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L’oscenità del Potere del Vaticano

L’ultima puntata de “Gli Intoccabili”, soprattutto per la parte conclusiva dedicata alla corruzione morale che sta attraversando con veemenza i corridoi del Vaticano, mi ha lasciato una certa inquietudine. Non bisogna essere ferventi cristiani, infatti, per essere preoccupati per le notizie che ci raccontano dell’attuale regressione morale che ha investito il clero. Lo Stato del Vaticano, per quanto estero e per quanto vincolato all’Italia dai Patti Lateranensi che non sono mai stati rispettati integralmente da ambo le parti, non è uno Stato come gli altri. Piaccia o non piaccia, anche psicologicamente, “i fatti della Curia” hanno sempre avuto una certa presa sui cittadini fedeli al cristianesimo come pure una certa influenza sulle italiche vicende. La puntata e le rivelazioni delle ultime settimane mi hanno fatto tornare in mente una serie di dubbi e di interrogativi che mi accompagnano da qualche anno, da quando con l’associazione di cui faccio parte, la Scuola di Formazione Politica “Antonino Caponnetto”, ho invitato a Bari per alcuni convegni dedicati ai temi della legalità, illustri testimoni del nostro tempo come Antonio Ingroia, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino. E spesso, avendo letto moltissimi libri in questi anni ed essendo un ragazzo curioso che attraverso la storia del suo Paese cerca di comprendere meglio come mai le mafie non siano mai state debellate – e a causa delle quali oggi l’Italia non è proprio un bel posto –  nei nostri discorsi è finito lo Ior, la Banca Vaticana, per essere stato il luogo nel quale sono confluiti gli interessi di una certa mafia, di una certa massoneria, di una certa politica, di una certa economia, a partire dagli anni ’70 – ’80. Storie, tra loro interconnesse dal sangue, di un Paese che non ha quasi mai conosciuto la verità.

Il seguente pensiero, lo sottolineo a scanso di equivoci, è un mio pensiero che dagli illustri interlocutori non è mai stato confutato e supportato in alcuna maniera. E poggia su alcuni fatti storici accertati che mai sono stati smentiti. E su altri che dovranno necessariamente essere valutati. Ma intanto sono proposti per invitare alla discussione e alla riflessione.

Faccio una premessa storica. In Sicilia, dopo la seconda guerra mondiale, i primi picciotti, sostenuti dagli americani che temevano una possibile ascesa politica dei comunisti, si organizzarono elettoralmente iniziando a sostenere in modo stabile la Democrazia Cristiana. Che infatti sull’isola ha sempre avuto una fertilissima tradizione. E un consenso notevole. E’ degli anni ’50 la strage di Portella della Ginestra, una delle prime stragi mafiose, dove i sindacalisti a difesa dei contadini, come Placido Rizzotto, vennero trucidati violentamente, per aver osato alzare la testa contro certi soprusi per difendere i diritti dei lavoratori. In quegli anni era (già) Ministro dell’Interno un giovanissimo Giulio Andreotti. Il quale in poco tempo divenne il plenipotenziario del partito “amico della Chiesa” e non pochi erano i suoi fedelissimi in Sicilia. Organizzati, dagli anni ’70, in una corrente (quelle attuali, in confronto, sono spifferi!) poichè iniziavano a farsi largo le tesi politiche anche di altri esponenti politici, su tutti Aldo Moro. Sono gli anni del Terrorismo. Sono gli anni della P2. Sono gli anni del superpotere mafioso di Cosa Nostra. Il cui capo è Stefano Bontate. Si scoprirà, poi, che questi era iscritto alla loggia massonica P2.  Un mafioso massone. Inquietante. Alla P2 pare che fosse iscritto pure il cardinale Marcinkus, storico presidente dello Ior.

Il triangolo perverso, pertanto, sembra essere questo: membri di una certa Dc, membri di una certa Cosa Nostra e membri di un certo Vaticano iscritti alla massoneria e con l’interesse di affidare allo Ior i propri capitali, essendo questo un istituto invalicabile e coperto da segreti inespugnabili, trattandosi, peraltro, di uno Stato estero. Nel giro di pochi anni furono uccisi Aldo Moro (a causa del “Compromesso Storico”?), Pio La Torre e il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Non sono state stragi “normali”, ossia per gli esecutori storicamente riconosciuti, ma per i mandanti politici che non si sono mai scoperti e per come esse sono maturate. Per la valenza che hanno avuto. Il Principe, ossia il potere della classe dirigente, che era sovrapposto in non pochi casi al trasversale potere criminale, da queste efferatezze ne è uscito potenziato.  Non voglio, però, ora approfondire questioni pur importanti e delicatissime riguardanti il connubio tra la politica e le mafie, sulle quali potrò anche tornarci con un altro post – nel ventennale delle stragi del 1992 – ma soffermarmi sul Vaticano. Sulla Santa Sede che non deve essere confusa con la Chiesa.

La Chiesa siamo noi tutti. La Chiesa sono le persone umili, pulite e spontanee che si ritrovano nelle parrocchie per testimoniare e difendere la propria fede. La Chiesa è Don Lorenzo Milani, è Don Primo Mazzolari, è Don Pino Puglisi, è Don Peppe Diana, è Don Tonino Bello, è Don Andrea Gallo, è Don Paolo Farinella, e i tanti che ora non ricordo ma che esistono. Il Vaticano è un’altra cosa. La Curia è l’organo politico – decisionale che non ha nulla da invidiare al peggior organo politico parlamentare. E’ di questo che voglio parlare.  Ed è di questo che si dovrebbe parlare. Diffusamente. Enormemente. Con serietà, onestà e competenza. Non inventando tesi o facendo supposizioni istintive. Il nostro Paese, sin dalla sua nascita, ha potuto contare essenzialmente su due pilastri storici che mai sono venuti meno: il Vaticano e le Mafie.

Le storie richiamate in questo post e in generale quelle di cui è possibile venire a conoscenza da non pochi e ben scritti volumi (penso a quello scritto ottimamente da Saverio Lodato e da Roberto Scarpinato, il “Ritorno del Principe”) documentano, con grandissimo realismo, sulla base di oggettive convergenze, come queste due realtà non solo si siano parlate nel corso dei decenni, ma come spesso abbiano intrattenuto rapporti mediante rispettivi componenti, per una questione di potere. Maledettissimo potere. Influenzando vicendevolmente e piegando più agevolmente, con la complicità di corrotti ed infedeli amministratori, l’ordine democratico repubblicano. E’ l”oscenità del potere. L’ob-scenum: il fuori dalla scena. Quella a cui assistono gli italiani sarebbe, perciò, una grandissima messa in scena, una rappresentazione fittizia, finta e menzogniera con protagonisti un manipolo di servi e di furbi. Il vero potere, quello che ha ucciso, forse,  i migliori italiani che il Paese abbia mai avuto, e che continua a muovere le pedine a piacimento e sulla base delle convenienze, è osceno. Non si vede. Ma c’è. Mai, fino ad oggi, per esempio, documenti curiali sono stati consegnati ai giornalisti affinchè fossero pubblicati con il preciso intento di denunciare la corruzione morale e il demonio che vive in certi porporati e nelle più alte sfere della Santa Sede. Qualcuno, probabilmente, se certe denunce dovessero proseguire o dovessero salire di livello, potrebbe iniziare ad avere paura. Ma ormai il dato è tratto. Non si può tornare indietro. Il vaso di pandora è stato scoperchiato. Che Dio aiuti la Chiesa. Che Dio ci aiuti.

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Camorrista è chi diffama..

Ieri, prendendo spunto dalla partecipazione di Roberto Saviano al Festival della Letteratura di Mantova, ho espresso la mia personale stima e riconoscenza a questo giovane scrittore campano che, probabilmente senza immaginare a cosa sarebbe andato incontro nel momento in cui ha scritto il libro, ha accettato il suo destino con coraggio e senza alcun vittimismo consapevole di quanto la lettura sia “un’arma potenzialmente di distruzione di massa (di quella criminale)”, se solo tutti sapessero e volessero informarsi e documentarsi.

Nel corso del suo contributo, i cui video sono stati pubblicati oggi da Micromega, ha denunciato apertamente i diversi quotidiani locali che hanno rinunciato al loro ruolo di pubblici informatori per interpretare il ruolo di bacheche sulle quali i criminali potevano affiggere i loro messaggi affinchè tutti avessero ben chiaro quale fosse la loro potenza e la loro egemonia.

Come, quindi, i giornalisti abbiano venduto la loro etica e moralità al diavolo diventando essi stessi degli squallidi camorristi la cui unica professionalità è stata, e talvolta lo è ancora, quella della diffamazione e della calunnia.

Dopo essere stato ucciso il 19 marzo del 1994 dalla camorra mentre si accingeva a celebrare messa nella Chiesa di San Nicola di Bari, Don Peppe Diana, anche da morto, fu vittima di ignobili tentativi di calunnia, enfatizzati da alcuni titoloni presenti su alcune testate locali, perchè l’intento era chiaro: dopo averlo eliminato fisicamente bisognava cancellare anche la sua memoria e il suo ricordo con tutta la cittadinanza che doveva essere convinta della sua malafede.

Don Peppe Diana ha lasciato ai posteri, non solo campani, un documento, “Per amore del mio popolo”, dall’eccezionale intensità e forza espressiva, che rappresenta il suo spirituale testamento.

Ed è quello che oggi vi propongo, sperando che da tutti possa essere letto con la giusta attenzione e sensibilità, affinchè ciascuno di noi, sia nel suo piccolo, ogni giorno, un pò come Don Peppe Diana.

“PER AMORE DEL MIO POPOLO”


Siamo preoccupati
.

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che é la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra.

La Camorra oggi é una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato. Precise responsabilità politiche E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche é caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani.

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti. – Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);

– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5)
Coscienti che “il nostro aiuto é nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che é la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO

Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa; alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere…
La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

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