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“Il Mezzogiorno deve credere di più in se stesso”

Su invito dell’ex Presidente della Fiera del Levante Gianfranco Viesti, è intervenuto a Bari, alcuni giorni fa, per un convegno dedicato alle Politiche di Coesione del Mezzogiorno, il nuovo Ministro alla Coesione Territoriale Carlo Trigilia. L’economista e docente universitario ha scritto un libro (che mi sono imposto di comprare) dal titolo “Non c’è nord senza Sud” che chiarisce perfettamente quale potrebbe e dovrebbe essere, in una società sempre più complessa ed articolata, il ruolo del Mezzogiorno d’Italia. Siamo un territorio con un capitale umano di qualità, nel quale si sta cercando di crescere non solo nel segno della sostenibilità ambientale, ma anche dell’innovazione.

Con l’intento di allargare il bacino delle nostre imprese che, secondo me, dovrebbero cooperare nel modo più strategico possibile per poter con buone possibilità competere nei mercati internazionali e affermare il “made in Puglia”. Ecco perché, probabilmente, la prima rivoluzione da fare, come hanno evidenziato sia il Ministro sia il Rettore Petrocelli, è di stampo sociale e culturale. Fortificare gli anticorpi etici delle nostre comunità perché è solo nella legalità che il Sud può risorgere.

Con passione, fiducia e speranza abbiamo un solo imperativo: andare avanti!

P.s. l’articolo seguente, qui, in formato pdf.

Da Trigilia scossa alle Regioni

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Il gioco d’azzardo “usura” gli italiani

slot-machines

L’usura, soprattutto a Bari, fa paura. Non sono poche le vittime, tra semplici cittadini e commercianti, obbligate a restituire più di quel che hanno ottenuto. Con l’effetto di una degenerazione sociale ancor più difficile da affrontare. Oggi più che mai, poi, nella nostra città come in tutto il Paese, questo indebitamento ha spesso un’origine patologica: deriva dal gioco d’azzardo.

Muovendo dalla mia sensibilità al tema, del quale mi sono già occupato anche in questo blog, qualche giorno fa sul nostro Epolis ho raccontato di uno studio del sociologo romano Marcello Fiasco mediante il quale si evidenziavano non solo le connessioni tra i due fenomeni – usura e gioco d’azzardo – ma anche i rischi sociali ed economici per le imprese e le famiglie. Qui e qui è possibile leggere ulteriori approfondimenti. Mentre da qui possiamo leggere, finalmente, una notizia positiva: di un barista che non “vuole rovinare famiglie” e contribuisce, corresponsabilmente, a far crescere una più diffusa coscienza su questo grave problema che rischia di diventare male endemico.

Ogni italiano spende circa 1500 euro all’anno tra videolottery, slot machine, gratta e vinci, poker online, lotterie istantanee, sale bingo e simili. Il settore del gioco d’azzardo legale fattura oltre 80 miliardi di euro all’anno. Sono 5mila le aziende coinvolte e oltre 120mila i lavoratori, per un giro d’affari che investe circa il 3,5% dell’intero Pil nazionale (quasi 80 miliardi di euro); mentre i giocatori “patologici e direttamente dipendenti” da gioco d’azzardo sono circa 900mila. Basterebbero tali dati a confermare l’incidenza del fenomeno sul tessuto economico – sociale del Paese, se non fosse che a tali cifre bisogna necessariamente aggiungere una quota non indifferente di nero/sommerso.

 

Nella rete degli strozziniEsposizione sul territorio

Tra crisi e povertà: i dati su Bari e la Puglia

Ieri mattina, con grande piacere e gratitudine, ho moderato, in Sala Murat, il seminario promosso dalla Cooperativa Sociale Caps e dall’Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni (Onds) dal titolo “Salute Senza Dimora”. Nell’articolo seguente la cronaca della manifestazione. Mi ha colpito molto non solo l’umiltà, ma anche la tenacia con cui tutti i soggetti sociali coinvolti hanno affrontato il tema della qualità della vita degli homeless in ragione di un sempre più profondo disagio sociale che richiama prepotentemente ciascuno di noi alla nostra corresponsabilità e che “noi benestanti”, tuttavia, non sempre vogliamo esaminare nella sua interezza non volendo abbassare lo sguardo e osservare il mondo (dal basso verso l’alto) dal punto di vista di queste persone sofferenti.

Bisogna credere ed investire nell’integrazione socio-sanitaria e nella cooperazione interistituzionali tra soggetti che possiedono una pluralità di sensibilità e competenze, perché è soltanto potenziando e valorizzando questi modelli anche culturali che possiamo provare a restituire dignità a queste persone “invisibili”. E’ fondamentale assicurare il diritto ad un alloggio che possa rappresentare anche psicologicamente un punto di riferimento per soggetti che denotano disturbi psichici e il diritto ad una sanità solidale per non ampliare il dramma dell’esclusione sociale. Un Paese e una città possono dirsi davvero giusti e nei quali il principio dell’uguaglianza è difeso con coerenza quando nessuno resta indietro; quando nessuno viene escluso dai processi democratici e sociali di una comunità che non può permettersi più di voltarsi dall’altro lato.

Alcuni dei dati diffusi ieri dal Presidente dell’Onds, e che si trovano nell’articolo seguente, mi hanno fatto tornare  in mente, infine, il Rapporto Puglia in Cifre 2012, curato da Ipres e del quale ho scritto per la Gazzetta dell’Economia, proprio per i preoccupanti dati relativi alle dinamiche sociali ed economiche della nostra regione.

Sarebbe lecito, pertanto, attendersi risposte più rigorose da parte dei soggetti politici e istituzionali preposti, ma in assenza dei quali dobbiamo registrare ed elogiare l’impegno crescente – come conferma anche l’Istat – delle cooperative e delle realtà sociali del Terzo Settore: è nel loro lavoro quotidiano ed invisibile, per gli invisibili, che può leggersi l’Italia migliore. L’Italia che reagisce e che non vuole sprofondare.

La povertà aumenta e la città si attrezza

Il greenbuilding del futuro: gli ecoquartieri

Uno dei primi prototipi italiani che si sta elaborando è a Vicenza. Anche a Torino, con atto del consiglio comunale, hanno avviato la riqualificazione di un’ex area industriale dismessa molto estesa. In Europa, invece, già da tempo, la pratica del greenbuilding declinata a livello urbano e non soltanto residenziale è sostenuta da forze politiche ed imprenditoriali virtuose che hanno compreso quanto fondamentale sia l’adozione e la promozione di una visione sostenibile dell’edilizia e dello sviluppo. Noti sono gli esempi tedeschi di Friburgo e di Hannover, ma anche di Stoccolma e di Copenhagen. Senza dimenticare, tuttavia, il modello brasiliano di Curitiba.

Per arrivare all’obiettivo – magari attuando le disposizioni previste da questa nuova legge statale sull’obbligatorietà del verde urbano – ci sono diverse possibilità (qui e qui due esempi), ma muovendo alla realizzazione o riqualificazione secondo i dettami della bioedilizia del singolo involucro edilizio da un lato e dall’integrazione di servizi di qualità per elevare il tenore di vita dei cittadini dall’altro. Anche perché l’industria del cemento è destinata al fallimento, almeno per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

Secondo me, soprattutto nel Mezzogiorno, come è stato dichiarato nella rassegna sull’edilizia sostenibile svoltasi a Bari nei giorni scorsi da me seguita per Epolis (nel link seguente tutti gli articoli) “GreenWorkShop”, la via  più innovativa porta alla Casa Passiva Mediterranea: ossia una residenza che produca più energia (rinnovabile) di quella necessaria per la sua corretta gestione, realizzata con materiali locali e sostenibili secondo un ciclo di vita assolutamente eco-compatibile. Questo, peraltro, agevolerebbe la formazione di una filiera artiginale e industriale di qualità che ricreerebbe occupazione (qui la storia del primo polo produttivo di bioedilizia in Italia). Producendo benefici anche economici e sociali, e non solo ambientali, essendo noto a molti quanto energivora sia oggi l’edilizia e quanto dannoso sia il modello vigente fondato sul cemento.

Occorre, perciò, cambiare il paradigma di riferimento. Il nostro deve essere, come dice Guido Viale, quello della sostenibilità. Ma dando al termine e alla visione una giusta connotazione, essendo oggi parola inflazionata che rischia solo di mistificare o di confondere.

L’edilizia, come la politica, deve costruire il bene comune. Deve contribuire ad edificare il nostro benessere.

(Upgrade – 07/07/2013: Anche Renzo Piano ha realizzato un eco-quartiere a Trento;qui l’illustrazione del progetto. E qui l’intervista al noto progettista)

Quando l’Italia sarà a “rifiuti zero”?

Qui un Piano Rifiuti ipocrita

“Mai”, risponderebbe, forse, qualcuno, in un eccesso di pessimismo (o di realismo, direbbe qualcun altro, soprattutto se si pensa ad alcune realtà del Mezzogiorno dove ci sono state forti tensioni sociali a causa dei rifiuti). A me piace pensare, invece, che presto questa strategia ritenuta da alcuni troppo utopista possa realizzarsi. E, in parte, già si sta compiendo una rivoluzione, anche culturale oltre che politica, senza precedenti. Pur in un Paese maltrattato come il nostro. In questi ultimi anni, infatti, il lavoro in modo particolare dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e dei suoi principali animatori è stato straordinario per la quantità e la qualità delle attività realizzate con una tenacia rarissima in un numero sempre crescente di Comuni che hanno cambiato i propri stili amministrativi e di vita. Hanno organizzato il coraggio sulla base di una precisa visione: costruire, con spirito collaborativo, un futuro migliore da consegnare alle prossime generazioni.

In Italia, la città simbolo, per una gestione virtuosa ed innovativa dei rifiuti, si trova in Toscana. E si chiama Capannori. Oggi ne scrive bene, e finalmente, dopo tanti anni di silenzio dei giornali nazionali, La Repubblica. Uno degli “eroi” di questa impresa chiamata “Zero Waste” – che, ad essere pignoli, non è solo “rifiuti zero”, ma anche “sprechi e consumi zero” – è Rossano Ercolini, ad aprile insignito del Premio Nobel 2013 per l’Ambiente.

Il nemico pubblico numero uno, per chiunque veda nel rifiuto una risorsa da valorizzare per un avvenire diverso partendo dalla raccolta differenziata spinta porta a porta, è la discarica. Più sono voluminose (e, contestualmente, anche pericolose visto che i percolati possono infiltrarsi nelle falde acquifere) più ci si allontana dalla possibilità di fare a meno degli inceneritori. O, come si chiamano in Italia, termovalorizzatori. Strumenti, benvoluti da una classe politica avida e collusa, potenzialmente letali, per le nanoparticelle e le sostanze inquinanti trasferite in atmosfera, dall’uomo facilmente inalabili. “Caminetti tecnologici” nei quali entrano rifiuti solidi urbani ed escono rifiuti speciali, come le ceneri, oltre alle suddette emissioni climalteranti. Nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, diceva Lavoiser. Il video seguente, nel quale intervisto proprio Rossano Ercolini – a Bari qualche giorno fa – complementare all’articolo postato, spiega bene la strategia Rifiuti Zero.

Alcuni giorni fa, infine, è stato presentato il Rapporto Ispra 2013 sui Rifiuti. Qui la versione integrale del documento. Qui un estratto. Qui una sintesi.

La produzione nazionale si attesta al di sotto di 30 milioni di tonnellate. L’anno scorso ogni abitante italiano ha prodotto 504 kg di rifiuti, ben 32 kg in meno rispetto al 2010. I costi 2011 del servizio di igiene urbana riferiscono di una spesa media annua pro capite di  157,04 euro, imputabili alla gestione dei rifiuti indifferenziati per il  42,6%, alle raccolte differenziate per il 24%, allo spazzamento e al lavaggio delle strade per il  14,4% e ai costi generali del servizio e del capitale investito perla rimanente percentuale. Ogni abitante spende in media all’anno 144 Euro al Nord, 193 Euro al Centro e 157 Euro al Sud. Il costo di gestione di 1 kg di rifiuto urbano ammonta a 29,2 centesimi; per ogni kg di rifiuti si spendono 27 centesimi di euro al Nord, 31 centesimi al Centro e 32 centesimi al Sud. La percentuale di copertura dei costi del servizio con i proventi dalla Tarsu e dalla tariffa sui rifiuti è passata dall’83,9% del 2001 al 94,1% del 2011, collocandosi ancora al di sotto della copertura totale dei costi prevista dalla normativa vigente in materia. A livello nazionale la raccolta differenziata si attesta al 37,7% nel 2011 e al 39,9% nel 2012.  I rifiuti urbani smaltiti in discarica nel 2012 sono 12 milioni di tonnellate (circa il 39% dei rifiuti urbani prodotti), 1,5 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2011 (-11,7%).

Decentramento. Ultimatum ad Emiliano?

In questi ultimi mesi, quasi ogni giorno, non solo sul nostro Epolis per mano della brava Alessandra, ma anche sugli altri quotidiani locali, si è scritto e si è discusso sul Decentramento. Su questo piccolo blog, assai umilmente, già da tempo ho posto la questione, convinto che i Municipi o i Comuni, nel caso di Area Metropolitana, potrebbero produrre non pochi benefici. Ieri ho avuto la possibilità di dialogare con lo storico ed appassionato Tonino Gadaleta, referente del Comitato per i Municipi, e la sintesi del nostro scambio è nel seguente articolo, uscito sull’edizione odierna di Epolis. Ho fatto riferimento, nel testo, ad un’analisi tratta da Lavoce.info. Chi è interessato può trovarla qui.

Decentramento_Ultimatum al Comune

Equanima: quando la carità incontra l’ecologia

Look della solidarietà. Banco Equanima

Uno scatto (in avanti) per il Museo della Fotografia

Ieri, su Epolis, un nuovo articolo dedicato al Museo della Fotografia di Bari, del quale mi ero già occupato, con l’intervista a Nicola Costantino, Rettore del Politecnico – presso cui dovrebbe fisicamente sorgere – e a Pio Meledandri, Direttore del Museo.

Fotografia il museo avrà.. lo scatto

“Inside Carceri”: quello di Bari tra i peggiori

E’ questo il nome dell’iniziativa svoltasi un paio di giorni fa presso la Mediateca Regionale Pugliese e a cui ho partecipato con grande piacere ed attenzione. Nell’articolo seguente, uscito per Epolis, il racconto della manifestazione.

Inside Carceri

P.s. Ho già scritto di carceri, su questo blog, essendo un tema che mi sta molto a cuore, per i suoi risvolti sociali, e che seguo da tempo. Qui e qui gli articoli precedenti. (Intanto, nell’istituto penitenziario di Bari, continuano ad accadere simili cose)

Oggi partecipo a “Leggere per leggere”

Alle 17 circa interverrò presso la Sala Riunioni di Santa Teresa dei Maschi, a Barivecchia, per la prima delle tre iniziative promosse dall’Associazione “Puglia Legge”, che opera mirabilmente sul nostro territorio da tempo, con il fine di stimolare nei più piccoli un virtuoso processo pedagogico attraverso la lettura. Invitato come cronista di Epolis, cercherò molto brevemente di spiegare perché leggere è importante. La lettura è vita.

Leggere per leggere

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