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La (poca) saggezza di chi ci governa

Basta con questi esasperanti politicismi, miseri e di parte, alimentati da oltranzisti irresponsabili che fanno finta di non vedere una cosa semplicissima: l’elastico della pazienza si è spezzato. Nel nostro Paese potrebbe esplodere, da un giorno all’altro, una guerriglia. E non lo dico per fare dell’allarmismo sociale; ma perché l’indifferenza verso “la questione sociale” non è più tollerabile. Da questa derivano quella politica ed economica. Non sono pochi, ormai, anche tra i politologi e gli opinionisti su tutto dei giornali e gli aspiranti omologhi sui loro blog virtuali, quelli che dichiarano che la vera partita politica è la nomina del prossimo Capo dello Stato.

Il ruolo del Presidente della Repubblica è fondamentale, delicato, strategico, mai come in questi ultimi anni nei quali il mondo è cambiato, anche se non tutti lo hanno capito. Questa elezione, però, in un Paese normale doveva diventare occasione di coesione, per unire, per il bene degli italiani, una terra lacerata da divisioni di ogni tipo, spesso pretestuose e per questo ancor più inaccettabili, da un punto di vista etico. In Italia, no. Come se non ci fosse una delle più gravi crisi di sempre. Come se l’ennesimo bollettino sulla disoccupazione, soprattutto giovanile (il 64% dei miei coetanei pronti a trasferirsi all’estero, avendo perso, forse, non soltanto la speranza), riguardasse i marziani, e non gli italiani.

Dal Presidente della Repubblica ancora in carica, perciò, forse, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Alla luce, soprattutto, di un settennato non proprio indimenticabile. C’è stata la crisi, certo. C’è stato un decadimento sconcertante, soprattutto morale, della classe dirigente politica di questo Paese. Ma un Presidente, proprio in virtù di queste vicende che non possono diventare alibi, doveva cercare un confronto maggiore con i cittadini. Il loro ascolto. Per proteggerli meglio e maggiormente. Essendo rimasto, per tanti, legittimamente, l’unico punto di riferimento istituzionale. Per dare, pertanto, conforto e fiducia, nonostante tutto. Non lo ha fatto, per tante ragioni. Ora, non essendo un costituzionalista, non mi permetto di giudicare giuridicamente le sue ultime scelte; ma da cittadino, preoccupato, qualche considerazione, non volutamente polemica, vorrei farla.

Il Paese uscito dalle urne non è parente di quello che vi è entrato. Questa verità, non percepita dalla stragrande maggioranza dei componenti della gerontocratica classe dirigente di questo Paese, si è manifestata in modo violento: essenzialmente con il successo larghissimo di Grillo e del suo Movimento, ma anche con la spietata bocciatura dell’esecutivo di Monti (imposto da Napolitano, nonostante una non-sfiducia politica e parlamentare di Berlusconi, costretto col Pd, poi, a sostenere questo nuovo esecutivo benedetto dall’oligarchia bancaria europea). Il Paese esigeva ed esige un cambiamento reale e leale. Immediato. Non è avvenuto, ad oggi, niente di tutto questo. E non credo, a meno di clamorose rivoluzioni politiche ad oggi manco ipotizzabili, avverrà prossimamente.

Il Paese è spaccato in tre parti, quasi uguali. Ciascuna esprime anche una visione culturale. Ed è, per questo, che la vera crisi, come ripeto da tempo, è soprattutto di questo tipo: morale e culturale. La disperazione porta, purtroppo, da un lato al fanatismo e dall’altro alla cecità, quando entrambi gli atteggiamenti, singolarmente o insieme, nuociono poi a tutta la comunità nella quale queste fazioni cercano di imporre la propria egemonia.

Questo Parlamento, grazie al(l’elettorato del) Pd e al M5S (dati alla mano), come mai nella Storia del nostro Paese, è costituito da giovani e da donne (con le donne assenti, ingiustificatamente, nelle due commissioni di saggi predisposte da Napolitano) a dimostrazione dell’occasione irripetibile, che stiamo sprecando a causa di immorali veti incrociati e per la criminale idiosincrasia di Grillo per la Costituzione, di cambiare le cose in questo Paese, per riscriverne, forse, la Storia e consentire, a noi e a chi verrà dopo di noi, di frequentare il futuro con meno inquietudine e ansia.

All’elezione del nuovo Capo di Stato, si dice, sarà collegato il nuovo e forse ultimo tentativo di formare un governo, prima di tornare alle urne. Col rischio, concretissimo, di tornarci con questa legge elettorale e con tutte le criticità di questo Paese ancora irrisolte. Con la possibilità di ritrovarci tra 6 mesi esattamente nella stessa condizione. O, verosimilmente, peggio, se dovessimo andare incontro ad un default finanziario con ripercussioni per tutta l’euro-zona.

Nessuno conosce l’epilogo di questo film horror all’italiana. Manca il coraggio e la generosità, la volontà di sovvertire lo status quo (democraticamente e pacificamente) e una visione. Ed è questa, almeno per me, la cosa più preoccupante.

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Un popolo che accetta il voto di scambio non ha dignità

“La sola cosa che l’Europa deve temere, oggi, è la paura che i tribunali elettorali suscitano nei governanti, nei partiti classici, in chiunque difenda lo status quo pensando che ogni sentiero che si biforca e tenta il nuovo sia una temibile devianza”. Così scrive, il nove maggio scorso, Barbara Spinelli, nel commentare il voto francese che ha consegnato il Paese ad Hollande e quello greco dove l’instabilità politica fortissima rischia di far tornare tra qualche settimana la nazione ellenica al voto, non essendo stato, ad oggi, ancora possibile formare un nuovo governo che regga con forza e determinazione questa lunga e difficile fase di transizione. Su questa linea, infatti, la Spinelli scrive che “le urne dicono questo: il bisogno di Europa, di una politica che salvi il continente dal naufragio della disperazione sociale e di una guerra di tutti contro tutti. Il continuo accenno alla Grecia come spauracchio – e capro espiatorio – agitato dai nostri governi a ogni piè sospinto, non è altro che ritorno al vecchio bellicoso equilibrio di potenze nazionali, tra Stati egemoni e Stati protettorati”. Ed è anche in questo clima di xenofobia, di antipolitica, di esasperata austerità, di mancanza di futuro, che può essere letto il voto italiano. Ci aiuta nell’analisi Massimo Gramellini, il quale rileva, in particolare, come il “boom” del Movimento 5 Stelle sia stato agevolato da una gerontocratica partitocrazia che non è stata capace di riformare se stessa e che, pertanto, i cittadini hanno espresso il cosiddetto voto di protesta non contro la politica, verso cui hanno dimostrato di avere interesse, soprattutto verso i temi connessi all’ambiente e all’uso virtuoso delle nuove tecnologie, ma contro questi partiti. Scrive: “non si può certo dire che non fosse stata avvertita. I cittadini stremati dalla crisi hanno chiesto per mesi alla partitocrazia di autoriformarsi. Si sarebbero accontentati di qualche gesto emblematico. Un taglio al finanziamento pubblico, la riduzione dei parlamentari, l’abolizione delle Province. Soprattutto la limitazione dei mandati, unico serio antidoto alla nascita di una Casta inamovibile e lontana dalla realtà”. Ma queste elezioni, inoltre, ci dicono altro. Sono state le prime, almeno formalmente, senza Berlusconi e segnate dalle strategie adottate da Monti in questi ultimi mesi. Da Nord a Sud passando per il Centro, il Pdl – il partito “personale” del sultano di Arcore – è quasi sparito. Come fa notare Ilvo Diamanti, in un’analisi piuttosto lucida, “ha dimezzato il suo peso elettorale: è passato dal 30% al 14% (media delle medie). Governava in 95 Comuni (maggiori), insieme alla Lega. Al primo turno ne ha perduti 45 (inclusi quelli in cui è escluso dal ballottaggio)”. Sono state le ultime, probabilmente, anche per Bossi e la “sua” Lega che, eccetto Verona e Cittadella, ha subito un forte ma non fortissimo calo. E che, nel 3% dei casi, ha consegnato suoi elettori proprio a Grillo, forte di un linguaggio altamente xenofobo basato sull’idea che non debbano prendere la cittadinanza italiana (ne ho già parlato diffusamente qui di questa grande stupidità) coloro che nascono in Italia o vi risiedono legalmente ed onestamente da molti anni. Tema che non crediamo sia convinto pienamente da tutte le “stelline” che si agitano nel firmamento delle comunità locali. Il Pd, che non riesce a capitalizzare il crollo del centrodestra, subisce, nelle “aree rosse”, il peso dell’astensione. Per mascherare la miseria della politica ci vorrebbe, pertanto, più politica. Anzi, più Politica. Più umanità, più dignità, più coraggio, più capacità di parlare a cuore aperto, più visione del futuro. Quella che molti definiscono come “rivoluzione culturale e morale”, però, a dire il vero, non è affatto aiutata dalle notizie che arrivano da molte località italiane dove si è votato. E dove il voto, pare, sia stato pesantemente inquinato. A Catanzaro, ai danni del bravo Salvatore Scalzo e a favore del quale il Pd chiede l’intervento urgente della Commissione Antimafia. Nella mia Puglia, a Gioia del Colle. Ma anche a Taranto dove la denuncia arriva dal leader dei Verdi, Angelo Bonelli. Con criticità consistenti che mi ero permesso già di evidenziare nella riflessione che avevo scritto per gli amici di Giù al Sud, qualche giorno fa. Una politica che non interviene con convinzione per arginare il fenomeno del clientelismo elettorale impregnato di cultura mafiosa, e del voto di scambio, non è politica. È propaganda. È antipolitica, nel vero senso della parola. Ed è questo il cancro che gli italiani devono curare e debellare. Mettendoci la faccia ed impegnandosi di persona, personalmente. Da subito. Perché cosi proprio non si può andare più avanti.

Siamo in grado di andare oltre Grillo?

Per Giù al Sud e per #queibraviragazzi.

Giornali e televisioni in questi primi giorni post voto non parlano che di Grillo e del Movimento 5 Stelle, vera sorpresa di queste Amministrative con un exploit nel Centro-Nord, specialmente in quei Comuni dove era molto radicato il fenomeno del leghismo di cui non restano che le ceneri degli scandali che lo hanno arso. Non mi aggiungo, pertanto, alla schiera di improvvisati e sedicenti politologi onniscienti che hanno commentato il successo dei “grillini” etichettandoli, senza conoscerli approfonditamente, con irripetibili epiteti. Sbagliando, peraltro, completamente, dal mio punto di vista, l’analisi poiché Grillo sta dimostrando, invece, di essere un politico consumato e navigato che ha preparato la rotta a tavolino e per tempo. E dove non c’è niente di casuale. Ma, in questo momento, mi preme raccontare l’esperienza del voto nel Mezzogiorno e in Puglia. Giù al Sud il “grillismo” non è esploso. E non perché non vi sia nei cittadini quella consapevolezza civica per cui occorrerebbe cambiare la classe dirigente sia per una questione strettamente anagrafica sia per una questione evidentemente culturale. Ma perché, in realtà, soprattutto in alcuni centri è esplosa la “malapolitica da grilletto”. Ad Apricena (in Provincia di Foggia), pochi giorni prima delle elezioni, è stato arrestato uno dei candidati sindaci in quanto stava predisponendo – secondo l’accusa della magistratura – degli omicidi. La criminalità diffusa è sempre più organizzata e radicata sul territorio, come mai nessun partito è stato ed è capace di fare. Una minoranza che però domina sulla maggioranza tramite l’intimidazione, la corruzione, il voto di scambio e il clientelismo. Le segreterie di partito, di destra come di sinistra, non hanno selezionato accuratamente tutti i candidati, sulla base di una riconosciuta moralità e competenza, ma, nonostante i retorici proclami, hanno individuato i “cavalli vincenti”, i pacchettari di voti. È quello che è successo in molti Comuni. In particolare a Gioia del Colle (Provincia di Bari) che, a dire il vero, dovrebbe chiamarsi “Valle del Dolore”, visto che in sei anni e mezzo si è votato già tre volte, e all’ alternanza al governo della città tra destra e sinistra non è seguita un’alternanza tra gli amministratori che da circa vent’anni sono sempre gli stessi. L’assai probabile (ci sono i ballottaggi) nuovo (si fa per dire) Sindaco del Pd, Sergio Povia – sostenuto anche dall’Udc e dal Fli – è stato Primo Cittadino nel decennio scorso per due volte e sotto la sua responsabilità il Comune è stato violentato urbanisticamente e paesaggisticamente come mai in passato, alimentando quel clientelismo e quel “mecenatismo da mattone” che ha portato ricchezza soltanto a taluni e non mica ai cittadini. I “poteri forti”, come si suol chiamarli, sono scesi in campo anche a Brindisi dove, al primo turno, ha vinto, sempre con il sostegno dell’Udc ma senza quello di Sel e Idv, Mimmo Consales, nelle cui liste pare ci siano stati alcuni aspiranti consiglieri comunali particolarmente affascinati dal “potere mafioso” della Sacra Corona Unita che proprio nel brindisino è ampiamente presente (leggasi recenti intimidazioni ad esponenti illustri dell’antiracket). A Taranto, invece, il Pd e Vendola – che agitano l’istituto delle primarie quando conviene – hanno appoggiato il sindaco uscente Ippazio Stefàno che in questi anni è sembrato più l’emissario sul territorio del Governatore che il garante dei cittadini delusi dal cambiamento tante volte evocato e mai realizzato. A Lecce, infine, il peggior capolavoro che solo dei dilettanti allo sbaraglio – ossia i vertici del Pd Puglia – potevano concepire: far concorrere a sindaco la Vicepresidente regionale Loredana Capone. Costei un paio di anni fa perse la corsa per diventare Presidente della Provincia e, quindi, per meriti sul campo, fu promossa Vicepresidente regionale con delega allo Sviluppo Economico in sostituzione di Sandro Frisullo, altro dalemiano di ferro, indagato per le note vicende baresi a base di cocaina e di escort. Non occorreva un politologo raffinatissimo per capire che la scelta era scellerata perché sul territorio la Capone non aveva alcuna “presa” e non avendo peraltro un forte carisma, la partita era persa in partenza. Non si è perso, infatti. Il Pd e il centrosinistra sono stati letteralmente spazzati ed umiliati. La coalizione ha preso il 26% e il Pd soltanto il 10%. Chi pagherà per questa disfatta? Il Segretario Regionale, peraltro salentino, Sergio Blasi o quei dirigenti che hanno selezionato le candidature, soprattutto le impresentabili? Non pagherà nessuno. Come sempre. Ma la politica non dovrebbe servire per creare le condizioni per accrescere il benessere collettivo? Non dovrebbe essere il mezzo mediante cui si raggiunge la piena uguaglianza sociale e dei diritti? La politica, con la complicità e l’omertà di quei cittadini che hanno assimilato la cultura mafiosa, è diventata, per dirla alla Al Pacino, soltanto chiacchiere e distintivo.

Perché i cittadini votano il M5S di Grillo

L’otto settembre del 2007, il giorno del primo Vday di Grillo – mediante il quale si chiedeva che nessun cittadino italiano poteva candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale; che nessun cittadino italiano poteva essere eletto in Parlamento per più di due legislature; che i candidati al Parlamento dovevano essere votati dai cittadini con la preferenza diretta – io c’ero. A Bari. In Piazza del Ferrarese. Con amici straordinari – Anna, Mariella, Mario, Ennio, Michele, i due Antonio, Vito, Salvatore, Annalisa, Paola Valeria, Angela, Nicola – e tantissimi altri cittadini (come si può vedere dal primo video). Senza i quali niente sarebbe stato possibile. Raccogliemmo – eravamo i responsabili del Meetup “I Grilli di Bari” – oltre 2200 firme, in una sola giornata. In una città che non aveva mai avuto una simile reazione alle nefandezze della politica, tradizionalmente intesa. Era il 2007. In Italia si raccolsero, in quella sola giornata, oltre 350 mila firme. Non erano semplici autografi. I cittadini dissero con forza e dignità che quella politica italiana, che poi è la stessa di oggi per i protagonisti che la popolano, faceva schifo. E che a loro non stava più bene. Delusi profondamente da chi aveva abusato del proprio potere per soddisfare i desiderata privati propri e delle contigue oligarchie invece che dei cittadini, in nome del quale si dice di amministrare la cosa pubblica. Cittadini, non sudditi, che non volevano rassegnarsi abbassando il capo davanti a quella crisi morale e culturale, prima che politica, che già si stava evidenziando, e che poi è esplosa. Fu messo in discussione l’istituto della delega. L’idea stessa della rappresentanza. Le Istituzioni questa richiesta di Politica, di politica “alta e altra”, non solo non l’hanno compresa – per ignoranza o malafede poco importa oggi – ma l’hanno discriminata e criminalizzata perché era simboleggiata da un personaggio criticabile e discutibile. Hanno visto lo specchio, ma non l’immagine riflessa.

Dopo il secondo Vday – quello contro “la casta dei giornalisti” celebrato il 25 aprile 2008 pure a Bari, in Via Sparano, in pieno centro – lasciai definitivamente il Meetup di Bari – ossia il gruppo di cittadinanza attiva nato spontaneamente sul territorio – perché le critiche che avevo immediatamente sollevato all’interno del movimento nazionale subito dopo il primo vday – tra i primissimi in Italia – sulla decisione di trasformare, senza alcun confronto con la “base” e in modo non del tutto trasparente, onesto e sincero, quei meetup in liste civiche, furono rispedite al mittente con violenza e aggressività. Facendo intuire – cosa di cui ebbi piena contezza alcuni mesi dopo – che tale progetto, quello di creare il Movimento 5 Stelle, era già stato ideato a tavolino nelle stanze della Casaleggio Associati, la società che gestisce il Blog di Grillo e che, risaputamente, non è costituita da “benefattori e da costruttori di pace”.

Tanto le 350 mila firme del primo vday quanto il milione e mezzo di sottoscrizioni del secondo vday, giacciono in qualche “scantinato del Potere”. I partiti e le istituzioni stanno testimoniando da tempo con inaudita protervia che non si vogliono autoriformare? I cittadini, attraverso Internet e gli strumenti ad esso connessi, si stanno organizzando, si stanno ridestando dal torpore decennale in cui erano sprofondati, perché costretti a farlo, per cambiare le cose. Si chiama dignità. Si chiama senso dello Stato. Si chiama etica pubblica ed etica della responsabilità. Tutte parole nobilissime che in questi anni sono state violentate e squalificate ontologicamente perché masticate da chi ha fatto della politica una professione. Da chi ha ritenuto le Istituzioni una proprietà privata. Si è continuato a parlare in questi anni, poco e male, di Grillo e delle sue uscite inopportune e spesso indecenti. Si sono censurati, totalmente e volutamente, i contenuti e le politiche che dal territorio sono entrate nelle “locali stanze del potere” con i primi amministratori pubblici “made in grillo”. Temi di buonsenso, spesso, che hanno ottenuto ancor maggior consenso perché tutto intorno è stata fatta, ovunque, terra bruciata. E più in Tv si ascoltavano da una Finocchiaro o da un Gasparri ipocrisie sempre più insostenibili, più dai cittadini veniva accettato anche il linguaggio duro e becero che giungeva dall’ex comico o da qualche suo sostenitore. Non si è analizzata e studiata la psicologia civica. Non si è compreso che si stava consolidando un Diritto alla Buona Politica. Se oggi il Movimento 5 Stelle è seriamente candidato a diventare il Terzo Polo del Paese, cari Bersani e Vendola (ma anche Di Pietro e Berlusconi), la colpa è anche e soprattutto la vostra. Il linguaggio e i modi saranno certamente a tratti inquietanti e socialmente pericolosi, come rileva Tommaso, ma se tutti gli inviti alla discussione, al confronto, alla comprensione politica – come ne sono venuti da Pippo ma non solo da lui, da e per tempo – non sono mai stati recepiti, in nome di una presunta superiorità culturale e morale, di cosa vi arrabbiate oggi? La vostra mancanza di umanità, di umiltà, di responsabilità e di una visione del Paese, in cui i più giovani vogliono continuare a credere con speranza ed entusiasmo, mossi dal proprio talento, nonostante tutto e tutti – perché pretendono di averne dignitosamente uno, di futuro – vi spazzerà via. Non Grillo con la sua dialettica da barbaro e i suoi modi da imperatore. Voi, sarete voi ad autoeliminarvi, alla fine. Ma i cittadini non vi permetteranno di distruggere, contestualmente, anche il Paese.

Grillusconi

La base del Movimento 5 Stelle è in rivolta. L’ex comico e leader politico ha cacciato, con un post del suo blog, il consigliere comunale di Ferrara, reo di aver partecipato all’assise di Rimini convocata dai grillini dell’emilia-romagna con l’intento di discutere dal vivo delle proposte emerse dal confronto avviatosi sulla loro piattaforma digitale. E orientate ad una politica che sia sempre più prossima ai cittadini e alle esigenze di questi. Ma a Grillo, a quanto pare, questa voglia di trasparenza e questa voglia di agire dal basso non va bene. Forse perchè se i grillini si accorgono di non aver più bisogno di lui, lui non ha più ragion d’essere?

A Grillo e al suo Movimento bisogna dare atto di avere tentato una rivoluzione copernicana: niente tessere e pochissime regole (vedi il non-statuto), continua democrazia diretta nei gruppi locali dove, appunto, «uno vale uno». Però poi purtroppo a volte accade che anche questo metodo a volte batta in testa, con buona pace di tutti quelli che in buona fede ci credono: d’altro canto, da che mondo è mondo, l’assenza di regole certe è sempre stato il terreno più fertile per la subornazione del più debole di fatto al più forte di fatto.

Il fascismo di Grillo

Quando ho pubblicato il precedente post, dedicato alla deprecabile violenza di alcuni appartenenti del Movimento No Tav, con l’amarezza che a causa della condotta indecente di pochi fosse danneggiato l’impegno legittimo e condivisibile di molti, non avevo ancora letto le opinioni e i commenti, sulla vicenda, di Travaglio, Mercalli e Grillo. Se il primo dice sostanzialmente quel che dico anche io, ripercorrendo le tappe della vicenda, mentre il secondo sottolinea, partendo da una premessa di natura tecnica, quanto dannosa ed inutile, economicamente ambientalmente e socialmente, sia questo progetto infrastrutturale, sono le parole dell’ex comico genovese che mi hanno lasciato alquanto perplesso. Un’ironia viscosa poiché respinge il fluido del buonsenso e del principio di legalità, per il quale la legge è uguale per tutti e il magistrato deve esercitare la sua funzione, rispettando la Costituzione, in nome e per conto del Popolo Italiano, senza guardare in faccia a nessuno.  Se questa omissione culturale fosse stata testimoniata da quella trasversale componente politica che in questo ventennio ha banchettato al tavolo del malcostume e del malaffare, quasi nessuno si sarebbe stupito. Ma che questa vergognosa filippica contro Giancarlo Caselli giunga da chi si è issato sul piedistallo della “buonapolitica”, ritenendo arrogantemente che il suo pensiero e le sue parole siano il solo antidoto necessario che occorre irrorare sui parassiti che costituiscono la nostra vigente classe dirigente, mi fa decisamente schifo. Perchè il problema, come sempre del resto, non è politico o personale, è culturale. E di coerenza.

La cittadinanza per Grillo

Sul tema della cittadinanza agli immigrati residenti in Italia, Beppe Grillo ha così commentato:

La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della “liberalizzazione” delle nascite.

Questa ennesima uscita di Grillo, a quanto sembra, non è stata particolarmente apprezzata anche da moltissimi “grillini”, non solo perchè la reputano una proposizione sbagliata dal punto di vista politico ed economico, ma soprattutto culturale e sociale.

Gli immigrati in Italia sono quasi sei milioni, rappresentano almeno l’8% della popolazione totale e crisi o non crisi è anche con il loro lavoro che l’Italia oggi evita il suo fallimento, poichè svolgono tutta una serie di mansioni che per varie ragioni gli italiani non vogliono più fare e, inoltre, contribuiscono con i loro contributi all’Inps di diversi miliardi di euro a sovvenzionare la pensione di molti italiani. Sarebbe un atto di giustizia sociale nonchè di moralità assegnare la cittadinanza a tutte quelle centinaia di migliaia di persone straniere che da tantissimi anni sono in italia, ne hanno imparato la lingua e si riconoscono nel nostro Paese, pur nelle sue infinite contraddizioni. La campagna “L’Italia sono anch’io”, sostenuta da una pluralità di sigle associative e sindacali, quindi, non solo va difesa ma va anche rilanciata con vigore ed entusiasmo, con prontezza e corresponsabilità, per poter con essa ottenere una legge che preveda lo Ius soli, ossia quel principio per il quale chi nasce in Italia è italiano.

Il Movimento 5 stelle vola nei sondaggi

In quello Swg, preparato per Affaritaliani.it, infatti, incredibilmente, arriva al 7,5%. Superando Casini, Di Pietro e Vendola. Erodendo consensi a tutti i partiti tradizionali che stanno subendo, da un lato l’effervescenza dell’esecutivo targato Monti, con una pluralità di atti tanto innovativi quanto criticati; dall’altro la loro desolante incapacità di sfruttare in modo propizio l’occasione per rigenerare le aride agende politiche, stimolando quanti vorrebbero fare politica in modo serio ed autorevole. Ma niente. I partiti, questi partiti, rischiano di sparire dalla circolazione. Con l’astensionismo che si mantiere su livelli record: oltre il 45% (dato tratto da Pagnoncelli).

Perchè Berlusconi ha vinto..

Scrivere post come questo che mi accingo a comporre è tra le cose che onestamente più mi irrita perchè significa riconoscere, oggettivamente, che Berlusconi merita di essere Presidente del Consiglio dei Ministri Italiani per la terza volta da quando è sceso in campo nel 1994.

Perchè se si leggono i contenuti delle diverse testimonianze che sono state elaborate da coloro che ieri sono intervenuti alla manifestazione di Piazza Navona, indetta dalla rivista Micromega, e non volendo fare stupidamente i demagoghi o i politici di bassissimo livello, è difficile non ammettere e non riconoscere negli interventi in modo particolare di Beppe Grillo e di Sabina Guzzanti qualcosa che non risponde più a una accentuata satira e spinta comicità ma risponde, purtroppo, a una vis polemica robusta che sfocia in una delirante diffamazione.

Non ho bisogno di dimostrare a nessuno di essere una persona intellettualmente onesta (anche perchè chi ha la sfortuna di conoscermi personalmente può riconoscerlo autonomamente nonostante come tutti io abbia i miei difetti) e non schiava delle correnti del momento, ma da membro, da marzo 2006, del meetup amici di beppe grillo di bari, etichettatura spesso ingiustamente vituperata e offesa, oggi sono abbastanza deluso, amareggiato, probabilmente indignato.

Non perchè nessuno debba esprimersi liberamente e come meglio crede essendo peraltro responsabile di quello che dice, ma è detestabile, quindi contestabile, non solo come certe invettive siano state fuori luogo, rispetto ai motivi per i quali ci si incontrava, ma che provengano da una frangia di estremisti che hanno fatto delle loro estremizzazioni la loro forza e la loro politica accrescendone il consenso attraverso puntigliose ma sempre rispettabili satiriche orazioni.

Ora questa loro deleteria dialettica e questo modus comportandi non solo rischia di nuocere alla loro credibilità e reputazione, facendo onestamente vergonare chi e quanti su di loro aveva riposto della fiducia, ma peggio determina come effetti immediati che non solo non si parli esaustivamente dei contenuti della manfestazione, ossia protestare e denunciare tutte le porcate politiche del Presidente del Consiglio, che si arroga anche diritti e poteri che non ha, inveendo tranquillamente a destra e a manca secondo una logica eversiva, il ricatto, che a sinistra chiamano “dialogo“, ma anche che quella maggioranza politica cosi variopintamente composta, da corrotti e da puttanieri, sia giustificata e legittimata a contestare, criticando ferocemente, cosa è accaduto ieri enfatizzando anche l’inopportuno e attraverso tutti i servili organi di informazione di cui dispongono accrescere ulteriormente un consenso meschino e fittizio potendo usufruire di questa sorta di bonus mediatico, di questa manna dal cielo piovutagli addosso senza che l’avessero ricercata, per meglio incentivare le loro politiche assurde e liberticide senza che l’opinione pubblica possa obiettare in qualsivoglia maniera visto chi sono gli antagonisti e i loro presunti paladini.

Tutto questo è assurdo!

Doveva essere una manifestazione utile, efficace, necessaria per gridare all’italia quali sono i misfatti che sono imputabili al terzo Governo Berlusconi in questi primi mesi di legislatura:

Disegno di legge sulle Intercettazioni che imbavagliano praticamente l’Informazione e la cronaca giudiziaria non consentendo più all’opinione pubblica di venire a conoscenza dei fatti di rilevanza nazionale fino a quando non si chiudono i processi e con i tempi della giustizia italiana le informazioni rischiano di conoscersi dopo molti anni quando ai cittadini ormai non interesserebbero più; i trasgressori, inoltre, oltre a penali pesantissime dal punto di vista economico e giudiziario, verrebbero puniti ulteriormente nell’umiliazione di vedere compromessa la loro attività professionale. I principali destinatari di questi provvedimenti sono i magistrati e i giornalisti, cioè quelli che con la loro opera dovrebbero esercitare un controllo sul potere politico in nome della democrazia e in nome del popolo italiano;

Emendamento Blocca – Processi atto a impedire al processo Mills, nel quale Berlusconi è indagato per corruzione in atti giudiziari, di giungere a sentenza definitiva (prevista in teoria per fine luglio) a causa della quale, ove condannato, avrebbe seri problemi di tenuta dell’esecutivo. Emendamento che irresponsabilmente bloccherebbe circa altri centomila processi, giusto per salvarne uno, anche di reati gravissimi, giustificato dall’urgenza di portare all’attenzione della magistratura quei processi dal forte impatto sociale che non possono essere più rinviati;

Lodo Alfano che dovrebbe garantire alle 4 più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, delle Camere e del Consiglio dei Ministri) l’immunità parlamentare impedendo che su di esse la magistratura esegua, ove ce ne fossero le ragioni, i controlli necessari a garantire una Legge uguale per tutti e in nome del Popolo Italiano per il quale essa è chiamata ad operare.

Si sarebbe dovuto e potuto parlare di questo, di come specialmente per il “Dolo” Berlusconi (cioè il lodo) sia incomprensibile la scelta della data del 30 giugno 2002 (infatti solo i suoi processi sono attinenti a quella data), di come sia una norma a rischio di incostituzionalità in quanto viola i contenuti e i capisaldi morali presenti in diversi articoli della Costituzione (art.3, 110 e seguenti) in base alla quale non ci può essere una Giustizia per alcuni “più uguale” che per altri, non ci possono essere discriminazioni di varia natura.

Si sarebbe ancora dovuto e potuto parlare dell’aggravante razziale che questi stregoni della politica nostrana hanno inserito nel Disegno di legge sulla Sicurezza, insieme a tutte le inesattezze e pericolose iniezioni xenofobe discriminanti che vorrebbero iniettarci sottocute, in base alla quale se lo stesso identico reato è commesso da un italiano e da un immigrato clandestino, il secondo, essendo etnicamente diverso da noi indigeni, prende una pena , maggiore rispetto a quella che sarebbe assegnata all’italico delinquente, commisurata alla sua natura e alla sua condizione di apolide. Di questa Legge Razziale, tipica del Nazismo, non parla nessuno e nessuno si scandalizza nel veder violata non solo la Costituzione, ancora una volta, ma anche la Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo.

Di tutto questo si sarebbe potuto e dovuto parlare e non dei meriti da talamo della Carfagna, di quanto sia capace nelle sua attività private ed extraparlamentari, del viagra del nostro latrin lover presidente del consiglio, del Papa che piaccia o no e che per quanto contestabile, con me in prima fila, non può essere vittima di tali deplorevoli insulti per finire al Presidente della Repubblica che per quanto, anche lui, possa piacere o no, e a me non piace essendo soltanto un’ombra e una chimera rispetto ad alcuni suoi illustri predecessori, merita, comunque, tutto il rispetto che si deve rispetto alla carica che occupa e per essere stato, nonostante quelli che possono sembrare degli errori in materia di leggi berlusconiane, l’unico ad alzare la voce più volte sulle cosiddette “morti bianche” nei luoghi di lavoro a causa della mancanza di prevenzione e di sicurezza.

Per tutto questo, per quello che doveva essere e non è stato, ha ragione Berlusconi quando dice di aver vinto e noi italiani che vorremmo un Paese migliore non possiamo per ora che abbassare la testa, mettendo da parte la nostra rabbia e il nostro sincero sconcerto, e riconoscere con umiltà e indignazione che se non cambiamo una intera classe generazionale di dirigenti e di pseudo politici, il domani certamente non migliora da solo..
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