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Riflessioni sul dopo Boffo

E’ il punto più basso, forse, dalla compromissione con il fascismo, cui è giunta la Chiesa Cattolica italiana, cioè la Chiesa Cattolica tout court.

Le dimissioni di Boffo, uomo di Ruini (e questo lo qualifica) sono sostanzialmente il segno di un violentissimo scontro di potere all’interno della Conferenza Episcopale Italiana e, cioè, della Chiesa.

Scontro che non è tra buoni e cattivi, ma tra due opzioni di contratto con il Male, con l’Anticristo: una più indecente dell’altra. Ma entrambe insulto al primato dello spirito e accettazione delle più volgari idee di compromesso con il potere temporale. Con il peggiore dei poteri temporali che, appunto, è toccato all’Italia dalla seconda guerra mondiale.

Entrambe subalterne al materialismo più sfrenato, al consumismo più ottuso, all’egoismo più becero. Entrambe lontane mille miglia da ogni idea di solidarietà e di giustizia. L’unica buona notizia è che il Padrone ha esagerato e che molti cattolici non possono digerire anche quest’ultimo insulto.

Ma Berlusconi non sarebbe dov’è se la Chiesa Cattolica non lo avesse legittimato in cambio di tanti trenta denari che ha ricevuto e dai quali si è fatta comprare (a cominciare dal finanziamento alla scuola privata e l’elenco sarebbe lungo).

E si continua propagando lo sfacelo morale del paese. Le loro eminenze ricevono Bossi – il fascismo italiano nella sua riedizione secessionista – e non trovano il coraggio di rifiutare l’ipotesi di un nuovo e peggiore compromesso in cambio di una pillola. E così facendo ribadiscono il chiodo della compromissione con questo putrido potere anti-democratico e anti-umano.

Berlusconi ha corrotto anche la Chiesa: questo è il messaggio.

Se fossi cattolico me ne vergognerei, come se fossi di sinistra mi vergognerei di coloro che l’hanno guidata a questo approdo postribolare.

Riflessioni sul dopo Boffo, Giulietto Chiesa, Megachip

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Lettera aperta a Sua Eminenza Angelo Bagnasco

Sig. Cardinale,

le scrivo per la seconda volta e per lo stesso motivo, non nella speranza di una sua risposta, perché ho coscienza da me di essere un poverello senza arte né parte all’interno della grande Chiesa cattolica, di cui però mi onoro di essere modesto prete, tenuto agli stessi insegnamenti a cui per altro anche lei dovrebbe sentirsi obbligato, forse più di me. Ho però la consapevolezza, e quasi la prova, che gli insegnamenti non tanto dottrinali, quanto morali, viaggino su binari paralleli: la morale cattolica vale per i poveri, non per il potente in ambasce che la Cei corre a soccorrere anche in presenza di una conclamata recidività e in assenza di un qualche segno di pentimento.

Da mesi il mondo cattolico aspetta una sua parola chiara e inequivocabile sul comportamento di Silvio Berlusconi le cui ignobili prodezze di uomo e, soprattutto, di capo di governo, fanno il giro del mondo. L’ultima è del 31 luglio 2009, durante il saluto ai deputati del suo partito prima delle ferie. Berlusconi, che alcuni giorni prima aveva ironizzato sulla «santità» ( «Non sono un santo, ma sono così perché il popolo mi vuole così»), credendo di fare ridere, ha rincarato: «La sapete l’ultima sulla D’Addario? Dice che Berlusconi non è un santo, ma in effetti scopa come un dio»; deputati e senatori, cattolici in prima fila, of course, si spellavano le mani.

La D’Addario per sua informazione, è la escort (in italiano: prostituta) di lusso barese che ha aiutato Berlusconi ha mantenere l’impegno assunto il 25 ottobre 2003 solennemente all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, davanti alle massime autorità pontificie: «La maggioranza e il governo si impegneranno sempre in difesa della famiglia. Il matrimonio è una cosa sacra». Infatti per essere fedele a due matrimoni, sfociati in divorzio, frequenta minorenni e donne a pagamento importate dall’est e dal sud (si chiama tratta di prostituzione), con tanto di magnaccia a suo servizio. Il suo avvocato (ndr: suo onorevole in parlamento ) garantisce che di donne «ne può avere a carrettate».

Lei, signor Cardinale, è scomparso, liquefacendosi come neve al sole anche fisicamente. Dopo più di un mese di assordante silenzio e di sgomento nel mondo cattolico per il suo tacere, a cui non eravamo affatto abituati, ecco giungere il riferimento implicito del segretario della Cei, mons. Mariano Crociata, all’interno di una omelia. Ha detto sì, parole forti, ma non dirette: le sue parole, infatti, possono essere applicate a tutti. Qui però lo scandalo non è «di tutti», ma di uno solo: del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Lui spergiura sui figli in tv; lui usa sedi istituzionali (protette ancora oggi dal segreto di Stato) per sfruttamento della prostituzione; lui frequenta minorenni (testimonianza della moglie, provata documentalmente da la Repubblica); lui suggerisce alla prostituta, con cui ha passato la notte, di masturbarsi da sola, come se fosse geloso di altri uomini ed è sempre lui che esprime il desiderio di una ammucchiata tra donne con lui spettatore.

Sig. Cardinale, se non lo avesse ancora capito, lui è Silvio Berlusconi, non «tutti». Ha offerto cariche politiche e di governo a donne che si vantano di essere cattoliche; ci è lecito chiedere: in cambio di quali favori? La ministra cattolica alla pari opportunità quali meriti culturali e sociali aveva per assurgere dai calendari dove posa nuda al seggio di ministro? La ministra devota aveva predisposto un decreto contro i clienti delle prostitute, ma ha dovuto subito riporlo in fondo al cassetto, troppo pericoloso per gli amici baresi del presidente del consiglio. Il quale presidente le ha provate tutte per uscire indenne da questo abisso di depravazione con il risultato di aggravare sempre più la sua posizione a livello mondiale.

Poi, all’improvviso, come un dono piovuto dal cielo, venne la Ru486, la quale, prima ancora di cominciare il suo tormentato cammino ha prodotto il grande miracolo: ha fatto riapparire lei come d’incanto, dandole l’occasione di occupare immantinente le prime pagine dei giornali e delle tv. Poi venne la volta del giornale dei vescovi, «Avvenire», che ha cercato di riscuotere la botte piena e la moglie ubriaca, pubblicando lettere indignate di preti e laici, assumendo posizioni, ma sempre in modo «politically correct», per dire che la gerarchia della Chiesa ha parlato e ha detto tutto quello che c’era da dire. Peccato che nessuno abbia sentito.

Lei in nome della Cei tuona grandine e fulmini ogni qualvolta ritiene minacciati gli interessi della «Chiesa» (?) in campo etico (vedi la vergognosa e sporca cagnara sul corpo esamine di Eluana Englaro) o in campo economico (vedi messa a ruolo per insegnanti di religione e finanziamenti alle scuole cattoliche), imponendo anche l’agenda del governo e determinando il voto del parlamento, come se fossimo in un qualsiasi regime talebano di stampo iraniano come dimostra la stoccata finale a quanti nel governo «potevano» ma «non si sono impegnati a fermare la Ru48». Nel governo? Quale autorità ha lei sul governo? Senza pensarci due volte invita i medici interessati ad ampliare il loro già amplissimo spazio di obiezione di coscienza, come se i medici fossero dipendenti della Cei. La «discesa della civiltà del nostro Paese», di cui lei si lamenta, non è forse questa usurpazione del potere legislativo e di governo di una nazione democratica, sovrana e indipendente anche da qualsiasi Chiesa?

Le sue parole però possono avere il significato che purtroppo hanno: essere un salvagente provvidenziale gettato a Berlusconi per farlo uscire dall’abisso della melma in cui ogni giorno che passa sprofonda sempre più. Il 2 agosto, lo stesso giorno della sua intervista all’Avvenire, i vescovi irlandesi sull’Irish Times di Dublino prendono posizione e criticano i vescovi italiani che «quando è il caso, fanno interventi spettacolari», mentre nei confronti di Berlusconi «sembrano riluttanti a commentare» e citando il caso di Eluana Englaro concludono che «allora parlare in difesa dei valori cristiani non sembrava difficile, né alla gerarchia, né allo stesso Papa. O no?». Come vede, non sono né solo né esagerato.

Ecco dunque la situazione. Lei ha perso la parola nei confronti del presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, corrotto e corruttore di tribunali e minorenni, difensore strenuo della «sacralità della famiglia» e al tempo stesso «utilizzatore finale» di prostitute a pagamento, ma l’ha subito riacquistata per condannare la pillola Ru486, che, per altro, in Italia è già parzialmente in uso dal 1999. Lei ha perso la parola per condannare una legge contro i poveri del mondo che grida vendetta al cospetto di Dio, per riprenderla subito in difesa dell’unico povero che sembra interessarla: il povero embrione. La domanda è: Cui prodest? Viene il sospetto che tutto sia stato orchestrato da mani sapienti per giungere proprio a questo punto. Lo schema possibile infatti è chiaro, come dimostra la reazione immediata del governo. Berlusconi farà di tutto per recepire gli ordini della Cei e del Vaticano e presenterà ogni limitazione possibile del farmaco su un piatto d’oro come «contributo filiale», un autentico «ex-voto per grazia ricevuta», anche a costo di varare un decreto e imporre al parlamento di votarlo senza fiatare il 15 agosto e mezzogiorno.

Il prezzo della contropartita sarà un «requiem aeternam» definitivo, uno scudo tombale sulla corruzione morale del presidente del consiglio e del suo governo, magari con la benedizione finale e una bella visita in Vaticano, che ha la vocazione innata di togliere le castagne dal fuoco dei governi corrotti: lo fece con i concordati con Hitler e Mussolini, lo fa adesso con il piduista e massacratore di democrazia, Berlusconi Silvio. Ad meliora!

Sig. Cardinale, lei salva Berlusconi sulla scena politica dell’Italia, ma non lo salva dal disgusto della maggioranza degli Italiani, compresi i cattolici, per i quali resta quello che è: l’ideatore, il mandante e l’esecutore della morte della democrazia e dell’etica in Italia. Egli con le sue tv e giornali fa «trend» perché ha avvelenato i pozzi della convivenza, della dignità, del bene comune, della legalità e dello Stato di diritto e della democrazia: ha avvelenato il popolo italiano che in buona parte lo venera come idolo ed esempio da imitare. Tutti se ne accorgono, solo certi vescovi sembrano ciechi e sordi.

Ho l’impressione che da questo momento, Lei e la Cei siate complici silenziosi della sua immoralità e perdete «ex sese» il diritto di parlare di morale e di valori cattolici, di famiglia cristiana e di matrimonio sacramento. Nel momento in cui coprite le nefandezze di un capo di governo che, secondo la legge (can. 1398), è scomunicato «latae sententiae» perché complice nel 2005 di aborto di un suo figlio al settimo mese (ammissione pubblica della moglie a «Il Corriere della Sera»), voi autorizzate le donne non solo ad abortire, ma ad usare la Ru486 con tranquilla coscienza: se, infatti, assolvete lui, nelle condizioni date, che continua ad autoassolversi perché non ho fatto nulla di disdicevole, voi assolvete tutti, e condannate voi stessi.

Sig. Cardinale, per una volta, una volta sola, cessi di essere diplomatico professionista e torni ad essere il prete don Angelo, cristiano, ascoltando la nostra gente, i loro bisogni, le loro fatiche, i loro dubbi, la loro solitudine. Usi con Berlusconi quella stessa severità che i vescovi sono soliti usare con coloro che comunque continuano a disobbedire perché la loro parola, il loro stile di vita, il loro modo di vestire allontanano piuttosto che avvicinare a Dio e alla «loro chiesa», a volte ridotta ad una lobby potente in cerca di potenti e di trafficanti e perde figli e figlie, scandalizzati ed esasperati.

Lei e la Cei non potete vendere Dio e Berlusconi non lo può comprare perché Dio ha distolto i suoi occhi: «Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei (…) Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,15-17). A sua volta il profeta Ezechiele profetizza: «Guai ai pastori che pascolano se stessi (…) vanno errando le mie pecore su tutti i monti e nessuno se ne cura. Eccomi contro i pastori. Strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto» (Ez 34,2.6.10). Ai profeti dell’AT fa eco Gesù e non vi lascia scampo: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente» (Mt 23,2.4) con la conseguenza di una rovina generale: «Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito» (Lc 11,52).

Sig. Cardinale, lei e i vescovi che lei rappresenta, siete stati chiamati per essere pastori del popolo di Dio, vi siete ridotti ad essere veggenti nel libro di un «benefattore» e padrone, corrotto e immorale. Che Dio vi aiuti.

Paolo Farinella, prete

Genova, 6 agosto 2009
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