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Perché aderisco ai Comuni Virtuosi

tessera virtuosi

L’associazione nazionale dei “Comuni Virtuosi” è,  da circa un decennio, una delle cose più belle di questo Paese. In quella che, forse troppo severamente, da alcuni è ormai ribattezzata “Repubblica mafiosa” fondata sulla corruzione che ha sgretolato l’idealismo e il pragmatismo della Costituzione, i promotori di questa organizzazione – tenacemente, appassionatamente, instancabilmente, responsabilmente – tutti i giorni operano per riqualificare quell’immenso patrimonio sociale e culturale oggi degradato rappresentato con i propri valori morali dalle nostre città per restituire ai veri sovrani di questo Paese – i cittadini – il loro diritto a vivere, a crescere e a sognare in una Repubblica “virtuosa”.

Un’impresa apparentemente irrealizzabile in un Paese da decenni paralizzato dall’avversione per il cambiamento, consumato dalla sfiducia per il prossimo e stravolto dalla paura. Paura di sorridere, paura di sognare, paura di meravigliarsi, paura di risvegliarsi dal coma dell’individualismo egoistico. E, quindi, più si sente urlare che “la politica fa schifo”, che “sono tutti ladri”, che “destra e sinistra ormai non esistono più”, più loro – i sempre più numerosi amministratori locali che entrano a far parte di questa rete solidale e che credono in un modello politico organizzato dal basso sulla cooperazione  – testimoniano che la politica è un “bene comune”. Praticandola, ciascuno con una propria sensibilità ma quasi con pari gentilezza e rifiutando l’assunto baumaniano per il quale “la moralità è una merce”, secondo un’unica, condivisa, “ideologia”: la politica come strumento per la costruzione di una visione della società inclusiva e accogliente, moderna ed innovativa, ecologica e giusta. Per quel bisogno incomprimibile di tutti di essere felici. Per quel desiderio di rimettere in circolo la bellezza.

Non dividendosi e perdendosi in pretestuose e sterili polemiche, sono l’esempio più luminoso che in questo Paese le cose possono cambiare e che il cambiamento è possibile soltanto se costruito ogni giorno insieme a chi ha gli stessi “pragmatici ideali”. In questi anni, sul loro sito diventato un utilissimo “quotidiano” per i tanti bisognosi di un’informazione ecologica di qualità ed onesta, sono state centinaia le notizie sui rifiuti e le metodologie di raccolta differenziata porta a porta, sull’illuminazione, sulla mobilità, sul territorio e sugli stili di vita. Decine le iniziative di formazione, con la “Scuola di Alt(r)a Amministrazione” (una anche a Bari, sui rifiuti, nel novembre del 2014) nella convinzione e con la consapevolezza che l’esempio sia contagioso.

Questa storia meravigliosa, per quanto scritta da centinaia di persone, non sarebbe iniziata se non ci fosse stato a ispirarla, e ad allevarla in questi anni come un figlio, una persona straordinaria – per cultura, per sensibilità, per passione civile e per coraggio – come Marco Boschini. E’ anche per lui se, con immenso piacere e gratitudine, ho deciso di aderire all’associazione dei Comuni Virtuosi (questo il link per chi volesse diventare socio dei comuni virtuosi).

Con entusiasmo e gratitudine, aderisco all’associazione dei Comuni Virtuosi.

Con gratitudine perché questa comunità, di amministratori e di cittadini per i quali la politica è un servizio e “la forma più alta di carità”, pur nella sua eterogeneità culturale, rifiuta la polemica e sperimenta la pratica. Con gentilezza, leggerezza, fermezza. Saldando la tradizione con l’innovazione. Proponendosi di ricreare insieme un’identità sociale inclusiva ed accogliente, per la quale il nostro Paese è “un bene comune” che ci appartiene. Ogni giorno, pertanto, “seminano la speranza, per raccogliere il cambiamento”.

Con entusiasmo perché, da persona appassionata e motivata, mi piacerebbe, con gli amici dei Comuni Virtuosi, come diceva il per me indimenticato Alex Langer, “continuare in ciò che è giusto”.

comuni virtuosi

Raccolta differenziata: obiettivo 30%?

La raccolta differenziata, a Bari, non ha ancora raggiunto, purtroppo, percentuali accettabili. In questo piccolo blog ho scritto, spesso, di rifiuti e di come il tema della gestione è affrontato nella nostra città. Qui l’ultimo intervento in cui ho ricordato la produzione totale di rifiuti, per il 2011, pari a 195 mila tonnellate di rifiuti, con ogni abitante responsabile di circa 590 kg/anno (1,62 kg/giorno). Delle 195 mila tonnellate totali, poi, 118 mila vanno in discarica. Il conferimento in discarica, però, costa.

Ad oggi 25,82 euro per ogni tonnellata conferita in discarica, scrive Giuseppe (un amico bravo e competente), che prosegue con la considerazione che “meno rifiuti in discarica significa meno spese sul fronte ecotassa e l’unica soluzione riconosciuta è quella di effettuare e/o potenziare la raccolta dell’umido e dell’organico. A Bari solo i rifiuti che derivano dalle attività mercatali vengono inviati al compostaggio. Perché? Quali sono i problemi della raccolta cittadina?”. 

Sarebbe avvilente ritenere che il problema principale sia tutto nella contesa tra Amiu e Tersan, come potrebbe desumersi da qui, con ben 21 comuni che fanno meglio di Bari a settembre, ma è altrettanto indubbio che la soluzione mista, oggi adottata nel capoluogo in non pochi quartieri, con un doppio esborso di risorse pubbliche, non abbia comportato grandi vantaggi e grandi benefici. Con il passaggio dall’ecotassa alla tariffa puntuale, per quanto indifferenziato prodotto, che non riguarderà Bari ancora per molto tempo. Con l’amarezza di vedere totalmente ignorate proposte virtuose simili. E nonostante dall’articolo seguente sembra emergere un’altra possibilità importante per accrescere il tasso di raccolta differenziata entro la fine di quest’anno.

Il terremoto è un urlo della natura

Bello e condivisibile l’articolo di Mario Tozzi.

Forse è venuto il momento di renderci conto che il nostro è un territorio a elevato rischio naturale. E non importa se si tratta di eruzioni vulcaniche, alluvioni, frane o terremoti: comunque non riusciamo a trovare una via di convivenza che altre nazioni hanno intrapreso con successo. Certo, il nostro patrimonio costruttivo è antichissimo e non abbiamo uno skyline di grattacieli, ma di palazzi e chiese. Preoccuparsi dell’infragilimento di questo patrimonio non è solo questione di sicurezza, ma anche occasione di rilancio e di sviluppo ragionato. E l’Italia è uno dei paesi più giovani e geologicamente attivi del Mediterraneo: sarebbe bene adattarsi a questa condizione che non dipende in alcun modo da noi. Mentre da noi dipende la possibilità di convivere armonicamente con la natura di questo paese, se non trascuriamo la memoria e se a ricordarcelo non fossero sempre e solo le vittime.

La nota, sul terremoto emiliano, da parte dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, con cui si chiede espressamente e definitivamente la messa in sicurezza di tutto il territorio italiano, fortemente sismico.

Questo tragico evento deve far riflettere definitivamente il Governo, il Ministero dell’Ambiente e tutte le Istituzioni circa la non più prorogabile questione della messa in sicurezza del territorio nazionale, attraverso una legislazione moderna e profondamente rivolta alla sicurezza, alla gestione e tutela del Territorio e al futuro dell’enorme, inestimabile patrimonio, artistico, abitativo, paesaggistico e produttivo, del nostro Paese.

Per i geologi, inoltre, il pericolo potrebbe presto spostarsi in Veneto. A causa, poi, delle scosse di terremoto, avvertite in tutto il nord Italia e a causa delle quali sono decedute dieci persone nel modenese, sono crollati edifici già molto danneggiati dalla scossa del 20 maggio scorso. A testimonianza ulteriore di come i beni culturali continuino a risentire dello sciame sismico. Con il Governo, infine, che adotta con carattere di urgenza alcune misure, proprio per cercare di racimolare nuove risorse da destinare alle zone colpite dal terremoto.

Patrimoni dell’umanità

Marco Boschini è un assessore di un piccolo comune in provincia di Parma, da tempo persona attenta alle problematiche ambientali ed energetiche, affrontate in modo assai propositivo e innovativo, coerente alla filosofia che non prevede un pericolosissimo consumo del territorio da parte di incalliti speculatori per fini economici, promuove piuttosto interventi volti alla rigenerazione di tessuti urbani degradati utilizzando e reimpiegando, con il massimo del riciclo possibile, risorse altrimenti scartate.

E’ il presidente dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, nonchè sostenitore del Movimento per la Decrescita Felice.

Ha scritto una nota importante, rivolta anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Leggiamola insieme.

Il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia che ha visto assegnare alle Dolomiti l’importantissimo riconoscimento di “patrimonio dell’umanità”, ci ha ricordato che l’Italia è un territorio le cui ricchezze storiche, paesaggistiche e culturali, sono da tutelare e valorizzare.

Peccato che l’ultimo rapporto a cura del WWF Italia “2009, L’anno del cemento”, ci dica che negli ultimi 15 anni 3,5 milioni di ettari di territorio sono stati divorati dal cemento.

Un territorio quasi saturo, frammentato, cosparso a macchia d’olio da case, strade e capannoni, una specie di città diffusa che sembra più una metastasi che una città, con oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, divorati dal cemento negli ultimi 15 anni (una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme, a un ritmo di 244000 ettari all’anno).

Oltre 8.000 comuni e 8.000 piani regolatori diversi, 12,8 milioni di edifici, 27 milioni di unità abitative (per il 20% non abitate!) e una serie di piani casa in corso di definizione.

Il tutto collegato da più di 200.000 km di strade che frammentano il territorio come fosse un mosaico, e un piano di infrastrutture strategiche (la Legge Obiettivo) che danneggerebbe 84 aree protette e 192 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutelati dall’Unione Europea.

Mentre dall’altro lato la crescita demografica limitata se non assente (a Palermo la popolazione é aumentata del 50%, l’urbanizzazione del 200%). E’ l’impietosa fotografia sull’Italia scattata nel dossier “2009 L’anno del Cemento”, a cura del WWF con contributi di Bernardino Romano e Corrado Battisti dell’Università dell’Aquila.

Ora, ciò che mi chiedo io, è se la persona che scrive i discorsi del nostro Presidente sia mai uscito di casa negli ultimi tempi; se abbia mai preso un treno, o si sia infilato in una qualche coda a caso di una qualsiasi tangenziale cittadina all’ora di punta (cioè sempre…), magari sporgendosi dal finestrino (meglio se dotato di mascherina), magari posando lo sguardo sul territorio circostante…

Perché qui i casi sono due: o siamo di fronte alla classica retorica ipocrita che accompagna il 98% degli appuntamenti in pompa magna di questo tipo o, davvero, la massima carica istituzionale del nostro Paese parla di una nazione che, in estrema sintesi, non esiste. Non più, almeno.

Il territorio libero (si calcola che in Italia sia solo il 14% della superficie complessiva) non é solo un bel paesaggio da guardare dal finestrino della propria auto (blu!), ma é condizione imprescindibile per mantenere gli ecosistemi vitali e garantire quei servizi, indispensabili anche per l’uomo, che sono in grado di offrire (acqua, aria, cibo, protezione).

Signor Presidente, quando ha un pò di tempo, si faccia un giro dalle parti di Cassinetta di Lugagnano (MI), e chieda del sindaco Domenico Finiguerra. Le potrà raccontare di quell’Italia di cui lei, inconsapevolmente, ha parlato stamane.

Dove amministratori illuminati e di buon senso hanno scelto di interrompere la cementificazione del territorio, rimboccandosi le maniche giorno dopo giorno, per considerare patrimonio dell’umanità ogni benedetto metro quadro rimasto libero dallo scempio della speculazione edilizia.

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