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Oggi partecipo a “Leggere per leggere”

Alle 17 circa interverrò presso la Sala Riunioni di Santa Teresa dei Maschi, a Barivecchia, per la prima delle tre iniziative promosse dall’Associazione “Puglia Legge”, che opera mirabilmente sul nostro territorio da tempo, con il fine di stimolare nei più piccoli un virtuoso processo pedagogico attraverso la lettura. Invitato come cronista di Epolis, cercherò molto brevemente di spiegare perché leggere è importante. La lettura è vita.

Leggere per leggere

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Vendola: “Orgoglioso del Politecnico di Bari”

Inaugurazione Anno Accademico al Politecnico

“Distruggete una centrale elettrica e sarà buio subito; distruggete l’Università e sarà buio tra 50 anni”. “La storia del genere umano diventa sempre più una gara tra l’educazione e la catastrofe”. Con questi due aforismi pronunciati nel secolo scorso, rispettivamente, dall’allora Rettore dell’Università polacca di Leopoli e da Herbert G. Wells, Nicola Costantino, Rettore del Politecnico di Bari, ha inaugurato l’anno accademico. Nella sua relazione, dopo aver ricordato gli eccellenti risultati raggiunti nel campo della ricerca nonostante il finanziamento pubblico negli ultimi due anni sia stato ridotto del 12,5%, ha difeso strenuamente il valore sociale, culturale ed economico dell’Università e come non sono ammissibili baratti sull’istruzione. È stato riportato, inoltre, l’esempio di Amburgo dove le tasse universitarie sono state annullate essendo l’istruzione un asset strategico per un Paese, la Germania, che punta, da anni, decisamente sui giovani e sull’innovazione. Sulla stessa lunghezza d’onda il Presidente della Regione, Nichi Vendola, e il Sindaco di Bari, Michele Emiliano. Il primo, in particolare, ha spronato i giovani, e mediante essi tutto il Sud, ad “uscire dal cerchio magico dell’indifferenza per non essere candidati alla marginalità”. E quanto sia necessario, viste le risorse umane presenti in abbondanza sul nostro territorio, cancellare l’iconografia di un Mezzogiorno incapace di costruire il proprio futuro. Costruendolo, invece, puntando sull’innovazione, sull’istruzione e sull’educazione.

 

“L’istruzione è un dovere morale verso la società”

Dalla ricerca The Learning Curve emergono non pochi spunti di riflessione. Ne da notizia il Sole 24Ore. Finlandia e Corea del Sud investono, rispettivamente il 12% e il 15% del proprio Pil sull’istruzione.

La Finlandia ottiene il primo posto nel nuovo studio sullo stato dei sistemi di istruzione in 50 Paesi del pianeta, lasciando l’Italia in 24° posizione per risultati cognitivi, al 27° per gli esiti formativi. Il sostegno culturale dato da entrambi i Paesi alla scuola e all’istruzione in generale è molto elevato: un profondo impegno morale e socio-politico nei confronti della scuola in Finlandia, e per la Corea del Sud la convinzione che l’istruzione sia un dovere morale ed etico verso la famiglia e la società, oltre che nei confronti del proprio progresso personale. Alla figura del docente entrambi attribuiscono grande importanza, investendo molto nella fase di reclutamento e di addestramento. «L’istruzione conviene. È provato che nella maggior parte dei Paesi il livello di istruzione produce più alti guadagni, una maggiore aspettativa di vita, scelte personali più ponderate, un minor numero di comportamenti a rischio»

Epolis

Non scrivo su questo mio piccolo blog da moltissimo tempo. E mi rendo conto, solo ora, di quanto mi sia mancato. Ma in questi ultimi mesi, a prescindere dalla pausa estiva, sono stato indaffarato sia con alcuni dei miei ultimi esami universitari che a brevissimo riprenderanno sia perché ho maturato la convinzione che in questi anni fortemente caratterizzati dai social network e dai social media, ossia da strumenti che hanno predeterminato un ipertrofismo dell’informazione con contestuale riduzione della sua qualità e l’assoluta mancanza di degni approfondimenti essendo divenuta l’informazione a tratti mera comunicazione di opinioni – cose ben diverse dalle notizie – aggiungermi alla lista di coloro i quali ritengono di dover essere presenti sul web a tutti i costi, tutti i giorni, per far giungere il proprio indispensabilissimo commento su qualsiasi fatto avvenga nel Paese, non è attività per me entusiasmante. Scrivo e scriverò, pertanto, da oggi, se ho e avrò qualcosa da dire. In particolare sui temi che da sempre mi interessano e mi appassionano. Perché le parole sono importanti, e mi accorgo sempre di più di come sono state violentate in questi decenni. Svuotate di senso e di significato. Usate per offendere come armi contundenti, con il prossimo che per definizione è diventato un nemico da abbattere. In questa esasperazione dell’idea della competitività e della concorrenza. Le parole, quindi, come archi di guerra e non come arche di pace. Non come strumenti per ricreare empatia e riappacificazione sociale. Per creare una nuova fiducia e speranza nelle persone. Ma continuerò ad usare, contestualmente, questo spazio anche come vetrina sia di eventi per me particolarmente significativi sia per gli articoli che scriverò per le testate con cui collaboro. A questo proposito, da questa settimana, con mio grande piacere, avvio la collaborazione con Epolis, un piccolo ma valoroso quotidiano locale cartaceo, ringraziando pubblicamente il direttore Dionisio Ciccarese per l’opportunità concessami e per la fiducia viva accordatami. Segue primo articolo, su un tema assai delicato.

Un’onda anomala/2

Ieri, a Bari, come a Roma e in moltissime altre città italiane, si è svolta una manifestazione che ha coinvolto alcune migliaia di persone (con la solita Questura che ha dequantizzato il numero dei partecipanti, come se “sparare numeri” fosse una disciplina olimpica..) che pacificamente e soprattutto democraticamente (perdonate la parolaccia..) ha espresso il suo malumore e il suo dissenso per il provvedimento della Gelmini.

Non immaginavo quanta gente vi avrebbe partecipato e quale sarebbe stata la natura del corteo che si è andato rinvigorendo man mano che si procedeva verso il centro cittadino come non mi sono inizialmente soffermato su nient’altro all’infuori dei canti promossi dagli studenti universitari a me vicini (non ho cantato, tranquilli tutti..) e sui loro sguardi per cercare di cogliere cosa davvero li spingesse con tale ardore e veemenza.

E se era indubbio che moltissimi vi abbiano partecipato per fare il cosiddetto “filone” a scuola o per perdersi una lezione universitaria, se era altrettanto indubbio che molti siano venuti soltanto “per spaccarsi” tra canne e bottiglioni di vino (alle dieci del mattino), è stato evidente, piacevolmente, che molti altri stavano manifestando per il diritto a non venir privati di una cosa basilare quale l’Istruzione, la Formazione e la Cultura.

Soffermandomi su quest’ultimi, anche perchè i primi sono indicizzabili soltanto come “deficienti”, fino a quando l’evento era in divenire e in piena evoluzione, un brivido caldo mi ha attraversato la schiena e riscaldato il cuore: sembrava, infatti, che l’Onda Studentesca fosse tornata.

Che dopo aver riposato per circa quarant’anni, si fosse destata dal suo letargo e dal suo torpore, che fosse tornata ad occupare con civiltà e passione le strade di tutta italia con ancor più forza di un guerriero della luce, per non vedersi trafitta da occulte paladine, per issarsi piuttosto a scudo umano di una generazione di adolescenti e di ragazzi che vorrebbe continuare a sognare con gli occhi aperti il proprio futuro senza che questo venga privatizzato in nome di luridi interessi privati..

Sarebbe dovuto essere solo e soltanto questo, senza alcuna rivendicazione politica, senza bandiere se non quella della pace interiore e della condivisione dei valori per i quali ci si incontrava, senza alcun riferimento alle “botte” di Roma (un sentito ringraziamento a Cossiga..), senza neanche il fanatismo dei soliti scellerati “clochard di piazza” che sono sempre pronti a fomentare reazioni e pensieri inidonei anche in casi del genere quando l’unione di intenti dovrebbe essere predominante oltre le ideologie, spesso consunte non solo dal tempo, e i costumi.

Il benessere collettivo prima di tutto e di tutti.

Mi aspettavo questo. Doveva essere questo.

Invece è accaduto che questa meravigliosa Onda Studentesca, che per spirito civico ed entusiasmo giovanile nulla avrebbe da invidiare a quella forse costituita dai genitori di chi “marcia” in queste giornate, una volta arrivata in Piazza Prefettura, tappa finale del corteo, si sia sgretolata, si sia disciolta dietro dichiarazioni fittizie, dietro rinvendicazioni sterili ed inopportune, dietro messaggi politicizzati peggiori di quelli che si tende a criticare per il loro carattere vacuo, vanificando quanto di buono era stato fatto fino a quel momento.

Quando si dice che per costruire ci vuole tempo e fatica, a distruggere spesso basta un secondo.

Per fortuna però che nonostante alcune saette inflitte nell’animo, l’entusiasmo e la forza di combattere non è svanita, e che – recitando uno degli slogan – “se non cambierà (il testo) lotta (democratica) dura sarà..”

Perchè il nostro Futuro non si svende.

Nè oggi nè mai.

Un’onda anomala

Queste sono solo alcune foto della Manifestazione odierna, tenutasi per le vie del centro cittadino di Bari, contro la Legge 137 anche detta Legge Gelmini sui tagli nella Scuola.

Domani, essendo ora stanchissimo, cercherò di raccontare la giornata odierna, con le sue cose belle e con le sue cose molto meno belle.

Ma una cosa la voglio dire subito: chi sottovaluta questa onda rischia di esserne travolto pericolosamente..

L’ "altra" Università: le Parentopoli

Torno a parlare di Università, di Istruzione e di quale valore abbia oggi in Italia la Cultura, non soffermandomi sul tentativo della Gelmini cosi largamente discusso in ogni dove, dai telegiornali ai quotidiani, nelle stesse università come in Rete, e sulla cui contrarietà o positività ci si sta “scannando” in modo indecente e indegno ciascuno secondo la campana che deve far risuonare, ma lo faccio riportando un articolo “Palermo, 100 famiglie in cattedra” di Attilio Bolzoni e di Emanuele Lauria, tratto da La Repubblica nel quale viene raccontata quale e quanta Mafia si occulta latentemente nei corridoi dei nostri Atenei, al Sud come al Nord.

Non voglio commentare in alcun modo il pensiero (vi consiglio comunque la lettura..) dell’ex Presidente della Repubblica Cossiga in base al quale “studenti e docenti andrebbero picchiati a sangue“, ma vorrei soltanto invitare i miei coetanei e quanti “vivono” quelli che dovrebbero essere prima di tutti dei luoghi di formazione, non solo a non generalizzare lasciandosi andare a pericolosi impulsi ed istinti, ma piuttosto a ragionare coerentemente e con scrupolo davanti alle cause di un lento ma inesorabile declino morale e culturale che ha investito gli Atenei di tutta italia da almeno un decennio, e a farsi coraggio per denunciare tutte quelle illegalità che deturpano noi studenti non solo del futuro ma anche di questo già triste e barbaro presente.

Una Cupola dotta si spartisce il sapere di Palermo. Sono cento le famiglie che hanno l’Università nelle loro mani, cento clan accademici fatti di figli che salgono in cattedra per diritto ereditario, fratelli e sorelle che succedono inevitabilmente ai loro padri e ai loro zii, nipoti e cugini immancabilmente primi al pubblico concorso. Regnano in ogni facoltà. Si riproducono nell’omertà. Docenti parenti. Cinquantotto a Medicina. Ventuno a Giurisprudenza. Ventitré su appena centoventinove professori ad Agraria, la roccaforte dei patti di sangue.

Se l’Ateneo di Bari è diventato famoso in Italia per la compravendita di esami e per i test superati in cambio di sesso, quello di Palermo ha un primato assoluto che spiega come i “soliti noti” spadroneggino in ogni disciplina. Ordinari, associati, ricercatori: tutti legati uno all’altro da un intreccio parentale. In totale sono almeno 230. Cento famiglie.

Un altro record solo apparentemente innocuo di questa Università è per esempio il luogo di nascita dei suoi docenti: il 54,7 per cento sono palermitani. Più della metà sono di qui e due su tre vengono dalla provincia. Soltanto Napoli eguaglia la capitale della Sicilia in questa performance. Ma il numero che svela fino in fondo la Palermo cattedratica è quell’altro sui legami familiari. Sono piccoli grandi eserciti dislocati dipartimento dopo dipartimento, materia per materia.

Somiglia tanto a un’occupazione militare, chi non fa parte di un clan resta quasi sempre fuori. E tutto nel rispetto della legge e delle procedure. La regola per conquistare un posto in università è solo una: non parlare. Qualcuno – è chiaro – si ritrova suo malgrado in questo elenco nonostante meriti e titoli. Per molti però quello che conta è solo il nome che portano.
Ci sono delle vere e proprie dinasty anche a Scienze, ad Architettura, a Economia. In ogni facoltà ci sono ceppi familiari dominanti, aule e laboratori di ricerca popolati solo da rampolli. Uno scandalo dopo l’altro soffocati nel silenzio.

A Medicina le famiglie che comandano sono 24. Si ramificano dappertutto. Una è la famiglia Cannizzaro. Il padre Giuseppe è ordinario di Scienze farmacologiche, nel suo dipartimento c’è anche il figlio Emanuele (ricercatore), la cognata Luisa Dusonchet (associata) e la figlia Carla che insegna a Farmacia. Ordinario di Scienze stomatologiche è Domenico Caradonna, i figli Carola e Luigi fanno i ricercatori nello stesso dipartimento. Ordinario di Scienze biochimiche è Giovanni Tesoriere, la moglie Renza Vento è a Biologia, la figlia Zeila è entrata in Architettura dove c’è anche suo marito Renzo Lecardane. Zeila è stata nominata a soli 37 anni come associata “per chiamata diretta”, il marito – che da un anno era impiegato al Comune di Palermo dopo un’esperienza all’estero – ha conquistato un posto grazie alle norme sul “rientro dei cervelli”. Altri nomi eccellenti di Medicina con parenti al seguito: i Salerno (Biopatologia), i Canziani (Neuropsichiatria infantile), i Ferrara (Otorinolaringoiatria), i Piccoli (Neuroscienze cliniche). Dopo i parenti ci sono naturalmente schiere di compari. Li piazzano per grazia ricevuta. A un favore fatto ne corrisponde sempre un altro. E’ una catena interminabile, un giro chiuso. Le carte sono sempre a posto, i concorsi a prova di codice penale, un altro discorso è la decenza.

Come a Economia, il reame dei Fazio. Il capostipite è Vincenzo, ordinario di Scienze economiche, aziendali e finanziarie. Nello stesso suo dipartimento ci sono altri due Fazio: i suoi figli, Gioacchino associato e Giorgio ricercatore. Insegnano la stessa materia di papà. Il preside di Economia si chiama Carlo Dominici, suo figlio Gandolfo è anche lui in facoltà per istruire gli studenti in Scienze economiche. Poi ci sono i due Bavetta, Sebastiano ordinario e Carlo associato, figli di Giuseppe che lì a Economia c’era fino a qualche tempo fa. Ora è in pensione. Un ultimo caso di padre e figli di quella facoltà: il docente di economia aziendale Carlo Sorci e sua figlia Elisabetta – ricercatrice – che insegna Diritto commerciale.

A Giurisprudenza i docenti sono 137 e i nuclei familiari che dettano legge 10. Alfredo Galasso è ordinario di Diritto privato, suo figlio Gianfranco insegna la stessa materia, nello stesso dipartimento c’è anche Giuseppina Palmeri che è la moglie del fratello di Gianfranco. Anche Savino Mazzamuto (Diritto privato, ora trasferito a Roma 3) ha lasciato un posto in eredità a suo figlio Pierluigi. La figlia di Aurelio Anselmo, Alice, ha trovato sistemazione all’Università di Trapani: ricercatrice di Diritto pubblico. Salvatore Raimondi, nome pesante, amministrativista di grido ingaggiato per i suoi “pareri” anche dalla Regione siciliana, ha nel suo dipartimento di Diritto pubblico il figlio Luigi. E Rosalba Alessi, ordinario di Diritto privato – e soprattutto potente commissario degli enti economici siciliani, una carica che vale come tre assessorati importanti – ha nello stesso suo dipartimento il nipote Enrico Camilleri.

Ad Architettura c’è una grande famiglia, quella dei Milone. Il preside Angelo è in compagnia del fratello Mario (che è anche vicesindaco di Palermo e – attenzione – assessore ai rapporti con l’Università) e due figli che sono ricercatori: Daniele e Manuela. A Lettere, i Carapezza sono 4. I fratelli Attilio e Marco, il primo che insegna Scienze delle Antichità e il secondo Filosofia e teoria dei linguaggi. Il loro cugino Paolo Emilio è ordinario di Musicologia, suo figlio Francesco è ricercatore nello stesso dipartimento di Attilio. Poi ci sono i Buttita. Nino, il vecchio, antropologo, è stato preside di Lettere. Il figlio Ignazio insegna all’Università di Sassari ma ha supplenze a Palermo. La moglie Elsa Guggino è ordinaria nella stessa facoltà.
L’elenco dei padri e dei figli continua a Ingegneria, 18 famiglie e 38 parenti. Filippo Sorbello e il figlio Rosario, Michele Inzerillo e la figlia Laura, Stefano Riva Sanseverino (cognato di Luca Orlando) e la figlia Eleonora. A Scienze Matematiche Fisiche e Naturali si contendono il numero dei parenti i Gianguzza e i Vetro. Mario Gianguzza, ordinario di Biopatologia a Medicina, a Scienze ha come colleghi i fratelli Antonio (Chimica inorganica) e Fabrizio (Biologia cellulare) e la figlia Paola (Ecologia). Uno dei loro nipoti, Salvatore Costa, è anche lui in Biologia cellulare. L’altra famiglia, i Vetro, è tutta appassionata di matematica. Pasquale Vetro, matematico. La moglie Cristina Di Bari, matematica. Il loro figlio Calogero, matematico.

La facoltà più piena di mogli e mariti e figli è però quella di Agraria. Su 129 docenti 23 sono parenti. Un quinto. Divisi in 11 nuclei familiari. Il preside Salvatore Tudisca ha lì dentro come associata sua moglie Anna Maria Di Trapani. L’ordinario Antonino Bacarella ha la figlia Simona e il nipote Luca Altamore. L’ordinario Giuseppe Chironi ha la figlia Stefania, l’ordinario in pensione Giuseppe Asciuto ha suo figlio Antonio, l’ordinario in pensione Carmelo Schifani ha il figlio Giorgio, l’ordinario Salvatore Ragusa ha il figlio Ernesto, l’ordinario Luigi Di Marco ha la moglie Antonietta Germanà, l’ordinario Vito Ferro ha la moglie Costanza Di Stefano, l’ordinario Antonio Motisi ha la moglie Maria Gabriella Barbagallo, l’ordinario Riccardo Sarno ha il figlio Mauro, l’ordinario Claudio Leto ha la moglie Teresa Tuttolomondo. Cento famiglie. Di queste ce ne sono sessanta con “residenza” fissa in uno stesso dipartimento.
E’ praticamente casa loro.

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