al Quirinale di Stefano Rodotà (qui una sua intervista per l’Espresso, tra le tante che potrebbero citarsi in queste ore), insigne giurista e mite innovatore, ad oggi, e soprattutto dopo la burrascosa assemblea di ieri sera dei parlamentari del Pd (all’interno del quale, per correttezza, è opportuno indicare chi, da tempo e con coerenza, la vede diversamente) – che non hanno recepito all’unanimità la proposta formulata dal M5S (invitato mediaticamente da più fonti, razionalmente, verso questa ipotesi autorevolissima) – Bersani, Berlusconi e Monti, con le rispettive pattuglie di parlamentari consenzienti, nel nome di “un’unità nazionale” che intravedono però solo loro, voteranno il candidato Franco Marini. Si, l’ex sindacalista della Cisl che occupa le Istituzioni da decenni e la cui storia personale – ecco ancora una volta la nostalgia per Pertini – è ignota ai più. Nel senso, non si capisce per queli meriti politici e civili una simile figura meriti un riconoscimento cosi elevato. Parliamo, per intenderci ancora meglio, di quel Marini che con D’Alema (altro nome, con Amato, rimasto segretamente papabile nel caso le votazioni per Marini dovessero andare per le lunghe) nel 2001 complottò contro Prodi. Ecco, non sappiamo cosa accadrà oggi, e quale sarà il destino del nostro Paese, nel prossimo futuro, quello a cui guardo con grande preoccupazione – essendo, nonostante tutto, un innamorato pazzo del mio Paese, fondato sulla Costituzione e sul sangue dei tanti miei coetanei, e non solo, che per la sua Unità sono morti – ma forse Alessandro ha ragione. E anche Michele Serra, qui sotto. Povera Italia.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: