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10 milioni ad Europa 7

Per un paio d’anni non ne abbiamo saputo più niente del processo amministrativo in corso, temendo che alla fine oltre al danno per l’imprenditore Di Stefano ci fosse anche la beffa. Ieri, invece, la Corte europea dei Diritti umani ha condannato l’Italia ad un risarcimento di (soli) dieci milioni di euro per avergli impedito, da un decennio a questa parte, di trasmettere sulle frequenze (mai concretamente assegnate) che aveva legittimamente vinto dopo il bando che era stato pubblicato dal Governo Italiano ai tempi in cui Gasparri era Ministro delle Telecomunicazioni. Quando la classe politica fece il possibile e l’impossibile per impedire che Emilio Fede e Rete4 andassero sul satellite e che questa emittente ne occupasse le frequenze trasmettendo programmi sicuramente di diversa fattura. Di questa vicenda, infine, ne ho scritto diffusamente sin dall’inizio, anno 2008 circa. Qui, qui e qui i post dedicati ad Europa7 – ero ancora sull’altro blog – e al suo contenzioso con lo Stato Italiano da un lato e con Rete4/Mediaset dall’altro. Non crediamo che la vicenda sia conclusa definitivamente. Giudiziariamente e politicamente. E in attesa di conoscere le “puntate successive” resta il rammarico e l’amarezza nel constatare che, con soldi pubblici sprecati a grandi quantità, si continua a privilegiare una esigua ed avida oligarchia disinteressandosi completamente del bene comune degli italiani, in questo caso la pluralità e la correttezza dell’informazione.

 

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Anche in vacanza stai pagando Berlusconi


Quando si parla del conflitto d’interessi di Berlusconi, lo sbadiglio incombe: troppo se n’è detto e ripetuto, al punto che a molti pare una scatola vuota, uno slogan rituale che non si capisce più nemmeno cosa voglia dire.

Quindi se siete tra quelli annoiati dal tema – ad agosto, poi – lasciate perdere questo palloso e lungo post: continuate serenamente a pensare che la nostra sia una democrazia come le altre e continuate a versare inconsapevolmente il vostro obolo in euro a Berlusconi.

A beneficio degli altri, magari poco avvertiti in merito eppur curiosi: il conflitto d’interessi sta nella possibilità che un tizio, essendo allo stesso tempo potente imprenditore e leader politico, usi il suo potere economico per avere vantaggi politici (chiameremo questa eventualità CASO A) e nel contempo usi il suo potere politico per avere vantaggi economici (chiameremo questa eventualità CASO B).

Si tratta quindi di un vantaggio bidirezionale, sia rispetto ai concorrenti nell’agone politico (CASO A) sia rispetto ai concorrenti nella competizione economica (CASO B).

Alcuni esempi del CASO A

Inizia tutto nel ‘94: quando per costruire il suo partito e vincere le prime elezioni Berlusconi ha usato la rete sul territorio della sua concessionaria di pubblicità Publitalia, quindi ha utilizzato il suo patrimonio personale per aprire circoli e sedi o per distribuire kit e bandiere.

Dal ‘94 a oggi, è stato costante l’uso delle sue tivù e dei suoi giornali per farsi una propaganda serrata (per i più giovani: sì, ha iniziato nel ‘94 non solo con Fede ma con gli show elettorali di Mengacci, Vianello, Mike Bongiorno e altri).

Più di recente: pensate se volete all’organizzazione del congresso fondativo del Pdl, per il quale ha pagato di tasca sua l’albergo a tutti i delegati per assicurarsi la sala piena in ovazione costante.

Un esempio recentissimo? L’utilizzo del proprio patrimonio privato per far tacere alcuni testimoni che potevano nuocere alla sua immagine politica nella questione delle escort.

Nel novero del CASO A vengono solitamente elencate anche le cosiddette leggi ad personam, cioè quelle leggi (fatte approvare da Berlusconi) senza le quali il Berlusconi stesso avrebbe subito potenzialmente conseguenze di carattere penale che avrebbero nuociuto gravemente alla sua carriera di politico: tra le altre, la modifica alle legge sul falso in bilancio che ha permesso a Berlusconi di essere assolto in tre processi (All Iberian, Sme-Ariosto, bilanci Fininvest) mentre con la legge precedente sarebbe stato condannato; più di recente, il Lodo Schifani (le cinque più alte cariche dello Stato non possono più essere processate) che ha escluso Berlusconi dal processo Mills per il quale la sentenza di primo grado ha certificato l’avvenuta corruzione – sicché al momento è stato condannato il corrotto ma non il corruttore.

Ma ora esplode il CASO B

Meno enfasi ha avuto, nel corso degli anni, l’utilizzo (speculare al precedente) del potere politico per avere vantaggi economici a danno della concorrenza.

Essendo Berlusconi un imprenditore prevalentemente televisivo, i vantaggi economici sono stati sostanzialmente ottenuti con il decreto legge numero 352 del 2003, che ha prorogato l’occupazione da parte di Retequattro delle frequenze analogiche spettanti al canale Europa 7, e poi con la legge Gasparri, che ha “riordinato” il sistema radiotelevisivo a tutto vantaggio di Mediaset, infine con il raddoppio dell’Iva sulle pay tv, quindi sostanzialmente su Sky.

Bene: per quanto riguarda il CASO B è bene sapere che non è affatto finita, anzi: con il passaggio in corso al digitale terrestre siamo all’inizio di un uso che definirei “estremo” del potere politico di Berlusconi a favore della sua azienda e per distorcere la concorrenza.

La cosa è talmente gigantesca che oggi se n’è accorto perfino il sonnolento Corriere.

Quanti milioni di euro di soldi pubblici sono stati spesi e continuano a essere spesi per favorire (anzi: imporre) il passaggio al digitale terrestre (con gli incentivi sui decoder e le massicce campagne pubblicitarie) a dispetto del concorrente satellitare Sky (che tra l’altro rappresenta una tecnologia più avanzata)?

Quanti milioni di euro di soldi pubblici perderà la Rai (anche in termini di inserzioni) con la decisione voluta da Berlusconi di far uscire gradualmente la tivù di Stato dal pacchetto Sky?

Quanti soldi sta spendendo la Rai – quindi noi tutti che ne siamo involontariamente azionisti – per costruire insieme a Mediaset un’inutile piattaforma satellitare (Tivusat) che serve solo a togliere abbonati a Sky, quindi a rintuzzare il principale concorrente di Mediaset in termini di fatturati?

Altro che slogan, altro che scatola vuota: oggi il conflitto d’interessi è di una semplicità disarmante. E consiste nel far uscire dei soldi dalle nostre tasche di contribuenti e azionisti Rai per farle entrare in quelle dell’azionista di Mediaset.

Anche in vacanza stai pagando Berlusconi, Piovono Rane, Alessandro Gilioli, Espresso

Silvio, tra Sky ed Europa7

«Ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell’Iva. Abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l’Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E’ proprio questa la vera storia del trattamento fiscale agevolato per la pay tv? “L’espresso” ha fatto una piccola inchiesta per ricostruire la vicenda dello sconto dell’Iva a Telepiù, il primo nome della tv a pagamento che fu fondata dal gruppo Fininvest per essere ceduta prima a una cordata di imprenditori amici, poi ai francesi di Canal Plus e infine nel 2002 a Murdoch che la denominerà con il nome del suo gruppo: Sky.

Si scopre così che l’Iva agevolata sugli abbonamenti della pay-tv italiana è stata un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministero retto dal socialista Rino Formica e dal governo Andreotti a Silvio Berlusconi in persona. Non solo: dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c’era persino stato un tentativo di corruzione.

Nel 1997 Il pubblico ministero Margherita Taddei chiese il rinvio a giudizio per Berlusconi. Lo chiese anche sulla base di un fax che fu trovato durante una perquisizione. La missiva era opera di Salvatore Sciascia, allora manager Fininvest e oggi parlamentare del Pdl nonostante una condanna definitiva in un altro procedimento per le mazzette pagate dal gruppo alle Fiamme Gialle. Nel fax, diretto a Silvio Berlusconi, Sciascia chiedeva di spingere per far nominare alla Corte dei Conti il dirigente del ministero delle Finanze Ludovico Verzellesi, meritevole perché in precedenza si era speso per fare ottenere l’agevolazione dell’Iva al 4 per cento per Telepiù. In pratica, secondo la ricostruzione dei magistrati, la raccomandazione era il ringraziamento di Fininvest per il trattamento ricevuto.

continua qui:

[… Leggere qui l’introduzione]

C’è, invece, un’altra procedura di infrazione, questa volta vera, a cui il governo ha preferito non rispondere. E nemmeno in presenza di una sentenza della Corte di Giustizia Europea. Ci riferiamo alla vicenda Retequattro – Europa7. “La falsità e la ipocrisia della decisione assunta è ricavabile anche dal diverso atteggiamento tenuto sulla vicenda Europa 7. – afferma Beppe Giulietti – In questo caso la procedura di infrazione è già stata aperta, il tribunale europeo ha chiesto la immediata concessione delle frequenze e la fine di ogni pratica distorsiva del mercato. Di fronte a questi pronunciamenti e alla minaccia di sanzioni economiche, il governo Berlusconi ha risposto con un decreto per tutelate le proprietà di Berlusconi medesimo. “

Così dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo, la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all’anno se Rete 4 non cederà a Europa 7 le frequenze che la rete ha in concessione dallo Stato.

Per l’Europa l’assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi. La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Ad oggi la non applicazione di quella sentenza costa all’Italia e quindi a noi 374,15 milioni di euro. Ogni giorno 350mila euro in più.

Perchè allora Tremonti non ci spiega il perchè di questa scelta diversa? Perchè è giusto allineare l’Iva di Sky immediatamente e invece, di fronte ad una crisi economica così forte, stabiliamo che lo Stato possa spendere senza fiatare 350mila euro al giorno per dare modo a Retequattro di continuare a violare la legge? E perchè dalle opposizioni, in nessuna trasmissione di approfondimento politico e da nessun collega abbiamo sentito porre al ministro o ai rappresentanti del governo questa domanda?

Dal punto di vista temporale pensate solamente che per far trovare Sky nella stessa situazione di Retequattro dal punto di vista legale, dovrebbero passare addirittura due anni. Dopo quell’avviso informale serve la procedura di infrazione e poi il ricorso alla Corte di Giustizia Europea che si dovrebbe esprimere sull’eventuale mancato rispetto della procedura di infrazione da parte del Governo Italiano. Solo a quel punto scatterebbe la condanna dell’Italia e una multa. Tempi tecnici per arrivare a questa eventualità? Due anni, per l’appunto.

Fa dunque bene il nostro portavoce, Giuseppe Giulietti ad affermare sul suo blog “Basta con i privilegi, basta con gli abusi, urlavano i guardiani del conflitto di interessi”. E condividiamo pienamente le sue considerazioni finali: “voglio assumere il pubblico impegno a votare la proposta del governo sulle aliquote iva – afferma Giulietti – se il medesimo governo nella stessa seduta annuncerà la immediata concessione delle frequenze a Europa 7. Se, come è possibile, faranno finta di nulla, sarà chiaro a tutti che questo non è solo il governo del conflitto di interessi, ma anche e soprattutto il governo che vuole eliminare tutti gli interessi in contrasto con quelli del capo supremo”.

Passateparola.

Spegniamo Rete4

Quando Mercoledi 7 Maggio scrissi del Caso Europa7 su questo blog, pur con lo sconcerto e con l’indignazione per una vicenda che si trascina da quasi nove anni non trovando un epilogo razionale e legale anche di fronte a delle sentenze della Corte di Giustizia Europea a causa delle reiterate e perpetrate violazioni al diritto comunitario esercitate dal nostro “homo novus” della politica, Silvio Berlusconi, non potevo immaginare che a distanza di neanche un mese, intorno a tale “affaire”, si sarebbe alzata un pò di polvere.

Perchè alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni nel nostro Paese, non si può certamente dire che le reazioni espresse siano di intensità tale da scalfire la granitica fermezza del faccendiere di Arcore di portare a termine, a norma di legge, un altro suo progetto privato dal quale derivano, ovviamente, notevoli introiti pubblicitari e aziendali da smistare non nelle casse dello stato ma in quelle della sua azienda Mediaset.

Quindi con la speranza che nessun si sia illuso o abbia avventato un mezzo sorriso oggi nell’apprendere che il Partito Democratico e l’Italia dei Valori, vera ed unica opposizione, siano riusciti nell’intento di indurre il sottosegretario alla Comunicazione Paolo Romani a modificare per la seconda volta in due giorni il testo dell’emendamento che per quanto potrà essere revisionato non sarà nè potrà essere mai accettabile, da parte della cittadinanza seria, onesta e che pretende giustizia, fino a quando non si darà piena attuazione alle sentenze della Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia Europea che sanciscono l’illegittimità tanto della legge Gasparri quanto del regime transitorio che consentirebbe a chi detiene attualmente le frequenze analogiche di raddoppiare quelle del digitale (quando verosimilmente nel 2015 si sposteranno tutti sul digitale) estromettendo di fatto dal libero mercato e da una trasparente concorrenza Francesco Di Stefano ed Europa7, occorre che quanta più gente possibile si informi di quello che accade nel nostro paese e si faccia di conseguenza una propria idea.

Sul Corriere della Sera e su La Repubblica di oggi non si fa che parlare delle rivalse politiche della Melandri o di altri del Pd nei confronti di quelli del Pdl col solo Donadi dell’Idv molto cauto nei toni nonostante sia stato ritirato uno dei commi peggiori introdotti nel decreto che solo di facciata recepisce le istanze provenienti dall’Europa in quanto è evidente che il legislatore italiano non adempie e non accoglie, come dovrebbe essere, il diritto comunitario a cui bisogna ottemperare.

Non si parla di Europa7, non si parla dell’infrazione che costerà a noi cittadini, retroattivamente dal primo gennaio 2006, quasi 350 mila euro al giorno che fanno centinaia di milioni di euro sperperati inutilmente, non si parla dei quasi 2 miliardi di euro che verranno dati a Francesco Di Stefano come risarcimento danni per non aver mai potuto avviare le sue produzioni nonostante il parere favorevole dei diversi organi della Magistratura Italiana ed Europea cosi arrogantemente vilipese dal nostro Presidente del Consiglio, non si parla dell’incostituzionalità della Legge Gasparri, non si parla di niente di quello che dovrebbe essere al centro del tema di discussione soprattutto se si parla di Rete4 e di Europa7.

Si parla, invece, di cosa pensano i politici di destra e di sinistra.

E se pensiamo che un Vespa o un Floris dedichino una puntata dei loro fatiscenti e indegni rotocalchi televisivi a questi temi che tanto affliggono milioni di italiani, saremmo solo degli stolti e degli ingenui.

Bruno Vespa sta preparando una nuova serie di trasmissioni per la Franzoni e per il Processo di Cogne con sociologi e opinionisti vari ospiti fissi, Giovanni Floris una serie speciale che consentirà a qualche rappresentante del Governo di osannare il loro miracoloso operato in queste prime settimane.

Questa è oggi l’Informazione in Italia?

Se avessimo solo questi strumenti, ci sarebbe molto da piangere oltre ad esprimere una buona dose di rabbia e di sgomento, ma per fortuna attraverso la Rete è possibile discernere il marcio dal sano e chi ha sete di libera informazione su questo come su altri temi ha solo l’imbarazzo della scelta perchè dalla rete si sta alimentando una nuova rivoluzione culturale e sociale che diventerà presto epocale che sgominerà questa truppa di manigoldi e di truffoli arroccati sui loro scranni di maleodorante potere.

Consiglio, a tal proposito, le seguenti letture:

Perdura in Europa l’anomalia italiana
Emendamento «SalvaRete4». La logica del privilegio
Emendamento salva-Rete4: furbizia e mezze verità
Stop all’emendamento salva Retequattro. La prima legge vergogna del governo Berlusconi ter
Tv: i parlamentari devono decidere il loro comportamento parlamentare sulla base dei sondaggi?
Note tecniche relative al decreto Salva-Rete4

Se un tempo si inneggiava alla Resistenza, oggi bisogna inneggiare alla Libera Informazione in Libero Stato.

Il caso Europa 7

A pochi giorni dal secondo Vday lanciato da Beppe Grillo attraverso il suo blog per una Libera Informazione in Libero Stato, e in attesa di dedicare a tale rassegna una apposita discussione nei prossimi giorni, nella quale racconterò anche della mia esperienza come membro del Meetup dei Grilli Attivi di Bari, straordinario nella giornata del 25 aprile nella raccolta, nel nostro territorio, in due distinti banchetti, di quasi 4500 firme, ritengo sia oggi fondamentale concentrarci sul caso Europa 7. (peraltro alla base del 3° referendum di Grillo che prevede l’abolizione della Legge Gasparri)

E rivolgo oggi, più che in altre giornate, un pensiero e una riflessione in merito alla vicenda di Europa 7 proprio perchè nella giornata di ieri il Consiglio di Stato ha deciso di quanto lo Stato debba risarcire il proprietario di tale emittente “fantasma” Francesco Di Stefano per la mancata assegnazione delle frequenze e se consentirle finalmente di trasmettere su scala nazionale.

Ma andiamo con ordine, riassumendo e sintetizzando la vicenda della “tv che non c’è” proprio per capire bene come siamo arrivati allo stato dei fatti attuale.

La vicenda Europa 7, dal 1999 ad oggi

Nel 1994 la Corte costituzionale stabilisce che Mediaset deve cedere una rete o mandarla sul satellite. Da un accordo fra D’Alema e Berlusconi, nasce la Bicamerale per riformare la Costituzione: merce di scambio, il futuro delle tv del Cavaliere.
Nel 1998 l’Agcom presenta il nuovo piano per le frequenze e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali disponibili. Presenta domanda di concessione anche un outsider: Francesco Di Stefano . Il quale riesce subito, nel 1999, ad aggiudicarsi una rete nazionale: con soddisfazione anche perché Europa7 s’è piazzata al primo posto per qualità dei programmi (uno dei criteri di scelta). Purtroppo le frequenze sono occupate da Rete4 e Telepiù nero, cioè da Berlusconi, che non ha alcuna intenzione di liberarle. Di Stefano si rivolge al Tar, al Consiglio di Stato, alla Corte costituzionale. Berlusconi, di nuovo al governo, a fine 2002, firma il decreto salva-Rete4 che concede altri sei mesi di proroga, in attesa della Gasparri, approvata nell’aprile 2004: la scusa per mantenere lo status quo in barba alla Consulta è sempre il digitale terrestre. Chi ha perso la gara (Rete4) vince, chi ha vinto la gara (Europa7) perde. Il 19 giugno 2006, con il centrosinistra al governo, la Commissione europea invia al nostro governo una lettera di «messa in mora» del duopolio Rai-Mediaset, giudicando intollerabile che in Italia possa accedere al digitale terrestre solo chi già possiede emittenti nell’analogico. Se la Gasparri non sarà smantellata entro il 2009, l’Italia dovrà pagare una multa fino a 400 mila euro al giorno con effetto retroattivo dal 2006. Rete4 ottiene l’ennesima proroga. La scusa è il sempre imminente arrivo del digitale terrestre, fissato ora per il 2012 (6 anni dopo la data annunciata da Gasparri). Entro il 2009, Rai e Mediaset dovranno anticipare il trasloco di una rete al digitale. A novembre 2006, davanti alla Corte europea, ci si attendeva che l’Italia cambiasse posizione, riconoscendo finalmente i diritti acquisiti da Europa7. Invece, a sorpresa si mantiene la linea del governo Berlusconi: si difende la legge Gasparri. L’Unione difende in Europa una legge che ha promesso di smantellare in Italia. Il 31 gennaio 2008 la Corte emette finalmente la sentenza: le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere al posto di Europa7 sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali: la Maccanico, il salva-Rete4, la Gasparri, ma anche la Gentiloni. Tutte infatti concedono un infinito “regime transitorio” a Rete4, che invece va spenta subito, senza indugi, dando a Europa7 ciò che è di Europa7. Ma la classe politica fa finta di nulla. Veltroni quella sentenza la conosce, ignorandola. Chi teme l’inciucio prossimo venturo si tranquillizzi: Veltrusconi è già tra noi.

Vediamo ora come si sono presentate ieri le parti in causa davanti al Consiglio di Stato.

Nella causa il governo è rappresentato dall’Avvocatura dello Stato.
La quale sorprendentemente è stata incaricata dal ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni di respingere le richieste dell’editore Francesco Di Stefano e di difendere lo status quo: cioè la legge Gasparri e il diritto di Rete4 a occupare le frequenze anche senza concessione (perduta da Mediaset e vinta da Europa7 nel 1999). Un fatto già abbastanza singolare: l’Unione aveva promesso di abrogare la Gasparri e il 31 gennaio la Corte Europea di Giustizia ha sostenuto i diritti di Europa7 contro quelli di Rete4. Ma non basta.

Dalla lettura del post, relativamente a questa faccenda, redatto oggi da Marco Travaglio sul suo blog, si evince chiaramente, con sfumature che dire raccapriccianti oltre che inquietanti è poco, come lo Stato, nella sua cronica e pestilenziale incapacità di recepire e attuare la recente sentenza della Corte Europea di Lussemburgo, non abbia intenzione di tutelare un privato cittadino attribuendogli cosa gli spetta di diritto dal 1999, ma dimostrandosi ancora una volta schiavo di un sistema nel quale le lobby del potere economico contano infinitamente di più degli interessi di un singolo cittadinoche vorrebbe operare, senza discriminazioni, nel rispetto delle regole e della legalità, per il bene dell’intera cittadinanza italiana.

Chiudo con i seguenti video, il secondo dei quali relativo ad una intervista audio di ieri, martedi 6 maggio, a Francesco Di Stefano, realizzata dai ragazzi di Qui Milano Libera.

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