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Il clientelismo dei magistrati

E’ il male più pericoloso che si è manifestato tra le toghe e all’interno delle correnti che le stesse frequentano. Di questo problema serio ne ha parlato, in questo post per il Fatto Quotidiano, l’ex magistrato Bruno Tinti, suggendo anche una via d’uscita che non faccia perdere autorevolezza e credibilità a tutto il sistema, proprio ora che è in crisi dopo un ventennio in cui il potere giudiziario è stato bombardato quotidianamente dal potere esecutivo, con l’intento di minarne l’efficacia e l’indipendenza.

Come se ne può uscire? Non con una nuova legge; che poi dovrebbe essere una legge costituzionale perché le modalità di scelta (elezione) dei componenti del Csm sono previste appunto dalla Costituzione. Chiunque capisce che, se i partiti avessero l’opportunità di por mano a una riforma del Csm, si darebbe un addio all’indipendenza della Magistratura. Ne approfitterebbero subito per costruire un sistema che affiderebbe alla politica il controllo sui giudici, sulla loro carriera, sui loro stipendi e sulla loro – vera o presunta – responsabilità disciplinare. Sicché, non c’è dubbio, i giudici devono mettersi una mano sulla coscienza e “riformarsi” da soli. Con un accordo tra i giudici tutti, i non correntizzati, i semplici associati alle Correnti, i correntocrati pentiti, per gestire l’elezione del Csm con un by pass che impedisca alle Correnti di imporre i suoi candidati. Il sorteggio, il sistema più semplice e meno inquinabile che si possa immaginare.

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Le avete rubato i sogni

Poco più di un anno fa, quando facevo ancora il procuratore della Repubblica, è arrivata nel mio ufficio una ragazzina. Faceva il IV anno di Giurisprudenza e mi ha spiegato che voleva scrivere una tesi sulla lentezza dei processi penali in Italia (cause e possibili soluzioni); e che cercava informazioni sul campo, intervistando magistrati e avvocati. Io l’ho guardata un po’ meglio e ho capito che tutto era meno che una ragazzina. Poi ha tirato fuori un registratore e abbiamo parlato per non so quanto tempo; era così acuta e determinata, così pronta a identificare l’essenziale di ogni problema, che le ore sono volate.

E’ andata via ringraziandomi garbatamente. Un anno dopo mi è arrivato un grazioso bigliettino (da ragazzina) su cui era scritto “è solo una tesi …” e una pen drive che la conteneva. Sì, era solo una tesi; molto ben scritta e drammaticamente accurata. Poi l’ho dimenticata: quello che lei aveva scritto lo conoscevo fin troppo bene; e ciò che mi divideva da lei era la meditata sfiducia nelle “possibili soluzioni”, tanto più “impossibili” quanto semplici ed efficaci.

Qualche giorno fa la ragazzina mi ha mandato una e-mail: “Si ricorda ancora di me?”, era l’oggetto. Mi ha raccontato che fa la cameriera in un paese straniero dove cerca di “imparare una lingua che a scuola non ho mai studiato” e dove frequenta un master in materie che “non hanno nulla a che fare con i miei sogni di bambina”. Io lo sapevo quali erano i suoi sogni: voleva fare il magistrato. Mi aveva detto, mentre discutevamo della sua tesi, che voleva servire il suo paese. Adesso, mi ha scritto, non sogna più; adesso ha capito che “non potevo sprecare la mia vita per salvare un paese che non vuole salvare se stesso.

Che non avrei potuto passare la vita ad applicare leggi espressione di un Parlamento che non mi rappresenta: che dei delinquenti potessero promulgare leggi che facciano in modo che la giustizia funzioni sarebbe stata un’illusione alla quale nemmeno la grande sognatrice che ero poteva credere”. Così, ha scritto, ha deciso di “scendere”; e se ne è andata. Adesso studia e lavora in un altro paese, lontana dai suoi affetti e dai suoi luoghi. E’ – così si è definita – “una piccola fuoriuscita” che ogni giorno legge, con altri come lei, il Fatto, ingoiando una rabbia che l’essere scesa dalla giostra non ammorbidisce. “Poi – mi ha scritto – ci sono giorni come oggi, quando il professore ti prende in disparte e ti chiede: ‘What the hell is happening in Italy?’. Questi sono i giorni in cui non mi importa di essere una straniera che fa fatica a trovare il suo posto nel mondo, tutto quello che so èche sono felice di essere scesa”.

Adesso non credo che io e molti altri come me potremo dimenticarla; non lei e nemmeno i “piccoli fuoriusciti” suoi amici. E ora che ho finito di raccontare di Paola, vi chiedo: vi rendete conto di cosa avete fatto a una ragazzina?

Le avete rubato i sogni, Bruno Tinti

"L’armata rossa delle toghe"

Recentemente il Consiglio Superiore della Magistratura è intervenuto a difesa di alcuni magistrati e uffici giudiziari offesi da Berlusconi. Tecnicamente questo tipo di intervento si chiama “pratica a tutela”: il CSM prende atto di questo genere di aggressioni e interviene spiegando come e perché esse sono ingiuste. Le ultime pratiche a tutela hanno riguardato alcuni magistrati in servizio presso le Procure di Milano, Pescara e Napoli, con riferimento ai procedimenti Mills, Del Turco e Berlusconi Tarantini. Con il consueto senso della misura, Berlusconi e i suoi clientes hanno pubblicamente dichiarato che “l’armata rossa delle toghe si rimette in movimento”; che la situazione italiana, a seguito delle iniziative giudiziarie citate, è paragonabile “al Cile del generale Pinochet”; che “i magistrati utilizzano la giustizia a fini mediatici e politici” e altre amenità del genere.

Una certa sorpresa si è diffusa nel mondo giudiziario a seguito di una lettera inviata al CSM dal Presidente della Repubblica che auspicava che “l’esame delle pratiche a tutela avvenga con serenità ed equilibrio, in linea con la esigenza di fare responsabile e prudente uso … (dell’) istituto …”.

Tutto ciò stimola alcune riflessioni.

1) Ha fatto bene Napolitano a inviare questa missiva? Risposta: si e no.
No: perché, come garante degli equilibri istituzionali, avrebbe dovuto (in verità con ben maggiori motivazioni) inviare questo suo monito anche a molti uomini politici che certamente non si erano comportati “con serenità ed equilibrio”. E, se avesse ritenuto di non rivolgersi proprio a Berlusconi e soci, avrebbe comunque dovuto auspicare quantomeno che “serenità ed equilibrio” fossero (faccio una proposta per un futuro comunicato) osservati da tutti coloro che svolgono funzioni istituzionali. E’ infatti evidente che aver rivolto una raccomandazione di tal fatta ad uno soltanto dei protagonisti dello scontro politico – giudiziario ha un solo possibile significato: una “bacchettata” al CSM per un’iniziativa inopportuna. Insomma, si è trattato di uno schierarsi incompatibile con il ruolo di garanzia proprio della Presidenza della Repubblica. Ma, sotto un altro profilo, non si può dire che Napolitano avesse tutti i torti. E qui si deve passare alle riflessioni che seguono.

2) Come tutti sanno il CSM è organo previsto dalla nostra Costituzione che stabilisce come debbono essere nominati i suoi componenti e quali compiti ha. In particolare l’articolo 105 della Costituzione prevede che “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati”.

Ma allora, da dove saltano fuori le “pratiche a tutela”? Quale legge, costituzionale o meno, ha attribuito al CSM il compito di svolgere un’attività del genere?

Quale sia l’origine legale delle “pratiche a tutela” lo ha detto lo stesso CSM proprio in occasione di queste ultime pratiche: “Fin dalla risoluzione del 10 febbraio 1978 il Consiglio è intervenuto a tutela della indipendenza e del prestigio della magistratura e dei magistrati oggetto di denigrazione ed intimidazione, affermando, in qualità di organo costituzionalmente preposto al governo dell’ordine giudiziario, “la necessità politica e sociale che la critica sia responsabile ed informata e non sia denigrazione ed intimidazione dei giudici”; nella successiva risoluzione del 23 luglio 1981, adottata alla presenza del Capo dello Stato, ha riaffermato “la propria determinazione a tutelare l’indipendente e corretto esercizio della funzione giurisdizionale…..”. Inoltre, sempre il CSM si è dato un nuovo Regolamento interno (DPR 15 luglio 2009) che, all’art. 21, prevede le pratiche a tutela. Delibere e regolamenti assai commendevoli, non fosse che di tali attribuzioni la Costituzione non fa menzione; sicché autoattribuirsele non mi pare ben fatto. Il CSM è un organo con compiti di natura amministrativa, non politica; e non c’è dubbio che prendere posizione in contrasti tra uffici giudiziari o singoli magistrati e questo o quel partito o uomo politico comporti scelte che sono o possono essere interpretate come politiche. Che, per la giustizia è una cosa terribile, è la prima causa di delegittimazione, è qualcosa di assai più grave di un qualsiasi scomposto e truce attacco proveniente dall’ultimo (o dal primo, se è per questo) uomo politico del Paese.

Insomma, se il CSM si mette a fare il processo alla politica finisce come la politica stessa quando fa il processo alla magistratura. Ricordo il Parlamento in seduta comune che beatificava Berlusconi al tempo dei processi di Milano; oppure le proposte di istituire commissioni di inchiesta parlamentari su Tangentopoli, ben presto divenute commissioni di inchiesta su Mani Pulite, cioè sugli uffici giudiziari che avevano processato e condannato i malfattori. Il punto è che, quando le istituzioni scendono in campo, i risultati sono drammatici per la democrazia. II Parlamento fa (dovrebbe fare) le leggi; la Magistratura fa i processi, il CSM gestisce la carriera dei magistrati. Nessuno deve fare altro oltre a quello che costituzionalmente gli compete.

3) Ma allora, si dirà, i magistrati sono senza tutela? Quando qualcuno se la prende con loro, da Berlusconi a qualsiasi altro imputato che non ha alcuna intenzione di accettare le condanne inflittegli a seguito di rituali processi, al di là della consueta tutela giudiziaria che spetta ad ogni cittadino (querele, denunce etc.), chi difende l’ufficio, l’istituzione?

Lo deve difendere il sindacato dei giudici, l’Associazione Nazionale Magistrati; un’associazione di natura privata che, secondo il suo Statuto, si propone di: “dare opera affinché il carattere, le funzioni e le prerogative del potere giudiziario, rispetto agli altri poteri dello Stato, siano definiti e garantiti secondo le norme costituzionali” e “tutelare gli interessi morali ed economici dei magistrati, il prestigio ed il rispetto della funzione giudiziaria”. Tutte cose, queste, che la Costituzione non prevede affatto tra i compiti del CSM e che invece sono dovere statutario per l’ANM che può (deve) esercitare critiche, promuovere manifestazioni, bandire scioperi, interloquire con le istituzioni, insomma adottare i metodi tipici di ogni sindacato che tutela i suoi iscritti. E, per la verità, qualche volta (pochine ma, in questi ultimi tempi più frequentemente), l’Associazione l’ha fatto. E naturalmente, se la polemica si svolge tra un partito e un’associazione sindacale, tra un uomo politico e l’ANM, nessuno può aver niente da ridire. Ognuno dei due contendenti esporrà le proprie ragioni e cercherà di convincere i cittadini del proprio buon diritto.

Ma, si dice, Berlusconi e altri politici di varia estrazione, quando esternano si propongono con la loro carica istituzionale; e dunque sarebbe giusto che il confronto avvenisse con altro soggetto istituzionale. Ma è ovvio che insulti e minacce ai giudici e agli uffici giudiziari non provengono mai, non possono provenire, dal Governo della Repubblica, dal Parlamento, dal Ministro: le istituzioni non si insultano tra loro. Quando Berlusconi parla di sé in terza persona (il Capo del Governo, il Presidente del Consiglio) e tuona contro le supposte aggressioni giudiziarie che lo vedono protagonista dimentica sempre che il processo penale si svolge nei confronti di un imputato persona fisica e non di una carica istituzionale; che è il cittadino Berlusconi ad essere chiamato a rispondere delle sue malefatte, non il Capo del Governo.

4) Se tutto ciò è vero, non serve altro per rendersi conto di come sia grave che il CSM possa esser sospettato di schierarsi a difesa di interessi particolari, non importa se giusti o sbagliati. La delegittimazione che ne deriva è la stessa che ha ormai così radicalmente squalificato il mondo politico italiano. Insomma, il CSM non può scadere al livello dei suoi attuali interlocutori.

5) Ma perché allora tutto questo succede; e succede da molti anni e tutto lascia supporre che continuerà a succedere? Qui sta il grande irrisolto problema che angoscia (dovrebbe angosciare) la magistratura e che è all’origine di tutte le polemiche alimentate dalla classe politica.

Il fatto è che l’ANM, il sindacato dei giudici, in realtà è un semplice contenitore: in essa agiscono, quasi sempre in contrasto e comunque in concorrenza tra loro, le cosiddette correnti della magistratura, Unità per la Costituzione, Movimento, Magistratura Democratica, Magistratura Indipendente.

Queste correnti monopolizzano il sistema dell’autogoverno dei giudici: i Consigli Giudiziari (piccoli CSM locali) e il CSM; controllano le nomine alle più disparate cariche istituzionali che, in sede italiana, europea e internazionale, sono assegnate a magistrati; garantiscono ai propri vertici carriere di eccellenza. Sono le correnti che organizzano le elezioni del CSM: ognuna presenta una lista con un numero di candidati pari a quello dei posti da ricoprire; e l’elezione diventa una gara a loro riservata. Un magistrato che non appartiene a una corrente non potrà mai essere eletto al CSM; che dunque finisce con l’essere composto (per la parte cosiddetta togata, poi c’è un terzo di componenti nominati dalla politica con criteri analoghi a quelli delle correnti) esclusivamente da magistrati “correntizi”. Ed è ovvio, alla fine, che, con questi presupposti, tutta l’attività del CSM sia condizionata dalle correnti. Insomma una copia precisa di quanto avviene nel Paese, con i partiti che occupano Parlamento, Governo e incarichi di vertice in ogni dove.

A questo punto nel CSM tutto si svolge come nella politica: ogni corrente tutela chi le appartiene; e la carriera dei magistrati si svolge in funzione della forza della corrente alla quale ognuno è iscritto. Si deve nominare il presidente del Tribunale di Roncofritto? Ogni corrente avrà il suo candidato e si batterà per farlo nominare. Oppure, come avviene sempre più spesso, si adottano logiche spartitorie: le correnti 1 e 2 si alleano per nominare l’appartenente alla corrente 1; domani faranno alleanza per nominare in altro posto l’appartenente alla corrente 2. Paradossalmente le uniche scelte a carattere obbiettivo sono quelle in cui nessun candidato appartiene ad una corrente (qualcuno ce n’è); oppure quelle in cui un candidato è di livello talmente alto da non permettere inciuci; oppure è di livello talmente basso da essere comunque impresentabile. E poi, naturalmente, arrivano le sentenze del TAR che annullano le decisioni del CSM.

Tutto questo avviene anche a protagonisti rovesciati. E’ rimasta celebre la scelta del ministro Mastella che aveva chiamato a importanti incarichi ministeriali magistrati appartenenti a tutte le correnti, con una scelta accurata di bilanciamento; andò sotto il nome di pax mastelliana. E poi anche importanti incarichi internazionali sono decisi al CSM o nei Ministeri in base a logiche correntizie. Perché, qui è il punto, la commistione tra le correnti (l’ANM è, come si è detto, un semplice contenitore) e il CSM fa si che, alla fine, si costruiscono per i “correntizi” vere e proprie carriere parallele, con un meccanismo che assicura ai più abili in questo genere di cose (magari non i più abili nella professione), vantaggi di natura professionale, economica, di prestigio. Ma soprattutto questo impossessamento del CSM, organo costituzionale che dovrebbe essere indifferente alle vicissitudini della politica (dal che deriverebbe la sua affidabilità ed autorevolezza), ad opera di un sindacato composto da enti e persone che, a torto o a ragione, ne sono ritenuti partecipi quando non inquinati, è la ragione vera della sfiducia con cui vengono accolte le “pratiche a tutela”. Tanto più che è impossibile non constatare che, in certi casi, di “pratiche a tutela” non se ne aprono. Il CSM non ha “tutelato” Luigi De Magistris quando parlamentari calabresi, e non solo, gliene dicevano di tutti i colori. E non ha “tutelato” nemmeno Clementina Forleo, quando era perseguitata da quasi tutto l’arco costituzionale. A suo tempo non “tutelò” nemmeno Falcone, che è quanto dire.

Sicché è abbastanza naturale che le iniziative del CSM di aprire “pratiche a tutela” a macchia di leopardo siano considerate con un po’ di sospetto. Ecco, alla luce di tutto questo, forse il monito del Presidente della Repubblica al CSM, anche se criticabile per essere stato inviato ad uno solo dei possibili destinatari, qualche fondamento finisce con l’averlo.

“L’armata rossa delle toghe”, Bruno Tinti, dal blog “Toghe Rotte” di Voglio Scendere

”L’immoralita’ e’ insita nel nostro Paese”

Dallo scorso dicembre si autodefinisce un “cantastorie”. Lasciare il proprio lavoro di magistrato dopo oltre 41 anni trascorsi ad occuparsi di diritto penale dell’economia, di falsi in bilancio, di frodi fiscali e reati finanziari sicuramente non è stata una decisione facile. Non lo è mai quando si ha tanta passione.

“Lascio perché è sempre più difficile fare il magistrato. Sono allo studio riforme legislative che ridurranno i pm a puri dipendenti del ministero di Grazia e Giustizia. Ho sempre fatto il pubblico ministero in modo del tutto autonomo perché, a mio parere, non c’ è differenza tra pm e giudice. Come pm ho sempre fatto un lavoro imparziale. Il pm chiede la condanna di un colpevole, non di un imputato. Non credo che possa essere identificato esclusivamente con l’ accusa, preferisco definirlo come la parte pubblica che conduce l’ indagine cercando di appurare la verità. Questo però presto diventerà impossibile. E quindi io non voglio trovarmi in una magistratura che non è più quella che conosco…”.
Così aveva spiegato la propria decisione lo scorso novembre.

Noi lo abbiamo raggiunto alla presentazione del suo nuovo libro: “La questione immorale”, tenutasi a Porto Sant’Elpidio, in provincia di Ascoli Piceno.

Dottor Tinti, quando si può parlare di “questione immorale”? La classe politica spesso usa questi termini ma poi si perde nel significato della parola stessa con atteggiamenti tutt’altro che morali…

“Io non farei esempi di moralità o immoralità della nostra classe dirigente. Il discorso è molto più ampio. Basta guardare la nostra situazione e la nostra storia. La rappresentanza politica che è presente in Parlamento non è certo nata oggi. Se il Paese, da anni ormai, esprime la propria preferenza per questa classe dirigente evidentemente questo significa che noi cittadini vogliamo essere rappresentati da certi soggetti, perché ci identifichiamo negli stessi. Poi va considerato che siamo in presenza di un circolo vizioso perché i cittadini non sono informati a causa di un tipo di informazione proprietaria che effettua un certo tipo di propaganda. Se il cittadino non viene informato, e non supera questo handicap tentando egli stesso di reperire informazioni tramite internet o quotidiani, ecco che i cittadini restano sudditi, continuando anche in futuro ad esprimere preferenze per leader che approfittano della situazione per proprio vantaggio. Ma la cosa ancora più preoccupante è che la nostra è una classe dirigente inquinata dal malaffare perché ad essere inquinato è il popolo italiano. E per dimostrare questo non serve fare grandi esempi, basta guardare alle piccole cose. Dalle auto parcheggiate in doppia fila, fino ai limiti di velocità mai rispettati. O ancora le leggi sulla parità di diritto tra uomini e donne sul lavoro o tra italiani e stranieri. Queste sono leggi che esistono ma che nel nostro Paese vengono raramente rispettate. E se si è così nel piccolo provate ad immaginare quando si ha tra le mani la gestione del potere”.

Come valuta il problema dell’informazione in Italia? Spesso si assiste alla scomparsa delle notizie. Per esempio in questi giorni Luigi De Magistris, dopo essere stato attaccato a reti unificate, è stato prosciolto da tutte le accuse che gli avevano addebitato. Sui giornali e in tv però nessuno o pochissimo risalto è stato dato a questa notizia, invece, importantissima.

Se ai tempi del terzo Reich Goebbels avesse avuto un ministero della propaganda come quello che abbiamo noi oggi staremmo ancora con il braccio alzato: efficientissimo. Si è assistito e stiamo tutt’ora assistendo a una delegittimazione della magistratura anche a livello subliminale. Persino nelle fiction ad apparire come eroi sono i poliziotti e i carabinieri. Il giudice è quello che “rompe”, un imbecille che non lavora o arriva sempre in ritardo. Anche tramite questi mezzi si fa passare il messaggio che la magistratura è qualcosa che frena il Paese così come dice il nostro ineffabile presidente del consiglio. Quindi appare ovvio che l’informazione, al momento di dare notizie che contrastano tale progetto, preferisce tacere. Mi stupisco dei giornali indipendenti. Avrebbero dovuto dare la notizia.

Restando in tema di delegittimazione una vera e propria strategia è stata ordita ai danni del “consulente” Gioacchino Genchi. La sua opinione a riguardo?

Questo fa parte dell’attacco contro le intercettazioni e della delegittimazione della magistratura e dei suoi funzionari. Hanno fatto credere che esistesse un grande archivio di telefonate registrate facendo intendere ai cittadini che siamo tutti spiati. Un allarme assurdo che l’informazione proprietaria ha reso credibile dando spazio ad opinioni di politici che per cognizione di causa o per non conoscenza, hanno strumentalizzato tutto questo per raggiungere il loro principale obiettivo che è quello di eliminare la possibilità di essere intercettati. Per quanto riguarda l’archivio del dottor Genchi voglio precisare una cosa. Il consulente, per definizione, ha con se la documentazione processuale. La possiede legittimamente perché è il pm a dargliela. Se si vuole effettuare un incrocio sui tabulati telefonici è chiaro che questi finiranno nelle mani del consulente. Un soggetto che dovrà essere sentito poi anche nell’eventuale processo. E se dovrà essere sentito riguardo ad un’indagine da lui compiuta perché non dovrebbe avere copia dei documenti su cui ha lavorato? Come potrebbe rispondere correttamente se no?

Per quanto riguarda le intercettazioni le principali imprese specializzate nell’eseguirle hanno minacciato il governo sia di non accettare futuri incarichi che di interrompere quelli già avviati se non verrà saldato il debito. Quale sarebbe il danno se ciò accadesse?

Secondo me il governo sarà contentissimo di questa cosa. Da tempo sta cercando di bloccare le intercettazioni, e se vi riuscirà senza fare leggi vergogna, prenderà due piccioni con una fava, risparmiando anche un sacco di soldi. Il danno per la giustizia sarebbe incalcolabile perché senza intercettazioni non si potranno più garantire se non quei processi più semplici come omicidi o quegli atti criminali commessi in flagranza di reato. Alcuni reati si scoprono solo tramite indagini complesse, lunghe e le intercettazioni sono fondamentali proprio in questi casi. Che così scomparirebbero dall’ordine dei processi.

Oggi si parla molto di necessità di maggior “controllo della magistratura”. C’è chi vorrebbe che quella italiana si uniformasse a quella straniera, sul modello degli Stati Uniti o della Svizzera.

Si può spiegare in due parole perché in Italia non può funzionare un sistema come questi. Negli Usa giudici ed i procuratori vengono eletti e sono direttamente appoggiati ad un partito. Questo implica una serie di aspetti. E’ ovvio che alla fine del suo mandato il procuratore dovrà rendere conto al proprio elettorato. Dal suo agire può dipendere una rielezione o addirittura un avanzamento di carriera a sindaco o governatore. La domanda che subito sorge spontanea è “se può subire pressioni come può svolgere serenamente il proprio lavoro?”. Posso raccontare un episodio che ha coinvolto un collega svizzero. Svolgendo delle indagini su una banca questi era arrivato a scoprire delle movimentazioni con il ministero della giustizia, occupato da uno dei membri del partito che lo aveva eletto procuratore. Alle pressioni che arrivarono rispose con tono minacciando un coinvolgimento della stampa nel caso in cui non avesse più potuto porre a compimento l’indagine. Ecco perché in Italia questo sistema non potrebbe funzionare. Perché la stampa è fortemente intrecciata con la politica mentre all’estero no. A prescindere da questo poi credo che il sistema italiano sia migliore per un semplice motivo. Il giudice è un impiegato dello Stato. Non ci sono elezioni ma dei concorsi e la carriera è dettata dal merito. Ogni mese percepisce uno stipendio a prescindere da quello che sarà il suo giudizio ad un processo. Per questo potrà svolgere il lavoro con assoluta serenità. Certo è vero che può esserci il pm o il giudice corrotto con suoi progetti ed il suo santo protettore politico ma questi sono da considerare come una patologia, una malattia, e non rappresentano l’intera categoria.

Vista la situazione generale quali possono essere gli anticorpi per far fronte al grave stato che ci ha descritto?

“Per prima cosa devo fare una considerazione. Io ho fatto l’impiegato tutta la vita. Io sono un tecnico, quando parlo di giustizia e di diritto; non mi sottraggo a queste domande anche se il mio giudizio vale come quello di qualunque altro. Detto ciò io ripeto ancora una volta che non posso pensare ad una Paese che esprime una classe dirigente diversa da ciò che il Paese stesso è. In un Paese sano non emerge una classe dirigente classe dirigente fondata sul malaffare. E’ impossibile. Magari ci sarà una quota fisiologica di politici disonesti ma nel complesso la classe dirigente è sana ed efficiente. In un paese in cui i cittadini per primi non rispettano le regole è ovvio che emerga una classe dirigente di questo tipo. Se questo è vero, e non ho l’autorità per dire se è così o no, allora è dura uscirne perché bisogna aspettare una generazione di cittadini diversa da quella attuale. E quando arriverà chi la educherà? Come? Quindi, purtroppo, c’è da essere pessimisti”.

”L’immoralita’ e’ insita nel nostro Paese”, Intervista di Aaron Pettinari a Bruno Tinti, Antimafia Duemila

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