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“Inside Carceri”: quello di Bari tra i peggiori

E’ questo il nome dell’iniziativa svoltasi un paio di giorni fa presso la Mediateca Regionale Pugliese e a cui ho partecipato con grande piacere ed attenzione. Nell’articolo seguente, uscito per Epolis, il racconto della manifestazione.

Inside Carceri

P.s. Ho già scritto di carceri, su questo blog, essendo un tema che mi sta molto a cuore, per i suoi risvolti sociali, e che seguo da tempo. Qui e qui gli articoli precedenti. (Intanto, nell’istituto penitenziario di Bari, continuano ad accadere simili cose)

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Le carceri italiane: discariche dei rifiutati?

A metà novembre, quando la discussione sugli istituti penitenziari non riempiva le pagine dei giornali come sta accadendo attualmente, pur essendo cronica e storica l’emergenza umanitaria che caratterizza questi non-luoghi, ho scritto le seguenti riflessioni per il periodico politico e culturale “Cercasi un Fine”, dal nome dell’omonima associazione che opera nell’ambito della formazione civica nella Provincia di Bari.

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Umanità e Rieducazione. Sono queste le pietre miliari, consegnateci dal secondo comma dell’art. 27 della nostra Costituzione, sulle quali si sarebbe dovuto edificare il Sistema Penitenziario del nostro Paese. La verità è, purtroppo, un’altra. Ossia quella di uno Stato che, negli ultimi decenni, sempre più, si è plasmato come un Giano bifronte: da un lato la rappresentazione fittizia del nostro Tempo in cui si sono celebrati il culto dell’individualismo e la teorizzazione dell’estetica; dall’altro, l’occultamento, rigoroso e scrupoloso, di tutte quelle realtà “infernali”, come le carceri italiane, col precipuo fine di evitare l’assunzione di consapevolezza da parte di chi è “fuori” rispetto a ciò che accade “dentro”. Perché, per le numerose “anime perse”, non bastano, evidentemente, secondo la vigente e rozza morale pubblica, le condanne rilasciate dai magistrati: è necessaria l’indifferenza assoluta per chi ha nuociuto alla Società.

I detenuti, forse, non sono una categoria che ispira simpatia, ma anche loro, come tutti gli esseri umani, hanno diritto ad un trattamento dignitoso. Il Consiglio d’Europa e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, proprio per l’affollamento carcerario che ci vede agli ultimi posti in Europa, sono intervenuti più volte per censurare lo stato di detenzione nelle carceri italiane. Il primo ha previsto degli standard minimi da rispettare, dai quali l’Italia appare ancora lontanissima; la seconda ha già condannato più volte l’Italia per violazione dei diritti umani.

Analizziamo, ora, pertanto, i dati che ci raccontano il degrado in cui versano i nostri sistemi penitenziari. Per questa disamina ci riferiremo all’annuale rapporto sulle condizioni di detenzione presentato dall’Associazione Antigone. I 206 istituti penitenziari hanno una capienza regolamentare di 45.817 persone, ma, al 30 settembre 2011 (tutte le statistiche che sono state riportate nel dossier e a cui noi facciamo riferimento sono rispetto a questa data), sono rinchiuse 67.428 persone, 21.611 in più rispetto alla soglia minima. Le donne presenti sono 2.877, gli stranieri 24.401. I detenuti in attesa di primo giudizio, cioè quelli che sono sottoposti all’istituto della custodia cautelare, sono 14.639; dei 37.376 detenuti con condanna definitiva al 30 giugno 2011 il 26,9% ha un residuo pena fino ad un anno, il 61,5% fino a tre anni; 32.991 sono le persone ristrette per reati contro il patrimonio, 28.092 per reati previsti dalla legge sulle droghe, 6.438 per associazione di stampo mafioso, 1.149 per reati legati alla prostituzione; le persone in misura alternativa erano 18.391, di cui 9.449 in affidamento in prova ai servizi sciali, 887 in Semilibertà e 8.055 in detenzione domiciliare.

Oltre 28 mila persone rinchiuse a causa della “legge sulle droghe”, ossia la Fini – Giovanardi, a causa della quale – dice Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone – “entrano in carcere persone pericolose soltanto verso se stesse. Il 37 per cento di chi è in galera ha violato questa legge. La media europea è del 15-18 per cento. Se si aggiunge la ex Cirielli sulla recidiva, i piccoli spacciatori ricevono pene più severe senza la possibilità di misure alternative”.

Ecco il vero nocciolo di tutta la questione: le misure alternative, come documentano i numeri, sono scarsamente concesse. Solo 9500 persone, infatti, sono affidate ai servizi sociali e messe nella condizione di essere “rieducate alla socialità e alla società”. Sicuramente una concausa sarà la mancanza di fondi e di risorse strutturali per poter implementare questa possibilità, ma, temiamo, manchi, a volte, proprio quell’Umanità, di cui parla la nostra Costituzione, da parte di chi opera in questi delicatissimi ambiti. E umanità fa rima, d’altronde, con carità. Senza carità – si legge nel Vangelo – “non siamo niente”. E nullità siamo, forse, diventati. Come giudicare, altrimenti, la quasi assoluta indifferenza rispetto agli oltre 160 decessi dall’inizio dell’anno, di cui 59 per suicidio? E rispetto ai circa 100 suicidi di agenti penitenziari dal 2000 ad oggi proprio per l’impossibilità di lavorare dignitosamente? E della quasi e sola compassione con cui sono state affrontate le vicende dei pestaggi, da parte di agenti “infedeli”, che negli ultimi anni e settimane hanno comportato la morte di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi e Cristian De Cupis?

Umanità fa rima, poi, con Dignità. Quella che viene negata a chi convive con altre sei persone in spazi che sarebbero idonei per la metà di loro. Il Piano Carceri, più volte annunciato dall’ultimo governo “dimissionato”, è rimasto sulla carta. Questo prevederebbe un aumento di posti letto per circa mille unità (in esubero, però, ci sono quasi 22 mila persone!) quando ci sarebbe, preventivamente, da riqualificare le centinaia di carceri fantasma, ossia tutti quegli istituti che negli ultimi vent’anni sono stati costruiti (spesso ultimati), a volte anche arredati e vigilati, rimasti inutilizzati o sotto utilizzati o, peggio, in totale d’abbandono.

Anche in Puglia. Dove tra la Provincia di Bari e quella di Foggia diverse sono le strutture che rientrano in questa “speciale classifica di spreco e di abbandono”, senza trascurare l’indice di affollamento che è il più alto in Italia: 183%. Umanità fa rima, infine, pure con Libertà. E, come scrisse Cesare Beccaria, “non vi è libertà ogni qualvolta le leggi permettono che, in alcuni eventi, l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”.

Quel destrorso di Di Pietro

Il post di Pietro è vecchio ormai di qualche giorno, ma lo riprendo volentieri non solo per il comportamento del “proprietario” dell’Idv, ma per il tema ad esso collegato delle carceri a cui sono particolarmente legato. Perché è per me inammissibile che in un Paese civile e democratico possano esserci questi campi di concentramento e questi lager moderni dove chi ha sbagliato viene condannato ulteriormente ad una esistenza miserabile, senza alcuna carità, compassione e rispetto per i diritti umani. Non per niente su queste delicatissime sfere non poche volte è intervenuta l’Unione Europea e recentemente la Corte di Giustizia Europea ha sanzionato il nostro Paese per quel che avviene nei 206 penitenziari italiani. Dove sono stipati come topi oltre 68 mila persona, quando la capienza regolamentare è di 45 mila.

Da un partito di centrosinistra, pertanto, che si sciacqua la bocca affermando di voler essere paladino dei valori degli ultimi, degli invisibili e degli indifesi, bisogna aspettarsi di più. Bisogna pretendere coerenza e responsabilità. Qui, invece, ciò che appare è soltanto una inverosimile e immorale speculazione sul dolore, nonostante l’art. 27 Costituzione imponga la rieducazione di chi ha sbagliato affinchè sia restituito alla socialità “rinnovato nello spirito”, da parte di questi politicastri da strapazzo che pensano ad alimentare soltanto la loro egolatria e a rinvigorire le loro politiche clientelari. Ad ubbidire per preservare il loro consenso costruito sulla menzogna.

Qualche giorno fa, al Senato, la maggioranza che sostiene Monti ha votato il decreto salva – carceri che per quanto non sia misura salvifica e risolutrice dei mali, punta a dare immediatamente un minimissimo sollievo ai detenuti, in attesa chiaramente di tutti i provvedimenti strutturali, più organici e completi che possano rappresentare una soluzione ad un affannoso trauma che si trascina da tantissimi anni nel nostro Paese. L’Idv ha votato contro. Ecco spiegata la mia amarezza e il mio sfogo.

La nostra Civiltà? Arrestata!

Il Ministro della Giustizia,  Paola Severino, nella sua relazione in Parlamento sullo “stato di salute” della giustizia in italia, ha evidenziato e confermato quanto deficitario sia il sistema. E come potrebbero servire a poco, per non dire a niente, le primissime misure adottate per provare ad alleggerire gli alti tassi di sovraffollamento negli istituti penitenziari, se poi questi provvedimenti non dovessero confluire in un progetto strutturale dell’apparato. Oggi affossato, tuttavia, non solo dai circa nove milioni di cause in esubero, tra processi civili e penali, con durate medie rispettivamente di 7 e 5 anni – con evidentissime ripercussioni sull’efficienza del potere giudiziario, oggi peraltro carente di mezzi e di risorse umane – ma anche dalle condizioni in cui versano i 206 Penitenziari italiani.

A questo proposito l’ex Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha affermato che il carcere è lo specchio della civiltà di un Paese“, con i 66 suicidi di detenuti del 2011 riflettenti la gravità dello stato di salute del “pianeta carceri”. Le 206 carceri italiane stanno scoppiando, riempite come sono all’ inverosimile: in 45mila e 654 posti, sono stipati più di 68 mila detenuti, il 30 per cento stranieri. La qualità della vita s’è abbassata anche perché – lo denuncia il Gruppo Abele – dal 2007 al 2010 è stata ridotta la spesa annua, passata da 13170 euro pro-capite a 6275. Il carcere, inoltre, è un mondo nel quale “guardie e ladri”, detenuti e agenti, sono accomunati da un’unica tragica disperazione. Ai 66 suicidi dei carcerati, infatti, si contrappongono quelli dei poliziotti, diciotto negli ultimi 5 anni.

In Puglia, nella mia Puglia amatissima, nonostante le “narrazioni epiche” di un cantastorie moderno, abbiamo i dati peggiori. Subiamo la situazione più drammatica ed allarmante. Con Bari costretta, purtroppo, ad indossare la “camiseta a strisce verticali” per essere la città che accoglie i detenuti nel modo più inumano possibile. Una cella pensata per quattro persone è occupata da dieci. I letti a castello incastrati come Lego, uno sopra l’altro. Chi sta più in alto dorme con il soffitto a pochi centimetri dalla testa.

In Puglia, il tasso di sovraffollamento – il rapporto tra la capienza regolamentare e il numero reale di detenuti reclusi – è dell’ 183% (dato tratto dall’ultimo Rapporto Antigone). Ma non è solo una questione di numeri. Nella nostra Regione è avvenuto un episodio che rischia di diventare un precedente importante a cui potrebbero aggrapparsi decine di migliaia di persone oggi detenute in Italia. Perchè, nel giugno 2011, il detenuto tunisino Slimani Abdelaziz ha fatto causa al ministero della Giustizia, ottenendo un risarcimento simbolico di 220 euro per aver vissuto nel carcere di Lecce in condizioni disumane e degradanti. Per essere vittima di un sovraffollamento che nuoce moltissimo sulla psiche e che viola l’art. 27 della Costituzione che prevede per la pena “una funzione rieducativa”.

Quello che vediamo nelle carceri italiane offende la coscienza di un paese civile. La civiltà si è estinta? Non lo sappiamo. Crediamo, più verosimilmente, che oggi la nostra civiltà si sia arrestata. In tutti i sensi.

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