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Silvio a Bari: ecco perché

“Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni. Chiudo il sipario sulla mia vita coniugale. Io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla, e ci fa soffrire. Non posso più andare a braccetto con questo spettacolo. Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere. Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notoretà; e per una strana alchimia, il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore. Ho cercato di aiutarlo: ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile. Credevo avessero capito, mi sono sbagliata. Adesso dico basta”.

Con queste parole, pronunciate nell’aprile del 2009, Veronica Lario anticipa la decisione di voler divorziare dal coniuge Silvio Berlusconi, dopo la sua sorprendente ed inattesa partecipazione al 18° compleanno di Noemi Letizia, fino ad allora sconosciutissima  ragazza di Casoria, e le ancor più clamorose dichiarazioni rilasciate da costei alcuni giorno dopo. A distanza di anni, e nonostante una produzione industriale di articoli e di ricostruzioni sulla natura del rapporto, oltre che sull’origine della conoscenza (rimaste, in parte, avvolte nel mistero), tra l’ex premier e la giovane napoletana, sono rimaste solo le menzogne del politico più potente del Paese.

Di Noemi Letizia, peraltro, si è tornato a parlare in questi giorni. E il suo nome è stato associato a quello della marocchina Ruby, un’altra giovanissima ragazza frequentata da Berlusconi e tra le protagoniste dei suoi festini (da alcune di esse ribattezzate come “cene eleganti“), al centro di un processo per induzione alla prostituzione e concussione. Ma, per quanto scottanti (in tutti i sensi),  è dalla Procura di Bari che rischiano di giungere le peggiori conseguenze per l’ex premier, nell’ambito del “Caso Tarantini”, a causa del quale anche il Procuratore Capo Laudati sta vivendo una vera e propria “passione” che terminerà con il suo trasferimento in altro ufficio.

Certo, il Comune di Bari e la Regione Puglia sono attualmente governati da esponenti, ormai nazionali, del centrosinistra tanto avversato e contro la cui gestione probabilmente dirà qualcosa, seppur probabilmente con una certa pacatezza (per non logorare il suo tentativo di apparire, improvvisamente, moderato e conciliante per l’obiettivo delle larghe intese), ma il comizio di domani è il primo della nuova campagna elettorale che potrebbe aprirsi a breve se i suoi approcci “inciucisti” verso il Pd dovessero fallire. Con una novità importantissima che giustifica il dispiegamento di forze messe in campo per l’evento di domani, con tutto il Pdl locale e non solo mobilitato per il grande obiettivo: veder nascere la “nuova” Forza Italia che, con altro nome, dovrebbe diventare quel “partito popolare italiano” che Berlusconi sogna da tempo per poter tornare in Europa da grande protagonista.

E la scelta di far partire, quindi, questa ennesimo percorso politico da Bari – fermo restando il carattere assolutamente imprevedibile di Berlusconi che punta a creare “uno shock politico” (a partire dai suoi 8 punti) e che resta, per citare Montanelli, il più grande piazzista di sempre – si spiega, secondo me (ma posso benissimo sbagliare), dal suo rischioso tentativo di disinnescare, con il nuovo partito, l’ordigno giudiziario che potrebbe farlo esplodere predisposto dalla Procura di Bari, notoriamente sinistrorsa, secondo la vulgata del suo “popolo liberale”.

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A Bari è allarme cocaina!

Proprio a proposito dell’Impegno che deve essere individuale e collettivo assieme, se l’obiettivo è provare ad avere – non utopisticamente – una comunità nella quale riconoscerci tutti come cittadini e non come liberti o peggio come sudditi, una delle ragioni per le quali sono stato lontano da questo blog per quasi due anni è che negli ultimi dieci mesi – e senza che la cosa fosse minimamente prevista – mi sono trovato a scrivere sul più promettente ed incoraggiante web quotidiano della mia città, Go-Bari.it

E quello che segue è un frammento di uno dei miei ultimissimi editoriali dedicati alla cocaina che sta imbiancando il capoluogo pugliese e sul cui fenomeno vedo molta indifferenza ed omertà. E se da un lato me ne preoccupo, dall’altro mi incazzo. L’oro bianco è il collante tra la criminalità organizzata e una certa classe dirigente.

“Le recenti faide tra clan, per il controllo del territorio, da cosa sono state indotte? Dalla possibilità, per i gruppi egemoni, di gestire gli alti proventi generati dalla cocaina? Potremmo orientarci verso questa ipotesi per due ragioni. La prima: la cocaina, tornata prepotentemente in auge, secondo una recente rivelazione, giungerebbe dalla Campania, per “merito” della camorra. La seconda: Bari è una di quelle dove il consumo è tra i più alti. Non siamo tutti dei drogati, ma non sono pochi quelli che si stanno “sballando” in questa maniera”.

“La vicenda Tarantini, in fondo, nella “versione barese” non ci dice questo? Fino a prova contraria, uno dei suoi soci, Alessandro Mannarini, non è stato arrestato anche per droga e per i suoi intendimenti con alcuni boss? E lo stesso Tarantini, come si evince da alcune intercettazioni, non era sempre alla ricerca di “rubinetti da aprire” per autoapprovvigionarsi usando, poi, la cocaina come tangente, insieme alle escort, per corrompere politici, di ogni colore e livello, per ottenere appalti e concessioni?”

“A Bari la droga non è l’unico campo di interesse dei vari clan sparpagliati sul territorio. Altre piaghe sono l’usura e il pizzo, ma anche i “bet store” (dove si scommette sugli esiti di quasi tutte le competizioni sportive) e i “compro oro” sui quali solleviamo qualche altro interrogativo. Il Comune di Bari e la Camera di Commercio, ciascuno per le proprie competenze, perché hanno concesso la possibilità a dei privati di aprire questi esercizi che garantivano l’anonimato del cliente? Perché non si è arginata la proliferazione di queste attività poco trasparenti e borderline che speculano spesso sul dolore della gente con il rischio di un impressionante riciclaggio di denaro sporco?”

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