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L’eredità della “Woodstock di Copacabana”

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“Bota Fé”. “Metti Fede”. E’ questo uno degli slogan che più rimarrà, probabilmente, impresso nel cuore dei milioni di giovani che hanno partecipato alla 28esima Giornata Mondiale della Gioventù tenutasi a Rio de Janeiro. La fede come chiave di volta per scardinare le serrature dell’indifferenza che lascia chiuse le porte a diverse generazioni di ragazzi che si sentono esclusi dalla società contemporanea. Ma vivere la fede, agire nel quotidiano con fede, è una sfida. Non affatto facile da intraprendere. Né possiamo negare l’intensità odierna della delusione, della confusione e dello smarrimento. Non credo di essere l’unico che vorrebbe essere circondato da punti di riferimento sociali, culturali e morali credibili e coerenti che possano con i propri atteggiamenti fornire lungimiranti esempi. Non tutti hanno la forza di trovarla in sé stessi. E proprio all’entusiasmo che sarebbe necessario come indumento per vestire il mondo di una nuova speranza, ha fatto riferimento, più volte, non soltanto nel corso della Veglia di sabato, Papa Francesco rivolgendosi ai milioni di partecipanti.

“Gesù, la Chiesa e il Papa contano su di voi per demolire il male e la violenza, per abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza dell’odio e per edificare un mondo nuovo. La Chiesa ha bisogno di voi, dell’entusiasmo, della creatività e della gioia che vi caratterizzano. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli a vivere isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità. Quello di Gesù agli Apostoli, quando li inviò ad annunciare il Vangelo, è un comando che, non nasce dalla volontà di dominio o di potere, ma dalla forza dell’amore. Gesù non ci tratta da schiavi, ma da uomini liberi, da amici, da fratelli; e non solo ci invia, ma ci accompagna. E’ sempre accanto a noi in questa missione d’amore”.

Fiducia, speranza, amore, convivialità delle differenze, accoglienza, generosità, disponibilità a spendersi insieme per qualcosa di più grande che possa produrre una felicità condivisa ed universale. Con gesti che, spesso, producono suggestioni più significative di mille parole. Ma ci sono parole ed espressioni che non si ascoltavano da tempo e che determineranno nuove aspettative. Alimenteranno nuove concretissime utopie di cambiamento che non potranno essere deluse. Pietre miliari, forse, di un nuovo percorso che avrà un senso se condurrà ciascuno di noi, in una rinnovata collegialità intergenerazionale, a modificare i paradigmi verbali e comportamenti con i quali ha sempre convissuto per inaugarne degli altri, senza retorica o ipocrisie, orientati all’inclusione di tutti quelli che oggi, a causa soprattutto della disoccupazione, si sentono soggetti inutili.

Ecco la vera eredità di questa “Woodstock della Fede”: è la speranza che le cose possano cambiare e che possano cambiare per davvero, sull’impulso determinante e fondamentale delle più giovani generazioni chiamate ad agire con entusiasmo e corresponsabilità, con passione e tenacia, ciascuno nel proprio quotidiano e alla propria latitudine. Dopo questa Gmg, primo vero banco di prova per Papa Francesco, la Chiesa e il Vaticano non saranno più la stessa cosa. Il Papa forse più “laico” di sempre lo ha fatto intendere chiaramente. Vuole un’Istituzione trasparente, aperta ai poveri, ai sofferenti e ai bisognosi. Una Chiesa inclusiva, accogliente ed ospitale che sappia scatenare una nuova evangelizzazione non trasfigurando o sminuendo le emergenze sociali del nostro tempo e i temi più scottanti. “Francesco è con e per i giovani”, dice Don Luigi. L’appuntamento è a Cracovia, nel 2016.

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(Col cuore) in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù

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Inizia domani la Giornata Mondiale della Gioventù di Rio De Janeiro. L’edizione 2013 sarà ricordata anche e soprattutto per essere la prima di Papa Francesco che porterà nel paese carioca tutta la sua energia e vitalità, atteso da milioni di giovani provenienti da tutto il mondo con un entusiasmo incredibile. Sono dispiaciuto per aver perso questa occasione che reputo sarà un evento storico e che resta un’esperienza indimenticabile, non solo di fede, per chi vi partecipa. Due anni fa ho partecipato alla 26esima Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Madrid, in quei giorni attraversata dalle vibranti proteste degli indignados che non hanno visto favorevolmente l’arrivo in terra iberica di oltre un milione di giovani.

Tra i tanti momenti suggestivi ed emozionanti, sicuramente la veglia dell’ultima notte è quella che scolpisce il cuore dei partecipanti. A Madrid il rito fu contraddistinto da un diluvio universale e nonostante il successivo disagio di dormire in tende pressoché infangate, non si sollevò alcuna protesta ma anzi fu fortissima, in tutti, la percezione della presenza dello Spirito Santo che unì, nella fede e nella prossimità, sensibilità e culture cosi diverse e cosi lontane. Tornammo a casa, lo ricordo bene, stravolti per la stanchezza, ma con una gioia e una felicità – oserei dire pulsante in ogni parte del corpo  – che, purtroppo, nessuna parola, forse, potrà rendere efficamente.

E’ con questa dolcezza d’animo e con questa fede che abbraccio idealmente tutti gli amici e conoscenti della mia città che vivranno quest’esperienza straordinaria di umanità e di convivialità.

L’armonia è fatta dallo Spirito Santo, che solo può suscitare la diversità, la pluralità, la molteplicità e allo stesso tempo fare l’unità. Perché quando siamo noi a voler fare la diversità facciamo gli scismi e quando siamo noi a voler fare l’unità facciamo l’uniformità, l’omologazione.

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