Archivi Categorie: Dissesto idrogeologico

Il terremoto è un urlo della natura

Bello e condivisibile l’articolo di Mario Tozzi.

Forse è venuto il momento di renderci conto che il nostro è un territorio a elevato rischio naturale. E non importa se si tratta di eruzioni vulcaniche, alluvioni, frane o terremoti: comunque non riusciamo a trovare una via di convivenza che altre nazioni hanno intrapreso con successo. Certo, il nostro patrimonio costruttivo è antichissimo e non abbiamo uno skyline di grattacieli, ma di palazzi e chiese. Preoccuparsi dell’infragilimento di questo patrimonio non è solo questione di sicurezza, ma anche occasione di rilancio e di sviluppo ragionato. E l’Italia è uno dei paesi più giovani e geologicamente attivi del Mediterraneo: sarebbe bene adattarsi a questa condizione che non dipende in alcun modo da noi. Mentre da noi dipende la possibilità di convivere armonicamente con la natura di questo paese, se non trascuriamo la memoria e se a ricordarcelo non fossero sempre e solo le vittime.

La nota, sul terremoto emiliano, da parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, con cui si chiede espressamente e definitivamente la messa in sicurezza di tutto il territorio italiano, fortemente sismico.

Questo tragico evento deve far riflettere definitivamente il Governo, il Ministero dell’Ambiente e tutte le Istituzioni circa la non più prorogabile questione della messa in sicurezza del territorio nazionale, attraverso una legislazione moderna e profondamente rivolta alla sicurezza, alla gestione e tutela del Territorio e al futuro dell’enorme, inestimabile patrimonio, artistico, abitativo, paesaggistico e produttivo, del nostro Paese.

Per i geologi, inoltre, il pericolo potrebbe presto spostarsi in Veneto. A causa, poi, delle scosse di terremoto, avvertite in tutto il nord Italia e a causa delle quali sono decedute dieci persone nel modenese, sono crollati edifici già molto danneggiati dalla scossa del 20 maggio scorso. A testimonianza ulteriore di come i beni culturali continuino a risentire dello sciame sismico. Con il Governo, infine, che adotta con carattere di urgenza alcune misure, proprio per cercare di racimolare nuove risorse da destinare alle zone colpite dal terremoto.

Annunci

Al Sud 750 mln contro il dissesto idrogeologico

Il nove marzo già ne avevo scritto, riportando dichiarazioni e promesse elaborate in precedenza. Dopo quasi quattro mesi di annunci e poco più, il Ministro all’Ambiente, Corrado Clini, ha dichiarato che ammonta a 750 milioni di euro il tesoretto che il Governo è riuscito a recuperare per destinarlo a interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico e la tutela del territorio nelle regioni del Sud.

Stiamo predisponendo un’ iniziativa di legge che consenta di creare a regime le condizioni per fare in modo che la sicurezza del territorio diventi una misura regolare e permanente. Dobbiamo prevenire le emergenze, su questo stiamo lavorando intensamente e spero che prima della fine dell’ estate si possa avere questo strumento.

La prevenzione del dissesto idrogeologico

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini lo aveva anticipato, già a dicembre. Questo esecutivo intende investire sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e sulla salvaguardia del territorio. Gli ultimi provvedimenti adottati vanno in questa direzione. Auspichiamo, pertanto, che non ci siano improvvise retromarce con i buoni propositi sbriciolatisi proprio come i suoli del nostro Paese che mai sono stati messi in tutela.

Tra gli impegni presi dall’Esecutivo vi è quella di prevedere un aumento delle risorse destinate agli interventi di prevenzione con l’obbligo di utilizzarne una quota parte per interventi sistematici di manutenzione e controllo degli argini e delle opere a servizio dei corsi d’acqua. Viene inoltre ribadita la volontà, già più volte espressa dal Ministro Clini, di non concedere nessun nuovo condono per opere abusive costruite in luoghi a rischio di dissesto. Inoltre saranno inasprite le sanzioni per i comportamenti contrari alle norme in materia. Di più, tra le promesse di intervento, il Governo si è impegnato di favorire la delocalizzazione dei manufatti a rischio rispetto ad una loro messa in sicurezza secondo un’adeguata analisi costi/benefici.

Fermiamo il dissesto idrogeologico con la prevenzione

“Centinaia di frane e numerose alluvioni hanno colpito il nostro Paese nel corso del 2011, con un tributo di vittime purtroppo ancora elevato. Solo negli ultimi mesi sono state duramente colpite la Campania, la Sicilia, la Toscana, il Lazio e la Liguria, oltre a paesi e città di assoluto valore, come le splendide località delle Cinque Terre e la stessa Roma, che sembravano distanti dai problemi di dissesto idrogeologico. Il 2011 è stato veramente un anno drammatico”.

Queste le parole, usate per commentare l’anno appena conclusosi, pronunciate da Gianvito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che vorrebbe vedere il nuovo anno dedicato alla prevenzione, “sia sul fronte del dissesto idrogeologico, sia su quello del rischio sismico; perché solo così si potranno salvare vite umane, ma anche salvaguardare il nostro grande patrimonio di beni archeologici e culturali”. In tal caso, infatti, forse senza esserne pienamente consapevole, l’Italia avrà una possibilità in più e assolutamente credibile di sviluppo economico, con la possibilità, peraltro, di creare nuovi posti di lavoro.

I numeri parlano chiaro. Stando al rapporto stilato dagli stessi geologi, sono 6 milioni gli italiani che risiedono in un territorio ad alto rischio idrogeologico e 22 milioni sono i cittadini che abitano in zone a rischio medio. L’89% dei comuni italiani è in aree ad elevata criticità idrogeologica, rappresentando il 10% della superficie italiana.

Un’attenzione particolare dobbiamo riporla anche nella mitigazione del rischio sismico – ha concluso Graziano – perché i Comuni potenzialmente interessati da rischio sismico elevato sono ben 725, mentre 2.344 sono a rischio medio. Il 60% degli 11,6 milioni di edifici italiani a prevalente uso residenziale è stato realizzato prima del 1971, così come gli edifici scolastici ed altri analogamente strategici, mentre l’introduzione della legge antisismica per le costruzioni in Italia risale al 1974. Questo patrimonio immobiliare, così come quello culturale ed archeologico, deve essere protetto. E con essi va difesa la vita di chi vi abita e vi lavora. La parola d’ordine è sempre prevenzione”.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: