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Gli ecomusei urbani: l’esperienza pugliese

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Paesaggio, ambiente, città devono avere etica ed anima

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La proposta di legge sulla riduzione del consumo di suolo

E’ stata formulata dai Radicali. Questa proposta che mi sembra rappresenti un buon punto di partenza per una discussione non solo parlamentare quanto più oggettiva e costruttiva possibile, ha l’indubbio merito di portare all’attenzione di un pubblico via via crescente il fenomeno del consumo di suolo, che si accompagna ineludibilmente a quello del dissesto idrogeologico. Con l’eccessiva urbanizzazione, mossa spessissimo da analisi economiche e finanziarie, che deve essere ridotta drasticamente, a favore di una antropizzazione più dolce e più sostenibile, davvero a favore dell’ambiente e delle future generazioni. Della necessità di predisporre un provvedimento su questa materia, ne avevo già parlato qui.

La strategia tematica per la protezione del suolo, emanata dalla Comunità Europea nel settembre del 2006, indica le principali minacce che incombono sui nostri terreni. Tra queste, non vi è dubbio che l’impermeabilizzazione è una di quelle che maggiormente grava sulla realtà italiana. Una riduzione delle superfici disponibili per l’agricoltura, i pascoli e le foreste conduce infatti inevitabilmente ad una diminuzione della capacità di infiltrazione delle acque, con il progressivo ridursi della ricarica delle falde idriche; tale riduzione impedisce o limita le principali funzioni ecologiche del suolo: stoccaggio di carbonio, capacità di filtraggio degli inquinanti, habitat per una moltitudine di organismi viventi. A tutto questo, com’è ovvio, si aggiunge una graduale perdita di superficie per le produzioni agrarie, con una contemporanea diminuzione delle capacità produttive dell’intero comparto. Molti degli oltre 8.000 comuni italiani, spesso senza alcun coordinamento, stanno utilizzando le varianti ai piani regolatori per “lottizzare” nuovi territori e “fare cassa”. Nascono così, con una velocità ancor maggiore che negli ultimi anni e senza razionale pianificazione e programmazione, numerosi capannoni e nuove unità abitative. Si distrugge, per sempre e in modo miope, una risorsa ambientale, il suolo, che non è possibile recuperare e un valore paesaggistico che è una delle principali ricchezze del Paese. Le “carte di capacità d’uso dei suoli” possono fornire agli amministratori e al decisore politico una via da seguire, con l’obiettivo evidente di ridurre il consumo della risorsa e, in particolare, di limitare l’occupazione di suoli ad alto valore produttivo o naturalistico. Nel caso di nuova occupazione di suolo viene attivata prioritariamente la “compensazione ecologica preventiva”. In alternativa a tale percorso è possibile procedere alle nuove occupazioni di suolo con il pagamento di oneri economici aggiuntivi (che vanno ad alimentare il “fondo di compensazione ecologica”) che pagano il danno subito dalla collettività per la perdita delle importanti funzione che i suoli cementificati svolgevano.

Più verde urbano nelle nostre città

Tutte le città italiane, oggi, hanno una cosa in comune: quelle di avere una scarsissima dotazione di verde urbano o di verde pubblico. Non solo perché il cemento è arrivato nei posti più impensabili in ragione di una spregiudicata speculazione edilizia che è stata avvantaggiata anche da corruttibili amministratori pubblici pronti a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle Leggi e aperto le mani di fronte alle mazzette, ma anche perché, per decenni, i professionisti abilitati alla progettazione degli spazi urbani hanno considerato il verde urbano quasi come uno scarto, come un resto. Il verde urbano come compensazione minimissima dell’intensissima attività edilizia. Bisogna cambiare, culturalmente, il paradigma e avviare, sin dalle università, una nuova formazione paesaggistica che contempli sia il tema della progettazione del verde urbano sia della riqualificazione del costruito, secondo leggi armoniose che restituiscano bellezza e dignità alle nostre città.

Oggi il verde urbano può contribuire in modo determinante al miglioramento del microclima grazie alla componente vegetale: possono attenuarsi gli squilibri ambientali della città contemporanea; attraverso vere e proprie iniziative di integrazione strutturale del verde con il costruito attualmente è possibile contribuire a ridurre l’utilizzo di risorse energetiche. Nella Convenzione Europea del Paesaggio figura la riqualificazione del paesaggio urbano e ancora di più delle aree dismesse e degradate. Di qui l’esigenza che una politica paesaggistica debba accompagnarsi a processi globali sul territorio, poiché spesso i punti critici si evidenziano all’interno delle città. Il limite di una politica del verde in generale risiede nell’assenza di una cultura specifica del verde, non solo nei cittadini ma pure nelle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli. E’ possibile proporre la riprogettazione delle aree dismesse, fino a comprendere interventi di risistemazione di spazi urbani minori (aree residuali e cortili). I parchi, attualmente esistenti nei vari punti della città, costituiscono una cintura verde per l’area metropolitana; questi non scaturiscono da una politica coordinata di progettazione degli spazi periurbani. La cintura di verde che circonda la città è anche composta di aree agricole, difese strenuamente dagli stessi imprenditori, che dovrebbero essere messi in condizione di svilupparsi per consolidare e valorizzare la loro azienda, in modo da contribuire a mantenere il loro territorio in modo attivo. Tale programma dovrebbe essere inserito all’interno di uno strumento di pianificazione ordinario (piano intercomunale o di coordinamento provinciale) o specifico, come accade in alcune realtà europee. A questi spazi vanno aggiunti i viali alberati che conferiscono all’insieme la forma di sistema. Questa rete può essere connessa anche da percorsi verdi, pedonali e ciclabili, continui e protetti dal traffico veicolare. E’ auspicabile una diversa cultura urbanistica che tenga conto anche del verde pensile, fin dalla fase progettuale, così da contribuire a migliorare le politiche sia del verde che del risparmio energetico. Si può sottolineare il ruolo del verde dal punto di vista bioclimatico: l’evapotraspirazione prodotta dalle piante può contribuire ad una sensibile mitigazione della temperatura estiva nelle aree urbane. Un piano del verde approvato implica il rispetto di regole tecniche già previste da leggi nazionali, diminuendo quella autonomia operativa spesso soggettiva che comporta alcuni errori sulle politiche di arredo di una città. A questi fattori va aggiunta infine l’opera dei cittadini che, culturalmente responsabili, anche attraverso l’arredo privato, possono rendere ancora più alto il valore della città. Infatti in un processo di espansione urbana, il verde viene ad assumere nuovi ruoli, non solo quello decorativo ma anche ecologico e sociale, con spazi ricreativi ed educativi che migliorano il clima urbano; inoltre assorbono gli inquinanti atmosferici, riducono i livelli di rumore, stabilizzano il suolo, forniscono l’habitat per molte specie animali e vegetali. L’auspicabile diffusione del verde urbano, indicata anche da Agenda 21 a livello mondiale e la Carta di Aalborg a livello europeo, è un elemento di grande importanza ai fini del miglioramento della qualità della vita nelle città. Operare per il verde urbano non significa solo favorire le modalità della sua gestione e consentire una razionale pianificazione degli interventi di estensione delle aree verdi, ma deve essere in fondamentale relazione con il paesaggio. Per questo sarebbe auspicabile che nei Comuni, al piano urbanistico comunale, venisse affiancato funzionalmente anche il Piano del verde urbano, una realtà progettuale oggi esistente solo in alcune parti del nostro Paese, la cui assenza provoca un rilevante spreco di denaro pubblico e rende di fatto meno fruibile il verde per i cittadini. L’orto urbano può essere utile anche dal punto di vista sanitario in alcune aree urbane, specie vicino agli ospedali: la sua presenza contribuisce alla creazione di un ambiente che può favorire la convalescenza dei degenti, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per l’effetto di mitigazione del microclima, sia anche per l’effetto psicologico prodotto dalla vista rilassante di un’area verde ben curata. Il verde può fornire un importante effetto di protezione e di tutela del territorio in aree degradate o sensibili (argini di fiumi, scarpate, zone con pericolo di frana), e viceversa la sua rimozione può in certi casi produrre effetti anche di degrado e dissesto territoriale. Inoltre la gestione del verde può consentire la formazione di professionalità specifiche e favorire la formazione di posti di lavoro. La presenza del verde, infine, costituisce un elemento di grande importanza dal punto di vista culturale, sia perché può favorire la conoscenza della botanica e più in generale delle scienze naturali e dell’ambiente presso i cittadini, sia per l’importante funzione didattica (in particolare del verde scolastico) per le nuove generazioni. I parchi e i giardini storici, così come gli esemplari vegetali di maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri monumenti naturali, la cui conservazione e tutela dovrebbe rientrare tra gli obiettivi culturali del nostro paese.

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