Archivi Categorie: Architettura

“L’architettura è allegria”. La lezione di Oscar Niemeyer

Oscar Niemeyer non era un’archistar. Era il suo opposto. “L’architettura è il mio hobby – diceva spesso – una delle mie allegrie: creare la forma nuova e creatrice che il cemento armato suggerisce, scoprirla, moltiplicarla, inserirla nella tecnica più d’avanguardia. Questo è per me inventare lo spettacolo dell’architettura. Non è l’angolo retto che mi attrae, né la linea diritta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Quello che mi affascina è la curva libera e sensuale: la curva che trovo sulle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle onde dell’oceano, nelle nuvole del cielo e nel corpo della donna preferita”. “L’architettura – sosteneva Niemeyer – non è importante, quello che conta è la vita, vivere con passione, inseguire i propri ideali, non tergiversare”. Fu pioniere del cemento armato, inventore dell’open space, realizzatore dell’idea di architettura democratica, architetto lontano dai fasti degli architetti di oggi. È stato tutto questo. E ci ha lasciato una grande eredità.

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PugliArch lancia la sfida alla Biennale di Venezia

Ne scrivo qui.

La cultura è veloce, l’architettura è lenta: se il processo creativo è per sua natura aperto all’infinito universo delle possibilità, compito dell’architetto è di introdurvi il concetto di limite. (David Chipperfield)

La Biennale di Chipperfield

Presentata oggi la 13esima edizione, diretta da David Chipperfield, al via a Venezia dal 29 agosto al 25 novembre. Nella Biennale targata Chipperfield, la vera star sarà l’architettura.

Oggi il rapporto degli architetti con la società non funziona, non abbiamo un terreno comune (common ground). Ed è tempo che la professione dimostri le sue preoccupazioni e non le sue glorie.

Siamo un Paese fondato sull’abusivismo. Edilizio

L’Italia sta cedendo. Non politicamente in questo caso. No. Sta letteralmente cedendo, strutturalmente. Colpevole solo la natura? Non solo. La natura sta dando “una mano” a scoperchiare una edilizia abusiva che è la realtà del nostro Paese da oltre trent’anni.
Siamo un Paese fondato sull’abusivismo edilizio. Eppure, abbiamo una legislazione in materia che fa venire i brividi a qualsiasi altra nazione europea. Gli iter amministrativi legali, se conosciuti, farebbero togliere qualsiasi voglia di edificazione a qualsiasi cittadino ed impresa edile.

Soffochiamo di burocrazia. Sarà questo il motivo per cui poi, realisticamente. Si trova la “soluzione” a tutto, quella che accontenta chi costruisce, chi compra chi firma le approvazioni sulle edificazioni?
In realtà, la nostra legislazione in materia di edilizia è così articolata e complessa che spesso appunto, non viene minimamente presa in considerazione.

Così spesso, sempre più spesso si “chiude un occhio”. Meglio: tutti e due.

Accade nell’edilizia privata dove malgrado “Tangentopoli” le mazzette a chi di dovere sono all’ordine del giorno. Ma succede – fatto allarmante – sempre e comunque quando si tratta di edilizia pubblica.
Siamo vittime del nostro stesso Sistema. Un Sistema così complesso da lasciare spazio ad ogni argomentazione e sviluppo di illegalità. Se in effetti gli iter burocratici in materia di edilizia fossero snelliti, e se le verifiche fossero effettuate realisticamente, potremmo contare su un Sistema dinamico, sicuro e a garanzia di un reale sviluppo infrastrutturale del nostro Paese.

Invece no. Ove le azioni vengono seriamente compromesse da un sistema legislativo e burocratico aberrante, si trovano molti éscamotàges per farla franca. In qualche modo, nel caos si sa albergano tutte le possibilità. In primis, quelle della speculazione.
Una nazione intera, edificata su aree non edificabili. Costruita con materiali di terz’ordine. Spesso senza alcun piano regolatore. Tanto poi arriva una sanatoria, e tutto viene rimesso in ordine.
Situazioni insospettabili eppure reali: interi edifici pubblici – ospedali in testa – sono edificati senza alcun criterio legislativo, senza – addirittura – accatastamento. Un caso per tutti: l’Ospedale S. Salvatore dell’Aquila. Trent’anni di lavori, al solo scopo di generare finanziamenti su finanziamenti. Un’inaugurazione pubblica all’inizio del 2000 senza alcuna documentazione reale: bastò l’ok di un Manager della ASL locale e nessuno che chiedesse altro.

L’Impresa costruttrice, la solita imperterrita Impregilo s.p.a. che scansa le inchieste come il migliore dribblatore di una partita di calcio nazionale.

Ma ora, dopo trent’anni di edilizia selvaggia, compromessa, folle, impossibile, scadente…ecco che ci pensa la natura a presentare il conto.
Un terremoto, un’alluvione… ed ecco che un pezzo alla volta, l’Italia scompare, portandosi nella tomba Storia, Geografia, umanità, razionalità.
Siamo un Paese compromesso dalle fondamenta. Siamo alla resa dei conti: pensare che il prossimo può essere chiunque di noi, è terrificante ma reale.

Mezzi a disposizione per intervenire sulle infrastrutture? Non ci saranno mai.

Servirebbe un piano nazionale, servirebbe la volontà di tutti di metter le mani laddove la parola “scandalo” urla vendetta e parla di morti, sangue, miseria e disperazione.
A nessuno interessa il passato. Bisogna andare avanti. Verso lo sviluppo, verso il futuro. Verso un’Italia che sta cambiando faccia, forma e che porge la guancia agli schiaffoni di un Potere che basa tutta la sua operosità al massimo guadagno. Meglio se personale.
Un giorno sarà necessario rimetter mano alle piantine toponomastiche. Da Nord a Sud città e paesi sono stati toccati da un qualche terribile evento catastrofico.

E le ricostruzioni “provvisorie” sono divenute il futuro di figli di una generazione compromessa da uno stato mentale aberrato da un Potere che non merita più di esser nominato tale.

L’attesa del peggio è ciò che ci rimane. Meglio aprire gli occhi e rendersene conto.
Una volta per tutte.

L’Italia sta crollando. Siamo un Paese fondato sull’abusivismo. Edilizio; Emilia Urso Anfuso per Agoravox Italia

Tanto per riprendere

Ed eccomi di nuovo a casa.
Che dire di questa esperienza di Torino?
Solitamente di ritorno da un viaggio si vorrebbero raccontare una infinita di cose, tutte più o meno importanti, proprio per suggellare le esperienze vissute e le emozioni provate sulla pelle.

Ma, probabilmente anche per stanchezza, mi limiterò giusto a qualche considerazione.

Sono stato affascinato da come sia stato organizzato questo XXIII Congresso Mondiale dell’Architettura e come nello specifico i centri congressi del Lingotto e del Palavela siano stati una continua e indissolubile Torre di Babele nella quale si sono fusi e confusi punti di vista ed esperienze umane provenienti da tutto il mondo. Mai come in questi casi l’esperienza del viaggiare arricchisce e fa stare bene con se stessi.
Sguardi e lineamenti somatici cosi diversi, cosi strani, ma tutti cosi tremendamente belli, tutti necessari e fondamentali, perchè essere li in quei momenti non significava soltanto condividere un interesse comune e probabilmente professionale quale l’architettura con tutte le sue magie, ma, è un mio pensiero, simboleggiava la voglia di esserci ed essere ciascuno architettura di se stesso, un’architettura imponente e meravigliosa che aveva un suo linguaggio e una sua completezza nel paesaggio della vita di ciascuno di noi.

E cosi da queste mirabili metafore sono riuscito a godere ancor più splendidamente dell’incontro con carissimi e vecchi amici di Torino che mi hanno permesso di riscoprire la brillantezza di una delle tante “capitali europee” che avevo ammirato qualche anno fa prima delle Olimpiadi invernali del 2006 passeggiando per i suoi borghi, sorseggiando i suoi aperitivi, contemplandone le veloci metamorfosi e di come esse scivolino nel paesaggio modificandolo non sempre dolcemente senza per questo contaminare la vita dei residenti.

Ripartendo stamattina, dietro il mio volto palesemente stanco per i giorni comunque di forte pressione e impegno, c’era tutta la soddisfazione per aver fatto di questa esperienza una occasione di crescita e di maturazione ulteriore e se da un lato non posso non ringraziare la mia amica che mi ha accompagnato in questo divertente pellegrinaggio, non posso neanche dimenticare questi splendidi amici che nella distanza che ci separa tristemente ci unisce anche in modo assolutamente indimenticabile.

Grazie ragazzi e a presto.

Indiano

P.s.: grazie alle amiche che in questi giorni hanno comunque manifestato la loro presenza su questo diario. 🙂

Avvisi importanti:

Immagini e Dialoghi per la Pace
Tutti in Piazza Navona a Roma contro le Leggi – canaglia l’8 luglio
Aggiornamento sulla Scuola di Formazione Politica Antonino Caponnetto
(Volantino definitivo da propagandare massimamente)

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