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Il femminicidio su radiosoundcity.net

Ebbene si. Chi l’avrebbe mai detto: da venerdi scorso, 1 marzo, anche io “faccio” radio. Il privilegio e l’opportunità mi è stata data dall’amico giornalista Luigi Bramato, il quale mi ha voluto coinvolgere, nella web radio presso cui già operava, Radio Sound City Network, in un nuovo progetto editoriale: quello di creare un approfondimento giornalistico settimanale dedicato all’attualità sociale, politica e culturale del nostro territorio. Dopo averci pensato qualche giorno, per il mio solito imbarazzo e pudore a non apparire troppo, ho deciso di accettare non solo per mettermi in gioco in questa sfida avvincente, ma per provare a portare il mio contributo, umile e sincero, con l’intento – forse troppo ambizioso – di accrescere la consapevolezza civica mediante il confronto costruttivo tra quanti vorranno condividere con noi questo percorso. E’ nata, cosi, “Mayday – Per non annegare nell’Informazione”.

La seconda trasmissione, quella di domani venerdi 8 marzo, è dedicata al “femminicidio”. A questa bestiale violenza di genere che interroga tutti: istituzioni, media, cittadini. Soprattutto noi uomini, ad essere onesti, dobbiamo cambiare e stravolgere i paradigmi etici e culturali con cui abbiamo convissuto fino ad oggi. Occorre una rivoluzione culturale stra-ordinaria. E chi teme di poter diventare carnefice deve farsi curare, preventivamente, senza vergognarsene. Perché poi, quando avvengono le tragedie, è sempre facile il commento o l’analisi, spesso dettati da pregiudizio o ignoranza o malafede. E non possiamo più permetterci un Paese cosi, semplicemente.

La puntata di domani sarà particolarmente interessante, intervenendo in studio Elena Straziota, del Centro Antiviolenza di Bari.

L’appuntamento è, quindi, dalle 19 alle 20 circa, ogni venerdi, in diretta streaming su radiosoundcity.net

locandina seconda puntata

Ecco, infine, per la cronaca, la foto scattata al termine della prima puntata di venerdi scorso, con l’ospite Leo Palmisano, l’amico scrittore e sociologo che è intervenuto per analizzare l’esito elettorale delle Politiche 2013.

Foto prima puntata_politiche2013

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Il cartaceo in crisi non solo per i new social media

Da-Gutemberg-ai-tablet

Un paio di settimane fa ho partecipato ad un convegno, promosso da Confindustria Bari-Bat, dal titolo accattivante: “Rivoluzione Digitale: da Gutenberg al Tablet”. I tipografi e gli editori presenti hanno chiaramente molto dibattuto su come rilanciare, in tempo di crisi, le proprie attività e su quanto, per questo scopo, sia importante il grado di innovazione. Ma anche il tema della qualità del servizio offerto. Tra gli aspetti della crisi del settore che spesso si trascura, ma che ha la sua fondatezza, c’è l’aggravio del costo dell’inchiostro come quello della carta. Non solo, quindi, l’aspetto temporale, con il cartaceo che arriva sempre dopo il digitale, che è una dimensione accelerata e reale quasi per definizione. Ma non tutto quello che è digitale, però, funziona. O è sempre vincente. E’ stata ricordata, infatti, la decisione del magnate dell’editoria Murdoch di chiudere la versione per tablet del quotidiano The Daily, a dimostrazione di quanto, evidentemente, ci siano anche altre dinamiche da considerare per avere un prodotto che sappia accattivarsi il consenso del pubblico. Di seguito riporto l’articolo che ho scritto subito dopo tale seminario.

“Il 2012 sarà ricordato come il peggior anno in assoluto dell’editoria italiana nel suo complesso. La crisi non ha guardato in faccia a nessuno: quotidiani, periodici, libri e tv segnano tutti il meno alla voce vendita. E la crisi del cartaceo non è collegata alla diffusione esponenziale dei contenuti digitali mediante i social media”. A dichiararlo, nel corso del convegno “Rivoluzione Digitale: da Gutenberg al Tablet” promosso da Confindustria Bari Bat, il presidente Alessandro Laterza che riconosce l’interesse e in prospettiva il potenziale dei canali tematici del digitale terrestre come strumenti per veicolare al pari dei libri contenuti culturali di qualità. Il filo rosso del seminario è stato la condivisa opinione che “i dati dei net user sono il nuovo petrolio” e come, pertanto, le aziende commerciali e pubblicitarie stiano personalizzando i propri format comunicativi per accattivarsene il consenso.

 

Fermiamo il femminicidio!

Contro il femminicidio

“In memoria di tutte le donne morte per mano violenta di chi diceva di amarle. Perchè le loro storie non affondino nel silenzio ma risveglino coscienze e civiltà”.

A rileggere la cronaca di questi ultimi mesi c’è da sentirsi male. Tanti, decisamente troppi, sono stati gli omicidi, inspiegabili, di donne giovani e diversamente giovani. Donne che hanno pagato con la loro vita il prezzo per essere donne. Sono decenni – da ancora prima che scendesse politicamente in campo, nel 1994, colui che ha violentato la politica violentando l’iconografia della donna, trasformata in un oggetto di piacere – che in questo Paese si parla di “questione femminile”. Come se il problema fosse facilmente risolvibile unicamente con qualche diritto in più a favore del “gentil sesso” o come si suol dire con un riconoscimento autentico delle “pari opportunità”. Ammettendo pure che questi diritti o tutele siano concesse, credo che ci sia anche altro. Potrò chiaramente sbagliare, non avendo la presunzione di ritenermi un attentissimo conoscitore del mondo femminile, ma penso che la vera “questione” sia maschile. Anzi, dirò di più. Che sia maschile e femminile assieme. Gli uomini, si legge su alcune riviste molto di moda tra le parrucchiere, si dividono in tre categorie: quelli che ragionano con il principale organo maschile (il 70%), quelli che ragionano con la testa (il 20%) e quelli che ragionano con il cuore (il 10%). Ora non so cosa spinga certi uomini ad uccidere le loro compagne, spesso di una vita; quali meccanismi perversi si attivino nelle teste di queste persone, ma è indubbio che questi assassini (e per trasposizione penso anche alla tristissima storia di Lea Garofalo) debbano essere condannati pesantemente perché solo in Italia il fenomeno sta assumendo proporzioni cosi inaccettabili. Come è, onestamente, intollerabile che in questo Paese, in cui è imperante l’ipocrisia e la meschinità, ci sia ancora una classe dirigente gerontocratica e maschilista che non riconosca, semplicemente, il contributo che le donne danno e darebbero. Di grande qualità e quantità. Non intendo citare, perciò, il solito studio in cui si attesta la bravura delle donne nello studio o nelle professioni.  Riporto soltanto, per quanto possa valere, la mia piccola esperienza. In tutti questi anni di impegno sociale, le persone migliori che ho conosciuto e con cui ho provato a costruire qualcosa di bello sono state spesso ragazze e giovani donne. Davanti a tutte le anomalie italiane, però, ci si aspettarebbe che le donne – non soltanto in manifestazioni di piazza come “Se non ora, quando” – tra di loro fossero maggiormente solidali. Non per una finta reciprocità o per un mero sostegno di facciata. Perché il Paese si cambia anche dando il buon esempio e trasferendo nuovi modelli sociali, in cui abbia un ruolo importante la capacità di sintesi tra le diverse sensibilità. Ma questo, evidentemente, vale per tutti. Per gli uomini e per le donne. Ma quante volte, invece, capita nella politica o nei contesti professionali dove è esasperata la competitività tra i singoli che certe donne si accapiglierebbero se potessero? La speranza, ovviamente, non è solo che queste tragedie finiscano immediatamente, ma anche che possa fiorire una nuova cultura laica che si fondi sul rispetto reciproco e sulla pace tra le persone. Ne avremmo tutti davvero un gran bisogno.

“Stagione costituente”? No, costituzionale

Lo afferma, in questa lettera da leggere, Gustavo Zagrebelsky.

Chi è, infatti, il vero antipolitico? Non serve a nulla l’anatema. Serve solo la buona politica. Non bastano le parole, quelle parole che si possono pronunciare a basso costo; parole banali anch’esse, che non vogliono dire nulla perché non si potrebbe che essere d’accordo. Nella politica, che è il luogo delle scelte e delle responsabilità, dovrebbe valere la regola: tutte le parole che dicono ciò che non può che essere così, sono vietate. Non vogliono dire nulla riforme, moralità, rinnovamento, innovazione, merito, coesione, condivisione, giovani, generazioni future, ecc.: vuota retorica del nostro tempo che tanto più si gonfia di “valori”, tanto più è povera di contenuti. Chi mai direbbe d’essere contro queste belle cose? I cattivi costumi si combattono con buoni costumi. Le leggi servono a colpire le devianze, ma nulla possono quando la devianza s’è fatta normalità. Prima di cambiare le leggi, occorre cambiare se stessi e, per cambiare se stessi, non occorre alcuna legge. Per chiedere rinnovata fiducia, occorrono Atti di Contrizione, segni concreti di discontinuità, non “segnali”, come si dice per dissimulare l’inganno. Dove trovare l’ideale d’una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e in giustizia? È sorprendente che non si pensi che questo ideale, questo punto d’appoggio c’è, ed è la Costituzione. Altrettanto sorprendente è che non si dia significato all’entusiasmo che accoglie, tra i giovani soprattutto, ogni discorso sulla Costituzione, sul suo significato storico e sul valore politico e civile attuale. Non viene in mente a nessuno che il nostro Paese avrebbe bisogno, piuttosto, di una “Stagione Costituzionale” e che chi facesse sua questa parola d’ordine compirebbe un atto che metterebbe in moto fatti, a loro volta produttivi d’idee, anzi d’ideali?

Diritti civili: l’ironia di Sel

Non è un fotomontaggio. E’ soltanto una campagna di comunicazione – per me, che pure non ne capisce molto di comunicazione politica – senza senso. E, soprattutto, stupida.

A lezione di buona politica da Guglielmo Minervini

Il contributo di Guglielmo Minervini, assessore regionale alla mobilità e alle infrastrutture, intervenuto come ex Sindaco di Molfetta al primo incontro di formazione politica promosso congiuntamente da “Cercasi un Fine” e “Timeo”, due associazioni che stanno operando da un paio d’anni a Noicattaro per stimolare la cittadinanza ad un maggiore e partecipato coinvolgimento alle prassi politiche comunali. Per restituire dignità alla politica e riconfigurarla come bene comune, al servizio delle nostre comunità. Ascoltare Guglielmo è un piacere, sempre. Ne vale la pena.

“Il potere è un narcotico”

Oggi la parola “potere”, forse ancor più della parola “politica”, non gode di ottima salute. La spiegazione è nella cronaca ormai quotidiana che racconta di scandali su scandali in cui sono coinvolti, a tutte le latitudini e in moltissime Istituzioni, gli eletti, quelli che dovrebbero essere i “nostri dipendenti”, dei cittadini. Esercitando le loro funzioni nel nome dell’interesse pubblico e collettivo. Il potere, anche il più piccolo, nelle mani di un animo incapace di gestirlo virtuosamente diventa il manganello per aggredire chi, senza potere, cerca di tenere su, alta, la testa. Il potere, anche il più piccolo, nelle mani di un animo contaminato dall’opportunismo e dal trasformismo, si trasforma nel grimaldello con cui aprire la cassaforte dell’etica pubblica. In moltissimi seminari, pur interessanti, ai quali ho avuto il privilegio di partecipare, raramente si è parlato di potere. Non posso, perciò, non apprezzare l’iniziativa – di cui riporto questo breve stralcio video – promossa congiuntamente dalle Associazioni “Cercasi un Fine” e “Timeo” che hanno aperto, venerdi scorso a Noicattaro, il secondo anno della scuola di formazione politica dedicata al tema delle autonomie locali, con questa lectio raffinatissima di Don Rocco D’Ambrosio. “Il potere oggi è visto negativamente, legittimamente, perché non è impiegato per fare del Bene; bisogna dare, pertanto, una finalizzazione etica e pratica al potere”. E questa rivoluzione, possibile, che deve partire dalle parole, coinvolge tutti, non soltanto i più giovani. Ma loro, i giovani di oggi, in particolare, devono impegnarsi e non spaventarsi, non temere il potere. Per questo è indispensabile investire prepotentemente nell’educazione e nella formazione. “Il potere è una belva, ti aggredisce. Per questo bisogna imparare a domarlo”. Per fare, appunto, del bene. Per una redistribuzione coerente, mediante la condivisione, del diritto alla cittadinanza. In caso contrario il potere prende il sopravvento, ci annulla, ci schiavizza e, come un narcotico, ci addormenta. Anzi, ci rincoglionisce.

Lo strapotere culturale delle banche

Sul numero di questa settimana di Gazzetta dell’Economia una mia intervista all’amico Massimo Melpignano, Vicepresidente per la Puglia di Adusbef – autorevolissima e storica Associazione dei Consumatori – al quale ho chiesto di bond, di anatocismo, di derivati, di corruzione. Tutti temi attualissimi e assai perniciosi negli effetti per centinaia di migliaia di persone che dalle banche sono state truffate avendo queste immesso una pluralità di prodotti finanziari tossici sul mercato. Leggetela tutta, ne vale, credo, la pena.

Dare credito per dare fiducia

La mia intervista a Teresa Masciopinto, Responsabile culturale dell’Area Sud di Banca Etica di Bari, uscita sull’edizione di questa settimana de La Gazzetta dell’Economia.

Agcom, che vergogna

Negli ultimi due giorni la classe politica italiana, non è una novità ma disgusta profondamente constatare ogni volta la sua sempre più grave regressione, ha dato il peggio di sé. Se da un lato ci sono le storie della rinnovata “fiducia” tra Pdl e Lega a favore di Formigoni alla Regione Lombardia e il salvataggio in Parlamento dagli arresti domiciliari per l’ex dipietristra De Gregorio; dall’altro ci sono le nomine dei partiti politici dei componenti delle Authority della Comunicazione e della Privacy. Ha ragione Gramellini, infatti, quando dice che “lavorano tutti per Grillo, ormai. Per Grillo o per qualcosa di molto peggio, perché dopo giornate come quella di ieri risulta ancora più difficile (anche se indispensabile) separare la politica da «questa» politica e la democrazia da «questi» partiti”. Queste due Autorità dovrebbero essere indipendenti e trasparenti, per la loro funzione pubblica. Dovrebbero, perciò, essere selezionati componenti competenti e politicamente inattaccabili. Nulla di tutto questo è avvenuto, come si può desumere da qusta lettura. Per l’ennesima volta. E nonostante i vari proclami delle scorse settimane. In particolare le parole del sen. Ignazio Marino del Pd dovrebbero far riflettere profondamente su cosa siano diventate oggi le nostre Istituzioni e su come vengano spartite le postazioni di comando, in un eterno ed infinito scambio di favori.

Due dei quattro membri dell’authority che dovrà garantire la correttezza dell’informazione radiotelevisiva sono stati scelti da Silvio Berlusconi mentre il Pd ha rinunciato a scegliere due membri per consentire a Pierferdinando Casini di nominarne uno. E quindi il Pd non sarà determinante nello scrivere le regole per l’assegnazione dei nuovi sei canali digitali che l’authority dovrà indicare entro l’estate. Frequenze di grande interesse economico per le aziende di Berlusconi il quale, se avrà il sostegno del membro dell’authority scelto dall’Udc, potrà acquisirle. Vedremo come andrà a finire.

A conferma, inoltre, della più totale inadeguatezza della nostra classe dirigente politica e a condivisione delle parole del sen. Marino, arrivano pure le parole di Milena Gabanelli, la quale oggi scrive che “la legge richiede indipendenza e riconosciuta competenza nel settore, poiché senza indipendenza la competenza può essere utilizzata per favorire una parte contro l’altra, e senza competenza l’indipendenza è inutile e fonte di decisioni casuali”.

In sostanza il commissario Posteraro (dell’Udc), con competenze limitate o assenti, deciderà sul futuro delle comunicazioni italiane. E questo dipenderà da dove si posizionerà Casini. Poteva andare diversamente se il Pd, dopo aver sbraitato per mesi su competenza e curricula, avesse indicato e preteso due tecnici autorevoli, indipendenti e competenti. Avremmo ora la garanzia di affrontare nel merito ogni singola questione, e con un importante ruolo “super partes” del Presidente in caso di parità tra i membri di nomina parlamentare. Purtroppo non sarà così e ce ne accorgeremo molto presto.

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