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Un italiano eletto consigliere a Londra

In principio era la fuga di cervelli. Poi la cronica e graduale involuzione della società e della politica italiana, ha partorito un’altra incredibile dinamica: la fuga della nostra possibile futura classe dirigente. Ed è la storia di Lazzaro che diventa consigliere municipale a Londra.

Prima bisogna essere ovviamente iscritti al partito, e io lo ero già da alcuni anni. Quindi, affinché la candidatura sia ammissibile, occorre presentare un curriculum e superare un esame da parte di una apposita commissione che ti deve giudicare idoneo. Infine bisogna ricevere il voto di appoggio della maggioranza degli iscritti alla tua sezione. E io ho seguito appunto questa trafila.

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Afghanistan. Per cosa sono morti?

Il dossier di Peacereporter sui sei soldati italiani uccisi a Kabul
e su una guerra assurda
:

Per cosa sono morti?

Per difendere la pace, la libertà, la democrazia in Afghanistan e la sicurezza internazionale come dicono i nostri politici?

Afghanistan, un milione e mezzo di euro al giorno

I costi umani ed economici di questa guerra, la ricostruzione che non c’è, il crescente coinvolgimento delle truppe italiane.

Strage. Massacro. Inferno. Reagire

Quali sono le parole che vengono iniettate negli occhi della platea di lettori, del pubblico.

Lettera a Saviano

Da un figlio del Sud a un altro figlio del Sud. Commento all’articolo di Repubblica “Quel sangue del Sud versato per il Paese”

Vittime da curare o da interrogare?

Mentre si piangono i morti italiani, un chirurgo di Emergency a Kabul racconta che fine fanno i feriti afgani

Afghanistan, le vittime civili

Le testimonianze dei civili afgani ricoverati nell’ospedale di Emergency a Lashkargah, Helmand

I costi della guerra e della pace

Video del dibattito fiorentino sull’Afghanistan organizzato da Peacereporter


Afghanistan. Per cosa sono morti?, Peacereporter

“E’ stata una strage..”

La settimana scorsa, in questa italietta nostrana dove lo scandalo è all’ordine del giorno quasi quanto l’indifferenza del popolo che con crescente menefreghismo reagisce alle disgraziate “fatalità” che colpiscono il nostro Paese, è avvenuta una nuova strage “marina”, consumatasi nelle acque del Mediterraneo, e che lascia basiti, oltre che sgomenti, per il numero di vittime provocate: quasi 75 morti su un totale di 80 persone partite dall’Eritrea.

Stando a quanto raccontano gli immigrati sopravvissuti, – cinque – ben 10 pescherecci avrebbero ignorato le loro richieste di aiuto. “Durante la traversata – ha raccontato uno dei sopravvissuti a un mediatore culturale di Save the children – abbiamo incrociato almeno dieci imbarcazioni, alle quali abbiamo chiesto inutilmente aiuto. Solo nei giorni scorsi un pescatore ci ha offerto acqua e cibo».

Un tetro reality show si è consumato..
Dove protagonisti, involontari, sono diventati sia quelli che sono morti sia quelli che si sono salvati.. Uomini che questa Nazione, fondata sulla mignottocrazia e bagnata dal sangue delle stragi mafiose, ha deciso di trattare peggio degli animali da soma del medioevo, fustigandone il dolore e la memoria, tranciandone la speranza e la dignità.

Nessun altro ha voluto partecipare a questo reality senza divi. Neanche da spettatori. Chi ha visto ha preferito chiudere gli occhi, cercare di scacciare dalla mente quei volti disperati, quei corpi consumati dal sole e dal caldo, quelle voci che con il poco fiato che ancora avevano chiedevano aiuto. Gli effetti della legge sulla sicurezza che trasforma la clandestinità in reato cominciano a farsi sentire. Nessuno ha visto. Nessuno ha segnalato. Nessuno ha soccorso. “E’ la naturale e inevitabile conseguenza di una politica feroce, crudele e razzista – ci dice don Vinicio Albanesi da anni dà voce alle fasce più deboli della società. Il messaggio che è passato con il pacchetto sicurezza è che noi ci prendiamo i regolari, di tutti gli altri non ci importa niente”.

Parole ancora più dure vengono dall’Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani: chiudiamo gli occhi come con la Shoah (“L’Occidente ha occhi chiusi” non ha voluto vedere il barcone degli eritrei dispersi in mare, come durante il nazismo nessuno vedeva i convogli piombati pieni di ebrei). E ancora: “Nessuna politica di controllo dell’immigrazione consente a una comunità internazionale di lasciare una barca carica di naufraghi al suo destino”.

Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, nel corso di un’intervista, dice: “Sta diventando un fattore culturale, non si va più oltre il dato apparente, come se si volesse disumanizzare le vicende.. Dal mare non nasce la minaccia e si deve pensare che questa analisi della minaccia incide sulle persone. La maggior parte di loro chiede asilo. L’enfatizzzione degli aspetti negativi degli immigrati influenza l’opinione pubblica. Il governo Italiano rispetto a queste vicende ha adottato la politica dei respingimenti che entra in rotta di collisione col diritto d’asilo. Portare avanti questa politica penalizza queste persone che sono comunque alla ricerca di sicurezza e pace“.

Duro, anzi durissimo, invece, il commento del senatore del Pd, Pietro Marcenaro, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani: “Maroni è un uomo che da sempre rifiuta le proprie responsabilità, è un uomo che rifiuta di guardare le conseguenze delle sue azioni. Lo ha fatto per Lampedusa e continua a farlo. Il fatto che di fronte a una cosa così grave l’unica cosa che esca dalla sua bocca sia di mettere in dubbio la versione di queste persone la dice lunga sulla sua figura morale, prima ancora che politica. Prosegue, confutando dettagliatamente e maggiormente la sua tesi, aggiungendo che: “Il Governo si era impegnato a verificare l’accordo con la Libia, a controllarne la gestione, a rendersi garante del rispetto dei diritti fondamentali. Cosa ha fatto? Cosa sta facendo?” e “Gli eritrei, che fuggono da una zona di guerra, hanno quasi sempre il riconoscimento della protezione umanitaria. Ma allora perché una persona che ha diritto alla protezione umanitaria deve essere costretta alla clandestinità, a consegnarsi alle strutture e al meccanismo della tratta? Perché non si costruisce un meccanismo per cui chi ha diritto alla protezione umanitaria possa venire in modo trasparente nel nostro paese?

Il dramma non finisce qui.. Siccome il paradosso e una ostinata asseverazione al maligno contraddistingue la condotta di questo Governo xenofobo, razzista e amorale, cosi profondamente ricattato dai capricci isterici e deliranti della Lega, nonostante alcuni parlamentari del Pdl (giusto ammetterlo e riconoscerlo visto che non sono tutti corrotti e collusi con la mafia..), non si riconoscano in una normativa, come quella che introduce il reato di immigrazione clandestina, assolutamente indegna e incostituzionale, oltre che indecente per un paese storicamente liberale e democratico come il nostro, succede che – rivela l’Unità in questo articolo le vittime rischiano di essere anche colpevoli. I cinque eritrei recuperati rischiano l’incriminazione come clandestini. «Dobbiamo anche valutare l’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque eritrei: in base alle norme del decreto sulla sicurezza devono infatti rispondere di immigrazione clandestina, anche se sono nelle condizioni di fare richiesta d’asilo perchè riconosciuti cittadini di un Paese bisognosi di protezione», – ha spiegato il procuratore di Agrigento Renato Di Natale.

Alziamo la testa, maledizione!!

P.s.: Aggiornamento sul mancato scioglimento, per infiltrazione mafiosa, del comune di Fondi:

La gravità delle affermazioni di Berlusconi sulla vicenda Fondi, Antimafia Duemila
Fondi: l’informazione è la nostra unica “ronda” per il ripristino della legalità,
Anna Scalfati, Articolo 21
Il Caso Fondi: dalla Via Flacca alla via Pontina. La conquista del clan dei casalesi,
Antonio Turri, Articolo 21

Italia dall’Estero



Lo scorso 30 marzo, sul “The Guardian”, quotidiano britannico, e ripreso dal sito d’informazione “Italia dall’estero“, viene ripreso e pubblicato il seguente editoriale.

L’obiettivo principale di Silvio Berlusconi nella veste di Presidente del Consiglio sembra palesemente e spudoratamente ovvio. Sin da quando è entrato con prepotenza nel vuoto politico creatosi nel 1993, simultaneamente a destra con gli scandali di corruzione e a sinistra con la scomparsa del comunismo italiano, Berlusconi ha usato la propria carriera e potere politico per proteggere se stesso e il proprio impero mediatico dalla legge.

Durante il più lungo dei suoi tre mandati come Presidente del Consiglio, Berlusconi non solo è riuscito a consolidare la propria posizione di per sé già forte nell’industria italiana delle telecomunicazioni, di cui possiede attualmente circa la metà, ma è anche riuscito a fare approvare alcune leggi che gli garantiscono l’immunità giudiziaria. Quando la precedente legge è stata poi dichiarata incostituzionale, il neo-eletto Berlusconi l’ha ripresentata sotto nuove spoglie l’anno scorso ed è riuscito a farla approvare.

Il successo di Berlusconi è dovuto in parte alla sua audacia, ma soprattutto alla crescente debolezza dei suoi avversari. La sinistra italiana, in particolare, non è riuscita ad organizzare un’opposizione efficace. Eppure l’ultima mossa di Berlusconi, messa a punto ieri, che consiste nell’ingresso di Alleanza Nazionale – partito che nasce direttamente dalla tradizione fascista di Benito Mussolini – nella sua nuova formazione, il Popolo delle Libertà, potrebbe lasciare un segno più profondo nella vita pubblica italiana di qualsiasi altra azione fatta in passato dal magnate populista.

A differenza della Germania postbellica, l’Italia del dopoguerra non ha mai fatto i conti con la propria eredità fascista. Il risultato è che mentre in Germania il neofascismo non è mai riaffiorato seriamente, in Italia ci sono stati importanti segni di continuità, tra cui leggi e funzionari ereditati dall’era Mussolini e la rifondazione postbellica del rinominato partito fascista, a dispetto di una cultura pubblica in principio anti-fascista. Queste continuità stanno diventando più forti proprio ora. È un giorno di vergogna per l’Italia.

Alleanza Nazionale, tuttavia, ha fatto molta strada negli ultimi 60 anni. Il suo capo, Gianfranco Fini, ha abbandonato le vecchie ideologie politiche e ha diretto il partito verso il centro. Ha lavorato per più di 15 anni come alleato di Berlusconi. Parla della necessità del dialogo con l’Islam, denuncia l’antisemitismo e sostiene l’idea di un’Italia multietnica, posizioni che difficilmente si conciliano con quelle di Berlusconi, noto per le sue campagne populiste contro i rom e gli immigrati e propenso ad un razzismo leggero.

Nonostante le sue lontane origini liberali, l’Italia moderna è storicamente un paese di destra. Eppure, è sconvolgente pensare che tra i 20 capi mondiali che si incontreranno questa settimana al vertice sull’economia a Londra ci sarà un capo di Stato che ha ricostruito oggi la propria base politica sulle fondamenta gettate dai fascisti e che afferma che è probabile che come risultato la destra resterà al potere per generazioni.

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