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Il “Nobel dell’Ecologia”

E’ stato assegnato a Rossano Ercolini, per essere l’ideatore della campagna “Rifiuti Zero“.

Ercolini ha cominciato a impegnarsi a favore dell’ambiente a metà degli anni settanta, quando si è opposto al piano per la costruzione di un inceneritore vicino alla scuola dove insegnava, a Lucca. È la prima volta che un italiano si aggiudica il premio Goldman. Il resoconto della Bbc.

In questi anni, la sua associazione “Rifiuti Zero” ha portato 117 comuni italiani a chiudere i propri inceneritori e a convertirsi al riciclaggio dei rifiuti.

Un impegno che è stato raccontato nel volume «Zero Rifiuti» (Altreconomia) e in «Rifiuti Zero, una rivoluzione in corso» (Dissensi Edizioni).

Lo scorso 27 marzo è stata depositata in Corte di Cassazione la legge d’iniziativa popolare «Rifiuti Zero» che mira a una riforma organica del sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti e si articola attorno a cinque parole chiave: sostenibilità, ambiente, salute, partecipazione e lavoro. Qui la sintesi della proposta. Qui il testo completo. Qui i riferimenti pugliesi.

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Le ecoindustrie italiane salvano il Paese

Dell’Italia che ce la fa ne parla Ermete Realacci, parlamentare del pd e noto ambientalista, nel suo ultimo libro “Green Italy” edito per Chiarelettere.

Un’impresa su 4 tra il 2008 e il 2011 ha investito in prodotti e tecnologie a maggior risparmio energetico e a minor impatto ambientale, con la percentuale che l’anno scorso è schizzata al 57,5 per cento tra le aziende piccole e medie. I numeri del declino sono impressionanti. Il primo decennio del nuovo millennio ha segnato per l’Italia un record negativo: la crescita è stata la più bassa in tutta l’Unione europea. La disoccupazione giovanile supera il 29 per cento. L’evasione fiscale viaggia attorno al 17 per cento. Il giro d’affari delle ecomafie sottrae alla collettività 19 miliardi di euro l’anno. Le disuguaglianze, con la metà del paese che si divide il 10 per cento della ricchezza, tagliano le gambe alla crescita. Eppure, anche con questo zaino sulle spalle, l’Italia ce la può fare, può tornare a occupare un ruolo di primo piano sul palcoscenico globale. A patto di trovare la strada giusta. “Si dice che siamo un paese povero di materie prime”, osserva Realacci. “Ma abbiamo altre materie prime di tutto rispetto: il sole, il paesaggio, la creatività, l’intraprendenza, grandi saperi artigianali, la bellezza, la cultura, le tradizioni. L’Italia può e deve ripartire da qui, e non è poco. Se questo è il nostro patrimonio, la green economy è la ricetta migliore per valorizzarlo”. Se lasciamo che il futuro si riduca a essere un luogo di privazioni, allora è meglio gettare la spugna. Il futuro è il luogo della speranza.

A un passo dalla morte

Parecchi mesi fa, il programma di Fabio Fazio – Che tempo che fa – ha ospitato in studio Umberto Veronesi, esperto e noto oncologo, a livello mondiale, per i suoi meriti nella medicina e nella prevenzione dei tumori, male spesso incurabile dei nostri tempi.
Nel corso dell’intervista, Veronesi affermò con sorprendente sicurezza e con instancabile convinzione che gli inceneritori non facciano male, anzi che il pericolo di aumento di tumori per tutte quelle popolazioni residenti vicini ad impianti industriali di tal genere sia zero.
Non dubito di quelli che sono stati i suoi meriti nel campo dell’oncologia e della prevenzione, ma questi non bastano per sollevarlo dalle sue responsabilità.
Perchè in nome di queste lui sarebbe meritevole di una bella denuncia per aver dichiarato il falso, in quanto oggi si sprecono gli studi di scienziati, di medici, di esperti, che riconoscono il nesso di causalità tra la presenza di un termovalorizzatore e l’insorgenza di tumori.
Anzi tanto più questi impianti lavorano e producono diossine e nanoparticelle più è probabile che il raggio, in chilometri, delle superfici dentro le quali sia possibile trovare dei malati, è ampia.
Potrei parlare ampiamente di inceneritori, di quanto facciano male, di nanoparticelle, di quante bugie sono riposte nelle parole di questi politici infami che li rivendicano come possibili e uniche soluzioni alla raccolta dei rifiuti o come modalità per recuperare il gap energetico rispetto agli altri paesi industrializzati europei.

Sono tutte bugie!

Ne parlerò da fine agosto – inizio settembre, quando riprenderò ad occuparmi di questo blog dopo la pausa estiva che da domani mi concederò.

Ma quello che ora posso e vorrei dire è che ineluttabilmente quello che spesso si trascura è la malattia che viene originata da questi tumorifici, e senza volerla mettere sul catastrofico, porta dolore, sofferenze, angoscie, pene incredibili in tutte quelle famiglie che dall’oggi al domani si ritrovano con equilibri e armonie logorate con lo sgomento di no’altri che dovrebbe diventare consistente quando si apprende che ad ammalarsi sono i bambini.

Vi segnalo, infine, i seguenti video.
In uno è possibile ascoltare le minchiate di cancronesi sperando, per lui, che non abbia mai nessun amico e parente sofferente per un tumore causato da questi luridi e sporchi ordini criminali e nel qual caso dovrebbe ammettere quanto sia corrotto e amorale un professionista come lui che ha come sponsor milionari delle sue fondazioni coloro i quali gli inceneritori li vogliono costruire; nel secondo video, invece, la realtà dei nostri giorni, l’umanizzazione del dolore, delle pene e delle angoscie con una madre che racconta il caso di suo figlio ammalatosi a causa di questi mostri ambientali voluti e issatosi nelle nostre città per volere di quelle che sono le vere nanoparticelle e diossine tossiche che ci inceneriscono il futuro dal tumorificio chiamato parlamento, i politici assoldati alle multinazionali e alle lobby economiche.

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