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Dichiariamo guerra all’azzardo, anche a Bari

Da circa un anno e mezzo, ossia da quando è stato sdoganato pericolosamente, anche attraverso i nuovi mezzi digitali, il gioco d’azzardo (legittimato anche dallo Stato che ci guadagna attraverso i monopoli, senza poi esercitare rigorose funzioni di controllo capillare sul territorio), osservo l’evoluzione del fenomeno che si annida sempre più nelle pieghe della disperazione di coloro che, a prescindere dall’età, sfidano la fortuna per cercare di ricostruire una quotidianità flagellata dalla precarietà o dalla disoccupazione. Si gioca per soldi, altro che l’ipocrisia del passatempo o della mera curiosità. Si inizia, quasi sempre, dalla curiosità, certamente. Senza accorgersi, poi, che per entrare nella spirale, spesso della perversione inconsapevole, non ci vuole molto tempo. E non tutti quelli che praticano questo vizio sono ludopatici.

Anche se le statistiche eleborate ora dal Censis ora da altri istituti di monitoraggio dovrebbero imporre a tutti riflessioni più serie e mirate. Essendoci, purtroppo, il rischio elevato che dietro “il mondo dell’azzardo” (sale giochi di tutti i tipi, reali o virtuali che siano) si celino le organizzazioni criminali che hanno, da sempre, la necessità di reinvestire in attività legali o borderline i loro miliardi sporchi e nauseabondi. In questa sede, però, non intendo pubblicare gli esiti di un nuovo studio – come feci qui, tempo fa – ma evidenziare, semmai, i tentativi virtuosi elaborati dai sindaci dei Comuni di Reggio Emilia e di Genova, Delrio e Doria, per contrastare il fenomeno richiamato che nuoce gravemente alla salute della collettività e, in particolare, sull’integrità delle persone più giovani e fragili. Iniziative concrete che vanno ad aggiungersi a quelle già avanzate dall’organizzazione Avviso Pubblico, tra le quali, segnalo, il Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo.

Mi auguro, quindi, un’assunzione di corresponsabilità anche da parte del nostro comune, quello di Bari, affinché si attivi immediatamente, e finalmente, per arginare e debellare il fenomeno che nella nostra città sta mietendo molte vittime, non solo giovani, e che, probabilmente, è gestito dalla criminalità organizzata locale.

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Una nomina inquietante

E apparentemente inutile è quella di Gianni De Gennaro a Sottosegretario all’Intelligence. Proposta da Mario Monti in persona, all’improvviso e senza una formale necessità che sia stata spiegata poi pubblicamente, nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri. Mi inquieta, molto, questa nomina non tanto o non solo perché l’ex Capo della Polizia – anche se assolto dalla magistratura – è coinvolto moralmente in quel grande scandalo del nostro Paese che risponde al nome di G8, quello di Genova del 2001, che viene sempre ricordato da tutti i principali organi di stampa nazionali; ma soprattutto perché il nome di Gianni De Gennaro si è fatto, proprio recentemente, sempre più insistente nei processi di mafia in corso a Palermo e a Caltanissetta che hanno il fine di individuare i veri mandanti delle Stragi di Stato del 1992. I misteri, assai diffusi nel nostro Paese, e più in generale la proverbiale mancanza di fiducia nei confronti di chi lo gestisce per interposta persona, essendo oggi il vero potere occulto per definizione – e annidato intrinsecamente con la centenaria questione criminale che ha caratterizzato la Storia d’Italia – mi induce, onestamente, ma vorrei sbagliarmi, a fidarmi pochissimo della coincidenza avutasi. E la domanda, principale, che porrei a Monti, è questa: qualora emergessero notizie di reato ai danni del Dott. De Gennaro, relativamente ai fatti di mafia del 1992, costui si dimetterebbe dall’incarico, accettando di farsi processare come una persona qualsiasi? E successivamente, potrebbe, cortesemente, farci sapere da chi ed eventualmente perché, ha ricevuto il suggerimento di nominare un tale Sottosegretario, a meno che la scelta non sia dovuta al rischio che torni il terrorismo nel nostro Paese, leggasi attentato al manager dell’Ansaldo?

Anche il Porto si fa “smart”

Ma non è quello di Bari, purtroppo. E’ quello di Genova.

La mafia perde e perderà perchè è una merda

Si è svolta a Genova, nello scorso fine settimana, la XVII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa congiuntamente da Libera e da Avviso Pubblico. Una grandissima manifestazione, dai mille significati, come ho provato a raccontare in questo articolo. E’ sempre sorprendente la dignità dei familiari delle vittime che chiedono di ottenere verità e giustizia per i loro cari, spesso scomparsi senza una validissima motivazione. Non sbraitano, non urlano, non offendono, non denigrano. Parlano ed ascoltano, con umiltà ed educazione. Il dolore, paradossalmente, addolcisce anche gli animi più severi. La nostra classe dirigente, quella politica in particolare, dovrebbe imparare questa lezione di civiltà e saperla praticare con moralità. Nel ventennale delle Stragi di Stato, nel trentennale dell’omicidio di Pio La Torre, a pochi mesi dal ritrovamento del cadavere di Placido Rizzotto, ci si sarebbe aspettati un messaggio diverso dalla politica. A pochi giorni, inoltre, dalla notizia che la Commissione Europea sta predisponendo una direttiva europea che agevoli sequestri e confische. Mentre il Parlamento Europeo ha approvato il progetto di una Commissione Parlamentare Antimafia Comunitaria. Invece la risposta della politica politicienne è stata, come era lecito aspettarsi, delle peggiori: indifferenza assoluta. Forse, alla fine, è stato meglio cosi. Perchè quando il Parlamento, specchio del Paese, è culturalmente mafioso e moralmente assoggettato al vizio della corruzione e del malaffare, avere suoi illustrissimi rappresentanti in un corteo simile, emblema invero di un’Italia che non si arrende e non si rassegna, avrebbe portato a rovinare una bellissima giornata di festa. Perchè quando la memoria diventa un dono, si fa testimonianza e si realizza compiutamente anche attraverso lo sguardo di quei familiari che portano lo stesso nome dei loro cari trucidati, il dolore lascia spazio alla speranza. Alla fiducia che attraverso il buon esempio si alimenti una diversa consapevolezza e convinzione che soltanto se siamo noi stessi, per primi, frutti di legalità il nostro Paese non sarà in futuro più avvelenato.

La zona grigia è il vero problema. La forza della mafia non sta nella mafia, è fuori, è in quella zona grigia costituita da segmenti della politica, del mondo delle professioni e dell’imprenditoria. Oggi siamo qui per dire che la mafia perde e che noi vinciamo. Qui c’è una parte d’Italia che vuole dire da che parte sta. Vogliamo meno parole e più fatti da parte di tutti. 

Le primarie di Genova

Non voglio parlare del Pd e dei suoi errori vari di valutazione o di Vendola e del suo fiuto a salire per tempo sul carro del vincitore. Ma vorrei ragionare di politica. Almeno ci provo, con il mio modesto punto di vista. Le primarie di Genova, secondo me, ci dicono essenzialmente due cose. La prima: la partecipazione in forte calo testimonia il disgusto per questa politica e per questa trasversale classe dirigente che parla ma non comunica niente. Che non sa far emozionare. Che ogni giorno rivela apertamente al Paese la propria incapacità di raccontare la realtà con realismo. Che fugge dalle proprie corresponsabilità. Che teme il confronto con i cittadini. La paura di perdere e di non essere all’altezza della situazione poi genera puntualmente quel che si sospetta. Come ha scritto Alfredo Reichlin nel libro “Il midollo del leone” chi non ha una visione di partito non ha una visione di società e viceversa. La seconda: gli italiani sono stanchi di votare il meno peggio, di doversi accontentare dei riciclati della politica. Ricercano e pretendono il meglio. Il meglio che non necessariamente è sinonimo di novità, ma oggi, legittimamente e in buona fede, si tende ad associare i due concetti, talmente regna nel Paese l’esasperazione per una gerontocrazia senza pudore e senza rispetto per le future generazioni. Una gerontocrazia che si alimenta con la mediocrità e la ricattabilità dei singoli che costituiscono questo anacronistico sistema politico e dirigenziale.

Odio e violenza al potere

Ieri, in tarda serata, ho appreso che da qualche ora era stata pronunciata a Genova la sentenza sui fatti del G8 del 2001, e prima ancora di conoscerne il verdetto, pur auspicando il massimo della pena per tutti i responsabili, gli agenti di Polizia e i loro diretti superiori, temevo, considerata la totale perdita del diritto e dei valori costituzionali della nostra Repubblica, che sarebbe accaduto quello che poi è realmente successo.

Ossia una sentenza che stabilisce lievissime condanne per 13 persone, principalmente gli agenti, e addirittura 16 assoluzioni riservate ai cosiddetti vertici della Polizia, come se i primi avessero agito da soli senza che i secondi sapessero nulla o non avessero dato garanzia di una certa impunità qualora fosse stato avviato un procedimento penale a loro carico per le torture, le violenze e le persecuzioni commesse con tanta crudeltà e barbaria.

Prima di esprimere con chiarezza il mio pensiero, la qual cosa avverrà con maggior lucidità e calma nei prossimi giorni, essendo ora ancora troppo scosso, ritengo, per non correre il rischio di essere etichettati dai soliti “facinorosi della comunicazione”, che una persona onesta che vuole informarsi correttamente su un evento, lo faccia attraverso una pluralità di fonti e di documenti al fine di poter valutare arbitrariamente e liberamente su cosa sia realmente accaduto e poter poi di conseguenza valutare se l’opinione pubblica corrente adempie ai suoi doveri deontologici e morali con probità e correttezza o se sarebbe il caso di sviluppare questo modello basato sull’opportunità di disporre di una ampia gamma di notizie dalle quali attingere il “proprio sapere”.

Genova 2001: al G8 prova generale di una Repubblica non più costituzionale, Articolo 21
La verità storica su Genova non la deve dare il Tribunale ma la politica, Articolo 21
Una sentenza vergognosa, ingiusta e pericolosa, Micromega
TUTTI I DOCUMENTI PROCESSUALI SUL G8 DI GENOVA, Micromega

Sentenza Diaz, Genova è stupita, La Repubblica
Blitz alla Diaz, 13 condanne. Assolti i vertici della Polizia, Corriere della Sera
I due superpoliziotti, gli agenti e il “Disegno” che non c’era, Corriere della Sera
Quel senso di ingiustizia che torna dopo 7 anni, Corriere della Sera

G8, il VIDEO inedito dell’irruzione alla Diaz

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