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Decaro: “Il Di Venere non chiude”

L’ultimo articolo per Epolis.

Politici in coro_Di Venere non sarà chiuso

#listacivicachepassione: verso le Politiche/1

L'Italia Giusta di Bersani

Il Presidente del Consiglio, il sedicente “tecnico” Mario Monti, dopo aver indugiato e tentennato settimane, ha sciolto le riserve: ha deciso “di salire” in campo e proseguire la sua esperienza politica. Candidandosi a fare ancora il Premier, ma non direttamente e in prima persona essendo senatore a vita. Sostenuto da Fini, Casini, Montezemolo, Riccardi, Passera, da ex democratici, ex democristiani, ex pidiellini, ex di qualsiasi cosa come Mastella, oggi ha presentato il logo della sua Lista dopo aver reso pubblica la sua Agenda. Leggendola, emergono alcune certezze, ma anche alcuni dubbi: se il reddito minimo garantito sembra cosa buona e giusta come la prosecuzione del contrasto all’evasione fiscale o l’implementazione di un’agenda digitale che riduca il gap del nostro Paese rispetto agli altri europei con cui si dice di volerci federare in un’Unione stile quella americana; la totale assenza dei diritti sociali e civili, la possibilità che il nostro Paese sia investito da una profonda e strutturale conversione ecologica del modello economico ed industriale, la tutela e la valorizzazione del paesaggio, lascia alquanto preoccupati. Inoltre, a lasciare perplessi, non è solo la confusione generata dalle diverse sensibilità (lo so che è bizzarro, ma c’è anche Alemanno) pronte a sostenere questo “Grande Centro”, ma pure la dialettica utilizzata. Monti in questo anno ha fatto politica, con i partiti, e uno dei suoi principali sostenitori è lo stakanovista della politica Pierferdinando Casini; eppure parla, moltissimo, di civismo e di società civile. Ecco, non mi sembra coerente. Il civismo per me è un’altra cosa. E la società civilissima merita di essere rispettata per davvero. Non presa in giro in questo modo subdolo. Da parte di chi, in possesso certamente di una notevole cultura accademica, testimonia poi un’ arrogante insofferenza verso quelli che sono percepiti come nemici alla sua visione. Se queste sono le premesse, per Monti la strada non può che essere tutta in salita.

L’altra grande novità di queste settimane è la Lista “Rivoluzione Civile” (ecco il logo) di Antonio Ingroia. Sulla candidatura dell’ex Procuratore Aggiunto della Repubblica di Palermo, responsabile delle più delicate inchieste di mafia degli ultimi anni e uno dei principali bersagli della stampa berlusconiana, moltissimo si è discusso nelle ultime settimane, con una netta distinzione tra quanti sostengono entusiasticamente l’iniziativa (Benny Calasanzio) e quanti, non mettendo in discussione il valore dell’uomo e del magistrato, sono rimasti turbati da questa scelta (Peter Gomez e Nando Dalla Chiesa), proprio per un fatto di opportunità. Personalmente non ho condiviso questa scelta per alcune ragioni di principio per me fondamentali. Eccole: 1) l’idea che solo il magistrato possa bonificare la contaminata politica italiana la trovo aberrante, e dopo le esperienze di Di Pietro, Emiliano, De Magistris, Carofiglio (giusto per citare quelli schierati con il centrosinistra) credo sia legittimo desiderare qualcosa di diverso; 2) il sospetto sacrosanto che le inchieste siano state impiegate per accrescere la propria visibilità e la propria accountability presso quella parte di opinione pubblica particolarmente sensibile sui temi della legalità e della giustizia non sparirà presto e facilmente; 3) il non dimettersi dalla magistratura quando si decide di intraprendere questo nuovo percorso senza far passare poi del tempo tra le due attività, senza prestare cosi il fianco ad alcuna strumentalizzazione, è ancora una scelta poco condivisibile; 4) come pure quella di farsi sostenere dai leader politici che in questa immorale Seconda Repubblica hanno fatto solo disastri vivendo esclusivamente della propria iconografia, del proprio divismo, del proprio individualismo politico. Ma, nonostante questi dubbi, si cercherà di valutare il movimento di Ingroia sulla base della sua proposta politica e della capacità di innovare il sistema, pure con metodi e approcci diversi.

E parliamo, infine, del Partito Democratico. Dopo le primarie per la scelta del candidato premier, il 29 e il 30 dicembre scorso, in una data assai infelice, sono stati scelti i parlamentari. Era una delle battaglie politiche di Pippo Civati e di Prossima Italia. In pochissimi lo hanno riconosciuto e lo hanno ringraziato per questo. Per quanto non siano state perfette e la competizione non è sembrata proprio totalmente contendibile e aperta a tutti come non pochi avrebbero desiderato (in quest’ottica si leggono le candidature della siciliana Finocchiaro a Taranto e della toscana Bindi a Reggio Calabria, giusto per fare due esempi), bisogna anche ammettere che senza questa possibilità una candidatura come quella di Liliana Ventricelli non ci sarebbe stata. Invece non solo c’è stata. Ma è stato anche un trionfo. Come vincente è stata la campagna di Antonio Decaro, colui che più di altri ha testimoniato in Puglia i valori e le buone pratiche di Prossima Italia, con la sua sapienza sulla mobilità sostenibile, fronteggiando suo malgrado i colpi bassi del Sindaco Emiliano che ha candidato suo fratello Alessandro, non proprio uno statista e un politico raffinato. Ma il Pd, in queste ultime ore, e dopo aver “ingaggiato” anche lui il suo magistrato (il Procuratore Grasso), è impegnato nella scelta dei profili di alto livello che andranno ad occupare i posti nei listini bloccati. In Puglia come in tutto il Paese. E dalla scelta di queste figure si capirà se e quanto questo Paese sarà in grado di risollevarsi, uscendo a testa alta dalla palude della crisi e riconsegnando una speranza di futuro ai propri cittadini. Speriamo bene. Ma teniamo tutti alta l’attenzione e la concentrazione. Perché non possiamo più sbagliare.

Scegliamo, bene, i nostri parlamentari!

Dopo quelle per la scelta del candidato premier, il Pd farà le primarie per far scegliere al proprio elettorato potenziale i parlamentari che dovrebbero poi rappresentarlo al meglio. E’ questa una grande vittoria politica di Pippo Civati e del suo laboratorio politico “Prossima Italia“, sebbene in pochissimi lo dicano, visto che chiedono da quasi due anni che fossero espletate. Essendo centrali, con questo tipo di consultazione, i temi della rappresentanza, della fiducia e del consenso. Lunedi dovrebbe essere, inoltre, la giornata in cui la Direzione Nazionale del Pd dovrebbe ufficializzare il regolamento e la nuova accensione di tutta la macchina organizzativa per la giornata del 30 dicembre. Ecco, sulla data, ci sono alcune divergenze di vedute. Per Matteo Orfino, uno dei “giovani turchi” che sostengono Bersani, la data è quasi obbligatoria essendo le elezioni politiche il 17 febbraio e non sarebbe possibile farle successivamente. Come, invece, affermano lo stesso Civati e Salvatore Vassallo, autori, ad oggi, dell’unico vero regolamento per le #parlamentarie del Pd, e mai oggetto di una discussione plenaria autentica, che propongono la data del 13 gennaio convinti in tal modo di agevolare la partecipazione ed una maggiore contendibilità delle primarie stesse. Su una cosa, però, Orfino e Civati concordano: che la lista definitiva dei parlamentari non debba prevedere quote bloccate a favore dei maggiorenti del partito che quasi mai col consenso si sono confrontati, essendo stati sempre cooptati; o che questa quota, eventualmente, se prevista, serva per portare in Parlamento, come valore aggiunto, quegli esponenti della cosiddetta “società civilissima” in possesso di importanti requisiti morali e professionali che non avrebbero materialmente il tempo di farsi conoscere al grande pubblico nei pochi giorni di campagna elettorale. Anche Sel, infine, nello stesso giorno e presso le medesime sedi, per evitare possibili brogli, farà le primarie per la scelta dei parlamentari. Dopo che Vendola, per molto tempo, aveva escluso categoricamente questa ipotesi – nonostante in Puglia lui sia il “signore delle primarie” difendendone la dignità dell’istituto con grande tenacia in due occasioni (forse perché favorivano lui?) – e aver ripetuto anche negli ultimi giorni che avrebbe voluto “poter portare in Parlamento un pezzo vero di classe dirigente”. Come? Con la cooptazione, ovviamente. Anche perché Sel non esiste, è un non-partito. Ma davanti all’ottima accelerazione data da Bersani su questo fronte, ha dovuto immediatamente adeguarsi. E fare buon viso a cattivo gioco, per non accusare il colpo mediaticamente. La speranza è che possano essere una grande occasione di confronto per parlare del Paese, di quello che occorre fare per migliorarlo e riformarlo nel modo più innovativo possibile. Insomma che si parli davvero degli italiani, di noi. Di noi che sogniamo uno Stato a misura di uomo, donna, bambino. Con una politica capace di farci anche emozionare e appassionare.

Centri risvegli: la Regione esce dal tunnel?

La puntata precedentemente esattamente un mese fa. Con questo articolo. Ora, forse, giungono le prime risposte. Sperando che siano effettive e che, soprattutto, non siano le ultime.

Per i centri risvegli in puglia primi, timidi passi

Le auto elettriche presto a Bari?

Quello che ad oggi non è altro che un auspicio, potrebbe diventare, nel prossimo futuro, uno dei simboli più concreti della rivoluzione ecologica, nell’ambito della mobilità sostenibile, che sta investendo la nostra città e promossa da Antonio Decaro, consigliere delegato alla mobilità. Nella seconda giornata di Green City Energy Med uno dei seminari tecnici più partecipati ed interessanti è stato quello che ha visto la partecipazione, oltre a quella di Decaro, anche di Guglielmo Minervini, assessore regionale ai trasporti. Segue l’articolo uscito oggi per Epolis Bari. Della medesima iniziativa si parla anche qui e qui.

L’Acquedotto Pugliese sta affogando

Tirato giù, pesantemente, da chi lo ha gestito disastrosamente negli ultimi quindici anni, con la contiguità di un potere politico trasversalmente marcio e amorale. Eppure stiamo parlando del secondo acquedotto più grande d’Europa. Di un’architettura che serve oltre un milione e mezzo di persone, suddivise tra Puglia, Basilicata e Bassa Campania. L’Acquedotto ha una storia secolare. Se nelle ferrovie si può riconoscere uno dei simboli della storia ultracentenaria del nostro Paese, nell’Acquedotto non si può non riconoscere uno dei principali simboli della storia ultracentenaria del nostro Meridione. L’ attuale Amministratore Unico, Ivo Monteforte, ad oggi e fino a prova contraria, è stato rimosso dalla Regione, spinta dalla Corte dei Conti – intervenuta, a sua volta, dopo alcune interrogazioni consiliari presentate principalmente da Antonio Decaro, Capogruppo alla Regione del Pd – a seguito di un’operazione alquanto discutibile: ossia il dirigente si sarebbe fatto assumere da una controllata dell’Aqp. Scelta apparentemente incomprensibile e, forse, dettata non soltanto da aspetti esclusivamente economici, visto già il più che lusinghiero emolumento ricevuto. La Regione o meglio il suo Presidente, dunque, provvedendo alla rimozione istantanea di un suo alto dirigente sleale, ambisce a testimoniare la sua credibilità apparendo trasparente nella gestione dei beni pubblici. Questi i fatti. Tutto è bene quel che finisce bene? Non direi. Ci sono, infatti, alcune domande che andrebbero poste a chi di dovere, esigendo risposte accurate e rigorose. Ma credo che resterà un’utopia.

La Corte dei Conti, da tempo, sottopone i propri rilievi alla Regione, sulla gestione non proprio virtuosissima dell’Aqp. Come mai solo ora esplode la “bomba”? Perché si parla principalmente della condotta dell’Amministratore Unico quando il Direttore Generale, Massimiliano Bianco, ha ottenuto, senza concorso pubblico, che il suo contratto fosse trasformato da determinato ad indeterminato, con un aumento di remunerazione, pur mantenendo le stesse funzioni? Con il rischio più che concreto, quindi, che una sua futura rimozione, per dinamiche politiche, comporti una penale, pagata di fatto dai cittadini? Come mai lo stesso Monteforte, giunto a Bari come un supertecnico, e voluto a tutti i costi da Vendola che doveva avvicendare la sua precedente scelta (Riccardo Petrella), ora proprio da Nichi è scaricato, nel peggiore dei modi, come un amante infedele?

Potrei continuare con le domande, ma già queste prime mi inducono a pensare che, ancora una volta, e nella peggiore tradizione della tanto vituperata malapolitica da cui si sta cercando vanamente di sottrarsi, un’Istituzione cosi importante sia al centro di una speculazione bancaria-politica impressionante. Essendo un popolo disabituato ad esercitare la virtù della memoria, infatti, non ricordiamo che sull’Acquedotto Pugliese – quando era di moda il tema della privatizzazione, avviata dall’allora Governatore Fitto – era pronto ad allungare le mani Caltagirone, con la benedizione di D’Alema. E non ricordiamo tutti, forse, che se non si fosse mosso con tenacia e costante determinazione l’intero Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica – ispiratore e sostenitore del referendum – Vendola non avrebbe varato il provvedimento per la ripubblicizzazione del “bene acqua”. Salvo poi issarsi sul piedistallo della buona politica, una volta adottato il provvedimento e propagandato enfaticamente per ragioni elettorali. Per non parlare poi di quante strategiche infrastrutture come gli impianti di depurazione o di invasi non sono ancora stati completati, dopo decenni, in tutta la Regione, per ragioni non esclusivamente burocratiche. Eppure di cose buone, in questi anni, ce ne sono state, oggettivamente. Ma con la sensazione, amarissima, che tali risultati sono stati possibili più per il merito di taluni che per una visione organica, articolata e unitaria. Proiettata al futuro e orientata all’innovazione. Ed è difficilissimo, oggi, nonostante credo lo vorremmo in molti, smontare quel pernicioso luogo comune per cui l’Acquedotto Pugliese da più da mangiare che da bere.

Gli Stati Generali della Bicicletta

In questi giorni, a Reggio Emilia, gli Stati Generali della Bicicletta.

Una mobilità nuova ha bisogno di regole ma anche di un netto cambio di paradigma. Senza adeguate infrastrutture è impossibile mettere in pratica misure concrete a tutela di bici e pedoni. Il primo aspetto su cui bisogna intervenire nel breve periodo riguarda proprio la riduzione della velocità in ambito urbano, mantenendo il limite di 50 chilometri orari soltanto nelle arterie di grande scorrimento e abbassandolo a 30 in tutte le altre strade (istituendo zone a traffico residenziale moderato secondo gli standard europei). Se in passato l’automobile rappresentava uno status symbol, oggi invece è una pietra al collo di tutti e bisogna puntare sull’intermodalità bici + trasporto pubblico per rendere le nostre città più vivibili.

A Bari, intanto, possibile (e auspicata) svolta nella mobilità elettrica con l’installazione di colonnine di ricarica. Mentre a Padova, con l’ausilio di Banca Etica, si sperimenta il car sharing.

Lasciamo l’auto a casa

Anche a Bari si lavora e ci si impegna per predisporre i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. Nelle settimane in cui è ancora forte l’appello del movimento spontaneo #salvaciclisti – giunto in Italia dall’Inghilterra per salvaguardare l’incolumità dei ciclisti – e nei giorni che precedono la manifestazione nazionale del prossimo 28 aprile a Roma.

(Puntata precedente: Il nuovo dossier “Bici in Città”)

I Piani urbani della mobilità sostenibile non siano un semplice adempimento formale ma un processo che deve governare il cambiamento nelle nostre città che devono mettere al centro dei loro piani le persone e la possibilità che, lasciando l’auto a casa, possano raggiungere i loro posto di lavoro con i mezzi pubblici o in bicicletta. Serve una rivoluzione copernicana per ribaltare la pianificazione finora tutta incentrata sull’auto come unica risposta al bisogno di mobilità.

La proposta di legge regionale contro il conflitto di interessi

Ne avevo già parlato qui, qualche giorno fa. Oggi, in conferenza stampa, è stato presentato il testo, che riporto integralmente qui sotto. L’iniziativa è stata assunta dal Pd Puglia, per volontà politica del segretario regionale, Sergio Blasi, e del capogruppo alla regione, Antonio Decaro.

Art. 1. Ambito soggettivo di applicazione.
1.Agli effetti della presente legge, per titolari di incarichi di rappresentanza e di governo regionale si intendono il presidente della giunta regionale, i consiglieri, gli assessori, i concessionari di servizi pubblici regionali nonché i titolari di incarichi di amministrazione, direzione e controllo in enti, istituti, agenzie, aziende o società dipendenti, controllati, vigilati, finanziati o partecipati, a qualsiasi titolo e anche indirettamente, dalla Regione.
Art. 2. Obbligo di astensione.
1.I soggetti di cui al comma 1 dell’articolo 1 nell’esercizio delle loro funzioni devono dedicarsi esclusivamente alla cura degli interessi pubblici; essi hanno l’obbligo di astenersi da ogni atto idoneo ad influenzare, specificamente o anche soltanto astrattamente, in virtù dell’ufficio ricoperto, gli interessi propri, del coniuge e dei parenti e affini entro il secondo grado.
2.I soggetti di cui al comma 1 non possono partecipare alle deliberazioni degli organi di appartenenza, né adottare atti di rispettiva competenza, in situazioni o materie che possano coinvolgere, direttamente o indirettamente, interessi propri, del coniuge e di parenti e affini entro il secondo grado.
3.Sulla sussistenza delle situazioni e delle materie determinanti l’obbligo di astensione di cui al comma 2, per i consiglieri delibera il consiglio, per il presidente della giunta e per gli assessori delibera la giunta, per gli altri soggetti provvede il presidente della giunta.
4.I regolamenti del consiglio e della giunta, da adottarsi entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge, assicurano adeguate forme di pubblicità agli adempimenti di cui al comma 2, rendendo noti i casi di mancata partecipazione a deliberazioni e mancata adozione di atti motivate ai sensi del medesimo comma.
Art. 3. Incompatibilità con funzioni pubbliche, rapporti di lavoro dipendente, incarichi direttivi in enti pubblici e imprese.
1.E’ incompatibile con la carica di consigliere e con gli incarichi di governo regionale ogni impiego pubblico e privato nonché ogni carica o ufficio privato e pubblico diverso dal mandato consiliare regionale e non inerente alla funzione svolta.
2.I dipendenti pubblici e privati che assumono la carica di consigliere o un incarico di governo regionale sono collocati immediatamente in aspettativa, senza pregiudizio della propria posizione professionale e di carriera. Si applicano le disposizioni concernenti l’aspettativa per mandato elettivo regionale vigenti nei rispettivi ordinamenti.
3.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale non possono esercitare, in enti pubblici nonché in enti privati aventi ad oggetto anche non principale lo svolgimento di attività imprenditoriali, funzioni di presidente, amministratore, liquidatore, sindaco o revisore, né analoghe funzioni di responsabilità comunque denominate.
4.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale, che esercitino attività professionali o comunque di prestazione di servizi, non possono assumere incarichi di qualsivoglia natura da parte della Regione, degli Enti Territoriali nonché da parte di enti pubblici dagli stessi controllati o partecipati; il divieto si estende alle associazioni di professionisti di cui i consiglieri regionali ed i titolari di incarichi di governo regionale fanno parte ovvero alle società di professionisti nelle quali gli stessi detengano una quota ovvero una partecipazione superiore al 10%.
5.I consiglieri regionali e i titolari di incarichi di governo regionale devono rimuovere ogni situazione di incompatibilità entro il termine perentorio di un mese a decorrere dalla proclamazione nella carica o dall’assunzione dell’incarico.
6.In caso di inottemperanza, il presidente del consiglio per i consiglieri e il presidente della giunta negli altri casi assegnano un termine non superiore a trenta giorni per la cessazione della causa di incompatibilità, decorso il quale viene dichiarata la decadenza, rispettivamente dal consiglio per i consiglieri, dalla giunta per gli assessori, dal presidente della giunta negli altri casi.
6.Se inottemperanti sono il presidente del consiglio o il presidente della giunta, il termine è assegnato dal consiglio.
Art. 4. Dichiarazione della proprietà fondiaria e delle attività economiche.
1.Entro venti giorni dall’assunzione dell’incarico i soggetti di cui all’articolo l comunicano alla presidenza del consiglio e alla presidenza della giunta tutti i dati relativi alla proprietà di immobili in territorio della Regione e alle imprese delle quali, direttamente o indirettamente, essi stessi, il loro coniuge, i loro parenti e affini entro il secondo grado detengono o hanno detenuto nei dodici mesi precedenti la titolarità o il controllo ai sensi dell’art. 2359 del codice civile, dell’articolo 7 della legge 10 ottobre 1990 n. 287 e delle altre disposizioni di legge vigenti in materia, ovvero una partecipazione superiore al due per cento del capitale sociale. Essi sono tenuti ad analoga comunicazione per ogni successiva variazione dei dati forniti, entro quindici giorni dal verificarsi della stessa.
2.Entro quarantacinque giorni dalla comunicazione di cui al comma 1, la presidenza del consiglio per i consiglieri e la presidenza della giunta negli altri casi accertano, tenendo conto delle eventuali precisazioni degli interessati e di ogni altro elemento, se le proprietà e le attività economiche di loro pertinenza sono rilevanti, allo stato, ai fini della presente legge.
3.La mancata o tardiva comunicazione di cui al comma 1 determina una situazione di incompatibilità, con attivazione della procedura di cui ai commi 4, 5 e 6 dell’articolo 3.
Art. 5. Proprietà fondiaria rilevante.
1. Sono proprietà rilevanti ai fini della presente legge quelle che superano l’estensione di un ettaro in territorio urbano e di cinque ettari in territorio extraurbano.
Art. 6. Attività economiche rilevanti.
1.Sono attività economiche rilevanti ai fini della presente legge:
a)le imprese esercenti mezzi di comunicazione di massa;
b)le imprese operanti nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici;
c)le imprese commerciali e di servizi che abbiano partecipato negli ultimi tre anni a gare di appalto pubblico bandite nel territorio della Regione o abbiano comunque fornito beni o prestazioni a enti pubblici o a enti, istituti, agenzie, aziende o società dipendenti, controllati, vigilati, finanziati o partecipati – anche indirettamente e a qualsiasi titolo – dalla Regione o da altri enti pubblici;
d) i concessionari di servizi pubblici.
2.Il competente ufficio di presidenza comunica immediatamente all’interessato l’esito dell’accertamento di cui al comma 2 dell’articolo 3.Un decimo dei componenti del consiglio regionale può comunque chiedere al competente ufficio di presidenza, in ogni tempo e a distanza di non meno di sei mesi dal precedente accertamento, di disporre nuovo accertamento ai sensi del comma 2 dell’ articolo 5.
Art. 7. Limiti alla trasformazione edilizia della proprietà.
1.I soggetti di cui all’articolo 1, qualora siano titolari di proprietà rilevanti ai sensi dell’articolo 5 o di attività economiche rilevanti ai sensi dell’ articolo 6 comma l lettera b) della presente legge, per tutta la durata del mandato non possono ottenere l’approvazione di strumenti urbanistici esecutivi e progetti riguardanti anche parzialmente i suoli di loro proprietà. In caso di approvazione di strumenti di pianificazione urbanistica generale e loro varianti, nonché di pianificazione territoriale e paesaggistica, nessuna trasformazione edilizia può essere assentita in loro favore se la nuova disciplina risulti più favorevole.
Art. 8. Limiti all’esercizio delle attività economiche rilevanti.
1. I soggetti di cui all’ articolo 1, qualora siano esercenti attività economiche rilevanti ai sensi dell’articolo 6, comma 1 della presente legge, per tutta la durata del mandato non possono partecipare a gare per appalti pubblici di lavori, servizi e forniture banditi dalla Regione e dagli altri soggetti di cui all’articolo 1 o finanziati anche parzialmente dalla Regione stessa, o sottoposti ad approvazioni, autorizzazioni o controlli regionali anche di tipo settoriale, comunque denominati, né altrimenti acquisire commesse o instaurare rapporti contrattuali a qualsiasi titolo.
Art. 9. Decadenza.
1.In caso di inottemperanza alle disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6, 7 e 8 della presente legge, l’interessato decade dall’incarico.
2.La decadenza è dichiarata, previo procedimento In contraddittorio con l’interessato, dal consiglio regionale per i consiglieri e per il presidente della giunta, dalla giunta per gli assessori e dal presidente della giunta negli altri casi.

La Puglia contro il “conflitto di interessi”?

Dovevano scoppiare gli ultimi ed ennesimi scandali politici per spingere alcuni amministratori pugliesi a predisporre una proposta di legge regionale contro il conflitto di interessi? Forse si, ma ci perdoneranno se non siamo orientati a crederci fino in fondo in questo progetto, salvo essere smentiti dai fatti, non solo perchè leggi di questo tipo – pur indispensabili – da decenni in Italia non sono mai state varate perchè il potere della finanza o della comunicazione è stato più forte del potere della politica, ma anche perchè se fosse applicata si svuoterebbero il Parlamento, i Consigli Regionali e Comunali delle realtà italiane più importanti. Talmente è forte la commistione tra diverse sfere e talmente è forte la sfiducia dei cittadini nei confronti dei propri rappresentanti – sempre gli stessi da decenni, anche in ragione del proprio status quo che devono preservare – che non brillano, nonostante rare eccezioni, per moralità ed etica pubblica, per etica della responsabilità e capacità di dare il buon esempio. Con l’amministrazione della cosa pubblica che è diventata una pratica privata, da gestire in modo oligarchico. Ed occulto. La trasparenza non è concepita come virtù. Nella certezza che tanto chi controlla non lo fa mai, perchè fa parte, spesso, dello stesso sistema malavitoso che ha inquinato la politica o lo accetta, tuttavia, per inconsistenza morale, optando per il quieto vivere, e nella certezza che le leggi italiane sono fatte per essere aggirate o essere annullate nei suoi effetti con sistematiche deroghe o proroghe. E poi si stupiscono della distanza siderale tra “Palazzo e Piazza”. Ma, nonostante queste premesse, vorremmo sbagliarci e confidare serenamente che le cose, a cominciare dalla nostra Puglia, possano cambiare, anche con un provvedimento simile, contro il conflitto di interessi, certamente innovativo e dal forte valore legalitario.

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