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“I disonesti sono sempre gli altri”

Frammento finale di “Benvenuto Presidente”, il film in questi giorni in proiezione nelle sale cinematografiche, visto in anteprima qualche settimana fa al Bif&st, con Claudio Bisio che interpreta, benissimo, il ruolo del Presidente della Repubblica.

Non si deve dimettere più nessuno? O forse tu? Tu, che punti il dito e dici “i politici sono ladri” e poi magari evadi le tasse, parcheggi in doppia fila, paghi in nero convinto di risparmiare un pò; tu che non fai il politico ma ti piacerebbe farlo per poter piazzare i parenti, arraffare qualche cosa anche tu, tu che riesci a fare la tac in due giorni perché conosci il primario; tu che timbri il cartellino e poi ti imboschi; tu che magari sei anche onesto, ma se vedi qualche amico che fa qualche abuso non dici niente tanto sono inezie.

Tu non ti puoi dimettere perché non sei rappresentante di niente, ma dovresti dimettere la tua furbizia se no i prossimi saranno peggio di questi perché questi qua sono figli nostri, di un paese dove le regole non le rispetta più nessuno.

I disonesti sono sempre gli altri.

Ma gli altri chi? Gli altri chi? Gli altri chi?

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Enti inutili: solo le Provincie?

C’era una volta.. il tormentone del taglio delle Provincie. Tutti i nostri parlamentari, trasversalmente intesi, neanche fossero stati folgorati sulla via di damasco si dichiaravano, a giorni alterni, prontissimi a varare provvedimenti costituzionali per rimuovere dal nostro ordinamento questi enti ritenuti inutili e percepiti peggio dai cittadini, per non legittimare la cosiddetta antipolitica o il famigerato qualunquismo. Per ridurre la spesa pubblica. Per abbattere i costi della politica.

Addirittura Berlusconi inserì questo progetto di riforma tra le sue innumerevoli promesse elettorali nel 2008, come pure fece “quel cultore della parola” di Di Pietro che si spinse oltre il suo programma: raccolta di firme e ordine del giorno in Parlamento, poi bocciato. Negli ultimi mesi del “Governo Bunga Bunga”, anche a causa del rischio di recessione che il Paese aveva, questa misura e altre, di normalissimo buonsenso, sono state accantonate.

Ora non sappiamo se il nuovo esecutivo si vorrà sobbarcare in questa “mission impossible”, ma bisognerebbe oggettivamente riconoscere che tagliando totalmente le 110 Provincie, o soltanto quelle più piccole per estensione o per numero di abitanti o quelle sostituite dalle Aree Metropolitane, i problemi dell’Italia non si risolvono. Sebbene “costino” – secondo una delle ultime stime – circa 16 miliardi di euro. Non sono solo le Provincie, secondo me, uno spreco ingente di denaro pubblico. Sono inutili anche tutti quei microenti come le comunità montane, le autorità di bacino (le cui funzioni potrebbero essere accorpate a quelle degli Ato, rendendo queste strutture più snelle ed efficienti) e le municipalizzate (con una pletora di consiglieri di amministrazione, quando basterebbe un amministratore unico) che hanno la principale funzione di sistemare quei professionisti, per lo più cialtroni, della politica – con rare eccezioni – che altrimenti starebbero per strada, incapaci di fare altro, non avendo quasi mai lavorato in vita loro. Parassiti per definizione.

Ci sarebbe, poi, un’altra cosa da fare, forse la più importante, alla luce degli esiti che comporterebbe, la quale non trova fissa dimora sui principali organi di informazione e nelle agende politiche dei nostri “campionissimi della rappresentanza”: la Riforma dei Comuni – basata sul loro essenziale accorpamento, con riduzioni considerevoli di spese e anche del rischio di corruzione dei pubblici ufficiali – ripresa, con dati accurati e interessanti, anche dal Fatto Quotidiano.I Comuni sono 8102, per una popolazione leggermente superiore ai 60 milioni.

 

La quota più considerevole di Comuni (19,7%) si concentra nella fascia tra 1.000 e 2.000 abitanti e poco oltre il 70% di essi non conta più di 5.000 residenti. In altre parole, l’Italia è il paese delle piccole comunità, piccole e piccolissime comunità, che, si badi bene, contrariamente a quello che molti potrebbero ritenere, sono più presenti al Nord che al Centro-Sud, soprattutto per quanto concerne le piccolissime realtà. E’ possibile che il 70,4% dei Comuni, cioè 5.700, debbano amministrare il 17,2% dell’intera popolazione italiana, ovvero poco meno di 10,4 milioni di cittadini, mentre i restanti 2.400 Comuni, pari al 29,6% del numero complessivo di tali Enti locali, debba occuparsi della gestione del restante 83% circa di italiani, corrispondente a pressoché 50 milioni di cittadini? Sembrerebbe esserci una certa sperequazione.

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